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sabato 30 settembre 2017

Vampires! - What we do in the shadows

09:28


Finisce oggi la Rassegna Succhiasangue.
Dopo morsi, morte, combattimenti e castelli polverosi, però, serve qualcosa per staccare la spina, e se Fright night, l'altro giorno, non è stato sufficiente, ci vuole il carico da mille: What we do in the shadows.




Prendete quattro dei vampiri canonici: il mostro simil-Nosferatu, il dandy elegante e garbato, il bad boy anni 80 e il cavaliere innamorato con una vaga somiglianza garyoldmaniana. Presi?
Metteteli a vivere insieme e ad entrare in contatto con il nostro tempo. La tecnologia, i locali, la musica...
Risultato: What we do in the shadows, uno dei pochi film che mi hanno fatto ridere fino alle lacrime.

Il film si apre con una rassicurazione: stiamo per vedere un mockumentary, che narri la vita di quatto vampiri ai giorni nostri, ma non dobbiamo preoccuparci per la crew che lavora al film. Ognuno è protetto da una croce. Siccome appunto il film è un mock, il primo dei vampiri parla direttamente con noi. L'adorato Viago, il vampiro elegante e curato, ci presenta i suoi coinquilini, andandoli a svegliare nelle loro camere, in un escalation di divertimento che per me è esplosa nel momento della discesa in cantina, luogo nel quale si cela la cripta del riposo di Petyr, l'anzianissimo Nosferatu di casa.
Viago li sta convocando per una riunione tra coinquilini, per parlare dei problemi della casa. Uno su tutti, la totale anarchia nei confronti dei turni delle pulizie. Tutto ciò è inaccettabile per lui, che mette per terra le traversine per non sporcare quando ammazza qualcuno.
La vita dei quattro è abitudinaria, e la loro routine viene spezzata dall'arrivo di Nick, trasformato in vampiro per errore. Nick è giovane e inesperto, e le sue bravate influiranno su tutti gli abitanti della casa.

Io lo dico sempre che a me i film del ridere non piacciono. Non mi piacciono le stand up comedy, non mi piacciono le trasmissioni comiche e per l'amor di dio tenetemi lontana dai buddy movies. Ogni tanto, però, soprattutto quando si gioca così piacevolmente con l'orrore, spuntano queste cosine qui adorabili (il mitologico Shaun of the dead, ma anche il più recente Deathgasm, per dirne solo due) che a me spaccano. Hanno in comune il grande affetto per la materia che trapela da ogni scelta, l'ironia che sì può essere anche scoreggiona quanto volete ma spesso pende più dal lato intelligente della comicità, e spesso il fatto di essere australiani.
Se il mio problema con la comicità è che quando si esagera io inizio a sbuffare, qua il problema non si pone proprio, perché il 90% del tempo più che farmi ridere mi ha lasciato uno stupefatto sorriso divertito, che riesco ancora a sopportare, che è esploso in risata sguaiata giusto con qualche gag che però mi ha messa ko dal ridere. Tutta la forza, per me, sta nei tre assurdi personaggi principali, con la loro ironia disagiatissima ('Look, a ghost cup!'), i loro vestiti inadeguati e il loro legame fraterno.
Ma secondo me basta guardare che due scemi sono questi e la voglia di vedere il film si fionda tra le vostre braccia.


giovedì 28 settembre 2017

Vampires! - Gli anni 80

16:42
Abbiamo capito nel corso di questa rassegna che a me piacciono i polpettoni lenti violenti (ho messo Gigi Dag in un post sugli anni '80, what else?), i vampiri subdoli e sensuali, I film combattuti, in cui il senso di colpa legato ad una condizione mostruosa fosse il vero punto forte, il vero fulcro dell'orrore, oppure quelli in cui l'atmosfera gotica era talmente pesante da farmi sentire le ragnatele sulla faccia come quando ci passi in mezzo senza accorgertene.
Poi sono arrivati gli anni '80, vestiti da bulletti di quartiere, hanno preso il baule carico di angosce, hanno preso la lentezza, il silenzio e i castelli in Transilvania, e li hanno lanciati giù dal balcone facendogli neanche troppo velatamente il gesto dell'ombrello.
Al loro posto, ragazzacci bellissimi, gang di piccoli criminali, sale giochi, fumetti, botte, sigarette, motorini e belle ragazze.


Il buio si avvicina - Kathryn Bigelow
Presenti spoiler!

Ho conosciuto la Bigelow, molto banalmente, con Point Break. Ho adorato il modo in cui parlava di amici che diventano famiglia senza giudicare mai le azioni illegali del gruppo. Quelle, giustamente, non c'entrano con il legame tra le persone. Near dark si spinge ancora un po' più in là, le azioni illegali diventano proprio natura mostruosa soprannaturale, ma rimane l'unità di un gruppo che proprio da questa natura è così fortemente legato.
Quando sei l'ultimo arrivato in un gruppo, però, tendi ad osservarne le dinamiche da fuori, e per quanto l'idea di farne parte ti possa attrarre, è più difficile che a te i difettucci (tipo il cibarsi di umani, per dirne uno superabile) passino inosservati. Quando Caleb conosce, attraverso Mae, il gruppo di vampiri a cui lei appartiene, cerca di entrare a farne parte, farsi apprezzare diventa uno scopo fondamentale, anche solo per amore di Mae. Peccato che Caleb abbia appena finito di essere un umano, e che la crudeltà dei vampiri non gli appartenga ancora.
Ecco allora il punto in cui Il buio si avvicina diventa più intelligente di tutti i film successivi in cui un umano si innamora di un vampiro: essere vampiri non è cool, non è qualcosa a cui ambire. Una volta ritrovato il padre, quindi, Caleb torna umano, e riporta con sè all'umanità anche Mae.
Alla faccia di tutte le povere donzelle anni 2000 trasformate in vampire dai loro amori.
Tenetevi stretta la vostra mortalità, amiche mie, e gli uomini che da voi tirano fuori il meglio, non il mostro assetato di sangue.

Ragazzi perduti - Joel Schumacher




Eccoli qua, i ragazzacci.
Bulletti, sbruffoni, semivandali.
E vampiri.
Anche loro Famiglia, come quelli della Bigelow, quelli di Schumacher sembrano provocare anche solo con la loro esistenza. Ti guardano negli occhi e sembrano dirti: 'Hai il coraggio di unirti a noi?', e tu vai, contro ogni logica e contro ogni buonsenso, e finisci, anche in questo caso, per trovare una Famiglia. Sempre colpa delle ragazze, comunque, i ragazzini anni 80 (come conferma il film sotto) devono essere stati gli iniziatori del pregiudizio sencondo cui gli uomini ragionano con le mutande, altrimenti non si spiega.
Per i giovani del decennio d'oro questo film deve essere stato una perla, ho la sensazione che sarebbe stato il film del tumblr anni 80, non so se riesco ad esprimere questo bizzarro concetto. Il culto adolescenziale. Toh, pareva tanto difficile trovare una definizione.
A me, che negli anni 80 ero solo un desiderio, non ha lasciato segni indelebili sul cuore, se non fosse per la figura di Sam, fratello minore di quel Michael diventato vampiro. Oh, Sam, che risate a bocca aperta mi hai fatto fare! ♡

Fright night - Tom Holland



Tra tutti, il mio preferito.
Charlie e la sua passione per i film e i programmi dell'orrore sono dei discreti guardoni. Vedono un paio di tette e prendono un cannocchiale.
Risultato: trovano un vampiro.
Segue un film divertentissimo e rapidissimo, che scorre come un corto. Fright Night conosce bene la materia di cui si prende gioco e le vuole anche un gran bene, e ingredienti fondamentali se si vuole una horror comedy ben assestata. Intrattiene tanto e gode moltissimo nel farlo, per me irresistibile.

Miriam si sveglia a mezzanotte - Tony Scott



Dopo i tre titoli sopra, ci voleva qualcosa per cambiare aria.
Il film di Scott è ben diverso rispetto ai suoi contemporanei: niente ragazzini cazzoni, solo la coppia mozzafiato composta da Catherine Denevue e David Bowie.
Bellissimi, sensualissimi, vampiri.
Il film di Tony Scott ha un'estetica curatissima e patinata, per me davvero piacevole. Peccato davvero che tutto ciò che mi attrae nel film sia nel suo aspetto. Come sappiamo però dai molti articoli sul tema letti su Cioè, però, l'aspetto non è tutto quello che conta, e infatti la scintilla tra me e Miriam non è scattata. Ho avuto spesso la sensazione di non sapere bene dove volesse andare a parare, e le figure della Deneuve e della Sarandon (comunque sempre molto amata), non mi hanno comunicato alcunchè.
Peccato.

lunedì 25 settembre 2017

Vampires! - I vampiri visti dalla Gente Intelligente

09:45
I registi brillanti sono parecchi, checchè se ne dica sulla crisi del cinema e cose del genere. Di fronte a queste menti illuminate io mi sento sempre una bambina alle prime armi, ma non mi sarei mai perdonata un mese di post senza nominare i Signori del Cinema.




JOHN CARPENTER - Vampires



Non potevo che iniziare dal titolo che dà il nome a questa rassegna. Carpenter è uno di quei registi di cui non parlo mai per soggezione, ho il sospetto servano titoli di studio che non ho conseguito. Vampires è ovviamente lontano dai titoli che mi mettono così in castigo, e se dicessi che mi è piaciuto userei una delle mie solite iperbole. È uno di quei film in cui i vampiri non hanno niente di sessuale nè tantomeno sensuale, non sono eleganti, non sono bellissimi. Sono mostri. In quanto tali, vengono cacciati da alcuni acchiappamostri (tra cui uno dei quindici fratelli Baldwin, tutti identici). Not my cup of tea, decisamente, ma andava visto perché JC vuole così, e noi gli si obbedisce.

NEIL JORDAN (che nel mio cuore sta al pari degli altri Grandi di questo post, insindacabile)

Byzantium



Facciamo che ignorate la scritta dell'immagine qui su? Twilight for grown-ups anche no. È una definizione limitante e anche scorretta. Non che io voglia rientrare nelle categorie di chi urla allo scandalo con Twilight, non cadiamo in facilonerie inutili, è solo che Byzantium è proprio un'altra cosa. Jordan è tornato ai vampiri raccontandoci di due donne, opposte e legatissime. Non sappiamo da subito che rapporto le leghi, sappiamo solo che sono le due perfette facce della stessa medaglia. Clara, il vampiro interpretato da Gemma Arterton, è spudorata e senza paura, vende il suo corpo per mantenersi e sta proteggendo Eleanor da qualcosa che non ci è chiaro fino alla fine.
La Ronan è Eleanor, l'esatto opposto. Tormentata dal segreto della sua condizione, scrive in continuazione la sua storia e la dona al vento, quasi sperando di essere scoperta e forse punita. Vivono insieme in un mondo che non le conosce e sarà proprio l'ingresso di una terza figura tra di loro a far crollare il loro debole castello di carte.
Il film di Jordan parla di sangue, morte, violenza e prostituzione, non ha paura di niente e nessuno come Clara, eppure è allo stesso tempo etereo, sensibile, profondissimo, proprio come la sua Eleanor. Un regista che mangia senza problemi in testa ai suoi contemporanei e due prime donne spettacolari, non ci servebbe altro.
Jordan, però, ha deciso di chiamare a sè anche Caleb Landry Jones e niente, puntando sul fattore Brutti che Piacciono alla Mari mi ha legata a sè per sempre.

Intervista col vampiro


Prima di quella meraviglia di Byzantium, però, Jordan ha preso un libro di Anne Rice e ne ha fatto un film. Uscito un anno dopo il Dracula di Bram Stoker di Coppola, al suo confronto pare un film minimalista. Laddove uno è talmente pieno da essere quasi ridondante, l'altro è leeeeeeento e delicato. Sono stati scelti due attori dal viso finissimo (e che infatti a me non piacciono), che incarnano alla perfezione l'ideale del vampiro che spicca per eleganza e fascino, pieno di attrattiva per le donne. Punto di forza per me una baby Dunst adorabile e brillante, che mangia spudoratamente in testa ai suoi due comprimari dal basso del suo metro e venti scarso.
Film così sono soggettivi, riconosco che la mia opinione possa essere del tutto detestata, ma per me sto film è più bello che bravo. Estetica notevolissima, nel pieno dei miei gusti, ma il contenuto mi ha appasionata molto meno, mi sono annoiata. Byzantium ha una profondità tutta diversa, potendo scegliere prendete lui e godetene.

GEORGE ROMERO - Martin




Giù i cappelli.
Salutate George.
Martin è un giovane disturbato. È un vampiro? Chi può dirlo. Di certo lui è convinto di esserlo e si comporta di conseguenza, pur non avendo alcuna caratteristica dei vampiri convenzionali oltre alla sete di sangue.
Ve lo ricordate, vero, cosa fa Romero quando gira un film?
(L'uso del tempo presente è voluto.)
Prende i mostri e li usa per criticare con violenza chi mostro non è. Sì, stupidi umani, parlo di voi. Martin sfrutta i vampiri - reali o creati da una mente malsana - per mostrarci il bigottismo, la chiusura, il fanatismo della religiosità quando si fa estrema. Le tradizioni familiari folkloristiche, le figure mitologiche, unite ad una grande fragilità, creano il Nosferatu Martin, creduto tale anche dal cugino Cuda (sì, ho dovuto googlare come si scrivesse il nome di questo). Come è spesso accaduto, in film in cui le creature mostruose sono state usate come mezzo per lanciare un messaggio, finisce che i mostri siamo noi.
Martin porta i vampiri qui, ai giorni nostri, nella nostra desolazione, ma è anche uno di quelli che ci mostra come le superstizioni e la fragilità siano gli stessi di un centinaio di anni fa, quando i vampiri sono 'nati'.
È per questo che è così angosciante.

(Da vedere rigorosamente in inglese e da cercarsi col titolo di Martin. Se trovate Wampyr, cercate meglio. Quella versione lì la lasciamo stare).

FRANCIS FORD COPPOLA - Dracula di Bram Stoker



Con questo film nella maniera più assoluta non esistono mezze misure: o si ama appassionatamente, o lo si detesta con forza. Io, contro ogni previsione, lo amo.
A me piacciono i film dalle immagini minimal e le inquadrature giganti ma quasi vuote, con giusto un paesaggio notevole e solo pochi elementi in scena.
Dracula di Bram Stoker è lontano anni luce da tutto ciò, è quasi arrogantemente barocco, ridondante, ampolloso, e tutti quegli aggettivi simili per dire che qualcosa è tanto.
Insieme agli altri tanto, però, bisogna anche metterci il tanto bello. In mezzo alla montagna di immagini di cui ci bombarda, riesce quasi a rallentare quando si tratta dell'amore tra il Conte e Mina. È Cinema completamente fuori dai miei gusti che per qualche motivo mi ha presa e cullata con il suo vorticare frenetico e irresistibile, e mi ha ricordato che la comfort zone è inutile, un concetto ormai superato. Godiamo di quello che ci piace a prescindere da quello che sentiamo più o meno nostro.

venerdì 22 settembre 2017

Vampires! - Blade Trilogy

15:03


Presente gli inside jokes che si creano con le persone con cui si passa molto tempo? Io e Riccardo, tra i milioni di altri, abbiamo la pronuncia del menga del nome del povero Wesley Snipes.
Per anni l'ho preso in giro senza avere mai visto Blade, e quale occasione migliore della rassegna sui vampiri?

La faccia di Blade quando realizza che i suoi nemici sono pieni di cacca fino al collo

Snipes qui è il Diurno, una creatura che è riuscita a prendere i pregi di entrambe le razze a cui appartiene, quella umana e quella vampira. I vampiri hanno ucciso sua madre e ora il suo scopo è sterminarli, uno dopo l'altro.


Ah, Blade è uno di quelli lì, ce li avrete ben presenti: fortissimo, che non parla mai e non si lascia andare ad affermazioni emotive, ammazza mille nemici in cinque minuti netti e senza stropicciare il cappotto. È anche uno di quelli da cui ti aspetti il passato problematico (✓), un animo tormentato (✓), un punto debole affettivo (✓). Non è una sorpresa praticamente da nessun punto di vista. Nonostante questo, però, ecco che Blade ci fa innamorare. Si prende sul serio in un modo quasi patologico, come film, ed è zarro come poche altre cose viste, ma alla fine distogliere lo sguardo è impossibile. Annoiarsi, non diciamolo nemmeno. È adrenalinico, divertente, violento. Quel genere di film che un tempo avrei detestato e che oggi invece ho umilmente rivalutato.
E poi ha una colonna sonora pazzesca, di cosa stiamo parlando?


Presente l'intro di questo post?
Cancellatela.
Non che non sia vera, perché lo è, ma bisogna essere onesti con i propri lettori e riconoscere che se mi sono vista il primo Blade (che ho apprezzato sinceramente, non fraintendetemi), perché il vero motivo era che volevo vedere il sequel di Del Toro, Blade II. Eh, oh, già lo sapete come funziona.
GDT, uomo della mia vita, voleva fare i firns belli ma i potenti dell'industria non gli davano un centesimo, allora lui ha deciso di fare un film commerciale a caso e farci qualche soldo nella speranza che poi gli lasciassero portare a casa il suo vero progetto: Hellboy. 
Con nostra straordinaria fortuna, il film su Red è stato portato a termine.
Quindi sia lode al film commerciale, soprattutto se si pensa a quanto del mio amato messicanone ci sia dentro. Se nel primo film Blade era una macchina da guerra, qua è comunque un'arma letale, ma ben più umana di prima. Con dimestichezza lo si è reso più avvicinabile senza privarlo troppo di quell'aura da Vero Duro© che aveva nel primo film. Si è esplorato l'affetto con quell'Abraham (nome a caso, vè?) che nel primo film era quasi solo accennato, si è parlato della madre...Del Toro non accetta di fare cose se non può metterci la lacrimella, proprio non ce la fa, capito? Gli prudono i baffi, non riesce più a mangiare, si chiude nel silenzio.
Ah, e poi ci sono i vampiri, che sarebbero il centro del nostro disquisire.
GDT non vuole fare le cose come le fanno tutti, deve metterci del suo. Nel sequel di un film sui vampiri, allora, lui ci mette i vampiri che vampirizzano i vampiri, in un'elevazione a potenza dei succhiasangue, che diventano creature mostruose prive di ogni parvenza di umanità. Laddove è proprio l'umanità il grande cambiamento che DT regala al personaggio di Blade, i vampiri ne vengono del tutto privati, rimanendo poco più che mostri assetati di sangue. A fianco di queste creature mostruose rimangono i vampiri convenzionali, che però come capirete bene spariscono completamente di fronte a quei cosi là con la bocca che gli apre la mandibola in due.
Ho patito un po' la lunghezza di certi combattimenti, ma a parte quello Blade II è decisamente il migliore della trilogia.
Come se fosse possibile avere dubbi a riguardo.


Se il confronto con il primo film era quantomeno dignitoso per entrambe le parti in esame, capirete da voi che cercare di paragonare un film di Del Toro a quella roba qua, Blade Trinity, puzzi un po' di blasfemia.
Il terzo film della trilogia è quasi vergognoso. Poteva essere una baracconata divertente e caciarona, mandare in vacca i precedenti e diventare un film da ruttosuldivano con grattatadichiappa. Invece fa l'errore mortale di prendersi sul serio e far cascare le nostre braccia lontano lontano, rotolanti come balle di fieno nelle città deserte del far west.
E ne ho anche le cosiddette piene di Ryan Reynolds che fa la parte del coglioncello. Basta, abbiate pietà.

Blade, terzo film a parte, è un personaggio di quelli a cui si finisce inevitabilmente per voler bene. Se la crede un sacco, ma siccome ti fa il culo solo guardandoti direi che ne ha anche ragione lui.


sabato 16 settembre 2017

Vampires! - Le notti di Salem

16:36


Quando iniziai a pensare al romanzo di vampiri che sarebbe diventato Le notti di Salem, decisi di provare a usare il libro un po’ come una forma di omaggio letterario e quindi il mio romanzo ha un'intenzionale somiglianza con Dracula di Bram Stoker, e dopo un po’ mi accorsi che quello che stavo facendo era giocare un’interessante, almeno per me, partita di squash letterario: Le notti di Salem era la palla e Dracula il muro contro cui la rimandavo, stando attento a come e quando rimbalzava, così da poterla colpire ancora. Andò che certi rimbalzi furono davvero interessanti, e questo è dovuto al fatto che, mentre la mia palla esisteva nel Ventesimo secolo, il muro era un prodotto del Diciannovesimo. Allo stesso tempo, poiché le storie di vampiri erano la materia prima dei fumetti horror con i quali ero cresciuto, decisi che avrei anche provato a inserire questo aspetto della storia dell’horror. (S. King, Danse macabre


Ho aperto il post nel modo che mi sembrava più corretto. Salem's lot, Le notti di Salem in italiano, è il secondo romanzo di Stephen King nonchè uno dei più grandi. Uscito nel '75, riletto oggi non perde un briciolo della sua inquietante bellezza. Per parlarne, quindi, c'era da partire dalle parole del legittimo proprietario.

Salem è l'abbreviativo di Jerusalem, una cittadina la cui tranquillità è scossa dall'arrivo di nuovi abitanti. Uno di questi è lo scrittore Ben Mears, molto incuriosito dalla storia terribile di Casa Marsten, la villa che si affaccia sulla città.

Nessuno al mondo, per quanto io possa saperlo con le mie limitate conoscenze, parla delle piccole comunità come Stephen King. Jerusalem's Lot è casa di tutti, è familiarità, routine, intimità, confidenza, fin dalle primissime pagine. È un paese in cui gli abitanti si conoscono da anni, in cui il professore ricorda tutti i suoi alunni, in cui non si possono fare le corna al marito senza che tutti lo sappiano e in cui la gente si saluta per strada chiamandosi per nome. Quello che ne esce è un ritratto semplice ma affettuosissimo.
Allo stesso tempo, però, questo è un romanzo di vampiri. Se posso permettermi, è anche un romanzo di vampiri coi contrococomeri, che regala strizza come confetti gli sposi. La dispensa così, a manciate abbondanti, sulla testa di noi poveri lettori che poi abbiamo i locali da chiudere la sera tardi e per non farcela sotto mandiamo messaggi vocali chilometrici a tutta la rubrica. Non che parli di me, sia chiaro.

Nel suo Danse Macabre SK dice che Le notti di Salem è un omaggio. A me sembra proprio una dichiarazione d'amore. Le dichiarazioni d'amore, quando sono sincere, sono belle a prescindere da come sono scritte. Accade però che ogni tanto, ed è decisamente questo il caso, le lettere degli innamorati siano ispirate, brillanti, potentissime. Dracula trasuda da ogni virgola, a volte in modo più sottile e in altre più palese, fino alla citazione diretta del mio adoratissimo professor Van Helsing. Leggere i due romanzi uno dietro l'altro è appassionante, diventa quasi un gioco. Stephen è fangirl come tutti noi del vecchio Bram, con la differenza che, mentre noi tagliamo gli articoli del Cioè e li appendiamo in camera, il suo fangirling si trasforma in uno dei più bei romanzi di vampiri (e non solo) che io abbia mai letto.

Uscita dal Lot, però, non ero pronta a lasciar andare i miei personaggi del cuore. Ero diventata cittadina, e non volevo salutare i miei compaesani. Mi sono quindi guardata la miniserie del '79, diretta da un tale Tobe Hooper, trasmessa dalla CBS. Hooper è morto pochi giorni dopo la mia visione, e l'infelice coincidenza è stata tristissima.
Un Barlow chiaramente attanagliato dai sensi di colpa

Il passaggio da un media all'altro è spesso impietoso, soprattutto quando si crea un legame forte con i personaggi del libro e si finisce per dare loro un volto e una voce che inevitabilmente finiscono per essere sostituiti da quelli scelti da qualcun altro per noi.
Quel Barlow, però, è una favola.
Avrebbe potuto avere ogni aspetto, e tanto ci avrebbe fatto paura comunque, però è stato scelto di usare il carico da mille e dare al vampiro l'aspetto che più gli si confà: quello del mostro. Di vaghiiiiiiissima ispirazione Nosferatiana (in che neologismi mi sono buttata?), il Barlow della serie non scherza proprio per niente. L'umanità non gli appartiene, non una parvenza di appartenenza alla nostra specie si intravede in lui. Chi lo biasima poi il povero Straker, suo discepolo e servo, se non ha il coraggio di disubbidirgli?
Questo fa paura, e lo sa benissimo.

Con mia estrema soddisfazione Hooper ha scelto di tenere quasi tutte le scene che nel libro mi avevano incollata alle pagine, riportandomi quindi non solo all'atmosfera intima della cittadina ma anche alla paura che avevo preso nelle pagine.
La trasposizione funziona proprio perché anche laddove adegua parti della storia alla sua nuova forma, non ne perde l'aria principale, rendendo ancora più difficile l'uscita dal Lot.

Voi, però, se ancora non avete vissuto la bellezza di arrivare a Jerusalem's Lot per la prima volta, fatelo, accomodatevi.
Avrete una gran paura, ma troverete casa.

lunedì 11 settembre 2017

Vampires! - I ripescati

13:47
Abbiamo concluso la prima parte della rassegna, quella dedicata a Dracula. Prima di proseguire con tutti gli altri succhiasangue, però, mi pareva giusto dare una ripassata a quei film che sono già stati recensiti sul blog e che hanno voglia di tornare ad essere chiacchierati.



ONLY LOVERS LEFT ALIVE - Jim Jarmush



Ai tempi della visione mi aveva folgorato. Lento, tormentato, con una colonna sonora da peli rizzati sul collo, Only lovers left alive è uno dei miei film preferiti, perché sono ancora l'emo maledetta che ero a 15 anni.
I vampiri del film di Jarmush (che dopo Paterson si è confermato una delle mie persone preferite al mondo) sono artisti, amanti dell'arte e del bello, e si procurano il sangue in modo tutto sommato etico. Adam, però, il vampiro di Hiddleston, non riesce a convivere serenamente con la sua condizione, valuta il suicidio, e richiama a sè Eve, una Swinton allarmata. La coppia Swinton - Hiddleston è una di quelle che non si scordano, lei perfetta ovunque la metti e lui di una bellezza di quelle che mi cavano il fiato, in questo film soprattutto.
Intorno a loro, un mondo in cui gli umani sono ormai tutti contaminati e dal sangue imbevibile, una parente pericolosamente vivace e Christopher Marlowe. Sì, quel Marlowe lì. È tutto strepitoso.
Quindi, ascoltate me: se il fatto che Only lovers sia un film splendido non vi convince a vederlo (e dovrebbe, è davvero un incanto, in cui il tormento della condizione di vampiro viene assaporato in ogni doloroso istante), lasciate che con una immagine vi convinca di quanto sia il film di cui avete senz'altro bisogno:

Non ringraziatemi.

LASCIAMI ENTRARE - Tomas Alfredson



Altro giro, altro preferito.
Let the right one in, visto la prima volta quasi per caso, mi ha scavato una buca nel cuore e lì è rimasto da allora. Devo essere particolarmente sensibile ai vampiri colmi di senso di colpa, altrimenti non si spiega.
In questo caso la vampira è Eli, una ragazzina che vive in Svezia con suo padre e che fa amicizia con Oskar, un vicino di casa della sua età. Suo padre la aiuta a procurarsi di che sopravvivere, ma la condizione in cui vivono li sta mettendo a dura prova entrambi. Oltretutto, gli omicidi che lui commette per nutrire lei non passano inosservati, e la faccenda di complica.
Non che Oskar sia messo meglio, comunque. Tormentato dai bulli a scuola, sogna di ucciderli per avere vendetta. Ecco che allora, nel glaciale clima nordico, il calore arriva solo dalla nascita di qusto rapporto, così profondo e genuino da annebbiare il resto.
Eli è una vampira piuttosto convenzionale, non tollera la luce, può volare e ovviamente non entra nelle stanze se non è invitata a farlo. Quando Oskar la sfida e lei soffre terribilmente io ho sofferto con lei. Il coinvolgimento è totale, l'affetto tra i ragazzini è tale che anche noi ne restiamo coinvolti in un modo che prosegue dopo la fine della visione, quando si riaccendono le luci e si torna alla normalità.
Purtroppo non ho letto il romanzo da cui è tratto nè ho visto il remake americano, ma vorrei davvero che in mezzo a vampiri mostruosi, ad assetati assassini senza scrupoli, trovaste il tempo per calmare le acque con questo gioiello.
Il cuore ne uscirà appagato.

30 GIORNI DI BUIO - David Slade



La mia reazione a caldo sul film di Slade era stata non dico entusiasta ma quasi soddisfatta.
I 30 giorni di buio del titolo sono quelli che colpiscono il Circolo Polare e che vengono intelligentemente sfruttate dai vampiri per andare a fare le scorte per l'inverno. La cittadina colpita è Barrow, in Alaska. I cittadini sono quasi tutti andati via, e i pochi che restano (tra cui lo sceriffo Josh Hartnett e sua moglie Melissa George) devono sopravvivere all'attacco dei succhiasangue.
Dimenticate la finezza dei vampiri dei due film sopra: qua le creature sono macchine da guerra, mostri assetati di sangue e con nessun rimasuglio di umanità. Tra le due tipologie, quindi, quella che mi piace di meno.
La soddisfazione iniziale è andata lentamente scemando nel corso del tempo, facendo finire il film nel Dimenticatoio dei Film Mediocri. C'è dell'azione, dei vampiri sanguinari che magari a qualcuno possono soddisfare, ma col tempo mi ha lasciato molto poco.
Adatto magari ad una serata cazzona con pizza e birra, che vengono sempre completate come si deve dalle botte da orbi. C'è però poco altro.

CRONOS - Guillermo Del Toro




Il primo incontro di Sua Maestà GDT con i vampiri ha prodotto un film particolarissimo. Non che la cosa sia sorprendente, ma come di consueto Del Toro ha deciso che a lui i vampiri comuni non interessavano granchè e quindi ne ha creati di nuovi. Ciò che porta alla necessità di assumere sangue, in Cronos, è un antico dispositivo in grado di dare a chi lo utilizzi la vita eterna. Siccome i regali non si fanno mai per niente, però, ecco che le lievi cointroindicazioni del dispositivo emergono: vita eterna ok, ma da vampiri. Jesus, un antiquario che ha trovato il dispositivo per caso, ne fa uso e ne trae istantaneo beneficio. Dispositivi di questo genere, però, restano al sicuro per molto poco tempo, e infatti Jesus viene presto cercato da qualcuno di interessato alla vita eterna.
Qui del vampiro canonico manca tutto, se non la sete di sangue e l'intolleranza alla luce. Questi elementi che ci sono, però, ci vengono raccontati in scene indimenticabili, buttati lì come un accenno e invece tatuati nella mente.
GDT fa così, senza gridare si impone al mondo con questo primo film, finendo inevitabilmente, come merita un talento sfacciato come il suo, nel panorama dei Grandi.
E il tutto con una blatta d'oro che ti rende immortale.
A voi l'onore di riuscire a replicare.

THE HAMILTONS - The Butcher Brothers



Se dopo avere visto 30 giorni di buio ancora non avete sonno e vi va ancora qualcosa di sanguinario, ecco che i Butcher Brothers vi servono The Hamiltons. 
Gruppo di fratelli alquanto bislacchi si rivela ancora più bislacco di quanto già non ci sembrasse ad una prima visione. Quasi quasi il fatto che siano vampiri è il meno.
Indifferenza totale verso questo film, che dopo la visione è finito inesorabile nell'oblio.

A GIRL WALKS HOME ALONE AT NIGHT - Ana Lily Amirpour



Ho aperto la carrellata di film già presenti nel catalogo gentilmente offerto dalla casa con due incanti. In modo diverso, il film di Jarmush e quello svedese mi avevano sciolta, volando alti alti nell'Olimpo delle Belle Visioni. Non ci finiscono tutti i bei film, badate bene, solo quelli belli belli in modo assurdo.
Accanto a loro sta questo piccolino qui, un film iraniano in bianco e nero, che è passato quasi inosservato tranne che agli occhi attenti dei grandi appassionati.
È stata una visione inaspettata, quasi casuale, ma preziosissima. La Amirpour è delicata ma decisa, come la sua vampira, coperta da un enorme chador che assume tutt'altro significato.
Indimenticabile.

Tutto sommato negli anni scorsi ero caduta sul morbido. Mi sono lanciata quasi sempre in visioni confortanti, che per qualche motivo sapevo mi sarebbero piaciute e sono di rado uscita dalla comfort zone.
Che vita facile.
Poi è arrivato Nosferatu, e la facilità è scappata dalla finestra.

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