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mercoledì 29 gennaio 2014

V/H/S

12:55
(2012, registi vari)



Io non so come uscirne da questa cosa che i found footage mi piacciono da impazzire.
Lo so che è sbagliato, avete ragione. Sto cercando di smettere, ma è difficile.
Se poi ti prende la Ti West fever con la scusa che tra 'solo' 4 mesi esce il suo nuovo film, me lo spiegate come fa una ragazza debole come me a non guardare V/H/S?
Appunto.

Episodio cornice: Tape 56, di Adam Wingard


Alcuni vandali vengono assoldati per entrare in casa di un anziano signore a recuperare una videocassetta. Sul posto scoprono che il signore è morto e iniziano a vedere alcune videocassette per trovare quella giusta.
Come 'episodio cornice' fa schifo.
Pardon, argomentiamo.
L'idea è buona e funzionale. Ci introduce l'argomento 'vhs' in modo non forzato, perchè poi i vari episodi che vedremo sono il contenuto delle varie vhs. Peccato che poi sia fatto male.
La cosa che ho detestato più d tutte, e che coinvolge anche alcuni degli episodi, è che evidentemente i registi credono di essere gli unici in grado di maneggiare macchine da presa senza tremori da Parkinson. Mi spiace, non è così. Anche le macchinette da profani possono avere movimenti abbastanza fluidi, non c'è bisogno che mi facciate venire la nausea per dare un senso di realtà.
Troppo caotico e poco chiaro, nemmeno i dialoghi sono a posto, e non penso che ci sia bisogno di spaccare la televisione per attirare l'attenzione.

Episodio 1: Amateur Night, di David Bruckner


Tre amici conoscono due ragazze in un locale e decidono di portarsele a casa. E a letto. Non finisce come speravano.
Personaggi idioti al limite dell'inumano, per un episodio che parte anche divertente, perché questi tre sono davvero davvero sfigati, e che si conclude davvero bene, in modo forse non originalissimo, ma che con la sola interpretazione della ragazza dall'aria poco lucida che vedete qui sopra riesce a essere inquietante ma anche triste e tenero, in una certa maniera.
Certo, la sua amica era di sicuro meno lucida di lei.

Episodio 2: Second Honeymoon, di Ti West


Un lui e una lei vanno in vacanza, ma pare che qualcuno li segua.
Ti hanno pagato poco, vero, Ti?
Episodio bruttino, ma tu nel 2011 avevi da fare con The Innkeepers, non avevi tempo da dedicare a questa cosa, io ti capisco, lo so.
Non fa niente.
Il mock più insensato di tutti, camera accesa SEMPRE. Per nessun motivo. Avrei apprezzato che ci fosse solo la camera del 'seguitore', per esempio, avrebbe avuto senso, forse. Visto poi come si conclude la vicenda (colpo di scena sì, ma nemmeno troppo grosso), l'ho trovato davvero inutile. Soprattutto visto che non mi dai una spiegazione UNA CHE SIA UNA.
C'erano soluzioni molto meno drastiche, mica c'era bisogno di fare tutto sto casino.
Peccato.

Episodio 3: Tuesday the 17th, di Glenn McQuaid


Quattro amici vanno in campeggio, per poi scoprire che proprio quel posto è la dimora di un assassino. Citazionista fino al plagio, ma solo per le caratteristiche iniziali.
Anche qui, videocamera inutile, sviluppo poco divertente o stimolante, un episodio che passa inosservato, non dà fastidio, sicuramente non è bello.
Per salvare il salvabile, l'assassino che non si può riprendere non è una brutta idea.
Per il resto, dimenticabilissimo.

Episodio 4: The Sick Thing That Happened To Emily When She Was Younger, di Joe Swanberg


Emily ha da qualche giorno dei fastidi. Prima un gonfiore al braccio senza apparente ragione, poi rumori sospetti in casa. Di queste preoccupazioni parla con il suo ragazzo su Skype.
PER-FET-TO.
Tutto l'episodio è visto dalle conversazioni Skype della coppia (geniale! geniale! geniale!), in un rapido crescendo di tensione fino allo shockante e amaro finale. Scritto bene, interpretato bene (Emily è adorabilmente brava, tanto complicato e tenero il personaggio quanto pacata e intelligente lei nella resa), riesce a toccare diversi argomenti in poco tempo senza risultare incasinato o esagerato.
Bello davvero, un pochinino doloroso alla fine.

10/31/98, di Radio Silence


This is Halloween, this is Halloween.
Essendo Halloween (mica cito Jack per niente, io) alcuni amici vanno in cerca di una festa, e ne trovano una.
Oddio, non proprio.
Anche questo ultimo episodio non è male, ricorda molto alcune leggende metropolitane che non vi dico perché ho lo spoiler facile di questi giorni. Devo dire che la mia concentrazione alla fine è andata scemando, quindi forse non me lo sono goduta come merita. Ho trovato alcune cose un pochino senza senso, o comunque non particolarmente chiare, ma nel complesso si gode bene, sembra un po' più ragionato di altri e questo è sicuramente un complimento.

Alla fine della fiera, V/H/S non è affatto male, se si fa una media simil-matematica una bella sufficienza se la porta a casa.
E di questi tempi è una cosa più unica che rara.




sabato 25 maggio 2013

Lasciami entrare, Tomas Alfredson

15:13
Titolo originale: Lat den ratte komma in
Anno: 2008
Durata: 114 minuti
Trailer:



Delicatezza s.f. 1 Caratteristica di delicato. 2 Gentilezza di sentimenti, di maniere: d. d'animo. Discrezione. Atto gentile.

Lasciami entrare è la favola di Oskar ed Eli. Maltrattato dai compagni di classe e alle prese con i genitori separati lui, vampira lei. Si conoscono, con tutta l'assenza di malizia che dovrebbe essere caratteristica dei 12enni, diventano amici, entrambi così 'diversi' dalla normalità convenzionale.

Quindi, cosa ci fa un film del genere nella categoria 'horror'?
Ah, non ne ho idea.
Quel che è certo è che ognuno di voi, ogni singola persona che per qualche motivo, e in chissà quale modo, è arrivata in questo spazietto rosso, dovrebbe cercare questo film, al di là di qualsiasi genere o categoria, e aprire il proprio cuore alla sua bellezza.

Inizia la pellicola e conosciamo il giovane Oskar, lo vediamo sfogare la rabbia che gli si è accumulata dentro durante la giornata, con i suoi capelli biondissimi e la sua 'passione' per i coltelli. Gli si vuole già bene, perchè non potrebbe essere altrimenti.
E poi arriva lei, Eli, si conoscono in quel modo goffo e spontaneo che hanno i ragazzini, con la curiosità e l'orgoglio, il 'sì ti parlo, ma guarda che di te non me ne frega niente'.

Chiaramente gliene frega qualcosa, visto il crescendo di affetto che li coinvolge. Come accade sempre, con questi affetti così piccoli, e innocenti, il mondo lo si dimentica. Ci siamo solo noi due, ill resto non conta.

Ma Eli deve nutrirsi, la sua natura non può annullarsi solo perchè lei, consapevole della sua drammatica situazione, è stanca di uccidere e non ne può più (sentirla sfogare col padre, vedere lo sguardo disperato di lui, vi spezzerà il cuore). Questo porterà delle conseguenze, è piuttosto ovvio che gli omicidi non possono passare inosservati.



Questi due ragazzini, ognuno così complesso nel proprio essere diverso, sono interpretati splendidamente da due giovani (Kare Hedebrandt e Lina Leandersson - non immaginate quanto ci ho messo a copiare i nomi!) che spero di rivedere presto e che mantengano quello sguardo disincantato che mi ha conquistata.

Tanto per fare un esempio: quando i due si conoscono, la ragazzina è vestita leggerissima, quando siamo in Svezia e pare chiaro che fa un freddone. Passa il tempo, il loro legame si rafforza, e la sensazione (poi ditemi se sono folle e l'ho colto solo io) è che Oskar l'abbia 'riportata' sulla Terra, abbia riportato la sua attenzione sul mondo reale e lei finalmente potesse percepire il freddo.
E sono un fantastico esempio di come le cose sarebbero molto più semplici per tutti noi se fossimo tutti più diretti e sinceri. Eli chiede: 'Io ti piaccio?' e lui risponde 'Sì, molto.' Se le relazioni fossero davvero così, se tutto si potesse ridurre ad un 'Ti piaccio?' forse le persone sarebbero meno tese e ciniche.

Ma aldilà della questione sentimentale, quello che più ho amato di Lasciami entrare è che tutto è così semplice. Non ci sono elucubrazioni mentali da fare, è tutto incredibilmente lineare, chiaro, quasi basilare. Non ci sono elementi di troppo, non troppe argomentazioni tirate in ballo, perchè tutto quello che c'è riempie a sufficienza il cuore di chi guarda.

Il tutto accompagnato da una colonna sonora entrata prepotentemente tra le mie preferite di sempre.

Prima che io mi metta a frignare di nuovo, davvero, concedetegli una visione.

domenica 20 gennaio 2013

30 giorni di buio, David Slade

13:55

Titolo originale: 30 days of night

Anno: 2007

Durata: 113 minuti.

Trailer:
 
 
 
Ieri sera sono andata a vedere Frankweenie. Ma non mi sento di pubblicarne una recensione oggi, perchè ci sono moltissimi blogger più bravi di me che stanno dicendo la loro in questi giorni. Io mi farò sentire più avanti, magari:) Quello che volevo dire è che Tim è tornato. Finalmente. Mi eri mancato, man. 
 
Oggi, quindi, mi dedico a 30 giorni di buio.

Due motivi per vedere il film: Sam Raimi & Robert Tabert, i siori produttori. Facciamo tre, che Josh Hartnett l'è 'n bel veder.

Barrow (Alaska), la città più a nord degli Stati Uniti. La popolazione si prepara ad affrontare l'ultimo giorno di luce, perchè dal giorno dopo il sole non sorgerà per un mese. Quale momento migliore per un esercito di vampiri per fare scorte per l'inverno?

Ebbene, oggi fanno la loro comparsa nella cameretta rossa i vampiri. Niente figure di un romanticismo maledetto, niente sberluccichii (percarità) ma solo spietate, affamate e macchiate macchine da guerra. Come si suppone dovrebbe essere uno che di natura ammazza la gente.
 
Ammetto di non avere una grande cultura su di loro, perchè devo riconoscere (mea culpa, deplorevolissima) che questo è il primo film horror che vedo con protagonisti i succhiasangue. Quindi, niente paragoni.

Parto ringraziando Italia 2 per aver inventato Bloody Sunday che mi dà la possibilità di recuperare quei filmetti per cui non vale la pena sprecare la mia connessione.

(Stasera, per dovere di cronaca, è il turno del primo capitolo della saga di Saw)

Carina la location, sul serio. Si sono risparmiati di inventarsi cagate allucinanti su come tenere i vampiri lontani dalla luce, il Circolo Polare Artico si presta bene. E poi il sangue spicca bene sul bianco della neve. Il fatto che ci fosse sempre buio, poi, dava un'altro aspetto interessante: non c'era mai una pausa. Non arrivava il giorno a salvarti, no, eri sempre in pericolo.

Il rischio quando si affrontano certi argomenti topici è di cascare nel ridicolo, nel già visto o nello squallido. Qua per fortuna non succede. I vampiri sono piuttosto sensati, non fanno troppo orrore, né sono belli, sono solo uomini dalla lontana discendenza cinese, con occhi neri e i denti da squalo. Niente canini lucidi, ma denti da squalo. Che ha senso, perchè se ti morde uno squalo non è che sei contento. Il risultato è lo stesso, solo che alla fine non ti vengono le pinne, ecco. E sono sempre sporchi di sangue, il che è altrettanto sensato. Gli attacchi erano esattamente come io li immaginavo: cattivi, veloci, e soprattutto numerosi. E i vampiri non se ne stavano lì a giocare col cibo come Scar, no no. Ti prendono e ti ammazzano, chiaramente, son lì per quello.

Rimangono pochi sopravvissuti, che fortunatamente non son tutti cretini. Hartnett è lo sceriffo (si può fare qualcosa per il termine 'sceriffo'? Perchè a me ricorda solo quelli col sigaro e il cappello. Hartnett è uno sbarbatello, non può essere uno sceriffo.), sposato ma in crisi con Stella (Melissa George), che ha un fratello di 15 anni, una nonna, e degli amici, dei compaesani, da salvare. I personaggi non sono molto approfonditi, ma in fondo non me lo aspettavo molto. Tutto quanto gira intorno alla royal couple (anche perchè gli altri muoiono come i 10 piccoli indiani).
 
Sul finale ho due opinioni. La Mari femmina dice: 'Oooh, che uomo! Il principe azzurro coraggioso, senzamacchiaesenzapaura, che romantico, uomini così non esistono più!'. La Mari appassionata di horror dice 'Che finale rammollito.'

Insomma, un film carino. Chiaramente non è un capolavoro, ma si fa guardare. Ha degli elementi interessanti (una fotografia bellissima, sembra quasi un bianco e nero in cui spicca solo il rosso sangue, vampiri ben resi e non banali, una colonna sonora su cui dovrò indagare perchè mi è piaciuta tantissimo. .), e hanno limitato al minimo sindacale le cavolate, cosa che apprezzo sempre particolarmente.

Denti sani, gengive protette.
 
 
 
(Vi rimando all'esilarante pagina di Nonciclopedia.)
(Ancora senza foto, mi sto a innervosì)




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