giovedì 14 maggio 2015

Videodrome

(1983, David Cronenberg)

Film post - Liebster, vol 3.
A spingere questo blogghettino nelle braccia di Cronenberg non poteva essere altri che Giacomo, il recensore ribelle.
In effetti, non so perchè ci ho messo così tanto, a parlare di quel gentile vecchietto.
(Cronenberg, non Giacomo)
(Anche se vista la somiglianza di quest'ultimo a Pattinson, il legame è lecito)
(scherzo, scherzo)

Max Renn lavora per un canale televisivo specializzato nella trasmissione di programmi a sfondo pornografico. Per il suo pubblico, però, certi film non sono più sufficienti, e andando alla ricerca di materiale più estremo da proporre trova Videodrome, un programma snuff le cui riprese sono scene di violenza reali e non recitate. Peccato che non si limiti a mostrare scene tremende, ma impianti tumori e allucinazioni nel cervello di chi lo guarda.

Siete carini quando mi consigliate film così FACILI da recensire, davvero.



L'avete mai googlato, voi, Videodrome? 
Tra i primi suggerimenti c'è 'Videodrome spiegazione'.
Questo ci dice due cose: la prima è che guardando questo film superficialmente non ci si capisca na mazza. Comprensibile.
La seconda, però, è più pessimista: ci dice che ancora oggi non siamo in grado di prendere una pellicola per quello che è, di farci trascinare, di farci un viaggio allucinatorio infinito e duro, di farci prendere per mano dal regista e di farci condurre dove vuole lui.

E lui, Davidone, ci vuole portare in un mondo tremendo, in cui realtà e allucinazione sono fuse in un nodo senza soluzione, in cui quello che vediamo è vero o forse no.
E ci trasporta con un carisma incredibile, con una pellicola che è in grado di regalare a noi spettatori le medesime sensazioni che il protagonista prova nei confronti di quello che gli sta accadendo.
Curiosità iniziale, intrigo, per poi finire con shock, disgusto e terrore.
Renn trova queste sensazioni nella ricerca di Videodrome  prima e nel tentativo di liberarsene dopo, noi le proviamo fotogramma dopo fotogramma, in una continua discesa verso la confusione, in cui tutto ciò che crediamo reale è messo in dubbio.


Come si può cercare una 'spiegazione' per questo?
Come si può volutamente ricercare qualcosa che rovini l'incredibile clima che Cronenberg ha messo in piedi?
E' talmente credibile quello che stiamo guardando (tante care cose a Baker e ai suoi effetti speciali), talmente ricercato nel suo essere così apparentemente caotico che cercare di dare un ordine a qualcosa che un ordine non ha suona quasi come blasfemia.

Dove inizia e dove finisce la realtà? Dove inizia e finisce la nostra libertà? Fino a che punto i nostri pensieri e i nostri gesti sono guidati dai media? Fino a che punto abbiamo concesso alla tv di prendere posto nelle nostre menti? O a Internet, oggi?
Io non lo so, e credo anche di non volerlo sapere.
Voi, nel dubbio, continuate a chiederlo a Google.

   Morte a Videodrome! Gloria e vita alla Nuova Carne!

10 commenti:

  1. Capolavorone, uno dei tanti sfornati dal mio secondo Canadese preferito ;-) Cheers!

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    1. Adesso però ci devi rivelare chi sta in cima!

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  2. Ho amato e amo profondamente questo film. Quando lo vidi la prima volta avevo 6 o 7 anni, ricordo che i miei genitori si addormentarono sul divano ed io lo vidi fino alla fine, con la conseguente paura per le videocassette. :)

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    1. Penso che se l'avessi visto io a 6 o 7 anni o mi avrebbe sconvolta o non avrei capito na mazza!:D

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  3. Un filmone, ancora oggi (anzi, soprattutto oggi) attualissimo e angosciante. Cronenberg aveva anticipato i tempi!

    Oh, ma garda se pure qui non devono dirmi che somiglio a Pattinson...

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    1. Aveva anticipato i tempi eccome, motivo per cui non so se apprezzarlo o esserne ancora di più intimorita!
      (E pensa che c'è chi ci farebbe la firma)

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  4. filmone assoluto...ode al dio Cronenberg!

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  5. Film gigantesco! Difatti recensirlo è un casino, ci ho pensato alcune volte per poi cambiare idea dopo 6 secondi. E' un nodo nella filmografia di Cronenberg, forse il film che meglio di tutti gli altri racchiude la sua visione.

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    1. Io non ci provo nemmeno, ad approfondire poetiche o stili, perché so che non ne sarei in grado. In questo caso, però, già limitarsi al mero giudizio del film era assurdamente tosto.

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