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mercoledì 16 gennaio 2019

The hate you give, Angie Thomas

13:31
Ho iniziato l'anno con il saggio nuovo di Harari, XXI lezioni per il 21esimo secolo, che racconta di spaventosi scenari per il futuro. Ho proseguito con un romanzo che parla delle realtà spaventose di adesso, soprattutto se sei nero e vivi negli Stati Uniti. 
Ha vinto la categoria Best of the best su Goodreads per il 2018, e per me è più che meritato.
So che è già uscito il film, e lo vedrò di sicuro, appena i personaggi avranno smesso di avere nella mia mente la faccia che ho dato loro.


Starr Carter frequenta una prestigiosa scuola privata. Ha amiche, gioca a basket, sta con un adorabile fidanzato che stravede per lei. Però Starr è nera, e non vive nel quartiere in cui vivono i suoi compagni. Dove vive lei droga, scontri, gang e povertà sono all'ordine del giorno. Lei ci prova a tenere un equilibrio tra questi due mondi così lontani, ma quando il suo amico Khalid viene ucciso da un poliziotto diventa tutto più difficile. Soprattutto perché lei è la sola testimone, e deve trovare la forza di parlare.

Si legge in un paio di sedute, The hate you give. Non è lunghissimo e ha una di quelle belle scritture semplici che scorrono come acqua fresca. Non ci prova nemmeno a fare il complicato, perché a complicare la faccenda ci pensa il tema trattato. O meglio, ci pensano i temi trattati, perché in una sola storia c'è racchiuso un mondo intero.
Starr è giovanissima, ma ha la durezza tipica di chi non può nemmeno uscire a giocare per strada per non essere massacrato. Da un criminale o da un difensore della legge. Da bambina i suoi le hanno insegnato come comportarsi in presenza delle forze dell'ordine, e la vita nella sua scuola, frequentata in modo quasi esclusivo da bianchi, le ha insegnato come comportarsi per non essere mai additata come 'quella del ghetto'. Parlare bene, con calma, mai essere scalmanate, o arrabbiate, o tristi. 
Ha una famiglia preziosa come l'oro, che la ama calorosamente. Eppure niente può proteggerla dal mondo, e infatti proprio lei, così lontana dalle dinamiche criminali del quartiere, si ritrova ad essere l'unica testimone di un omicidio brutale e ingiustificato. 
Non solo, perché l'omicidio di Khalil è la punta di un iceberg rivoltante: polizia che copre il collega colpevole, media che travisano la verità e la rivoltano a loro piacimento, amici che non comprendono, amici che non si vuole aiutare a comprendere, genitori che vorrebbero proteggerti e subiscono le conseguenze delle tue scelte. Una ragazzina con la sola colpa di essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato ha ora la responsabilità di far arrestare un omicida. 

Non si parla quindi solo di violenza della polizia verso la gente di colore, che è certamente la cosa più importante. Si parla anche di un'adolescente che deve fare chiarezza su chi sia e cosa voglia, su cosa la caratterizza davvero, sulle sue radici e sul suo futuro. Si parla di saper prendere decisioni forti, di capire che a volte bisogna decidere da che parte stare e accettare che si perderà qualcuno inevitabilmente lungo la strada, si parla di imparare a riconoscere il marcio, che spesso fermenta sotto i nostri occhi quando nemmeno ci accorgiamo della sua gravità, e di imparare anche a convivere con i propri rimpianti, perché quello che ci rende quello che siamo è anche il modo in cui reagiamo. Si cerca di far luce su come in molte realtà la criminalità sia la sola scelta possibile per restare vivi, sulla mancanza di prospettive per una marea di persone, sulla fine della speranza.

E si fa in un solo libro, che andrebbe portato nelle scuole, nelle piazze. 
Io lo porto qui.




giovedì 3 gennaio 2019

Fame, Roxane Gay

16:43
L'ultimo libro che ho letto nel 2018 è stato quello che mi ha dato la megamazzata finale, per chiudere in bellezza un anno che definirò solo complicato per non cadere nell'autocommiserazione già al 3 gennaio.
Però è stata una megamazzata di quelle che servono, che aiutano a rimettere bene a fuoco il mondo.


Roxane Gay è una scrittrice americana di 44 anni, nera, bisessuale. Ce le ha tutte per indispettire i buoni protettori della società, eh?
Ah, ne ha anche un'altra, di caratteristica: è obesa.
Questo è il libro in cui questa obesità viene sviscerata, dalle sue origini alle sue conseguenze.

Ce lo chiarisce subito, nelle prime righe, Roxane.
Questo non è un libro a lieto fine. Non è la storia di un miracoloso dimagrimento, non ci sono foto di before and after come vanno tanto di moda sui social delle personal trainer, non c'è un solo passo avanti. Roxane questo corpo qua mica lo vuole, ma è il suo e lo rispetta. E ce lo racconta.

Vorrei che arrivaste alla lettura neutri come ci sono arrivata io, da un lato, perché sto libro mi è passato sopra come un treno e sono ancora un po' frastornata, e così il suo messaggio arriva ancora più forte.
Dall'altro lato, però, non riesco mai a tenere per me le cose che amo molto, quindi eccoci qua.

Solito preambolo personale di cui potrebbe non fregarvi nulla: io sono ciccia. Non sono largamente obesa, sono 'solo' un po' sovrappeso. Sono ben più di dieci anni che combatto contro questa cosa, e siccome sono ancora ciccia direi che la battaglia è ancora ben lontana dall'essere vinta.
Nello scorso anno, però, il mio rapporto con il mio corpo è peggioratissimo. Se prima non mi piaceva ma nemmeno mi faceva piangere la notte, ora la notte, quando la mia insonnia mi tortura, è a quello che penso. Quando vado fuori a cena, quando devo spogliarmi per lavarmi, quando giro per negozi. Non compro vestiti da un anno con l'eccezione di una magnifica felpa che in quanto gigantesca mi nasconde.

Potete immaginare cosa ha fatto in un simile desolante panorama la storia della Gay? Mi ha preso l'anima e l'ha fatta a pezzettini piccoli piccoli, poi ha lanciato sti coriandoli per aria ridendomi anche in faccia.
Roxane Gay con un linguaggio quasi chirurgico non ha paura di niente. O meglio, io sono certa, e lei stessa lo ammette, che dire certe cose nel modo in cui le ha dette le sia costato una fatica indicibile. Ma a noi lettori arriva tutto con una schiettezza disarmante, con l'onestà di chi a queste cose ha pensato a lungo, e le ha vissute nella quotidianità. Le sue frasi sono nette e taglienti, e creano un alone di disagio nel lettore che obeso non è.
Perché il rapporto complicato con il proprio corpo lo comprendiamo tutti. Chi più chi meno, chi in forme e modi diversi, ma sono milioni le persone che non si amano. Dall'altro lato, però, chi non è obeso si trova nella posizione di sentirsi a disagio, leggendo, perché ci sono milioni di cose di cui non ci si rende conto. Non è solo il dover cercare online le foto dei ristoranti per vedere che sedie ci sono, o il dover comprare due biglietti aerei per volta. Più che altro è questione di sguardi della gente, di commenti, di persone che ti amano e cercano di aiutarti ma facendolo fanno ancora più male. Soprattutto, è questione di dignità personale, che viene inesorabilmente distrutta, perché pensando di non valere niente si permette agli altri di fare di noi quello che loro ritengono giusto. Ci si lascia usare, importunare, scrutare. La persona diventa il suo corpo, e il suo corpo diventa tutto quello che conta.
Che importa allora se Roxane è una donna molto intelligente, dal carattere solitario ma piacevole, dalla storia familiare dolcissima, dai valori importanti? Prima di tutto è grassa, e tutti, tutti, tutti, sappiamo che questa è la prima cosa che si ricorda parlando di lei. Tutto è così dolorosamente vero.

Non parlerò dei motivi per cui la Gay è grassa, nè degli altri importantissimi temi che escono nel libro.
Vorrei solo che chiunque di voi abbia anche solo il minimo problema con il proprio corpo questo libro lo leggesse, perché è profondissimo e semplicissimo allo stesso tempo, e perché parla talmente chiaro alla mente di chi non si ama che non può che essere d'aiuto.
Quando lo avete finito, poi, cercate di volervi un po' più bene.
A volte è tutto quello che serve per partire, anche se è la cosa più difficile.


sabato 29 dicembre 2018

Preferiti della Redrumia: 2018!

11:10
In ritardo di qualche anno sul resto dell'internet, ho iniziato da un po' a parlare delle cose che ho preferito durante il mese.
Dicembre, come da tradizione, è il mese in cui si riassumono le cose belle dell'anno, e si tirano un po' le somme.
Il 2018 mi ha messa per bene alla prova. Non è stata un'annata memorabile, per usare un eufemismo e soprattutto nella prima metà dell'anno sono stata preoccupata per la salute della mia testa. Ma è anche stato l'anno in cui io e Erre abbiamo preso la nostra prima casa insieme, quindi tutto il resto credo di poterglielo perdonare, a questo 2018.
Quando le cose vanno malino, però, le passioni vengono un po' accantonare, quindi dandomi un'occhiata indietro ho letto poco, visto poco e ascoltato pochissimissimo.
Proviamo lo stesso a tirare fuori un post sensato.


Libri
Per me è stato l'anno in cui ho conosciuto autori o personaggi famosissimi ma che ancora non avevo esplorato in prima persona: Buzzati, Malaussene, Saramago, la Murgia, Cormoran Strike...
Li ho amati tutti.
Ma è stato Buzzati che in questa annata scarsa mi ha rubato il cuore: custodisco gelosamente il ricordo di un pomeriggio passato in una pasticceria di montagna a leggere Il segreto del Bosco Vecchio, e la poesia che mi ha lasciato scorrere intorno per un po'.
Altra lettura importantissima per me in questo 2018 è un libro che sto finendo proprio adesso: Fame, di Roxane Gay. Avrà di sicuro un post tutto suo con l'anno nuovo, perché è un discreto pugno sul grugno che ti costringe a guardarti allo specchio e a riconoscere ogni tua piccola fragilità, e lo fa con una schiettezza che mette soggezione.

Fumetti
Questa è facilissima: è stato l'anno di Saga.
Saga mi ha preso il cuore e lo ha fatto suo, con un'epopea coloratissima fatta di guerre, fughe, fantasmi e amori grandi. Una storia che grazie ai suoi personaggi meravigliosamente scritti entra nell'anima e non ne esce più. Una delle cose più belle mai lette.

Film
Io ho visto film bellissimi quest anno, e questo non fa altro che dare ancora più risalto al portento del Toro. The Shape of Water è il punto più alto di tutta la sua produzione, una summa di tutto quello che negli anni ci ha offerto, la ciliegina su una torta dolcissima. Amo ogni cosa esca da lui, l'ho sempre fatto perché il suo modo di raccontare mi prende il cuore e lo colpisce lì dove è più sensibile, e ogni sua nuova uscita non fa che confermarlo. Vedergli l'Oscar per la regia in mano è stato emozionante come se a vincerlo fosse stato un mio caro amico. Il suo è per forza il mio film dell'anno.
Insieme a lui, però, altri signori mi hanno emozionato tanto. Tre manifesti a Ebbing, Missouri, è stata una discreta cannonata sui denti che ancora sento se ci penso, Baby Driver e Scott Pilgrim vs The World non hanno fatto altro che ricordarmi perché noi tutti si debba amare da pazzi Edgar Wright e tutto quello che fa, ma è anche stato l'anno in cui ho scoperto che Star Wars mi piace e anche tanto, che ho rivalutato sia la commedia italiana grazie alla fenomenale trilogia di Smetto quando voglio sia Garrone, perché il suo Dogman chi se lo scorda più? E poi sì, ho lasciato tutte le mie lacrime su A star is born, ok? L'abbiamo ammesso tutti quanti.
E l'Horror? Con il progetto Horrornomicon (che è solo all'inizio) mi sono dedicata così tanto all'horror passato che delle uscite nuove so poco e niente, e mi sono pure persa Laugier al cinema, ma tre cosine mi hanno ricordato che chi rimpiange solo i bei vecchi tempi andati non sa cosa si perde: A quiet place è stata una sorprendente esperienza sia di visione sia di serata in sala, Hereditary è la cosa che mi ha fatto più paura da tanto tempo a questa parte e Train to Busan, che ho visto solo quest anno, mi ha commosso come una bambina. Tre meraviglie.

Serie tv
Anche qua, scelta banalissima ma dovuta: The Haunting of Hill House è entrata di forza nell'elenco delle serie tv più belle mai guardate. Flanagan da queste parti godeva già di un certo rispetto, ma così ha proprio preso il suo nome e lo ha lanciato nello spazio, in mezzo ai grandi a cui rivolgo le mie preghierine la sera prima di dormire. Non è solo una serie tv: è un'esperienza talmente pervasiva che le atmosfere che si respirano durante gli episodi ci seguono anche quando smettiamo di guardarla, che con i suoi personaggi splendidi crea quel legame affettuoso che solo certi prodotti di finzione sanno creare. Mi mancano ancora.
Mi sa che me la riguardo.
Non posso però non citare i due altri grandi amori dell'anno: Brooklyn99 e The Exorcist.
Io le risate che mi sono fatta con B99 non me le facevo dai tempi della prima visione di Friends. A me fa spaccare, non so come altro argomentare, ed è esattamente il motivo migliore per guardarla: fa un ridere incredibile. Della serie FOX abbiamo parlato nel post dedicato (che trovate qui) e non c'è altro da aggiungere: è fenomenale e la sua cancellazione è un torto personale che non perdonerò mai.

Cose varie belline
Questo per me è stato l'anno dei Podcast. Giusto qualcuno che vi consiglio in ordine sparso: Veleno se vi piace il true crime italiano, Morgana se amate le storie di donne fuori dal comune e se vi piace la Murgia, The Minimalist Podcast se siete interessati al movimento minimalista, ovviamente, e The Vegan Vanguard se vi volete avvicinare ad uno stile di vita vegano, anche se magari non completamente come la sottoscritta.
Se come me amate l'ASMR e ne avete un bisogno fisiologico per cercare di dormire o almeno per rilassarvi, la mia preferita di quest anno oltre al sempreverde ASMRrooms è stata ASMRbakery. L'insonnia non si guarisce con i rumorini carini, posso garantirlo, ma a me rilassano moltissimo e a volte è davvero una manna dal cielo.
Per la musica non ho fatto una sezione a parte perché come dicevo non ho ascoltato granché, ma la mia regina dell'anno è stata Lady Gaga. Dopo che ho visto il suo documentario su Netflix ho rivalutato un personaggio che non conoscevo molto se non grazie al gossip e ai giudizi sul look (2018 signori). Da allora la amo appassionatamente e la ascolto come se non esistessero altri cantanti. A parte Tracy Chapman, altra new entry nella mia vita e adorata dal primo istante.

Il 2019 si aprirà con Suspiria, quindi mi sento ottimista per tutto il resto.
A tutti voi un augurio per un anno felicissimo!
Mari

mercoledì 12 dicembre 2018

The Exorcist (stagioni 1 e 2)

17:00
Che L'Esorcista sia una mia grande ossessione, penso di averlo detto in lungo e in largo qua su.
C'è un post in cui ne parlo per bene e a lungo, di questo rapporto malato che ho con la storia di Blatty, lo trovate qui.
Prima di decidermi a vedere la serie FOX, cancellata dopo la seconda stagione e che trovate su Amazon Prime, quindi, ci ho messo un po'.
Ma l'ho guardata, e l'attesa ne è valsa la pena.



Post con qualche spoiler 

Non è che si camminasse su acque impegnative. La FOX camminava direttamente su lava ardente, su ghiacciai sottilissimi, su chiodi arrugginiti. Ci si poteva fare un male cane, perché si stava toccando IL film dell'orrore. La storia più spaventosa di sempre, la leggenda, l'icona, l'indimenticato e indimenticabile.
Mamma che sfida. Che rischio. Che danno si rischiava.
Fan con i forconi ardenti, minacce di morte, follia collettiva. Lo avete visto cosa hanno fatto i fan con Star Wars o con il Dottore, quella è una categoria di gente matta.

Che fare, allora, se non un lavoro perfetto?
Un lavoro perfetto, appunto.
La serie ricalca come in una sorta di remake la strada percorsa dall'originale: una ragazza di buona famiglia colpita da un demone, un sacerdote giovane e per qualche motivo in crisi con la sua strada, un sacerdote esperto e cazzutissimo che conosce i demoni più di quanto conosca se stesso, una madre spaventata, un lungo ed estenuante esorcismo.

I nostri due sacerdoti sono il centro, come lo erano nella storia originale, di una vicenda marcia e sporchissima. Incontriamo padre Tomas (lo stupendo Alfonso Herrera a cui già avevo donato cuore ed ormoni nella mia venerata Sense8) pieno di difficoltà con la Chiesa. Ha un'amica speciale che non dovrebbe avere, dubbi sui suoi voti presi per amore della nonna, una parrocchia disastrata, e fa del suo meglio per stare in equilibrio in mezzo a questo caos. Quando Angela Rance, una sua parrocchiana, si rivolge a lui convinta che nella propria casa ci sia un ospite indesiderato, fa di tutto per aiutarla a mantenere la razionalità, ma padre Marcus gli compare in sogno.
Noi credevamo che padre Merrin fosse un duro vero. Era perché non conoscevamo Marcus Keane. Senza nulla togliere a Merrin che entra nelle case e fa tremare le pareti, sia chiaro, ma Marcus...
Un Ben Daniels in stato di grazia con il collo di uno che se ti accarezza ti fa un male cane, giubbetto di pelle, testa rasata e baffo minaccioso, che guarda il demonio negli occhi e lo combatte con la forza di nessun altro, perché lui, a differenza degli altri, ha paura.
Talmente tanta paura e talmente tanta dolorosissima fede che non è che abbia proprio voglia di andare a vedere sta Casey Rance e il suo demonio, ci pensassero da soli.
Però, però, però...
Qualcosa, ogni volta, lo chiama.
Il suo Dio, il suo amore, la sua motivazione, lo spingono ogni volta ad alzare le chiappe e andare a riprendersi quell'anima rubata.
E se Marcus vuole esorcizzarti lo fa, e voglio proprio vedere il diavolo come fa a fermarlo.


Le strizzatine d'occhio al film di Friedkin sono all'inizio delle gradevolissime frecciatine, dei fiocchetti posti a decorazione di qualcosa di già molto bello, ma diventano il centro di tutto più o meno dalla metà della prima stagione fino alla fine. Reagan torna sbattendo giù le porte, e a me solo il suo nome fa tremare le vene. Forse era prevedibile, che Angela fosse lei sotto falso nome, forse ci si poteva arrivare, ma io, accecata dal mio qi troppo basso, non l'avevo visto arrivare e ho finito la serie sotto shock.
La scelta è, semplicemente, questione di gusto: o vi piace che sia così oppure no.
Io l'ho adorato.
La cattiveria degli ultimi episodi della prima stagione è qualcosa di incredibile: la Chiesa messa sottosopra, Pazuzu in tutto il suo splendore che si riprende quello che aveva perso, una famiglia intera ostaggio di una presenza.

Gli episodi della possessione di Casey ricalcano solo in parte quelli della madre di quarant'anni prima: c'è la spider walk, la masturbazione pericolosa, la levitazione...ma è quando Reagan e Pazuzu si rivedono che i cuoricini dei fan innamorati palpitano, perché ad un certo punto torniamo nella cantina in cui tutto è iniziato, e ci emozioniamo tanto. In più, poi, questa volta vediamo cosa succede dentro l'anima di Reagan, come il vero combattimento tra bene e male sia interno ma non per questo meno doloroso.

Una prima stagione emozionantissima e sinceramente paurosa, che in questo riesce ad essere esattamente come il suo predecessore: a me il film non ha fatto paura durante la visione, ma ha permeato di terrore tutto intorno a me dopo, e a lungo.
Ci risiamo, sto di nuovo sotto un treno dalla paura, ma ne è valsa la pena.

La seconda si allontana per bene dalla trama originale: Marcus e Tomas ormai, inseguiti dalla Chiesa perché continuano come niente fosse ad eseguire esorcismi non autorizzati, girano per l'America combattendo demoni. Mai gli era capitato, però, di incontrare una madre che avesse convinto, con follia e farmaci, la propria figlioletta di essere posseduta. Per poco questi non la ammazzano, praticandole un esorcismo non necessario, ma quando riescono a salvarla e portarla via dalla follia materna incontrano qualcosa di ancora peggio.
La piccola Harper viene accompagnata nella casa famiglia gestita da Andy, dove le cose iniziano ad andare male per davvero. Ragazzini improvvisamente violenti, fantasmi, visioni, stormi impazziti...Marcus e Tomas non hanno fatto nemmeno in tempo a rifare le valigie che c'era già da tirar fuori i crocifissi.


Se la prima stagione mi aveva lasciata con occhi a cuoricino e paurella da corse in bagno, non so se posso dire del tutto lo stesso della seconda.

Ci sono due maxi storie che si svolgono insieme: quella della casa famiglia e dei suoi abitanti, che è quella che mi ha emozionato di più, e quella della Chiesa ormai irrimediabilmente corrotta e della lotta maxi tra demoni ed esorcisti. Certo, la Chiesa da sta serie ne esce maluccio, eh. Corruzione totale, Vaticano annientato, e ci mettiamo pure il prete gay, tiè. Tutto sommato, però, me ne è fregato meno di zero, l'ho trovato un passo più lungo della gamba e ha tolto tempo a quelle magnifiche dinamiche familiari che si creavano, invece, nell'altra storia. Andy ha preso con sè diversi ragazzi insieme alla moglie Nicole, morta suicida da poco, e si sta barcamenando nella vita da padre single di adolescenti molto problematici. Gli riesce in modo esemplare, ed è proprio bello da guardare, fino a che non capiamo (anche stavolta io non ci ero arrivata quindi shock sgomento stupore) che una delle bambine in realtà non esiste e allora iniziamo a sospettare che siano volatili senza zucchero.
E lo sono, eccome.
Anche stavolta è l'intero nucleo familiare ad essere colpito dalla possessione. L'amore e la preoccupazione sono tanto opprimenti quanto una presenza esterna e quello che lega questi personaggi è l'amore viscerale delle famiglie per scelta e non per sangue. Un amore nato dalle difficoltà e dalle ferite curate insieme, e quell'amore lì non lo ferma certo un demone.
Quindi sì, ho pianto un casino.
Marcus e Tomas continuano questo percorso che porterà Tomas a diventare un potentissimo esorcista e Marcus a ricercare il contatto con Dio perduto, e insieme a renderli la squadra perfetta.
Hanno fiducia e stima reciproca, e il giusto affetto per avere sempre a cuore l'uno la sicurezza dell'altro. Sono opposti e per questo funzionano: uno impulsivo e inesperto, l'altro polso fermo ed esperienza. Tomas da solo sarebbe morto al primo esorcismo. Marcus da solo non avrebbe mai ripreso ad esercitare, figuriamoci dopo la scomunica. Si supportano e combattono fianco a fianco, e vederli salutarsi alla fine è stato un gran dispiacere.
Di quel 'Tomas' sussurrato alla fine da Marcus, soprattutto dopo la cancellazione della serie, non parliamo. Non mi piacciono i cliffhanger e non darò loro la soddisfazione di vedermi sofferente.
Certo è che avremmo potuto avere ancora molto, e sarebbe stato bellissimo.

Visto che dovevamo salutarci ad ogni costo, però, è stato bello farlo ricordandoci uno dei più grandi bus di sempre.
Per citare il saggio: mi sono cagata sotto.

lunedì 10 dicembre 2018

Gift Guide 2018: Sostenibilità

17:03
La sostenibilità è diventata un tema di moda.
Finalmente.
Siccome per una volta una non abbiamo bisogno di fare i bastian contrari perché è una moda che ci piace e ci piace molto, ecco una piccola lista di regali per far contenti gli amici ecologisti ma soprattutto quelli che ecologisti non sono, nella speranza di convertirli alla consapevolezza che se facciamo tutti qualcosa di buono il bene diventa esponenziale. 


Per chi vuole cominciare


Questo libro è quello che dice di essere: una guida alle cose buone. Ovvero, parla di tutto, ma del tutto buono: sport, moda, cucina, beauty...gli ambiti della vita di tutti ma migliorati, puntando alla sensibilità verso l'ambiente e le persone e aiutando nella ricerca della qualità. Il tutto con informazioni, approfondimenti e interviste, impaginate con quella grafica moderna e minimalista che a me piace da matti, cosa ci facciamo.

Per i curiosi 

Un corso! La vera potenzialità di quel mezzo di distruzione di massa che è il mio amato internet è la diffusione della cultura. Ciò che fino a nemmeno troppo tempo fa era qualcosa di elitario oggi può essere alla portata di tutti con una spesa notevolmente ridotta.
Un esempio di regalo?
Qualche mese pagato su Skillshare, per esempio. Così non si vincola ad un certo argomento, cosa che comunque si potrebbe fare quando si conosce bene il destinatario, ma si fa un pensiero secondo me carinissimo, che non porta sprechi di alcun tipo ma solo conoscenza.

Per chi deve decidersi a rinunciare alle Yankee Candle



La soluzione ai vostri problemi si chiama Cera una bolla (che trovate qui). Si tratta di un negozio che fa della natura il centro, creando candele (di soia!) ma anche profumazioni, piccole creazioni, a volte di recupero, per la casa ma anche saponi e profumi solidi. Il tutto con rispetto per l'ambiente e le materie prime, con un'attenzione al packaging e al design del brand che per me rendono i prodotti davvero unici. Segnalo anche che Cera una bolla ha creato una linea in edizione limitata in collaborazione con Bossy, il sito sulla parità di cui vi parlo sempre, e con loro ha sfornato la linea Feminist: una candela, una tarte per il brucia essenze e una profumazione per la casa, che si possono acquistare in kit o separatamente. Trovo tutto bellissimo e comprerei direttamente lo shop per farlo mio.
(Qui il link al kit Feminist)

Per l'amico davvero davvero ecologista



Una pianta!
Treedom dà la possibilità di donare o piantare per un regalino al pianeta un albero.
In base al proprio budget (o al gusto personale) si sceglie la specie che si preferisce e si regala una felice pianticella all'amico green.
Ma che sia green davvero, perché presentarsi con un regalo 'per terzi' è rischioso e potrebbe risultare sgradito. Ho convinto il mio ragazzo a regalarlo ad un'amica molto molto greenissima, però, di quelle con le Birkenstock per intenderci, ed è sembrato davvero apprezzato. Un pensierino carino e che fa del bene!

Le grandi banalità ma sempre utili

Borraccia per chi come me beve come uno in hangover e finisce per rischiare di produrre plastica per due.
Dischetti struccanti lavabili in magica combo con il sapone 18 in 1 del Dr Bronners, che sono una cannonata separati e micidiali insieme.
Una bici! A volte l'auto è indispensabile, non è piacevole ma dobbiamo scenderci a patti e cercare di fare del nostro meglio per usarla il meno possibile. Siccome le bici non è che costino poco, ci sono mille negozi dell'usato, ritinteggiatela, metteteci fiori di plastica e cestini di vimini, oppure fatela tamarrissima blu e argento, come più si confà al futuro proprietario. Poi via verso infinite scampagnate per giocare ad essere i bambini di Stranger Things.
(Si vede che vivo in paese e la bici la vivo come una cosa rilassante? Mi sa che se vivete a Milano di scampagnate non se ne fanno granchè, ma al pianeta non interessa!)
Abiti di seconda mano, altro grande regalo. Non sembra bellissimo detto così, ma scaricate depop, cercate un bel maglione di cachmere di Max Mara, o la Falabella che la vostra amica tanto desidera ma non può permettersi, o quelle scarpe che avete visto insieme in vetrina e che poi il vostro ragazzo non ha comprato, bigliettino sul valore del vintage e il gioco è fatto.
Il cibo, poi, sostenibilissimo. E si fa sempre un figurone.
Infornate biscotti allo zenzero!

Qualsiasi idea nell'ambito della sostenibilità non è solo benaccetta, questo post è proprio una richiesta: ditemi cosa regalerete voi e quanto il fattore spreco influenza le vostre scelte.
Siamo già a questo livello di consapevolezza o dobbiamo lavorarci tutti quanti un po' di più?

martedì 4 dicembre 2018

Parlarne tra amici, Sally Rooney

16:21
Ormai avrete notato che cerco di scrivere sempre meno recensioni singole e mi dedico a post più strutturati, che funzionano molto meno ma che personalmente preferisco.
Soprattutto, non scrivo quasi più a caldo, ma a me il romanzo del momento ha fatto piuttosto pena quindi post polemico e via, post come se fossimo nel 2012.


La storia è quella di Frances, 21enne piena di sè e di opinioni, e della sua migliore amica/ex ragazza Bobbi. Le due studiano al college e si danno alla poesia, partecipando a serate di spoken words. In una di queste conoscono Nick e Melissa, una coppia più grande e sposata.

Ho una rabbia contro sto coso.
Partendo dal presupposto che io mi metto sempre nella posizione di pensare che il problema sono io e che potrei davvero non avere capito nulla, è davvero questo quello che vuole l'editoria oggi? Romanzi così? Che si spacciano come voci di una generazione e invece sono solo supercazzole?
Perché basta saperlo, uno se oggi vuole pubblicare caccia in piedi una storiella finta provocatoria (fintissima provocatoria), usa la tecnologia perché signora mia oggi i ragazzi parlano solo con quei telefoni lì e si sono persi i rapporti e bam, caso editoriale dell'anno.

Ogni personaggio di questo romanzo è un detestabile coglione. Perdonerete il francese che diventa la mia lingua madre quando sono inviperita.
Frances ha sì l'ingenuità dei primissimi vent'anni (che io ho passato da 5 minuti, me li ricordo), ha sì l'incertezza di chi si sta ancora costruendo, ma quanto se la sente calda?!
Lei e il suo sguardo di infinita superiorità rispetto agli altri, lei e il suo snobismo, il suo comunismo e il suo grande rispetto per i lavori umili, che però è solo enorme ipocrisia, perché lei non vorrebbe mai lavorare, lei è troppo creativa e poetica per lavorare, e ci fa due palle così su quanto lei piaccia al suo capo proprio perché non interessata al posto fisso, per poi farci intenerire con lei che salta i pasti perché è povera in canna e ha solo pane e acqua e il frigo vuoto e il suo amante mosso a compassione le compra la carne.
Io credo che personaggi così spregevoli solo Franzen li abbia mai scritti.
Bobbi, la sua migliore amica, una supercazzolona di quelle provinciali, che si riempie la bocca di discorsi filosofici che sono assurdi e davvero irrealistici dei quali non esisteva un senso nel romanzo e che davvero hanno fatto solo che pena.
Esempio per farvi ridere un po':


La coppia Nick e Melissa, poi, straordinaria. Una coppia di persone senza un briciolo di amor proprio, fondata su tradimenti e mancanze di rispetto ma che, pensa un po', si ama ancora, e resta insieme in nome di questo supposto amore che non vediamo mai, ci viene solo detto a parole.
Ridicolo.

E infine, come se non fosse sufficiente tutto ciò, il romanzo è tanto young perché i suoi personaggi parlano anche attraverso la tecnologia, Vera Nemica delle nostre relazioni.
Come comunicano?
Su Whatsapp? Su Telegram? Messenger?
No.
Per email.
Sipario.

lunedì 3 dicembre 2018

Preferiti della Redrumia: Novembre 2018

17:20
Io, che sono nota (?!) come la blogger più incostante della blogosfera, mi stavo scordando che il mese è finito e che devo fare il post delle cose belle del mese di novembre.
Rimediamo subito.


La cosa più lampante del periodo è che mi sono avvicinata al minimalismo.
Mai e poi mai mi ridurrò ad essere una di quelle persone che possiedono 20 oggetti in tutto e dormono per terra, non sono proprio il tipo. Ma sto passando un periodo di austerity imposta, e imparare a rivalutare il desiderio che ho di comprare compulsivamente è importante e mi aiuta a non farmi pesare troppo il periodo di ristrettezze. Ho conosciuto i Minimalists, Joshua Fields Millburn e Ryan Nicodemus, attraverso il loro podcast. Non fatevi spaventare dal numero di episodi e dalla durata, prendeteli con calma e selezionate magari solo i temi che vi riguardano più da vicino. A me hanno aiutato molto, li trovo molto moderati ma convinti del loro stile di vita, è interessantissimo starli a sentire anche nel caso in cui si decida di non seguire le loro orme ma, come nel mio caso, imparare ad avere un rapporto più sano con gli oggetti e con le spese.
Dall'altro lato, invece, sconsiglio il loro documentario, che sta su Netflix e si chiama Minimalism.
Mi ha dato una sensazione di estremismo che invece in loro non incontro sentendoli parlare nel podcast. Peccato.

Restando in tema di visioni, per me è stato il mese di A Star is Born.
Sì, sono in ritardo.
Sì, ho pianto come un vitello.
Per tutta la visione nella mia testa sottolineavo le cose che non mi piacevano: mi è sembrato che la narrazione dell'amore fosse superficiale, con qualche scena romanticissima tanto per farci sognare un po', e che si vedesse poco e con scene abbozzate qua e là la salita al successo di Allie. Storcevo il naso e nel frattempo le emozioni crescevano, fino a che alla fine ho pianto anche le lacrime che non avevo.

Vorrei anche parlare di serie tv, ma sono a metà di tutto: ho iniziato The Good Place e l'ho trovato carinissimo e leggero. Ho iniziato anche The Exorcist, mi sta piacendo tanto ma ne parliamo quando ho finito la seconda stagione. Ultimo ma non per importanza, il mid season finale di This Is Us.
Non so cosa dire, sto incazzata come un'aquila. Due stagioni e mezza a parlarci di Jack e del buco nero della sua vita, della sua tragedia, del suo senso di colpa. Il tutto per mandare discorsi importanti in vacca con sto finale che mi ha solo inacidita.
La stagione in generale mi piace eh, ma vorrei più Toby e Katy, vorrei più Becca e Jack, ma forse si sono esaurite le cose da dire. Peccato.

Con grande dispiacere non ho letto niente. Mi sono data un po' al fumetto supereroistico (ho dato una chance agli X-Men) ma ho mollato la presa per evidente stupidità (mia, non dei fumetti) e alla fine ho letto solo New York di Will Eisner, che è magnifico.
Un racconto di una città attraverso storie più o meno brevi, che scalda il cuore e profuma di familiarità. Una meraviglia.

Dicembre si prospetta complicato, da molti punti di vista e non solo per il mio rapporto complicato col Natale.
Chissà, forse ci riprovo con gli X-Men...

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