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sabato 18 settembre 2021

Sex Education - stagione 3

16:51

 L'abbiamo aspettata tanto, e come accade sempre in questi casi, me la sono bruciata troppo in fretta.

Signori, parliamo della terza stagione di Sex Education.




La serie parla di un gruppo di adolescenti alle prese con la scoperta della propria sessualità e della vita adulta. In questa stagione li vediamo affrontare alcune novità, una su tutte una nuova preside a scuola, Hope, rigida, bigotta e che introduce una serie di nuove regole volte a rovinare la vita dei nostri giovani preferiti.


La serie si conferma, proprio come l'avremmo previsto, il prodotto delizioso e fresco che era stato per le prime due stagioni, in grado di toccare temi giganti, di estrema attualità, in grado di mettere il focus nei punti giusti, con il dialogo giusto e i personaggi giusti. 

Ora, pare scontato dover fare una premessa. In un mondo ideale i disabili non sono solo disabili, le persone della comunità LGBTQ+ non sono solo tali, le persone nere non sono solo la pelle, la diversità è una caratteristica del mondo punto e basta. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno bene gli autori della serie. Però siamo in un mondo in cui Barbara Palombelli può dire in tv che è giusto chiedersi se le donne ammazzate avessero esasperato i loro compagni, capite bene che una serie tv come questa non è solo importante, è fondamentale. 


Rappresentazione


Parliamo di questo, quindi, per primo. 

Sex Ed è una serie che parla di tutti, a tutti, per tutti. Ci sono sono persone di ogni orientamento, identità, abilità, origini. E non per tutti la loro "diversità" fa parte della storyline. Per qualcuno sì, perché una serie che parla di adolescenti non può lasciare fuori l'elemento della scoperta di sé, ma non è mai la sola cosa che accade. Isaac, il personaggio con una disabilità, è un personaggio facilmente detestabile, arrogante, irrispettoso, che odiamo anche perché siamo dei 15enni che vorrebbero Otis e Maeve insieme. Poi è anche una persona che per muoversi ha bisogno della sedia a rotelle, ma il come e il perché gli sia necessaria non sono rilevanti, e pertanto (se non mi sbaglio) non escono mai nel discorso. Cal, il personaggio non binary, non ha una storia di scoperta di sè, arriva ed è già a posto con sé. Certo, col tempo avrà bisogno di realizzare che il suo percorso con la propria persona non è ancora finito, e questo impedirà lo sviluppo di certe relazioni, ma è corretto anche questo, perché parliamo di un* diciassettenne. Non sarebbe complet* nemmeno se fosse una persona cis. Cal è doppiamente interessante perché non è attivist*, non alza la voce per la sua comunità, non si mette nemmeno in gioco, non vuole nemmeno litigare un pochino. Non c'è bisogno che ogni singola persona appartenente ad una comunità lo sia, e Cal non vuole. Vuole divertirsi, farsi tante canne, fare le gare di corsa, godersela. Accetta di mettersi in gioco un po' di più solo quando la situazione si aggrava al punto da compromettere il suo benessere, ma quello non è più attivismo, è sopravvivenza. 

Viv, la head girl della scuola, è nera. Il suo essere nera è assolutamente rilevante nella sua vicenda, quindi viene trattato di conseguenza. La sua storia in particolare è molto bella perché a noi spettatori grandicelli è chiaro che il suo ruolo ruffiano e che appare detestabile sia invece solo il frutto di una grande necessità: Viv è una persona che deve combattere più degli altri per avere accesso ad un'istruzione di un certo livello, e deve scendere a compromessi. Lo sa, lo ammette, e le persone in torno a lei devono accettarlo, anche se a volte è difficile. 


Violenza


Nella scorsa stagione la tenerissima Aimee è stata vittima di una molestia. La serie, che è intelligente, non se ne è dimenticata, e il tema ritorna, perché la violenza si porta appresso delle conseguenze che durano nel tempo. Aimee, nota in tutta la scuola per la sua passione per il sesso, non riesce più a farsi toccare dal suo ragazzo. 

Quello che le è successo è stato così d'impatto da cambiare profondamente la sua persona, al punto che, come le dice chiaramente Jean durante una sessione della terapia a cui Aimee accetta di sottoporsi, potrebbe non tornare mai più quella di un tempo. Posto che nel cambiamento non c'è nulla di negativo, quello che attraversa Aimee è particolarmente interessante da vedere perché passa in primo luogo dalla conoscenza di sé. Se prima la sua sessualità era libera e spensierata, ora quello che le importa è di conoscersi, amarsi, riconoscersi come individuo anche senza la componente sessuale che prima la caratterizzava. Conoscere il suo corpo di donna, le sue caratteristiche, e le sue diversità la arricchisce, la rende più matura, e anche se questo non cancellerà mai quello che le è successo di sicuro le aprirà molte porte. Non vedo l'ora di vederla nella prossima stagione, le voglio bene come se fosse una sorellina minore e mangerei volentieri uno dei suoi cupcake con le vulve.


Genitori e vita adulta


Jean in questa stagione è strepitosa. Parliamo di una donna di 48 anni che resta involontariamente incinta e che deve portarsi a casa le conseguenze di una gravidanza inaspettata. Una su tutte la violenza ostetrica: in una scena agghiacciante le viene ripetuto, evidenziato, sottolineato fino allo sfinimento che forse una gravidanza a quell'età ce la potevamo anche risparmiare. Quando osa alzare la voce per protestare viene fatta passare per una Karen qualunque che vuole parlare con il tuo manager. Per fortuna il suo è un personaggio fortissimo, pieno di determinazione e consapevolezza (perché lei sì, quel percorso che Aimee sta ancora facendo l'ha già fatto), che si mette in costante discussione. 

Adoro che sia rappresentata finalmente una donna che non ha alcuna voglia di una famiglia tradizionale. Ama suo figlio, è una madre presente e anche spesso opprimente, ma non ha bisogno di un uomo con cui condividere la routine. Sta bene sola, con i suoi spazi e i suoi tempi, non ama la condivisione, non accetta i compromessi. L'ipotesi della famiglia tradizionale la spaventa, non la attrae. E finalmente.


Ma soprattutto, è di Ruby che vorrei parlare. Ruby, la Regina George della serie, in questa stagione è me da piccola e quindi me la porto nel cuore con tutto l'istinto di protezione di cui sono capace. Sfrontata, arrogante, ha costruito un'immagine di sè a protezione di quell'aspetto della propria vita che non può cambiare: la famiglia. Arriva da un contesto che la fa vergognare, e mostrare quello per lei è la forma massima di esposizione. Quando la più grande fragilità che hai arriva dall'ambiente che dovrebbe essere quello di forza, tu lo proteggi nei modi che puoi, spesso creandoti un'immagine che non ti rappresenti, proprio per tenere tutto lontano da lì. Perché tu sei e vuoi essere altro. La mia, di immagine, è crollata crescendo, ma Ruby è più tosta di me. L'ho adorata in questa stagione, lei e il suo strampalato papà.

Altrettanto interessante è il racconto che si fa del rapporto di Maeve con i soldi. Non sono una bella cosa, ne girano molto pochi, ma non si può chiedere aiuto. Anzi, lo si considera offensivo. Questa serie andrebbe mostrata nelle scuole proprio perché insegna come trattare il diverso anche quando il diverso è la bellissima brillante Maeve. Non si dà aiuto non richiesto, non si interviene per altri, non ci si intromette: le persone povere hanno una loro dignità, una capacità decisionale, una testa propria. Grazie dell'aiuto, ci pensiamo da soli. Anche perché quello che la serie fa è mostrare quante palate in faccia si prendano da chi l'aiuto lo deve, ovvero la società, qui nella figura della preside. Lo dice con autorevolezza, Maeve, si impone, si arrabbia, si incaponisce, e accetta aiuto solo quando è pronta ad aprirsi ad esso, non prima e non dopo. Questo è sacrosanto e non se ne parla mai abbastanza: l'aiuto non richiesto è carità, e quella non fa bene a nessuno.


Io voglio a Sex Education un bene grande, perché non è inclusiva, si include solo se si pensa di avere l'autorità di "introdurre" qualcuno in un mondo che si percepisce come proprio: Sex Ed è di tutt*, per tutt*. 



venerdì 10 settembre 2021

Le ultime due live e buoni propositi settembrini

13:57

Sono tornata dalle ferie. 

Mi prendo un attimo per assimilare questa triste consapevolezza. 


Non solo sono tornata dalle ferie, è anche settembre, la qual cosa mi distrugge perché prima di tutto rappresenta la fine della sola stagione che valga la pena di essere vissuta, ovvero l'💚estate💚, e poi anche perché di solito settembre è il mese in cui si cade nella trappola dei buoni propositi. I miei sono uguali più o meno da quindici anni: risparmiare, perdere peso, prendermi cura di me stessa, essere più gentile con le persone, essere più produttiva...


Quest anno cercherò di essere un pochino più gentile almeno con me stessa per evitare di soffocare nelle mie stesse aspettative come faccio sempre, ma almeno per la Redrumia e tutto il RedrumiaVerse ho dei progetti. 

Prima di tutto entro fine settembre devo finire il libro numero 4. L'ho trascurato tanto, è ora di spolverarlo e gettarlo tra le infernali fiamme che rispondono al nome di Jeff Bezos. Dopo di lui mi prenderò una pausa dalla scrittura, perché scrivo solo quando mi arriva un'idea, e non me ne arriva una da mesi. Aspetterò la prossima senza forzarla, e nel frattempo mi dedico ad altro.

"Altro" significa un progetto in partenza ad ottobre. Ci aggiorniamo presto su questo, non vedo l'ora. E sì, il motivo per cui non me la sto facendo sotto è che non sarà un progetto per me sola e quindi sono tranquilla, siamo in buone mani.

In più prosegue il progetto delle live di Twitch. In fondo al post poi troverete le ultime due, che secondo me dovreste davvero guardare perché sono state divertentissime. Mi sta piacendo tanto, sogno di vederlo crescere perché mi diverte e trovo il confronto il modo migliore per parlare di cinema. Qui di fianco ci sono i link se voleste iscrivervi, per farmi realizzare finalmente il mio sogno di licenziarmi. Scherzo, mi limiterò a bere un prosecco per ogni nuovo iscritto dopo questo post. Volete regalare un'ubriacatura alla Redrumia? Iscrivetevi numerosi! (Scherzo ancora, basterebbero 3 iscritti, 4 per un'ubriacatura proprio intensa, non reggo più niente.)

Per quanto riguarda il blog: devo tornare a scrivere più spesso. La promessa che faccio a me stessa e al mio bloggettino è di provare a tornare con un post a settimana. Torneranno gli Horrornomicon, soprattutto, perché di film singoli ultimamente mi piace parlare su Instagram, nelle IGTV. Le guardate? Sono quei video in cui con la mia bella divisa del supermercato guido parlandovi di film. Mi aiuta molto perché se sto registrando non posso insultare gli altri automobilisti. 


Vediamo se a trattare me stessa con gentilezza riesco davvero, qualche proposito, a portarmelo a casa. Nel dubbio, continuo a comprare cancelleria e agende e post it per sembrare la persona organizzatissima che proprio non sono. 


Ma passiamo alle cose serie davvero: le ultime due live!


Promising Young Woman



Nocturne




mercoledì 25 agosto 2021

RedrumiaTwitch: Il Signore del Male

11:22
Giuro che poi arrivano anche i post normali, eh, sto solo imparando come gestire le cose in modo organizzato da brava personcina matura che aggiorna sempre l'agenda e le to do list come su Pinterest. 
Oggi, però, dobbiamo parlare del fatto che in soli due mesi di live sono riuscita a completare ("sono riuscita" come se avessi io un qualche merito a riguardo) la Trilogia dell'Apocalisse. Una soddisfazione e un senso di completezza degno della personcina matura che aggiorna l'agenda di cui sopra. 

Ormai pare evidente che siamo tutti uniti da un solo credo, una sola religione, un solo padreterno: John Carpenter, classe 1948, capello imponente, un certo discreto gusto musicale e una strafottenza ad oggi insuperata.

Insieme a Obsidian abbiamo parlato di come Egli sia riuscito a farci paura vera parlando di un satanasso chiuso in un cilindro di vetro (ma chiuso dall'interno) con le sembianze dello slime verde che i vostri bambini oggi replicano a casa seguendo i tutorial dei Me Contro Te. 

Buona visione!




lunedì 23 agosto 2021

RedrumiaTwitch: La Cosa

16:10

Con un ritardo che farebbe ridere se non facesse piangere, mi sono ricordata della promessa che avevo fatto a me stessa: condividere anche qui le live ogni volta che escono su Youtube!

Ci ho messo 10 giorni per tenerlo a mente, ma ci siamo. Qui sotto trovate la live di giovedì 12 luglio, insieme a Cassidy de La Bara Volante per parlare del film quello lì grosso gigante immenso di Carpenter.


Buona visione!




giovedì 12 agosto 2021

Il post in cui trovate tutte le live pubblicate finora!

09:00

 Non sono molto brava a vendermi, questo ormai era chiaro. 

Una cosa che non avevo mai pensato di fare, però, e che invece da oggi farò tutte le settimane religiosamente, è condividere anche sul bloggettino mio adorato le live che, in base al volere dell'ospite, saranno pubblicate su Youtube.


Quindi, qui di seguito, le chiacchierate che ci sono state finora. Grazie ancora a tutte le persone che hanno accettato di partecipare!



IT CAP. 1 E CAP. 2 CON MARTINA


IL SEME DELLA FOLLIA CON MICHELE


HEREDITARY CON INSIDE JOKE PODCAST


IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI CON SAURO


SUSPIRIA CON ALFONSO


A CLASSIC HORROR STORY CON LUCA


MIDSOMMAR CON KARA




Spero piaceranno a voi anche solo la metà di quanto è piaciuto a me farle. Giuro che da questa settimana sarò più regolare nel condividerle anche qua. Come ogni volta che parlo del canale Twitch, ricordo a chiunque legga che ogni ospite è benvenuto, e che se vi facesse piacere partecipare a queste chiacchiere informalissime e un po' caciarone come la streamer io non solo ne sarei felice, ma anche molto onorata! 

Stasera parliamo de La Cosa, non so se mi spiego. Il link è qui di fianco!

martedì 10 agosto 2021

Notte Horror 2021: Re-Animator

23:00

 Passano gli anni nella blogosfera, qualcuno smette, qualcuno si prende una pausa, qualcuno passa ad altre piattaforme, qualcuno rimane. Una cosa, però, è incrollabile, una certezza granitica che ci ricorda che una sola cosa unisce e unirà per sempre gli animi dei cavalieri jedi che popolano l'internet: la Notte Horror. 

È arrivato il mio turno anche quest'anno, e come al solito in fondo al post troverete il bannerone con le altre partecipazioni. Io quest'anno mi sono buttata su Stuart Gordon, personaggio che su questo blog abbiamo sempre trattato troppo poco, ma che mi sembrava giusto omaggiare dato che lo scorso anno ci ha salutati.




Quest'anno più Lovecraftiana del solito, pare, perché la storia del film è tratta dal racconto del Nostro. Herbert West è un talentuoso studente di medicina che sta lavorando su modi per riportare in vita i defunti. Quando arriva alla Miskatonic University prende una stanza nella casa di un collega del college, Dan. Quando Dan e Megan, la sua fidanzata, scoprono di cosa si occupa Herbert, le cose non si mettono bene.


Quest'anno mi sono sottoposta a visioni (non fraintendetemi, amatissime) seriose, impegnative, piene di messaggi sociali, lente. Ormai è chiaro che quello è il cinema che preferisco. Però uno Stuart Gordon me lo meritavo. Re-Animator è un film che rientra con tutte le scarpe nel luogo comune (felicissimo) sul cinema degli anni '80. Sporco, pieno di frattaglie, scene ripugnanti, occhi spappolati, viscere mangiucchiate, morti viventi, donne nude. 


Il film si apre con un primo tentativo di Herbert di far fruttare le sue ricerche: il suo primo professore è mancato e lui può riportarlo in vita. Non funziona benissimo, per usare un eufemismo, e il nostro viene spedito nella mitologica università creata da HP. Ci mettiamo molto poco ad inquadrare che tipo sia West, splendidamente interpretato da Jeffrey Combs: una persona sicuramente brillante, ma altrettanto arrogante, così sicuro di sé da rendersi insostenibile. Ignora qualsiasi norma base di comportamento civile, si pone così al di sopra di chiunque altro da essere persino poco furbo e finisce per inimicarsi quello che sarà il suo professore. Si prende spazi nel mondo che non sono ancora suoi, impone la sua presenza anche laddove non è desiderata, si arroga il diritto di comprare le persone con il denaro per avere quello che gli serve. Di lui non sappiamo altro: non ha una vita al di fuori di quella da ricercatore, non ha amici, non ha relazioni: la sua vita è completamente spesa per il suo obiettivo. 

Tale e tanta è la sua motivazione da riuscire a coinvolgere anche Dan, il suo nuovo coinquilino. Dan, al contrario, è una persona molto equilibrata: studente brillante, con relazioni sane, una vita che vada oltre la scuola ma che ha comunque chiari i suoi obiettivi. Ed è proprio sul suo essere, in effetti, un ottimo studente che fa leva Herbert per attirare il suo interesse. Dan non è uno scienziato pazzo, ma l'enormità delle scoperte del suo nuovo collega non può che intrigarlo. E così la scienza finisce per divorare anche lui e la sua lucidità. Per tutto il film Barbara Crampton (la regina delle scream queens? la regina.), che interpreta Megan, sta col ditino alzato cercando di mettere in evidenza giusto quelle due problematicità che si sollevano quando le persone non hanno guardato né letto Pet Sematary, ma loro niente, inesorabili. Il film almeno la Crampton l'ha lanciata nell'unico olimpo che conta, quello dell'orrore, però in questo film la sua Megan è sottoposta ad ogni genere di cattiveria: non viene presa sul serio, viene sottovalutata, è oggetto di attenzioni indesiderate, viene violentata, muore piuttosto male. Niente di nuovo all'orizzonte, insomma. Ma se non altro lei è l'unica che ha sentito la puzza di qualcosa di marcio provenire da Herbert immediatamente.


Poi, insomma, accade l'inevitabile: la situazione sfugge di mano. Se già con la rianimazione del gatto un po' di sangue lo avevamo visto, il film scivola verso l'atteso finale: il mare di sangue. Ci si arriva con un ritmo perfetto, in un film rapido ed entusiasmante, che sa non scivolare nell'eccesso e che sapeva esattamente che cosa il suo pubblico voleva. E che è stato così gentile da servirglielo su un piatto d'argento. 


Più di 35 anni dopo, Re-Animator si fa ancora volere così bene. Gordon ha preso del materiale di partenza che sta nella storia, per poi farci tutto quello che gli pareva. Siamo lontani dal modo in cui Carpenter ha omaggiato il Maestro una decina di anni dopo, per intenti e modalità, e va bene così. La serie B ce la meritiamo. 




mercoledì 4 agosto 2021

Quattro horror al femminile

11:08
Luglio mese bello intenso per le visioni. Non solo le cose che ho riguardato con piacere per le live di Twitch (grazie ad ospiti che hanno scelto titoloni), ma anche le nuove uscite Netflix, e infine le cose che mi sono scelta da sola. 
Siccome sono stata molto poco brava con la Redrumia in questi mesi, è ora di riprendere a scriverci su in un modo sensato, più spesso, trattandola come merita. 
Oggi, quindi, parliamo di quattro Signori Film tutti al femminile.



Ho guardato Revenge dopo avere visto A classic horror story, per Matilda Lutz. Direi che ormai possiamo ufficializzarlo: è la scream queen nostrana. Questo è un rape revenge piuttosto classico nella struttura (donna violentata che gli stupratori credono morta ma che invece non solo non lo è ma è pure incazzata nera) ma con tanti elementi di grande interesse. 
Per cominciare la protagonista ci è ritratta in modo molto frivolo: è l'amante di un milionario, i suoi outfit e le sue scelte in quanto ad accessori sono molto pop e ingombranti, è una donna che ama divertirsi e sedurre. Di lei non sappiamo nulla di altro, perché il film è molto silenzioso, non perde tempo nel raccontarci background tutto sommato molto poco utili alla vicenda. Quando le succede qualcosa di tremendo, però, tira fuori tutta una serie di grandi risorse, ed è perfettamente in grado di vendicarsi da sola. L'altro elemento interessante sta qua: Jen non si vendica solo perché ha subito una violenza e un tentato omicidio. Questo è un film di caccia, perché gli uomini sono intenzionati a farla fuori sul serio, per risparmiarsi anni di galera, e lei di morire non ne ha proprio voglia, quindi ammazza principalmente per sopravvivere. Un bel film di avventura, in mezzo ad un ambiente ostile, con il peyote, i fucili, un look alla Lara Croft che stava nascosto sotto il crop top rosa e una goduriosissima vendetta ai danni dei ripugnanti viscidi che si sono sentiti legittimati nella loro violenza solo in virtù della libertà della loro vittima. Bel film.




Horror indonesiano di grande impatto sulla vicenda di due amiche che partono verso un piccolo villaggio lontano dalla società per conoscere le origini di una delle due. 
Impetigore mi ha colpito perché è lontano anni luce dalle visioni a cui sono solita, eppure è uno dei film che più di recente mi ha colpito per la grande normalità dei dialoghi. Le due amiche hanno un rapporto molto tenero e sincero, e le loro conversazioni sono incredibilmente lontane dalla forzatura che spesso si trova nella scrittura cinematografica. Sono simpatiche, si divertono, si vogliono genuinamente bene, e sono nella cacca fino al collo, perché Impetigore è tutto sommato il canonico film con i bifolchi, in cui due creature di città si allontanano dal suolo conosciuto e tu spettatore tremi già perché sai quanto male può finire. 
Componente molto interessante è quindi quella del folklore locale, della superstizione, delle leggende, delle maledizioni, che è sempre un tema che mi piace vedere e che anche qui, inserito in un contesto che percepivo come così distante, è la prova che davvero tutto il mondo è paese. Notevolissimo il finale da brividini freddi.




Ancora rape and revenge perché sto preparando un Horrornomicon sul tema, sempre perché non mi voglio poi così bene. American Mary è il debutto delle Soska Sisters, e che debutto. La talentuosa aspirate chirurga Mary viene violentata dai borghesissimi pulitissimi professionalissimi medici che la stanno formando. Peccato che la nostra, ormai vicina ad ambienti apparentemente loschi e poco raccomandabili, abbia già tutti gli strumenti per vendicarsi a dovere. Mary è fredda e lucida come i bisturi che tiene in mano, e ci regala un rape revenge con un twist in più: la violenza che subisce non le fa solo venire voglia di vendicarsi, ma le rivoluziona la vita. Il percorso che si era scelta e per cui si era tanto sacrificata si è rivelato infido e pieno di traditori, e le si apre tutta una nuova strada, fatta di personaggi indimenticabili che sono ritratti sempre senza giudizio. Ci sono donne e uomini del mondo della body modification che sia le registe sia la protagonista incontrano senza che venga posato su loro alcun tipo di sguardo giudicante. In queste persone Mary trova sostegno, aiuto, affetto. La famiglia lontana da casa. Un film notevolissimo, che non eccede mai nell'estremo ma che tiene insieme tutte le sue componenti con grande maestria. Ed è un debutto! Che filmone.




Territorio completamente diverso quello di Saint Maud. La storia, che ormai conoscerete tutti perché di lui si è fatto un gran parlare quest'anno, è quella di una giovane donna che si occupa di assistenza domiciliare e che si trova ad occuparsi di una paziente terminale dalla vita spericolata. Spericolata almeno secondo gli standard di Maud, fervente cattolica che, a differenza di Mary del film di prima, non si fa alcun problema nel giudicare le scelte altrui. Lo fa anzi con una veemenza che fa sospettare che in lei ci sia qualcosa che non va. Il film è di un'eleganza senza pari, sceglie di non dare risposte nette e solo di raccontare la discesa verso la perdita di sé senza chiedersi che cosa la causi. Maud potrebbe avere problemi di salute mentale, potrebbe essere posseduta da un demonio o dal dio che tanto venera, o essere solo esagerata nella sua fede. Di sicuro sembra non avere alcun contatto con la realtà, e la perdita di questo contatto, appunto, ci è mostrata in un film lento ma non per questo meno sinistro, che non usa facilonerie che spaventerebbero di più ma toglierebbero forse fascino. La perdita di aggancio al mondo di Maud sta negli sguardi persi, nelle parole pronunciate troppo lentamente, nei gesti ripetitivi e frettolosi, nel mondo normale che le si muove intorno e che lei non riesce ad artigliare, nella sua vocina acuta e nei suoi abiti frugali, nel suo costante punirsi. Su di me, che sono così inquietata dal cattolicesimo, ha fatto grande presa, ma è a prescindere dalla mia sensibilità, un film notevolissimo. 


Che bel mese, questo luglio. Come sempre l'estate e l'horror vanno a braccetto come una coppia di anziani maritati, e infatti io sono innamorata di entrambi, come quando vedo la suddetta coppia di anziani in giro e mi viene da piangere.

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