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mercoledì 24 agosto 2022

Redrumia summer compilation

18:52

 Io lo so che questa pausa non l'avevo annunciata, ma nemmeno sapevo che avrei preso una pausa dal blog. Sono semplicemente stata inglobata da un'estate caotica e con molte più ore di lavoro di quante avrei desiderato farne. Quindi adesso mi ricompongo, tolgo le ragnatele da questo posto e parliamo di tutte le cose (che sono poche per i motivi di cui sopra) che ho fatto, guardato e ascoltato in questa frenetica estate.


il solo mare che ho visto quest'anno e se sentite vibrazioni nella Forza sono io che bestemmio per questo

PODCAST

Quest'estate sono stata una di quelle persone che ha fatto calare gli ascolti dei podcast, e me ne vergogno molto perché io non mollo mai l'abitudine di avere persone che parlano nelle mie orecchie h24. 
Avevo parecchie playlist da creare e ho finito per ascoltare molta più musica del mio solito.
Oltre ai nuovi episodi dei miei grandi classici, quindi, ho solo due podcast nuovo che ho ascoltato e che voglio segnalare.
Il primo è Così si fa l'Italia, un percorso che attraversa la storia del nostro Paese dal referendum del '46 fino alla storia più recente. Secondo me è fondamentale ascoltarlo proprio oggi, alle porte delle elezioni, perché quello che siamo arriva da quello che abbiamo vissuto. Poi un giorno la scuola imparerà quanto è fondamentale insegnare la storia recente, ma fino a quel momento abbiamo i podcast. Sempre siano lodati.
È un esclusiva Spotify a cura di Lorenzo Pregliasco e Lorenzo Baravalle.
Il secondo podcast è La bomba, a cura del Post. Per questo ci vuole un trigger warning grande come l'Internet intero: parla di abusi su minori nel mondo della Chiesa Cattolica. È rispettosissimo delle vittime e dà loro voce direttamente e sebbene sia la cosa giusta da fare è anche giusto dire che è difficile da ascoltare e se per qualche ragione la cosa vi turba prestate attenzione. Il punto del podcast non è solo parlare del problema, ma piuttosto capire come sia possibile che in Italia questa faccenda non sia lo scandalo che dovrebbe. Perché tutti sappiamo eppure non cambia nulla? Perché questa verità è costantemente sotto gli occhi di tutti eppure nessuno tutela i bambini? Se penso a tutti gli anni in cui ho trascorso letteralmente tutte le mie giornate in oratorio mi viene la pelle d'oca. Sono solo stata molto fortunata. Ed è ora che si faccia qualcosa perché quelle come me siano la norma e non le fortunate.

LIBRI

Presente che tutte le persone del mondo in estate leggono di più, tutte le rubriche sulle riviste e sui social di consigli di lettura, le liste e le classifiche?
Non la vostra amica qui presente, nossignore. Lei ha letto pochissimo e pure male.
Ho letto un Lansdale e un Atwood che non mi hanno colpita particolarmente nonostante gli autori, un romanzetto d'amore (One true loves) per uscire dal blocco del lettore, che ho sì divorato in poco tempo ma che altrettanto poco mi ha lasciato. Io lo so che con le storie rosa finisco sempre così, non lo so proprio perché sporadicamente torno qui quando so benissimo che per il blocco del lettore la mia soluzione è sempre la saga di Malaussène, non lo so proprio. Mi sono fatta infinocchiare perché parlava della perdita dell'amato che è una delle cose su cui proprio io mi lascio andare ai pianti peggiori (sì, è ovvio che è tutta colpa di Moulin Rouge!), e invece non mi ha nemmeno fatto piangere.
Sto però leggendo adesso L'ospite di Sarah Waters, un gotico che avevo iniziato un milione di anni fa e poi abbandonato quando il mio primo lettore ebook aveva abbandonato me. Al momento sono molto coinvolta, vi faccio sapere.

FILM

Ho smesso di guardare i film come intrattenimento più o meno quando ho aperto il blog, perché mi prendono troppo perché io possa usarli come diversivo e sebbene mi manchi un pochino la sensazione di "staccare il cervello", sono sempre così intrigata che a questa, di sensazione, non rinuncerei mai. Questo però significa che quando sono molto presa e con la testa altrove finisce che di film ne vedo ben pochi.
Quelli di quest'estate li trovate riassunti su instagram, qua mi limito a esprimere di nuovo tutto l'amore possibile per Nope, il nuovo magnifico film di Jordan Peele, che ancora oggi a distanza dalla visione occupa i miei pensieri. Non lo saprei dire se la considero la sua cosa migliore, perché questo ad ogni film che fa pare voglia schiaffeggiarci con il suo talento. Però questo modo che ha avuto di associare l'esistenza intera all'essere visti mi ha proprio toccato dentro, e continuo a pensare a quanto io stessa viva la mia vita con il pensiero fisso sullo sguardo altrui: lo rifuggo costantemente, eppure cerco di essere in ogni istante pronta alla sua analisi spietata, non ne sono mai libera anche se scappo costantemente. E poi mi accorgo di essere sempre più attenta al mio, di sguardo, sul mondo dell'intrattenimento ma anche sul mondo reale, e mi spaventa un po' non averci mai prestato così tanta attenzione prima.
Bravo, bravo, immenso, Jordan Peele.

SERIE TV

Ci ho pensato a lungo, sul fatto di scrivere o meno un post su quella che è indiscutibilmente la mia serie dell'anno, The Sandman. Ci sono milioni di cose su cui posso accettare di essere banale o di riportare l'attenzione sulle cose di cui già parlano tutti, ma l'impatto di Neil Gaiman sulla mia vita è stato così forte che di parlare di lui ho paura. 
Provo a farlo molto brevemente, per convincere almeno una persona che ancora non l'abbia fatto a vedere la serie. Il fumetto è un mastodontico capolavoro punto e basta. Non solo storia del fumetto, ma storia delle narrazioni tutte. L'epopea di Morfeo e dei suoi fratelli è lo standard che applico a tutte le altre cose di cui fruisco, il punto di riferimento per stabilire se qualcosa sia o meno nelle mie corde, perché le mie corde in Sandman cominciano e da Sandman si estendono. 
Mi interessava principalmente che la serie fosse fedele all'atmosfera, perché non sono (più, sigh, lo sono stata e non ne sono fiera) una di quelle che usa la fedeltà all'opera originale come metro di giudizio. 
Volevo che la serie fosse oscura e magica, misteriosa e grigia, bella per gli occhi e calda per il cuore.
Lo è.
E del resto se l'è adattata da solo, Neil Gaiman, e non c'erano dubbi: era roba sua e roba sua è rimasta, e la roba sua è magnifica.
Parla di cosa significhi essere, di cosa ci determina per quello che siamo, del ruolo che scegliamo di continuare a rivestire nel mondo o da cui proviamo ad allontanarci, per diventare quello che sentiamo esserci più autenticamente vicino. E lo fa parlando di personaggi imprigionati in un ruolo da cui dipendono le sorti del mondo, e così facendo ci ricorda che noi siamo nulla, che da noi non dipende nulla se non quello che decidiamo di lasciare di noi nel mondo. E che quindi tanto vale esserlo come lo vogliamo.
È poesia, Sandman, e la serie lo sa e ce lo ricorda benissimo.
Non vedo l'ora di vedere i prossimi volumi sullo schermo.
Se non arriviamo a Vite Brevi ve lo buco, sto Netflix.

The Sandman a parte, sono in preda a un furioso rewatch di Modern Family, perché sono agitatissima in questi giorni e mi serve il mio comfort, che di solito sono MF, Brooklyn99, The Office. Friends se proprio mi serve un amarcord. Quest'estate mi andavano i ricconi incapaci di parlare delle proprie emozioni e costantemente riportati sulla terra dalle persone che gli vivono intorno. 
Se Gloria non è il vostro personaggio preferito non siamo più amici.

Nelle mie maratone trash da ora di pranzo invece mi sono vista la terza stagione di The Home Edit, perché le case sono sempre una grande passione della vostra, Uncoupled, che mi ha fatto schifo e infatti ho visto che è di Darren Star e ho capito perché mi ha fatto schifo, e infine Uno di noi sta mentendo, ennesima serie thriller con adolescenti vivi e uno morto. Sono tutte uguali, da Pretty Little Liars in poi, e onestamente a me sta bene così. Questa è meno trash di quanto l'avrei voluta, ma fa una cosa buona: mostra una relazione tossica dal punto di vista della ragazza che la sta vivendo. Nelle prime scene è magnifica, una storia d'amore da videoclip. Poi qualcosa comincia a puzzare di anomalo. Poi è sempre più palese, e infine il fidanzato d'oro non è d'oro proprio per niente, e quello che sembrava romantico è solo manipolatorio. Mi piace che cose così siano sempre più nelle serie per i giovani. Poi naturalmente parliamo di un prodotto figlio di Pretty Little Liars. Sono tutte uguali, ma in fondo va bene così, è quello che cerco quando metto su una cosa di questo tipo.

TRUE CRIME

La vostra amichevole Leosini della mutua anche in questa estate non si è trattenuta dal guardare prodotti in cui si parla di omicidi. Buona parte della cena del mio addio al nubilato è stata una sequela di teorie sui casi di cronaca italiana più famosi, che vi riassumerei con: Franzoni innocente, Stasi colpevole come Caino, opinioni contrastanti sulla famiglia Misseri. 
Quest'estate ho guardato Ho ucciso mio padre, miniserie di Netflix su un ragazzo di 17 anni che ha ammazzato il padre. La serie non ha particolari guizzi creativi, come non lo ha quasi nessuno dei prodotti di questo tipo, ma è agghiacciante. Parla di come la società sia sempre colpevole in casi come questo: il protagonista è un giovane completamente abbandonato dal mondo, con una storia shockante alle spalle che non rivelo perché è interessante vederla svelarsi sullo schermo ma che è la prova provata che la violenza genera violenza, che le situazioni di disagio profondo sono sempre colpa di un mondo che si gira dall'altra parte e non osserva il prossimo.
Le situazioni di profondo disagio, sia esso economico, sociale, o entrambe, sono dimenticate da dio, e le persone che le vivono sono invisibili. E quando accade loro quello che accade a questo ragazzo, non può finire bene. Il documentario si chiude su una nota dolce, perché il giovane ha avuto l'immensa fortuna di trovare qualcuno che conosceva bene l'invisibilità degli ultimi e che lo ha aiutato. Giusto per dirci, ancora una volta, che la società nel suo complesso fa schifo, è una mostruosità aberrante, ma che se ancora come specie non ci siamo estinti è per la bontà del singolo. Motivo per cui se quel singolo non siamo noi è bene ricordarci che facciamo schifo tanto quanto il resto.
Una storia devastante di abbandono e violenza, ma che è importante raccontare.

IRL

Quest'estate c'è stata una cosa che mai avrei creduto di poter dire: la mia prima presentazione di un libro! Una deliziosa bibliotecaria della mia zona ha letto Una storia vera successa altrove e le è piaciuto, quindi ha pensato di invitarmi in biblio da lei per parlarne un po'. La mia amica Martina (la Martina Malcontenta che trovate nell'header) mi ha fatto da moderatrice, così che io potessi sentirmi un pochino più a mio agio e alla fine è stata un'esperienza buffa! Non sono solita parlare delle cose che faccio perché ho sempre molta vergogna, però avevo intorno la mia decennale rete di supporto e le cose sono andate bene. Così bene che nel frattempo ho finito il libro numero 4! Così, presa dall'entusiasmo del momento. Appena Martina ha finito di editarlo ne riparliamo.
Quest'estate, poi, ho visto Paolo Nutini dal vivo, che può sembrare solo una notizia di un concerto come un altro, ma se lo ascoltate sapete che sto tossico demmerda da 7 anni che era sparito nel nulla. Pensavamo fosse morto, c'erano account twitter dedicati agli avvistamenti perché davvero non si sapeva che fine avesse fatto.  E invece, dal nulla, boom, tour in Italia. È stato un sogno, lui è di una bravura che fa piangere. E ha fatto Iron Sky, quindi siamo a posto.
Tutto il resto della mia estate è stato concentrato in frenetici preparativi per il matrimonio. Abbiamo deciso di fare tante cose in casa, perché sono una maledetta control freak che vuole fare tutto da sola quindi sono tre mesi che spendo ogni secondo del mio tempo libero a ritagliare con la taglierina, fare grafiche su canva, plastificare cartoncini, bucare fogli, stampare cartelli, creare playlist su Spotify. Senza tutto il tempo speso su Etsy, le camminate sulle scarpe nuove per spaccarle, la pianificazione della vacanza che faremo la settimana dopo in attesa della luna di miele e le ore passate a fissare due rossetti perché non so decidere un cazzo mai.
Sono davvero first world problems, vero?

Ci risentiamo a settembre, quando ripartirà tutto: le live, il podcast, il progetto sulla storia (anche se ridimensionato). È ora di riprendere in mano l'agenda.

martedì 26 aprile 2022

Preferiti di aprile

17:10
Siamo tutti d'accordo che aprile è un mese inutile e sconfortante?
Non fa ancora caldo vero, piove sempre, siamo stanchi morti come se avessero picchiato dei bulletti, le persone con lavori normali fanno i ponti e noi cassieri siamo seduti a guardarli comprarsi il pane e i salami per la partenza.
La cosa bella delle cose brutte, però, è che finiscono, e noi possiamo finalmente iniziare a respirare l'inizio della sola stagione in cui si può essere davvero felici: l'estate.

Mi sono però consolata con un sacco di cose carine, parliamone insieme.





Podcast

In questo mese non ho fatto scoperte particolarmente degne di nota, con la sola eccezione di Bear Brook, uno dei podcast true crime più famosi del mondo a cui io ovviamente sono arrivata in ritardo, come mio solito. Racconta dei Bear Brook Murders, rimasti irrisolti per decenni poiché non si era in grado di identificare i corpi delle vittime. Il podcast è un lavoro assolutamente brillante non solo nella ricostruzione, ma anche nel raccontare le tecniche utilizzate per poter arrivare ad una risoluzione del caso, innovative e che si sono rivelate fondamentali per la risoluzione di casi successivi. Allo stesso tempo, è un racconto molto forte su cosa siano le relazioni tossiche, sul modo in cui alcuni uomini bruciano la rete sociale delle donne con cui stanno e le rendono, letteralmente, invisibili.
Molto commovente.


Libri

Il mio libro del mese è stato indiscutibilmente Civitas Dei, di Vincenzo Disalvio. Ne ho parlato un po' su Instagram, e adesso che l'ho finito è giunto il momento di parlarne con un po' più di calma. Parla di Alberto, un giornalista romano che decide di indagare sulla scomparsa di un sacerdote dal piccolo borgo di Civita, in Puglia. Sul luogo lo ospita Barbara, medico del paesello. Io davvero preferirei non dire più di così sulla trama, vi basti sapere che essendo un romanzo dell'orrore non è che Alberto arriva e trova la serenità, ecco, non lo definirei il suo viaggio mangia, prega, ama. 
È un romanzo che ho amato molto. È ambientato nel profondo Sud, negli anni 50 (ma se ricordo male il decennio l'autore mi correggerà). È un testo dalla mole importante (siamo intorno alle 600 pagine) e per tutto il tempo si respira la terra di cui parla. La vicenda in sé, ovvero quanto accade a Barbara e Alberto dal momento in cui si conoscono, è davvero interessante, si arriva alla convincente conclusione con un ritmo che ho trovato perfetto e che non risente mai della sua lunghezza. Richiama tante delle storie dell'orrore che conosciamo e amiamo senza mai profumare di derivativo, ai personaggi si vuole del bene vero. 
Non sono queste, però, le cose che ho amato di più. Io ho amato tanto Civita. Il modo di Vincenzo di raccontare la piccola comunità rurale italiana, con le sue credenze popolari, con le persone che parlano l'una dell'altra e che si conoscono da generazioni, con le sue piccole abitudini familiari, con tutti i personaggi che nel corso del testo si impara a conoscere come quei vicini di casa della vita vera a cui somigliano tanto. È un ritratto così autentico e genuino della piccola vita di paese, che riconosco così bene perché è la mia, che a tratti mi ha commosso. È perfetto, quindi, che la componente dell'orrore del romanzo sia così intrinsecamente legata alle piccole realtà di vita umile, fatte di superstizioni e passaparola e legami tra le persone. Si bisticcia, a Civita, si gioca a carte dopo una giornata nei campi, ci si prende a cinghiate, ci si prende in giro, si accorre tutti ad aiutare la giovane donna che sta per partorire. E sotto sotto, nel vivo formicaio che sono le piccole comunità, sta a sobbollire l'orrore, quello che nasce dal dolore e dalla disperazione.
Io l'ho trovato ottimo. Ormai l'ho finito da settimane, ma con la testa sto ancora là, con Alberto e Barbara e tutti gli altri. 


Videogiochi

Non smetterò mai di ringraziare la mia amica Giulia per avermi convinto a giocare a Martha is Dead.
Se vi va, andate sul mio canale Youtube e guardatevi le live in cui lo abbiamo giocato, ma non fatelo per me, fatelo per il gioco.
È un gioco indie italiano, ambientato nella campagna toscana durante la Seconda Guerra Mondiale. Se le parole "Seconda Guerra Mondiale" fanno roteare gli occhi anche a voi come a me: resistete. La storia è quella di Giulia, figlia di un generale tedesco che si è rifugiato in Italia con la famiglia perché le cose, in Germania, si stanno mettendo male. Un mattino Giulia si avvicina al lago che sta vicino alla loro abitazione, e trova Martha, la sua gemella, affogata. Decide quindi di prendere la sua identità, per provare l'ebbrezza di essere la figlia preferita dalla mamma.
Nel gioco dovrete scoprire cosa è accaduto a Martha. Io non ho alcuna esperienza nel mondo del gaming, credo di sia vagamente intuito, ma questa è oltre ogni dubbio la cosa più bella a cui io abbia mai giocato. Per storia, modalità di gioco, grafica. È tutto magnifico. Dovrete scattare e sviluppare fotografie con una deliziosa riproduzione degli attrezzi dell'epoca, e ricostruire cosa è successo a voi e cosa vi sta accadendo intorno, esplorando la casa e i suoi dintorni, telefonando a conoscenze, cercando indizi per casa, scavando nei vostri ricordi. 
La riproduzione della casa dei genitori delle gemelle è qualcosa di eccellente. Se venite dalla campagna, chiudete gli occhi e ripensate alle case dei nonni, degli zii, dei vicini...è quella. Mentre vi passeggiate ne sentite quasi l'odore. La cura per i dettagli, in generale ma soprattutto nella costruzione della casa, è da perderci la testa.
Il clima e l'ambientazione di Martha is Dead mi mancano da quando l'ho finito. È un racconto di vita commovente, e ha suscitato emozioni che nella mia ignoranza mai avrei creduto di trovare in un gioco. Ed è un lavoro tutto italiano, c'è solo di che esserne orgogliosi.
Lo rigiocheremo tra qualche mese, sempre in live, per vedere se giocarlo in modo diverso darà alla nostra Giulia una sorte differente. 


Serie tv

La cosa sicuramente di cui parlare in ambito seriale è Jimmy Savile: a British horror story. Sono solo due episodi, ma se Netflix lo mette nelle serie ce lo metto anche io. È una docuserie true crime, che racconta ascesa e caduta di Jimmy Savile, uno dei volti più noti della storia della tv britannica. Savile è stato amico di tutte le principali cariche dello Stato inglesi e della famiglia reale, è stato un notissimo filantropo, collaboratore di alcuni dei volti più noti della musica UK e conduttore di straordinario successo. Era, per farla breve, la persona più amata d'Inghilterra. Ed era un pedofilo, un brutale pedofilo che oggi conta più di 300 vittime, ma nessuno lo ha saputo fino a dopo la sua morte.
La docuserie, che è un prodotto davvero di altissima qualità, mette in evidenza incoerenze e problemi di un sistema che tutela sempre i potenti, che concede a chi abbia il "dono" della popolarità di fare proprio tutto il cazzo che gli pare. In più, fa un ottimo lavoro nel mostrare quanto la verità sia sempre stata sotto gli occhi di tutti, e quanto a nessuno sia importato di vederla. Savile aveva contatti potentissimi, una quantità di denaro che non ha senso, e la somma delle due cose fa un solo risultato: la libertà.
È una serie difficilissima da vedere, fa così arrabbiare che a volte è quasi insostenibile. La spudoratezza e l'arroganza con cui Savile andava a spasso dichiarando sulla televisione nazionale che le bambine dovevano stare attente a lui vi farà così incazzare che onestamente io non lo so se è una visione da consigliare. Sicuramente tenete in considerazione tutti i trigger warning del caso, perché ci sono testimonianze dirette delle vittime e una nello specifico vi lascerà boccheggianti a terra. Cautela massima se il tema vi colpisce in modo particolare. 
Dall'altro lato, però, è una serie che ritrae in maniera esemplare i modi e le ragioni per cui una persona può violentare indisturbata dei bambini dichiarandolo quasi apertamente in prima serata con la certezza matematica che nulla gli possa accadere. Mostra che cosa è il potere, come si creano certe dinamiche che guardiamo indignati, e più semplicemente come cazzo sia potuto succedere.
Forse la miglior serie true crime che ho visto finora.


Film

Le visioni del mese complete arriveranno su Instagram il 31 come sempre, qua riassumiamo solo il meglio del meglissimo. 
The Northman è quel film che se non lo andate a vedere al cinema poi vi ritrovate a piangere e lamentarvi. Su, in sala, andare! È un capolavoro, amici miei. Mi ha fatto quello che ormai per me è l'effetto Neon Demon: talmente bello che rende opaco tutto il resto. È gigante, duro, maestoso. Un lavoro straordinario che sta andando male in sala a conferma del fatto che delle persone non c'è proprio maimaimai da fidarsi quando si parla di cinema. Il Moderatore dice che sono snob e me lo rivendico, se significa esserlo contro chi non sta andando in sala a vedere The Northman.
A casa, invece, il mio mese è stato più miserino della mia media, ma direi che il vincitore del mese è Ragazze interrotte, ammesso che si possa dire che l'ho visto. Forse ero troppo offuscata dalle lacrime, non lo so. Ho sofferto come una brutta stronza. Posso dire anche che non amo il titolo? Forse avrei voluto "Ragazze nei confronti delle quali la società tutta ha fallito". 
"Ragazze a cui si dovrebbero delle scuse".
"Ragazze che avevano ragione loro".
"Ragazze che fanno un po' il cazzo che gli pare e vorrei ben vedere".


IRL

La vita vera è stata piatta, lo ammetto. Vale se come momento più alto ci metto la cena al mio ristorante preferito? Secondo me il pane indiano al formaggio vale come momento migliore del mese sinceramente. 
E la siepe che io e il Moderatore abbiamo piantato da soli e che adesso osserviamo come i genitori fanno con i neonati. Ecco sì, anche lei meritava una menzione, la nostra nuova siepina tutta rossa!
Spero il mese prossimo di avere anche cose più entusiasmanti da condividere. Ci provo, eh, ma la vita dell'outernet mi dà ansia.







martedì 29 marzo 2022

Preferiti di marzo

10:20

 Non me la sento un po' beauty blogger del 2012? Con il post sui preferiti del mese?

Ho pensato che potesse comunque avere senso riproporlo anche qui, adesso, perché ho mille cose belle di cui parlare e mi piaceva l'idea di riassumerle tutte in un unico post.


foto coi fiorellini che fa subito primavera



Podcast

Continuo ad ascoltare i miei soliti, che sono tutti raggruppati su instagram nelle storie in evidenza, ma questo mese ho fatto alcune scoperte nuove, tutte in italiano, che vale la pena di condividere.
  • Silenzio, scritto e narrato da Elena Accorsi Buttini, ricostruisce i fatti legati al disastro di Seveso, avvenuto nel luglio del 1976, e al contributo che questo evento ha avuto nella nascita della legge 194 del 1978, la legge sull'aborto. Interessantissimo, anche se non amo il modo di raccontare dell'autrice, e ripercorre una storia che non conoscevo.
  • Le radici dell'orgoglio, nato da un crowdfunding, racconta i primi 50 anni della storia del movimento e della comunità LGBTQ+ in Italia. È bellissimo, pieno di testimonianze dirette e con la presenza di grandi nomi della storia italiana, ma soprattutto insieme alla storia del movimento ricostruisce la storia intera di un Paese, dei suoi costumi, della società e del modo in cui negli ultimi decenni si è comportata con chi fosse diverso da una norma preimpostata. È importante anche per conoscere nomi e situazioni della storia del movimento femminista italiano.
  • Mariuoli, un podcast su Tangentopoli. Io ci sono sottissimo, ma esce un episodio ogni tre settimane che francamente a me pare un po' una violenza. Al momento ci sono i primi due, ed è un viaggio, come dire, interessante.

Libri

Il progetto sulla storia del cinema dell'orrore fa sì che la cosa che leggo di più al momento siano saggi sul tema, ma sono comunque riuscita a ritagliarmi lo spazio per tre romanzi.

  • L'abbazia di Northanger, uno dei lavori pubblicati postumi della mia adorata Jane Austen, che ho riletto per partecipare ad un episodio di Bookanieri, il podcast con il nome più bello d'Italia. L'episodio lo trovate a questo link, per sentirmene parlare insieme a Mirko e Luca per un bel po', ma se dovessi riassumere qualcosa qui: Austen ha preso selvaggiamente per i fondelli il gotico, e lo ha fatto con un romanzo che fa sinceramente spaccare dalle risate, ma che come di consueto è una sopraffina ricostruzione della vita delle donne in una società che le vuole composte, per bene, e con la sorte segnata. È troppo spesso dimenticato, Northanger, ma non è affatto inferiore agli altri, ma anzi trovo che la sua penna qui sia ancora più affilata del consueto. Ti amerò per sempre, Jane Austen, eri la più brillante di tutte.
  • Rabbia proteggimi, il primo libro di Eddi Marcucci. Il caso di Marcucci lo conosciamo tutti: condannata ad un inspiegabile (ma forse invece spiegabilissima) provvedimento sorveglianza speciale dopo un periodo passato in Kurdistan a combattere a fianco delle Ypj, l'unità di protezione delle donne. È incazzata, Marcucci, come dovremmo esserlo tutte, perché davvero la rabbia ci protegge da un mondo che ci vuole mansuete. Lei, con la sua, ha preso tante volte i bagagli ed è partita per dare una mano concreta. L'Italia l'ha punita, perché quelle come lei fanno paura, e lo stato deve usare questi mezzucci per "far vedere chi comanda", attraverso i suoi rappresentanti che spesso sono incompetenti in modo imbarazzante. Leggere per credere. Il libro, che è furioso e sincero e doloroso ma potentissimo, racconta di tutte le volte in cui Marcucci ha combattuto per i suoi ideali, è scesa in strada, ci ha messo la faccia. Mi sono sentita piccola piccola, quando l'ho finito, ma anche al sicuro: c'è tanta gente che combatte per noi, per le donne, gli ultimi, i diritti di tutti, e mi fa sempre sperare che tutte quelle battaglie qua le vinceremo noi. 
  • My best friend's exorcism, di Grady Hendrix. Una deliziosa storia dell'amore unico che lega due migliori amiche che crescono insieme, ma anche una storia di una società ingiusta e di potere. Abby e Gretchen sono cresciute insieme, ma se la prima arriva da una famiglia che arriva a malapena a fine mese e deve fare i conti con i sussidi e le borse di studio, la seconda è molto ricca. Quando Gretchen inizia a stare molto male e presenta i segni di quello che potrebbe essere un enorme trauma oppure una possessione demoniaca, è solo Abby ad accorgersene, perché i genitori ricchissimi sono troppo impegnati a tutelare la propria immagine pubblica, e la scuola ancora di più. Abby è disposta a tutto pur di aiutare l'amica, ma come sempre avviene a pagarne le conseguenze peggiori è lei stessa. È un libro tenerissimo, che parla di quanto è difficile crescere, ma soprattutto di quanto è difficile farlo in un mondo che non ti assomiglia e che tollera a malapena la tua presenza, pronto a farti fuori appena provi a rimescolare le carte in tavola e a rimetterlo in discussione. Il film è in lavorazione, sembra lo vedremo entro l'anno.


Videogiochi

Adesso che ho iniziato a giocare ai videogiochi dell'orrore live su Twitch come faccio a non includere la categoria? Questo mese abbiamo (plurale perché alle live di gaming partecipa anche Erre, il mio compagno) giocato a Little Nightmares, che mi era stato consigliato da un paio di amici. 
Ora, lo abbiamo giocato con la tastiera e non con il joypad il che a quanto pare è la scelta più complessa. Questo mi rende almeno un po' orgogliosa perché sono riuscita a finirlo comunque e non lo credevo possibile: per le mie capacità è davvero un po' complesso, la combinazione dei tasti convive poco serenamente con il fatto che sono molto scoordinata, però ne è valsa davvero la pena. La grafica è sensazionale, i disegni, i colori e le ambientazioni sono favolosi, è stato come girare per un film d'animazione di ottima qualità. Protagonista è Six, per noi Georgie, una bimbetta con l'impermeabile giallo (da cui l'originale scelta del nomignolo) che deve scappare da un'inquietante nave che si chiama Le Fauci. Le creature che vivono su Le Fauci sarebbero le degne protagoniste di un film a loro volta, il loro aspetto è inquietante ma splendido e me ne sono innamorata. Così come del finale, che nei commenti su steam ho visto tanto criticato e che invece secondo me è non solo ben costruito durante la parte precedente del gioco ma che è anche molto più interessante di quanto mi aspettassi. Tutte le altre considerazioni le trovate nell'ultima live, ma tenete sempre conto che è un mondo in cui sono nuova e che le mie sono le opinioni di una che davvero ha appena iniziato.


Serie

Queste mese abbiamo solo iniziato a vedere X-Files, ma siccome la maratona sta andando molto più a rilento del previsto ancora non mi sento di esprimermi troppo. Dirò solo che l'episodio ispirato a La Cosa forse per ora è il mio preferito e chiedo anche se qualcuno sa cosa assume Gillian Anderson per essere invecchiata come ha fatto perché se possibile assumerei. Grazie.


Film

Ogni mese su Instagram faccio un riassunto delle visioni del mese, ma in questa sede voglio almeno citare il preferito horror e quello di altri generi.
  • The Seed è una cosa così brutalmente fuori di testa che non poteva che stare sul podio. Tre amiche assolutamente bruciate partono per un weekend nella lussuosa villa del padre di una di loro per assistere ad una pioggia di meteoriti. In realtà non fanno altro che bere e farsi le canne e quando qualcosa cade nella piscina lo scambiano per un armadillo morto e limonano il giardiniere perché se lo porti via. Ora, poiché gli armadilli morti non cadono dal cielo nelle notti di pioggia di meteoriti, vi lascio immaginare che si tratti di qualcos'altro, ma le nostre sono talmente partite che ci mettono un'eternità a rendersi conto della gravità della situazione. The Seed era esattamente il film di cui avevo bisogno, fa ridere tantissimo, ha tre protagoniste matte in culo che si amano dal primo istante e una seconda parte shockante. Imperdibile.
  • West Side Story, visto ieri sera e ancora mi asciugo la faccia, stupidi musical, stupidi innamorati, stupido Spielberg, stupido Ansel Elgort, stupide canzoni, stupide danze, stupida New York. Vi odio tutti e mi dovete pagare la terapia. È bellissimo, quindi la stupida sono solo io che non l'ho visto al cinema. In una prossima vita, quando non avrò sacrificato la mia anima al mondo dell'orrore, la donerò al musical, che non ho mai approfondito ma per quel poco che so mi piace così tanto. 

IRL

Sto lavorando molte più ore di quanto vorrei, ma a marzo Erre ha compiuto trent'anni e ne abbiamo approfittato per un weekend fuori porta, perché solo dio sa quanto ne avevamo bisogno. Abbiamo visitato Lecco e Como, che ci sono vicine a casa ma che ancora non conoscevamo. Sono entrambe molto carine, ma soprattutto siamo stati all'Orrido di Bellano, a cui facevamo la corte dall'estate scorsa. Molto più piccolo del previsto ma davvero un gioiellino, una passeggiata in mezzo ad una gola che è davvero adorabile, ma che consiglio con cautela a chi, come la sottoscritta e il suo cane, ha paura di scale e passeggiate in metallo in cui si vede lo spazio sotto. Bellissimo ma un po' inquietante se si ha paura dell altezze.



Riuscirò ad essere costante con questa rubrica? La storia del blog ci dice di no, perché sono incostante per natura, ma siccome la rubrica della storia mi porta via tanto tempo vorrei riuscire a fare una cosina del genere ogni mese per parlare di tutto quello a cui non ho dedicato post interi? Può avere senso?
Nel dubbio, per un po' proseguiamo. 

mercoledì 9 febbraio 2022

La storia del cinema dell'orrore, un'introduzione

12:43

 Penso che anche i sassi abbiano vagamente intuito che io di questa cosa che mi piace il cinema dell'orrore vorrei farne una specie di lavoro. Un secondo lavoro, un lavoretto, una minuscola occupazione. 

Le novità dell'ultimo anno, twitch e il podcast (che però, lo ricordo sempre, non è stata un'idea mia ma di Lucia, ed è giusto che i meriti vadano a chi di dovere), ne sono la prova più concreta. 


mi dispiace temo userò foto di Parigi per sempre


Quello di cui non avete prova concreta e che quindi vado a raccontarvi è questo: soffro di una spietata e autolesionista forma di sindrome dell'impostore, che ammetto di combattere discretamente perché alle fine le cose le faccio lo stesso, ma che me le fa fare con una vocina costante nella testa che mi fa dire che tanto non so un cazzo e sono una clamorosa frode. 

Il modo che conosco fin da quando sono piccina per convivere con questa cosa è uno solo: leggere, studiare, informarmi più che posso. Allo stesso tempo però sono una vergognosa procrastinatrice, e il blog è proprio nato tanti anni fa per aiutarmi a fare le cose al meglio che posso. Non c'è sempre riuscito, ma io e il mio bloggettino del resto stiamo crescendo insieme, e anche lui ha fatto quello che ha potuto.

È anche vero che l'accesso che ho oggi a saggi, testi, connessione internet e film non ce l'avevo fino a qualche tempo fa, e oggi voglio essere riconoscente per questo privilegio e sfruttarlo per migliorarmi come posso. 


Insomma, questa intro per presentare anche qua in modo ufficiale il progetto di quest'anno: studiare la storia del cinema dell'orrore in modo serio ed ordinato, non nel caos che ho orgogliosamente portato avanti finora. Partiamo dall'inizio e procediamo per decenni, due mesi per decennio. Se riesco a tenere il ritmo che mi sono imposta arriviamo a circa metà dell'anno prossimo. Il piano è che dopo questa prima carrellata ne facciamo anche una seconda, però per aree geografiche, con lo scopo di uscire dalla mia occidentalissima comfort zone. Oppure un mega focus tutto sull'Italia? Non lo so, ho sempre più idee che tempo per realizzarle, ci penseremo a tempo debito.

Questo programma si tradurrà in post tematici qui sul blog, che saranno sia generici che focus più specifici sulle personalità più rilevanti, e tutti i post finiranno archiviati in una pagina dedicata solo a loro che troverete nell'header. Non determinerò in anticipo né quanti post dedicare ad ogni decennio - troppe variabili - né la frequenza con cui usciranno, perché faccio un lavoro infelice che non mi permette di fare piani a lungo termine (capito perché me ne voglio creare un altro?), ma come sempre sarà tutto opportunamente condiviso su ogni spazio del web.

L'ho specificato un milione di volte su ogni social possibile ma ci tengo a farlo anche qua: lo scopo non è nella maniera più assoluta quello di insegnare qualcosa, figuriamoci, ma solo ed esclusivamente di condividere il mio percorso di "studio", dargli un senso e un ordine, e soprattutto parlare insieme di quanto cavolo sono sempre stati belli i cinemelli dell'orrore.


Eviterò il post "accademico" sulla nascita del cinema, i Lumière e compagnia danzante, perché ok che voglio studiare per bene però vi risparmierò il supplizio di vedere me che vi racconto di treni che escono dalla stazione e di Thomas Edison, e in più di gente come Griffith su questo blog non parliamo. Partiamo venerdì (o sabato? dipende dal lavoro) con Méliès e poi fino a fine marzo ci dedichiamo al cinema muto. Alla fine di ogni mese facciamo una live su twitch per parlare insieme di come sta andando. Sarà divertente, spero. 

Parlare di questo periodo ha anche un grande lusso: è tutto di pubblico dominio e quindi è tutto sul tubo rosso. Per ogni post cercherò di fare una playlist con i film di cui chiacchieriamo, così sono belli ordinati anche loro, almeno fino a quando sarà possibile.


Ci sono tanti modi, se vorrete, di supportare questo progetto ma anche tutti gli altri, presenti e futuri, e si riassumono più o meno in tutti i disegnetti colorati che avete alla vostra destra se state leggendo questo post: iscriversi al canale twitch, ascoltare il podcast, seguire le live in differita su youtube, condividere se qualcosa vi piace, votare, spammare. Vi ringrazierò sempre e metterò una buona parola per voi con il nostro signore Cthulhu.


Grazie se vorrete fare questo viaggetto con me!

martedì 16 marzo 2021

Un'altra novità?

17:21

 Lasciate che apra questo post con i soliti fatti miei, questa volta un po' più miei del solito.

Ho iniziato questo anno con tutta una serie di buone prospettive ma soprattutto con un passo importante: io e Erre stiamo comprando casa insieme. 

Lo stesso giorno in cui la banca ci ha comunicato che le nostre pratiche erano messe bene e che avevamo fatto uno step in più verso l'obiettivo mi arriva una seconda telefonata, che mi comunica una brutta diagnosi per mio papà. Da quel giorno lì, poi, anche con la casa le cose sono andate male, abbiamo avuto diversi problemi di natura burocratica e le cose non stanno filando liscio come sembrava stessero andando.

Ah, poi, sì, una pandemia mondiale. E io sono lombarda. 

Nel momento in cui scrivo la situazione è questa: sembra che abbiamo preso la malattia di mio papà in tempo e forse (sottolineo, evidenzio, marchio FORSE) stiamo facendo passi avanti con la casa. Per quanto riguarda la pandemia, invece, le cassiere sono completamente escluse dal dialogo sui vaccini. La sinceramente vostra cosa fa? La cassiera.


L'insieme di queste cose simpatiche come i miei gatti quando si arrampicano sulle gambe nude mi sta facendo questo effetto: ho sempre mal di testa, mi alleno come una maledetta per sfogarmi poi non cammino per giorni, dormo peggio del solito ma soprattutto non metto a tacere la testa.

Quando la testa non tace inizia a pensare, progettare, muoversi come un criceto impazzito per rimandare il più possibile i pensieri utili. Pensare a come risolvere il problema di una perizia sbagliata? Ma quando mai. 

Pensare a novità per il blog o per i miei libri che mi ruberanno ancora più tempo e per le quali mi sentirò sempre inadeguata? Sempre pronta.

E quindi eccoci qua.


Caspar Camille Rubin on Unsplash


Ho questa idea che mi balla in testa da un po' e che pian piano è diventata una conversazione più seria e adesso se la metto sul blog vuol dire che ci devo davvero iniziare a lavorare su.

L'idea è questa: voglio aprire un canale su Twitch per fare live a cadenza settimanale a tema cinema, preferibilmente dell'orrore. Twitch, per chi non la conoscesse ancora, è una piattaforma che permette di fare video in diretta, usata in gran parte dalla community del gaming. Ha però una fetta di persone che la usano solo per fare due chiacchiere, e questa è la fetta in cui mi vorrei inserire. Anche perché è proprio meglio per tutti se non metto online me stessa mentre gioco, sono imbarazzante. 

L'idea di farlo da sola, però, non fa per me. Quello che vorrei fare è ospitare ogni settimana un blogger diverso, fargli scegliere un film e fare due chiacchiere insieme per un'oretta. 

Le live sono temporanee, non sono come video Youtube. Chi è nuovo sulla piattaforma mantiene online le sue dirette per 14 giorni, agli utenti vipppps è concesso un tempo più lungo. Non ho le idee chiare su cosa farei con queste live per non perderle, o se le lascerò andare nell'oblio dell'Internet, non ci ho ancora pensato.


Ma quindi, se non ho ancora deciso nulla, perché scriverci già un post sul blog? 

Per invitarvi.

Alcuni generosissimi amici blogger mi hanno già dato la loro disponibilità (grazie, ragazzi!), ma ho contattato solo quelli che partecipano alle varie giornate celebrative della blogosfera. Non ho ancora iniziato a segnare una vera e propria programmazione, voglio solo guardarmi intorno e capire quante persone effettivamente sarebbero interessate a partecipare. Si tratta di metterci la faccia, un film a scelta, la voglia di farci su due chiacchiere con la sottoscritta. Due settimane dopo la faccenda è sparita dall'internet!


Direte voi, che siete più bravi di me: ha senso pensare a questa cosa con (SE TUTTO VA BENE) un trasloco imminente e di conseguenza internet che per un po' sarà più inagibile di un cantiere?

Ma certamente no, solo che quando la testa parla così non la so far tacere fino a che non faccio quello che dice lei, e quindi eccoci qua. 

L'invito è aperto a chiunque: blogger, ex blogger, futuri blogger. Gente che scrive solo sui social, gente che ha webzine, gente a cui piacciono i cinemacci brutti e che si diverte a parlarne.  


Può anche essere un'occasione interessante per far conoscere al web la vera star di casa: Augusto Sirius Daolio, il mio cane.





domenica 7 febbraio 2021

Una new entry in casa Redrumia

17:32

 Da 9 anni quella che era la cameretta rossa e che adesso è diventata la Repubblica di Redrumia è stata dominio esclusivo della sinceramente vostra. 

Quando però si incontrano persone con cose interessanti da dire la condivisione di uno spazio è sempre un beneficio. Il mio bloggettino, quindi, oggi si apre ad una mano in più.

La mia amica Martina avrà una rubrica tutta sua, in cui parlerà di libri e di tutto quello che le passerà per la testa. Però siccome io sono di parte e il mio giudizio su di lei è di parte perché le vb, lascio che sia direttamente lei a presentarsi!


Foto di NeONBRAND su Unsplash


Mesdames et Messieurs; è giunto, per me, il momento di presentarmi. Mai compito fu più arduo…

Proviamoci.

Mi chiamo Martina, ho – quasi – 24 anni e sono un’amica di Marika. Da oggi, divento una sua “collaboratrice” qui sul blog, sperando di non far dei danni, come mio solito. In un futuro, chissà, diventerò anche la sua editor e correttrice di bozze – Mari, tu che dici?

(Sì, lo sai che lo diventerai! M.)

Al momento, lavoro a tempo pieno come impiegata commerciale e – in sincro – sto cercando, a fatica, di laurearmi. Tempo libero ne ho poco e, di solito, lo impiego a leggere libri, stilare liste di libri che vorrei leggere, studiare in autonomia il mondo dell’editoria… In realtà, oltre a ciò, tento di mantenere una vita sociale – poca, al momento – e una vita sentimentale (Ale, mi stai leggendo? Sei in un articolo!). Sogno ad occhi aperti (ma anche chiusi) di potermi tuffare – di pancia – nel torbido mondo dell’editoria.

Ho grandi progetti che, spero, non rimarranno solamente tali. Marika mi sta aiutando a muovere i primi passi. Per questo motivo, mi dà l’enorme possibilità di avere una mia rubrica all’interno del suo sito – Martina Malcontenta. Chissà a cosa ci saremo ispirate… Ma dal magico mondo di Harry Potter, non potevamo ricavare un nome più sobrio per la mia rubrica? Decisamente no, e per diversi motivi. Un po’ perché, tutto sommato, suona anche bene. Un po’ perché sono veramente malcontenta; o meglio, lo ero. Quando ero piccolina, facevo lo stesso verso di lamento di Mirtilla… Non poteva calzare meglio di così. Un’altra possibilità era La Martina Strillante, probabilmente perché – in particolare quando rido – lo faccio in modo molto silenzioso, mantenendo come obiettivo principale quello di non attirare l’attenzione.

Non ho idee ben precise su come gestirò questa mia rubrica. Ho solo una certezza, che mi acceca come i fanali delle macchine che mi vengono incontro alle sei del pomeriggio in una giornata d’inverno dopo otto ore di fila al computer: bene, anche se meno. Con questo, intendo dire che non cercherò di affollare il mio spazio con ogni minima cosa che mi passa per la testa, in modo da pubblicare spasmodicamente e, magari, pure male. Lavorerò ad articoli carini – cerco di volare basso, considerando che non sono una master blogger – e pensati bene, a costo di pubblicarne uno in meno.

Completato questo sproloquio, di seguito i primi aggettivi che mi vengono in mente, se devo parlare di me: un po’ petulante, spesso felice, molto sensibile, a volte rumorosa. Mi sembra giusto ricordarne un ultimo: nata pigra. Lo giuro, solo in ambito sportivo…

Allora, cominciamo questa Rubrica Malcontenta!

P.S. potete chiamarmi Marti.






martedì 9 giugno 2020

Mi son fatta un sito!

08:58
Tre anni fa ho scritto un libro per bambini. Mi era venuta l'idea nel dormiveglia e la mattina dopo avevo la trama abbastanza chiara in testa. Quando l'ho finito, faticando non poco, ho capito che volevo fare quella roba lì: scrivere. 
Non è che non ci fossero tutti i sintomi prima: sono stata la classica bambina che aveva sempre un libro in mano, che era brava a scuola e nei temi, che andava tutti i giorni in biblioteca. Uniamoci che col tempo sono diventata estremamente introversa e con un numero di amici che sta a malapena sulle dita di una mano ed ecco lo stereotipo perfetto. 

Foto di Green Chameleon su Unsplash

Quando scrivo una storia mi fa schifo. Farlo mi rende nervosa, è difficile, mi fa fumare il cervello. Però alla fine regala un senso a tutto il resto, e non c'è niente che valga di più.
Paradossalmente, ai libri ho sempre dedicato pochissimo tempo. Lavoro tante ore e lontanino da casa, ho una famiglia, una casa, un blog (che trascuro sempre), e il tempo per scrivere è sempre poco. Quando ce l'ho poi lo perdo in cagate perché scrivere è difficile. E soprattutto perdo tempo perché non mi prendo sul serio. Penso sempre di stare perdendo tempo e finisce che non concludo nulla.

Io però quella cosa qua delle storie voglio continuare a farla, e voglio continuare a farla sempre, anche se Salani non mi noterà mai e anche se le leggeranno in tre. Se voglio continuare a farla devo prendermi sul serio, e per cominciare mi sono fatta un sito. 
Sì, tutta questa pappardella era per dire solo che mi sono fatta un sito 'ufficiale'.
Lo trovate qui, se voleste farci un giro ne sarei onorata. 
(Sì, la copertina del libro nuovo è provvisorissima)
Pure questa è stata una faticaccia, pure per il sito ho fatto un paio di piantini, però adesso è lì, con il mio nome gigante sopra che sa un po' di ego smisurato e con i miei libri in bella vista.

In futuro ci saranno altre novità, contenuti che siano in esclusiva per il sito, libri in formato cartaceo, newsletter...ma per il momento c'è lui, e va già bene così.

venerdì 24 aprile 2020

Memorie dal lockdown

11:16
Io sono della provincia di Cremona, una delle più massacrate dalla situazione attuale, ma nonostante questo sono una di quelle che in questa quarantena è molto fortunata. Ho continuato a lavorare (va beh se questo sia una fortuna o meno ne parliamo in un'altra sede dai), ho il mio compagno vicino, non sto soffrendo troppo la vita casa-lavoro-casa. Il covid-19 ha colpito anche la mia famiglia, si sono ammalate la mia mamma e mia zia, ma anche in questo caso la fortuna ci ha baciati, hanno preso il coronavirus in una forma piuttosto lieve che si è risolta con una ventina di giorni d'ospedale e solo un brutto spavento.
Sono stanca da morire, un bel po' spossata dal carico di cose che ho dovuto gestire in questo periodo e un po' insoddisfatta sul lavoro, ma sono fortunata e devo ricordarmelo spesso per non cadere nell'autocommiserazione. Questo significa che oggi, nonostante tutto, posso sedermi qui a chiacchierare di tutte le cose di cui ho fruito in questo periodo in modo tutto sommato sereno.
E quindi, un giga post carrellata delle cose che mi stanno tenendo compagnia mentre il mondo si è preso un attimo di pausa.

Photo by Sandie Clarke on Unsplash


LIBRI

Da quando ho scritto di Una donna non ho più parlato di libri se non un pochino su Instagram, ma marzo e aprile sono stati due mesi gloriosi, con l'eccezione della mia detestata Sally Rooney.
Ho letto L'isola di Arturo, per esempio, perché uno dei miei buoni propositi è quello di colmare la mia imbarazzante lacuna sugli autori italiani. Perché poi la Morante (e anche tutte le altre donne, btw) non si studi a scuola è un mistero. Quello che ho letto è un romanzo di formazione tra i più commoventi che io abbia mai letto, e la più straordinaria rappresentazione di un ragazzino che io abbia mai letto. E l'ha scritta una donna adulta. Che meraviglia, ho pianto tanto. Dovrebbe diventare un metro di giudizio.
In lacrime della Mari L'isola di Arturo si prende 4 goccioline su 5.

L'occhio del regista è una raccolta di interviste curate da Lauren Tirard, edita in Italia da minimumfax. Non so bene che aspettative avessi, ma non mi ha lasciato nulla. Ci sono nomi interessanti, è sempre bello sentire quello che certi personaggi hanno da dire ma non so se per come fossero strutturate le interviste o se per come siano state poi editate, ma è passato un mese soltanto da quando l'ho letto e ho rimosso tutto, non mi è rimasto niente. Peccato.

Aprile è iniziato con L'uomo invisibile, uno dei mille classicissimi che ancora mi mancava. Adoro leggere Wells perché scrive in un modo che non appesantisce mai pur parlando di fatti agghiaccianti, come in questo caso ma soprattutto come ne L'isola del dottor Moreau, che è il mio preferito per ora. Ritrae le piccole comunità in un modo esemplare, attualissimo anche decenni dopo, e tiene incollati alle righe. Non ha perso un briciolo di fascino.

Sempre per il mio recupero sugli italiani, sto recuperando Starnone, perché avevo letto da qualche parte che sarebbe piaciuto molto a chi ama la ♡Ferrante♡ e non potevo esimermi. Le voci dicono sia pure sua moglie, ma non è questo il punto. Lacci è il suo secondo libro che leggo, dopo Confidenza, e mi è piaciuto altrettanto. Li trovo ritratti onestissimi dell'umanità, anche nei suoi momenti meno brillanti. Non è gratificante, leggere Starnone, anzi: un'immagine così cinica delle relazioni non la vedevo da tanto. Sembra non avere stima alcuna dei rapporti umani, ritrae uomini spregevoli e donne fragilissime, come i due protagonisti di questo romanzo. Sono così umani, e tangibili, che li si prenderebbe a schiaffi. La povera moglie del protagonista di questa storia si è ancorata così ferocemente ad una vita di infelicità che leggerla è stato quasi doloroso, e lui si è lasciato vincolare in una storia senza senso incolpando lei della sua fragilità quando quello piccolo era sempre stato lui. Che romanzo doloroso, mamma mia. Bellissimo, eh, ma 5 goccioline su 5.

Non è che lo faccia apposta, io, a voler piangere, solo che son fatta così, piango sempre, e infatti anche leggendo Considera l'aragosta di David Foster Wallace è andata così. Si tratta di un reportage su una sagra dell'aragosta che si tiene ogni anno nel Maine. Fa parte di un'intera raccolta di saggi che prende il nome proprio da questo. Gli altri non li ho ancora recuperati, ma basti sapere che le mani magiche dell'uomo che fu DFW riescono a commuovermi parlando di aragoste e, qui ve lo posso dire, di solito sono ben pochi gli animali che mi ripugnano di più.

Infine, Introduction to japanese horror films, di Colette Balmain. L'ho letto perché sto preparando una serie di Horrornomicon sul J-horror, che è una delle cose di cui finora sapevo meno al mondo. Ero talmente concentrata sull'Occidente che avevo trascurato l'Oriente e adesso le mie giornate sono fatte di fantasmi e violenza e non c'è niente di cui possa lamentarmi. Il saggio della Balmain è super interessante, strutturato come piace a me: approfondimenti storici e sociali che permettono di parlare dei film di cui parla e dei movimenti in cui sono inseriti offrendo un importante contesto. Per me è stato vitale. (E l'Horrornomicon non uscirà questo mese, ho troppe cose da vedere, leggere, studiare, sognare la notte.)

In questo momento, invece, a farmi compagnia è il mio primo DeLillo. L'ho detto che avevo tante lacune, e infatti non avevo mai letto niente di suo. Sto leggendo Underworld e per il momento posso solo dire che sono rapita. Mi sta piacendo tantissimo, e la prova è che sono stata in grado di leggere una cinquantina di pagine su una partita di football e riesco difficilmente a pensare a qualcosa di cui abitualmente mi importi meno.

FILM

La cosa principale è che grazie a Parasite ho scoperto Bong Joo-Ho. Lo so, cado dal pero. A mia discolpa nessuno si era mai premurato di dirmi la cosa più importante di tutte: questo è un compagno. Ma se l'avessi saputo prima, signora mia...! Ha girato un film ambientato su un treno con Chris Evans che è un bellissimo film sulla lotta di classe, intenso, appassionato, coinvolgente, grottesco. Il mio cuore è con Snowpiercer e con lui rimarrà sempre. Che filmone. E poi ho visto anche The Host, uno strepitoso monster movie dai forti richiami ecologisti, che insieme agli altri pone BJH in un chiaro insieme di ideali che non solo condivido ma sento particolarmente vicini, e che gli dà modo di creare alcuni dei rapporti famigliari più particolari io abbia mai visto sullo schermo. Ho solo da imparare, sia su di lui che da lui, e non vedo l'ora di farlo. Una meraviglia.

 A marzo credevo avrei parlato di demoniaci qui sul blog, e quindi mi sono sparata una serie di cose dalla qualità altalenante, tra cui l'aberrante Here comes the devil, con Eric Bana, che dimenticherò molto presto. Poi è successo che ho preso il coraggio a due mani e mi sono guardata Possession. Per la prima volta. E quindi tutto il resto è stato allontanato, perché Possession travalica i generi e le critiche, ponendosi al di sopra di tutto il resto. Una delle cose più grandi che io abbia mai visto, e che finirò di aver compreso solo dopo averlo visto altre mille volte. Ogni volta troverò qualcosa di nuovo e sarà sempre più bello buttarcisi dentro e finire persa nei meandri della mente di Zulawski.

Piccola chicca del periodo, l'italiano L'anticristo, di De Martino. Un modo intelligentissimo di sfruttare la cosa che mi inquieta più di tutte: la religione cattolica. L'estetica del cattolicesimo, la fede cieca dei disperati, che non hanno distinzione di classe, i riti, le tradizioni: mi ha inquietato nel profondo, un gran bel film.

Ho visto Coco per la prima volta e non ho versato nemmeno una lacrima, e come avete letto questo per me è stranissimo. Sarà che non amo l'animazione, boh.
Per me esiste solo Shrek.

Ultime chicche:
Rocketman. I miei mi hanno fatto venire su a pane, Nomadi ed Elton John. Ci sono canzoni che sono parte della colonna sonora della mia vita e vedere questo film le ha fatte riemergere tutti. Sono settimane che ascolto I guess that's why they call it the blues. Non lo faccio nemmeno, l'impetoso paragone con quella buffonata di Bohemian Rhapsody (il film, ovviamente), questo è bellissimo, mi sono tanto emozionata e ho pianto tanto. A parte le banalità, non solo è meglio interpretato, ma è estremamente più emozionante, la narrazione ha una struttura molto più sensata e un'identità ben precisa. E Taron Egerton è magnifico. Un solo esempio poi torno ad ascoltare la mia canzone: mentre scrive Your song (non ve lo posso spiegare quanto mi ha emozionato, non posso) ad un certo punto dice la parola best. (I know it's not much, but it's the best I can do). Ora, che Egerton abbia fatto un lavoro enorme sulla voce è chiaro, ma il modo in cui dice best in quella singola frase in quella singola scena mi ha fatto scordare che stavo guardando un film, l'ho riascoltata mille volte. Proprio la parola, non solo tutta la scena.

Ah, sì, ho visto Il nido!
Finalmente.
Mi è piaciuto tanto e ci speravo. Atmosfera, sentimenti, c'è tutto quello che mi interessa. Una piacevolissima storia gotica, inquietante il giusto, con un bel finale. Sì, richiama tante altre cose, ma se questa è una delle vostre lamentele è chiaro che non seguite il Nostro Signore Neil Gaiman, e se non seguite Neil Gaiman non possiamo essere amici. Dice ad ogni occasione che le storie ormai sono già state scritte tutte. Quello che conta è sentirle sempre da una voce nuova, e quella di Roberto De Feo a me è piaciuta.

L'altra sera, poi, per concludere questa carrellata, mi sono vista All cheerleaders lie, il ritorno di Lucky McKee. Sono in ritardo mostruoso, lo so, ma ne è valsa la pena, perché è bellissimo. Un divertente teen horror con risvolti più profondi e interessanti di quello che sembra, violento quanto basta e cattivello quando serve. Un gruppo di cheerleader vittima di maschi deficienti che torna dalla morte e li fa fuori tutti, ma riuscite ad immaginare qualcosa di più godurioso da vedere?
Ecco, appunto.
Al di là delle sciocchezze, è anche più intenso di così: le ragazze tornano ma sono giovani e non tutte 'pronte' ad affrontare la cosa orrenda che gli è capitata prima di morire, quindi non sempre i maschi muoiono per i motivi giusti. Sono giovani, inesperte, superficiali. I maschi rappresentati sono invece vigliacchi, violenti o stupidi.Nessuno di loro ha una guida che sia una e quando l'inevitabile succede, sono volatili senza zucchero.
Interessante ma soprattutto divertentissimo. Sta su Netflix, non lasciatelo scadere senza averlo visto.

In realtà avrei ancora un milione di cose di cui parlare, tra cui un sacco di podcast nuovi che sto scoprendo da quando lavoro un po' più lontano da casa rispetto a prima. A quelli mi sa che riserverò un post a parte o questa carrellata diventerà lunga da qua al primo maggio.
Spero stiate tutti bene, che siate in salute e non troppo sofferenti per la situazione.

martedì 13 agosto 2019

Usare i social per l'informazione

10:30
Questa cosa dell'uscire fuori tema non diventerà un'abitudine, lo giuro. Solo che siamo in tempi brutti come la fame, e se posso anche solo condividere una volta ogni tanto qualcosa di utile, cerco di farlo in quello spazietto qua, che trascuro così tanto.


Questo post non sarà altro che un elenco di persone, link, app e chi più ne ha più ne metta, che uso quotidianamente per informarmi e crescere. Non solo sulla politica e l'attualità, ma sul complesso di cose che mi interessano. Vivo incollata al cellulare, non ne vado fiera ma è così, e cerco almeno di trarne qualcosa di utile.

Partiamo quindi da Instagram, dove seguo un bel po' di donne interessanti e competenti, che rendono l'informazione rapida e alla portata di tutti.

  • @grand_erre: Rachele collabora col sito Bossy, di cui vi ho parlato spesso, e tiene sul suo profilo delle mini rassegne stampa, in cui con la velocità delle stories instagram (e della igtv) parla delle ultime notizie. Molto schierata, ovviamente, ma rapida e chiarissima. 
  • @martine.ce: Martina si occupa di cooperazione internazionale. Se vi interessa conoscere (per davvero) la questione migranti e tutte le sue implicazioni, compresi degli interessantissimi approfondimenti su ogni singolo stato e la sua storia, è la persona da seguire. Nelle sue storie in evidenza ci sono Sudan, Iran, Libia, Arabia Saudita, Algeria, e tanto, tanto altro. Da scoprire.
  • @imenjane: Imen si occupa di economia. Ha seguito (e continua a seguire) da vicino la questione Brexit, tiene una rassegna stampa quasi quotidiana e rende un argomento a me così ostico come l'economia alla portata di tutti.
  • @belledifaccia: un bellissimo progetto che si occupa di body positivity e grassofobia in un modo sensato. Lo so che sembra scontato, ma non lo è.
  • @sofiabronzato: è un medico nutrizionista. Non una nutrizionista e basta, proprio un medico. Quotidianamente dà informazioni importantissime sul cibo, su come bilanciarlo in modo equilibrato e su come avere con l'alimentazione un rapporto sano. Dà esempi di pasti bilanciati senza propinare diete assolute, parla di salute con la competenza che solo un medico può avere. In più pubblica un sacco di ricette, punto in più.
  • @carotilla: Camilla Mendini ha anche un canale Youtube, dove si occupa tra le altre cose di moda sostenibile (ha anche lanciato un proprio brand, Amorilla) e ambiente. Propone soluzioni, brand, esempi. La seguo sempre con grande piacere anche se per la maggior parte la moda sostenibile è, con mio enorme rammarico, fuori dal mio budget.
Youtube è pieno di porcheria, siamo tutti d'accordo. Più cresco, poi, meno trovo contenuti che incontrino il mio interesse, ma ci sono le dovute eccezioni.

  • Breaking Italy: sarà anche banale ma Alessandro Masala è il mio preferito. Bravo, competente, interessante da seguire. Da recuperare ad ogni costo l'episodio del suo podcast in cui intervista Michele Boldrin. Meglio di ogni episodio di talk show che potrete mai vedere in tv.
  • Cucina Botanica: sto cercando di ridurre il consumo di carne. Lei è l'unica vegana al mondo che vale la pena seguire.
Podcast, di cui forse vi ho già parlato ma non si sa mai:
  • LaMoka: due ragazzi che ogni domenica commentano l'attualità. Sì, mi piace sentire anche le stesse notizie da voci diverse, e poi loro sono simpaticissimi.
  • I due podcast del Post: Konrad, che esce dopo le plenarie del Parlamento Europeo, e il Weekly Post, che ogni settimana approfondisce una delle notizie più importanti. Il Post è il mio luogo preferito del web, adesso anche da ascoltare.
  • Con una matita è un prodotto nuovo, per ora ha un solo episodio, che però è strepitoso. Se continuano così possono fare delle cose eccezionali.
Le newsletter sono spesso fastidiose e invadenti. Alcune, però, sono perle.
  • Ghinea fa parte del bellissimo progetto Inutile, una rivista culturale del web. Oltre al nome che invidio moltissimo, si occupa di femminismo in modo serio. Profonda, intelligente e di grande intrattenimento, è tra le mie cose preferite al mondo.
  • Medium è una gigantesca piattaforma del web in cui milioni di persone scrivono milioni cose. Può confondere e far passare la voglia. Ecco, quando ci si iscrive però si selezionano gli argomenti desiderati e questo sito dei sogni ti invia gli articoli che potrebbero interessarti per mail. La tecnologia è una cosa meravigliosa.
L'unica app che vi aggiungo in postilla a questo infinito post che spero possa essere utile a qualcuno è Feedly, gratuita. Ve la scaricate e inserite tutte le riviste (virtuali o fisiche) che vi interessano: Internazionale, il Post, Open, ma anche i grandi portali di cinema per esempio (IndieWire per dirne uno), o siti singoli (io seguo quello di Civati per dire), o grandi e note piattaforme tipo Minima e Moralia, il New Yorker, Gli Stati Generali. Tutto quello che volete racchiuso in una sola app che consultate come se fosse il sito di un singolo giornale. Sta tutto lì. Comodo da morire. Chiaramente la gratuità degli articoli dipende dalle politiche del singolo sito, ma è tutto magnificamente ordinato e in un posto solo. Un sogno.


Sì, lo so, sono invecchiata. Meno di due anni fa il telefono lo usavo solo per Snapchat e Telegram, quasi. Oggi sono il tormento dei vecchi che dicono che i giovani stanno sempre al telefono.
Ci sto più di una quindicenne.


lunedì 27 maggio 2019

Un post fuori tema

19:27
Niente cinema, né libri, né serie tv, oggi.
Ci sono solo tante cose che mi affollano la mente dopo questo weekend di elezioni e questo è l'unico spazio in cui mi sento di poter parlare liberamente. Mi sento me stessa solo qui (e su twitter, ma è diverso). A me sono andate malissimo (ma non inaspettate) le Europee, e anche le comunali. Diciamo che negli ultimi anni, tra Brexit, l'attuale governo, Donald Trump, e altre delizie, ne abbiamo avute abbastanza, e io sono un po' satura.


Io sono stata razzista, omofoba, intollerante verso il diverso. Fino a qualche anno fa se una persona nera o, peggio ancora, rom mi passava vicino stringevo la borsa un po' più forte a me. Ricordo una conversazione con un'amica (ricordo anche dove eravamo) nella quale mi professavo poco ''moderna'' perché io quei gay lì non li capivo mica. Era tutto irrazionale, se mi chiedevano il perché delle mie idee non lo sapevo argomentare, era così e basta.

Perché dire queste cose di me, delle quali, peraltro, potrebbe fregarvene il giusto, cioè nulla?
Perché io spesso me lo dimentico. Io, fiera come sono dei miei ideali, a volte mi scordo che non sono sempre stata la persona che sono ora. Mica mi elogio, per carità, sono la prima hater di me stessa, ma la sola cosa che amo di me sono i miei ideali, e fino a qualche tempo fa non avevo manco quelli.
E invece oggi più che mai è importante che io mi ricordi da dove arrivo. Perché la persona che sono oggi vorrebbe uscire di casa e mettere le mani in faccia a chi entra in cabina elettorale e danneggia il paese con una croce nel posto sbagliato. Perché l'odio che suscita in me il nostro ministro dell'interno a volte è quasi spaventoso. Non posso ascoltare le sue interviste, tanta è la repulsione che mi suscita, è quasi fisica. Perché se una persona mi dice che vota lega o movimento 5 stelle - minuscoli volontari - o la Meloni (la Meloni raga, la Meloni) o Silvio Berlusconi (anno del Signore duemiladiciannove) ai miei occhi quella persona perde valore. Ho fatto eccezioni molto sporadiche per persone alle quali voglio molto bene, ma ho dovuto smettere di parlare con queste persone di temi per me fondamentali per non rovinare rapporti importanti.
(Non il mio compagno, però. Non potrei, oggi, stare con qualcuno che non la pensa come me, non potrei mai.)
Devo ricordarmi che io sono arrivata dove sono con un percorso, che mi ha cambiato le idee e i desideri, e che come l'ho fatto io lo possono fare molti. Non lo faranno se li mando in ospedale perché li investo con la macchina, però, questo è poco ma sicuro.

Io oggi ho avuto bisogno di sedermi e mettere alcune cose per iscritto per calmare quello che penso, perché io non sono e non voglio essere come loro. Io quell'odio qua non lo voglio. Più loro scalpitano gridando e incitando a quella stessa rabbia qui, quella che viene dalla pancia, più io mi voglio calmare. Proprio adesso, forse, che dovrei essere più incazzata, io devo darmi una calmata. Il gigantesco Gipi, su twitter, è stato per me un esempio fondamentale. Lui viene criticato, spessissimo, perché si espone molto. All'ennesimo ''Ma perché gli rispondi? Non dargli attenzioni!" ricevuto da qualche fan nei commenti, Gipi ha risposto di avere il difetto di considerare tutti persone, anche quelli diversi da lui.
E io ci devo provare, a essere migliore non solo di loro, ma anche di me stessa, di quella che ero e di quella che sono adesso, che vorrebbe uscire a dare fuoco alle bandierine di forza nuova e che vorrebbe appendere a testa in giù i gentiluomini di casapound.
Io oggi parteciperò a più manifestazioni, leggerò più libri e più giornali, starò più attenta, farò sentire la mia piccola voce ogni volta che ne sentirò la necessità, cercherò di portare avanti i miei valori nella mia vita di tutti i giorni e cercherò di essere ogni giorno migliore del precedente.

Oggi sono furiosa, con questo Paese che non riconosco e che sento così lontano da me. Sono sbalordita di fronte a persone a cui non manca nulla ma che riescono a covare così tanto rancore verso il prossimo e che ogni domenica sono in prima fila in chiesa a cantare le canzoncine dei Gen Rosso. Chissà se se lo ricordano, poi, che quel Gesù lì che pregano tanto era di pelle scura. Io ora sono atea, ma sono andata a catechismo fino a vent'anni. Se non mi ricordo male le cose che diceva il loro Gesù erano altre, ma può essere pure che mi ricordi male io. Sono imbufalita con chi sfrutta le donne e la loro immagine per della miserabile propaganda utile solo a guardare la pagliuzza negli occhi degli altri e ad evitare accuratamente la trave del proprio, di occhio. Sono amareggiata dalle persone che non hanno nemmeno provato, a farsi una propria idea, e che si sono fermate a quello che ha detto il vicino, il cugino, la cognata. Sono allibita di fronte alla giustificazione e alla valorizzazione della mediocrità, della mancanza di competenza, di fronte alla critica a chi studia e si prepara. Sarò furiosa anche la prossima volta che sentirò un cafone intimare a due adolescenti di origini magrebine di tornare a casa loro se in coda alla mia cassa ci mettono due minuti di più a pagare (true story), e di sicuro non guarderò al nuovo sindaco del mio paese con un sorriso di incoraggiamento.
E non garantisco nemmeno che risponderei di me se incontrassi per la strada quel ministro lì che ha sempre il rosario in mano, e sinceramente nemmeno se beccassi il suo inetto smm.
Oggi devo impormi di essere migliore.
Perché l'ondata di merda l'abbiamo seppellita una volta e lo faremo di nuovo.
Nel frattempo, (r)esistiamo.

martedì 7 maggio 2019

Un post di podcast

13:41
Ultimamente ho poche ore per vivere. Lavoro, poche ore ma pur sempre spese a guadagnarmi la pagnotta, scrivo libri per ragazzi, do ripetizioni, ho un blog (questo, per chi fosse confuso), guardo film, leggo libri, devo fare un minimo di movimento perché sono ciccia, ho una casa da tenere abitabile, eccetera eccetera.
Mica solo io, eh, tutti.
Proprio perché il tempo è maledetto e ci frega tutti, io faccio un post sui podcast. Per me, in queste giornate folli, sono diventati vitali: li uso per informarmi, per studiare, per comprendere, per conoscere cose nuove e approfondire cose vecchie, per tenermi compagnia, per divertirmi, per imparare. Sono perfetti per me perché mi permettono di continuare a fare cose utili mentre faccio quello che mi piace, ovvero informarmi, studiare, comprendere, e tutti gli altri. Mentre guido, mentre faccio i mestieri, quando esco a fare due passi. Per me hanno quasi completamente sostituito la musica.
Li amo appassionatamente, se non si fosse capito.
Quindi, oggi, condivido con voi quelli che amo di più, divisi tutti ordinatini per argomento e con le letterine ad indicare se si parla in inglese (E) o in italiano (I).



I classici


  • Lore. (E) Credo che Lore e il suo host siano la storia del mondo dei podcast. Ne parliamo comunque per non dare nulla per scontato: si tratta di brevi episodi (non fatevi spaventare dal numero, si divorano come ciliegine!) in cui il narratore racconta leggende, storie del folklore, miti, vicende storiche...è inquietante e divertente, un passatempo golosissimo. Ha una newsletter a cui iscriversi se si desiderano approfondimenti sull'argomento di ogni episodio, che si chiama The Epitaph, e di recente ne è stata tratta una serie tv che però la sottoscritta ancora non ha visto, sempre per quella questione del tempo di cui sopra.
  • Welcome to Night Vale. (E) Una finta trasmissione radio che racconta gli strani eventi che accadono nella cittadina di Night Vale. Per qualcuno è trash, per me goduriosissima.
  • Serial (E). La storia del true crime in forma podcast, Serial ha tre stagioni e in ognuna si racconta di un caso controverso degli Stati Uniti. Solo per veri appassionati del genere, cosa che per esempio io non sono, perché alla lunga l'ascolto è pesante. Consiglio cautela anche a chi non si sente sicurissimo con la lingua perché spesso ci sono parti al telefono o di interrogatori che risultano poco chiare, e se si ascolta mentre si guida non è che si può star lì col ditino a fare avanti e indietro. 
Parlare di cinema

  • Ricciotto. (I) Querty è un raccoglitore di podcast tutti italiani che valgono la pena di essere scoperti. Con Ricciotto parlano di cinema, ogni episodio sviscera un film quasi sempre tra le nuove uscite, e i ragazzi sono sempre piacevoli, anche quando non si è d'accordo con loro. Una bella chiacchierata che ha il sapore di una serata tra amici, e siccome io di amici cinefili non ne ho ascolto loro e commento a voce alta come se fossimo insieme.
  • You must remember this. (E) Ah, questo magnifico. Un racconto ad episodi del primo secolo di Hollywood: dive, scandali, curiosità, passioni, relazioni ritratti. Una meraviglia interessantissima, perché il cinema non sono solo i film (paradossalmente) ma un gigantesco carrozzone fatto di persone, e questo podcast cerca di raccontarcele tutte. Raccomando il ciclo di episodi sulla morte di Sharon Tate in previsione del nuovo Tarantino.
  • The rants macabre. (E) Un podcast dei ragazzi di Fangoria sui cinemacci dell'orrore. Gli episodi sono lunghi e non parlano di un solo film per volta, ma affrontano generi, autori, correnti...Anche in questo caso, non sono sempre d'accordo con quello che si dice, ma è molto piacevole da seguire e i titoli affrontati sono tantissimi.
  • Switchblade Sisters. (E) Questo è uno dei miei preferiti. Donne che parlano di cinema di quello che si crede sia da uomini: thriller, horror, fantascienza...La host ospita ogni settimana una donna del settore (attrici, sceneggiatrici, registe, ma non solo) e le chiede di portare un film che sia per lei di ispirazione. Imperdibile l'episodio in cui Barbara Crampton parla di Raw. Sulla stessa linea (donne che parlano di orrore e ospiti d'eccezione) c'è anche She kills che anzichè chiacchierare di singoli film affronta alcuni temi caldi del cinema e delle donne al cinema. Nel dubbio, la Crampton è pure lì.
  • Kiss the goat. (E) Sempre cinema di paura. Anche in questo caso ogni episodio è dedicato ad un solo film per volta, e ci si prende tutto il tempo (gli episodi durano un'oretta) per approfondire e discuterne a fondo.
  • Horror vanguard. (E) Segnalazione solo veloce per questo, che parla ancora di orrore ma che non ho ancora ascoltato. Se lo conoscete e consigliate fatemi sapere!
  • The retro cinema podcast. (E) Niente orrore stavolta, ma anni '80. Quindi insomma, un pochino di orrore sta anche qua, in questa bella carrellata di film cult di una generazione.
Chissà, magari il mio podcast sull'orrore prima o poi lo faccio pure io, invito voi altri blogger, parliamo di sangue...viaggio troppo con la fantasia, vè?

Informarsi

  • Weekly post. (I) Io non leggo quotidiani, mi informo con un'app che si chiama Feedly e soprattutto con Il Post, per il quale provo adorazione e fede simil religiosa. La mia home del browser è Il Post. Sempre sia lodato. Hanno due podcast per il momento: uno è Konrad, che esce una volta al mese dopo le plenarie al Parlamento Europeo, e l'altro è il Weekly. Una volta alla settimana selezionano una notizia e la approfondiscono con l'aiuto dei membri della redazione più adatti per ogni singolo settore. Ovviamente si parla di politica, economia, attualità, e lo si fa con lo stile che contraddistingue la testata: semplicità ed immediatezza. Li amo pazzamente e trovo facciano un lavoro perfetto, almeno per quello che cerco io quando cerco informazione.
  • Breaking Italy. (I) Alessandro Masala commenta le notizie della giornata su Youtube da molti anni e io lo seguo con enorme piacere perché condividiamo molti ideali, perché lo trovo ragionevole e intelligente. Ora i suoi contenuti si trovano anche come podcast e preferisco fruirne così. In più, di recente ha affiancato ai suoi video un prodotto in forma esclusivamente di podcast, con ospiti e interviste, che non ho avuto ancora modo di ascoltare.
  • La Moka. (I) Scoperta recente, LaMoka è l'ennesimo commento alle notizie del momento. A me piacciono, che devo fare. I due host sono molto simpatici, un'ora scorre via velocissima.
  • Quasidì. (I) Pur nutrendo una discreta antipatia per una delle due host, il lavoro che fanno con Quasidì mi piace tanto: due ragazze che parlano di attivismo, femminismo, ambiente, e tanto altro, con dati e informazioni importanti. A volte un pochino meccaniche, forse leggono? Ma davvero vuol dire cercare a tutti i costi un difetto in quello che è un bel progetto, fresco e giovane. Piacevolissimo.
Varie ed eventuali

  • Morgana. (I) Abbiamo già parlato del podcast della Murgia, alla quale mando tutto il mio amore virtuale. Ogni episodio è il racconto di una donna fuori dagli schemi (quali schemi, dite? ne avrei in mente un paio), della sua vita e della sua carriera. Vivienne Westwood, Cher, Moana, Shirley Temple, Santa Caterina...la selezione è davvero interessante. 
  • Ordinary girls. (I) Anche di lui abbiamo già parlato. Lui non è un podcast ma un vero e proprio programma radiofonico, con le canzoni e tutto il resto, da far ascoltare a chi del femminismo non conosca nemmeno i concetti base e abbia bisogno di una mano divertente (Elena Mariani ti amo nessuno mi fa ridere come te su instagram).
  • Esordienti. (I) UN podcast per chi vuole diventare scrittore, semplicemente. Matteo B. Bianchi è un'autorità del settore e si vede. Di suo segnalo anche Copertina dove invece dà consigli di lettura. Entrambi i suoi podcast, insieme a quello della Murgia e a quello di cui vi parlo dopo, escono dalla storielibere.fm. Da tenere d'occhio, ha prodotti interessantissimi.
  • Tizzoni d'inferno. (I) Chi in Italia può parlare di fumetti? Tito Faraci, dite? Appunto.
  • Ad alta voce. (I) Il programma di Rai Radio 3 in cui si leggono audiolibri. Semplice e bellissimo.
  • Veleno. (I) Dolorosissimo ma straordinariamente ben fatto podcast true crime tutto italiano su uno dei casi di cronaca più sconvolgenti del Nord Italia. Ne è appena uscito il libro.
  • Il gorilla ce l'ha piccolo. (I) Le cose sugli animali mi mettono di buonumore. Vincenzo Venuto è un biologo con il dono della narrazione, che ci ha regalato, sempre grazie a storielibere, qualche episodio sulla riproduzione animale. Divertentissimo, durato solo troppo poco per i miei gusti. Signor Vincenzo Venuto ci pensi perché guardi che lei è proprio bravo.
  • The minimalist podcast. (E) Il podcast dei due fondatori del minimalismo che ogni tanto mi costringo ad ascoltare prima di riempire il carrello di Asos di cose che so che non mi servono. 
La mia carrellatona finisce qua. Sono aperta ad ogni consiglio perché il mondo dei podcast è in costante espansione e io li voglio ascoltare tutti quanti!
Il mio prossimo ascolto saranno gli interventi di Alessandro Barbero al Festival della Mente, e poi ancora #100cosebelle e Soli.
Mi sa che ci riaggiorniamo tra un po'.

lunedì 29 aprile 2019

Maripensiero: La stand up comedy al femminile su Netflix

12:24
Sono anni che dico su questo blog che non amo le cose che fanno ridere. Mi dispiace di essere così, non sono nemmeno una persona simpatica. Solo che le persone che a tutti i costi vogliono strappare la risata a me strappano la carezza di compassione e quindi ho evitato la stand up comedy per anni.
Poi ho capito che sbagliavo approccio.
Sono gli uomini che non mi fanno ridere. Quasi mai.
Cioè, il mio moroso mi fa spaccare dalle risate. Ad un amico bastava aprire bocca per farmi piangere dal ridere. Ma quando si mettono davanti ad un microfono è difficile che mi divertano. Tenetemi lontano quel Kevin Hart lì e le sue faccette, poi, o qualcuno si farà del male. Ci ho provato anche con i grandissimi famosissimi, Luis CK e Ricky Gervais. Nulla, mollati a metà.
Insomma, ho aperto Netflix e iniziato a guardare tutte le comedy al femminile che ci sono sulla piattaforma.
Non mi sono mai divertita così tanto.


Certo, nella prima che ho visto non c'era proprio niente da ridere. Ho iniziato con Hannah Gadsby e il suo magnifico Nanette, che dopo una prima parte deliziosamente autoironica è diventato un racconto durissimo e difficile e alla fine ero un ammasso di lacrime. Però ne è valsa la pena, perché è uno spettacolo da imparare tutto a memoria e imprimersi sulla pelle. Magnifico.
Poi, ovviamente, Ellen.
Ellen DeGeneres è la regina dell'internet, lo sappiamo tutti quanti. Ma mettetela davanti ad un microfono e puf, altro che regina. Ritornata alla stand up dopo anni di assenza con uno speciale, Relatable, mi ha fatto capire subito chi comanda, e chi comanda è lei. Date un'ora del vostro tempo alla Nostra Signora DeGeneres perché sì, lei è indiscutibile.

A questo punto nella mia vita è arrivata Midge Maisel, che è sì un personaggio di fantasia ma che soprattutto è una grande ispiratrice di creatività e grazie a lei ho ricominciato a guardare le comedian dopo una bella pausa.
Sono partita dalla più famosa, forse: Amy Schumer. Ora, leggo in giro che è detestatissima. Non mi ci metto neanche a discutere sulla faccenda, forse è un mostro e io non lo so, ma a me fa ridere da matti. Che ci devo fare, forse in fondo sono una sempliciotta. Ci sono due suoi spettacoli su Netflix, Growing e il Leather Special. Consiglio il secondo con tutto il cuore, mi ha divertita da matti. Consigliata se non vi infastidisce il parlare sboccato di sesso.

Alle madri in gravidanza invece farei vedere i due spettacoli di Ali Wong. Non è la mia preferita, ha uno stile più aggressivo che non sempre mi fa ridere, ma ho visto donne incinte piangere dalle risate con lei, non so se siano gli ormoni oppure qualcosa che io da non madre non posso ancora capire.

Tig Notaro, invece, merita che la vedano tutti, sempre. Perché Tig scherza sul cancro e con scherza intendo che lo fa pesantemente e lei lo può fare perché il cancro ce l'ha avuto. Bisogna mettersi zitti in un angolino a ridere e poi farsi rimproverare perché si è riso e poi ridere ancora. Tig è naturalissima, un suo spettacolo somiglia ad una chiacchierata tra amici al bar. Non fa faccette, versi, smorfie, non è di quelle consapevoli della propria simpatia che fanno un po' le star. Sembra appena uscita dalla partitella di pallone all'oratorio. La sua semplicità e la sua intelligenza bastano e avanzano a creare spettacoli indimenticabili. Prima, però, bisogna guardare il documentario. Sta su Netflix anche lui, ovviamente, si chiama Tig. Secondo me è importante guardarlo perché pare che la signora qui abbia fatto la storia della stand up comedy nel momento più tragico della sua esistenza e quando la si guarda in faccia sembra che quasi non l'abbia mica capita, la grandezza di quello che ha fatto. Per me il black humor è spazzatura quasi sempre. I battutisti di sta cippa dovrebbero sedersi in un angolino e imparare da Tig come si scherza sulle cose serie. Perché si può, ma bisogna essere intelligenti e forse il problema è tutto qui.

In questo periodo mi sono vista Anjelah Johnson, Aditi Mittal, Jen Kirkman, Katherine Ryan, Sarah Silverman. Tutte ugualmente interessanti, ai miei occhi, e il motivo è semplice. Sono, per citare lo spettacolo di Ellen, relatable. Forse il punto di tutta la questione 'non mi piacciono i maschi che fanno comedy' è tutto qui: non ho quasi niente in cui rispecchiarmi. Con queste signore, che parlano sì di sesso e corteggiamento e relazioni ma anche di diversità (molte sono immigrate, o lesbiche, o ebree, tutte in qualche modo minoranze), di difficoltà e di sessismo, ho molto in comune. E ne rido con loro. Ne rido perché prendo tutto sul serio e capisco quando chi sta davanti a me fa altrettanto, anche se in uno spettacolo di stand up comedy.

Per ultima mi sono tenuta la mia preferita: Iliza Shlesinger.
Iliza è la classica bionda magnifica californiana. Quella che gli uomini vedono da lontano nei bar. Poi apre bocca. Tempo due secondi mi lascia boccheggiante sul divano. Questa è proprio una cosa irrazionale: nessuna delle sopra citate mi ha fatto ridere quanto lei. Eppure fa spettacoli più leggeri (con qualche puntina di femminismo perché sì), parla delle sacrosante differenze tra uomini e donne, di come siamo realmente e di come ci mostriamo agli uomini perché crediamo di piacere di più.
Nella vita reale tollero poco i versetti. Come li fa lei mi fanno piangere dal ridere. Nel senso che proprio mando indietro e li riascolto. Di Iliza mi fa ridere anche solo il modo in cui si muove, e mi diverte talmente tanto che se anche a volte esce qualche frase con cui non sono d'accordissimo mi sta bene così. Mi fa solo troppo ridere. Consiglio di guardare i suoi spettacoli in ordine e di lasciarsi per ultimo Elder Millennial perché è uno di quelli che alla fine lasciano con le guance doloranti. Uomini e donne sono diversi. Non è sbagliato riderne. Dovrebbero avere ugual rispetto e opportunità, ma quello è un altro discorso. Lo sapete quanto ci tengo. Il punto però è che ridere di queste diversità non è sbagliato. Ma, e torno a ripetermi, bisogna saperlo fare. Iliza in questo è una maestra.

Se qualche omuncolo è ancora convinto che le donne non facciano ridere, per l'amor di dio, va bene così.
Teniamoci stretto questo tesoro.

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