lunedì 30 gennaio 2017

Split

Ogni volta che esce un nuovo film di Shyamalan ha luogo questa dinamica:
'Ah, un suo film nuovo. Che due palle, non ci vado, sono stanca.'
'Beh però carina la trama.'
'Oddio bellina la locandina!'
'Ma non avevi detto che l'altra volta sarebbe stata l'ultima?'
'Va beh dai facciamo che l'ultima è questa.'
Tutte le voci in questione sono nella mia testa.
No, non perchè io soffra dello stesso disturbo del personaggio dell'ultimo lavoro del malsopportato regista, ma perchè sono una persona facilmente circuibile.


Protagonista di Split è Kevin, un uomo che soffre di un disturbo da personalità multiple. Lo vediamo rapire tre ragazze e rinchiuderle in una stanza, lasciando trapelare attraverso una delle personalità che loro sono lì per quando arriverà Lui, La Bestia. Nel frattempo, facciamo la conoscenza di alcune delle personalità di Kevin attraverso i suoi incontri con la sua terapeuta, la dottoressa Fletcher.

Dopo la visione mi sono confrontata con la mia amica Elena, che ha le competenze giuste per rispondere alle mie domande, e le chiedo delucidazioni sul disturbo. Riassumo la sua spiegazione con la frase 'Sono quasi tutte cagate'.
Ciò detto, recuperiamo la nostra sospensione dell'incredulità e godiamoci il film, che, mi tocca ammettere, è bellino davvero.

Non è una conclusione a cui sono giunta subito, in realtà, ci ho pensato un po', perchè non è stato un colpo di fulmine. Sono peraltro reduce da una visione che mi ha sconvolto dalla bellezza (Arrival), poche cose in tempi brevi mi entusiasmeranno altrettanto. Sono uscita dalla sala con qualche perplessità e poco entusiasmo, ma poichè nei giorni successivi non ho fatto altro che pensarci ne deduco che abbia fatto centro.
Innanzitutto, un'ottima idea di Shyamalan: 'Tieni, James, questo è il film, fanne quello che vuoi, io mi siedo qui e ti guardo.'
McAvoy tiene in pugno film e spettatori, in una delle performance migliori che io abbia mai visto. Interpreta 5 personaggi (poi quando Shyamalan ha tempo mi spiega perchè parla di 15 milioni di personalità poi ne vediamo 5), con una credibilità pazzesca. Si arriva a punti in cui noi spettatori siamo in grado di intuire la personalità prevalente solo con un minimo cambio di sguardo, è impressionante. Io l'ho sempre trovato bellino assai, ma l'avevo sottovalutato pesantemente e oggi mi punisco con sedute di cilicio.
E sì, ci sono le ragazzine (Ana Taylor-Joy, che abbiamo conosciuto con The Witch, si conferma interessante, anche se ho detestato la sua doppiatrice), la terapista, la storia...tutto interessante ma quasi azzerato dalla presenza gigatesca di James che senza ritegno alcuno investe tutti e li ricopre di opacità. Roberto Recchioni, che mi piace tanto, dice nella sua bizzarra recensione per ScreenWeek che alla fine il gioco delle personalità è facile perchè si presta a faccette e gigionamenti. Stavolta non mi trovo d'accordo con Robbe. Qua non ci sono faccette buffe (per quanto io per prima abbia sorriso ad ogni comparsa di Hedwig, la personalità di 9 anni), ma cambi intensissimi di sguardo, di impostazione del volto, che a me sono sembrati impressionanti.

Ma poicheè di non solo McAvoy si può parlare, ho un'altra osservazione da fare. C'è un episodio di The Big Bang Theory di qualche stagione fa in cui le ragazze guardano I predatori dell'arca perduta. Amy osserva che il film avrebbe avuto lo stesso identico finale se non ci fosse stato Indiana. Ecco, per me la stessa identica cosa vale per la dottoressa Fletcher. Ci è servita giusto a dare qualche piccolo spiegoncino che non volevamo comunque.

Insomma, se dovete scegliere tra questo e Arrival al cinema ANDATE A VEDERE ARRIVAL, ma badate che Night ha fatto bene i compiti, si può dargli una possibilità.

UNO SPOILER CHE HO DELLE COSE DA DOMANDARVI:

Cosa ne pensate della faccenda cuore puro/impuro?
Ad un primo sguardo avevo pensato che io avrei dato i nomi opposti, ho sempre immaginato come puro un cuore non sporcato da sofferenze, ma è interessante anche l'opposto.

14 commenti:

  1. Gli impuri sono coloro che non hanno sofferto, quindi sono "addormentati". Ovvero, le loro esistenze sono inutili, possono essere sacrificabili. L'ho trovata un'idea vincente.
    McAvoy è eccezionale, altro che faccette. Io una roba scema l'ho trovata (mi sa che è inevitabile), ma (SPOILER) la vecchia non lo poteva dire lei il nome? (*^▽^*)

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    1. Vero?? Per quello dico che è inutile! Una cosa sola doveva fare e non l'ha fatta, debelliamola completamente e tante care cose.

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  2. Sono d'accordo con Roberto sulla storia delle faccette.
    Secondo me, come ti dicevo, McAvoy imita (un bimbo, una signora, un personaggio frufrù) ma non interpreta davvero. Magari è colpa del doppiaggio?
    Tra lui e la storia, troppo lineare, non mi ha entusiasmato. Provaci ancora S.

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    1. Non te lo so dire cosa ti abbia dato questa impressione, ma di certo lo guarderò anche in lingua per godermi a pieno del buon James <3
      Può sempre andare meglio, soprattutto con lui!:)

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    2. Io l'ho visto in lingua,e l'ho trovato bravissimo,semmai è la sceneggiatura che fa acqua.Peccato.
      E appunto:le altre personalità?Inutile che mi fai tanta pubblicità di 23 personalità e me ne fai vedere 5/7...

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  3. Questo probabilmente non sarà il miglior film di Shyamalan però secondo me rimane un discreto regista che deve ancora maturare, ma è sulla buona strada ;)

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    1. Però non so se ci arriverà mai ad un capolavoro, ma la speranza è l'ultima a morire!

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  4. Credo che la tua amica Elena abbia ragione. Come sempre il regista esagera e porta tutto ai confini fantastici. McAvoy viene lodato da molti, ma in realtà noi vediamo sempre il suo faccione, se si vuole vedere qualcosa di buono bisogna dare un occhiata ai classici come La donna dai tre volti (1957) basato su una storia vera, con solo tre personalità diverse che fece guadagnare l'Oscar all'attrice Joanne Woodward.

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    1. So per certo che ce l'ha:) Ma d'altronde va benissimo così, è bello anche lasciarsi andare. Grazie del consiglio, lo guarderò certamente dato che l'argomento mi interessa!

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  5. Shallallero per me un capolavoro l'ha fatto: "The village", per me quel film ha dentro un qualcosa di profetico sulla nostra società.
    Questo mi è davvero piaciuto. Non è esente da difetti e da alcune delle migliori scemenze alle quali ci ha abituato, però mi ha tenuto incollato allo schermo per tutta la durata, non mi ha fatto provare un attimo di noia e verso la fine ho provato vera tensione. E quella parabola del cuore puro l'ho trovata davvero vincente.
    Non un capolavoro, ma ad avercene di 'filmetti' così...

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    1. A me The village è piaciuto abbastanza, ma non so se lo chiamerei capolavoro! Avercene davvero, i difetti non mancano a nessuno in fondo:)

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    2. The Village è anche il mio preferito!

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  6. Io pensavo fosse una minchiata colossale, che ormai Shamalayalaman non ce la fa più, si sa, allora ho letto le recensioni di un paio d'amici cinefili e l'hanno snobbato tutti, l'hanno trattato così male, dicendo, tra l'altro, esattamente le cose che pensavo avrebbero detto, che non mi va nemmeno di guardarlo.

    The Village (che non è affatto un capolavoro) è il lavoro migliore di questo regista che negli anni mi sembra sempre più un pallone gonfiato sgonfio.
    Signs però non l'ho visto.

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    1. Per me funziona alla grande, invece, e una visione se la merita. Se non altro per farsi un'idea propria!:)
      The Village mi è piaciuto abbastanza, ma niente di più, stesso dicasi per Signs, che secondo me inizia da dio ma che per me perde tantissimo verso la fine.

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