domenica 12 giugno 2016

Venerdì 13 (1980)

L'altro giorno il direttore della mia banca mi ha detto che scambierebbe volentieri la sua polizza assicurativa vantaggiosa con la mia giovane età.
La sfiga di avere pochi anni comporta, oltre al pagare millemila milioni per assicurare un'auto, il ritrovarsi tra i piedi certi personaggi, senza avere la più pallida idea di come ci siano finiti.
Quando sono nata Jason già era morto un bel po' di volte. Eppure era sempre lì, nella mente e nell'immaginario di tutti, saltellano sulle colline a braccetto con l'altro losco individuo, quel Freddy Krueger che secondo me avrà film dedicati fino alla fine del mondo come lo conosciamo.
Per qualche motivo, che qualcuno più esperto di me vi saprà senza dubbio spiegare meglio, questi signori hanno smesso di essere solo personaggi fittizi, sono diventati parte della cultura popolare al punto da essere incredibilmente noti anche a chi per l'horror non bazzichi per niente, anche a chi i film originali non li ha mai visti.
E io, Venerdì 13, non l'avevo mai visto.
Ricordo spezzoni di sequel visti negli anni, ma Lui, quello capostipite, mi mancava.


Visto con gli occhi di chi è cresciuto con le sue conseguenze, Venerdì 13 è solo una delle tante storie horror piene di quei perculatissimi luoghi comuni che tanto ci piacciono: gruppo di ragazzi di cui non sappiamo niente, assassino che li decima, luogo di vacanza sperduto nei boschi, la final girl che è l'unica in tutto il film che non è riuscita a farsi il moroso. . .
Stavolta siamo a Camp Crystal Lake, l'assassino è il celeberrimo Jason con la maschera da hockey (se non altro, crediamo sia lui per la sua notorietà, la prima sorpresa di questa visione è che lui manca completamente dal primo capitolo). la final girl è Alice. Poco altro vi importa sapere, se fate parte di quella schiera di giovanissimi che hanno questa lacuna. Unitevi a me, giovani spavaldi, che parliamo di roba seria.
Quello che vi succederà ad un certo punto durante la visione è una gloriosa epifania, un sonoro 'AAAAAAAAAAHHHHHHH!' che rimbomba in quel contenitore vuoto che ci piace chiamare cervello. È il momento in cui capiamo insieme che tutto è iniziato qui.
Che prima di questo filmettino (che se proprio dobbiamo riassumerne un'opinione non è che mi abbia proprio fatto impazzire) la gente non guardava a questi elementi comuni del cinema come li guardiamo noi oggi.  Per noi sono quasi superati. Li conosciamo bene, li prendiamo in giro anche se di cinema ne sappiamo poco, ma ogni tanto ci dimentichiamo che la storia non è iniziata con noi. E che se noi, oggi, facciamo a gara al cinema per vedere chi resiste di più in un torture porn qualsiasi è perché qualcuno, 30 anni fa, prendeva a mazzettate negli occhi gli adolescenti sporcaccioni e faceva inorridire i benpensanti. È bello vedere la nascita, la storia, anche quando è un film abbastanza noioso, ve lo garantisco. Anche se Jason non è simpatico quanto Freddy, o inquietante quanto Michael.

È un po' come andare al museo egizio: andare a quello archeologico richiede più passione e più conoscenza per far sì che apprezziamo la gita, esattamente come vedere i film vecchiiiiiissimi richiede uno sforzo in più. Col tempo poi si va che è un piacere, ma ci vuole pazienza. Quello egizio, invece, è una figata: è colorato, chiassoso, esoso con tutte le statuone imponenti e le maledizioni dei faraoni, però ti insegna la storia comunque. È più vicino a noi in modo che possiamo sentirlo in modo più empatico, ma abbastanza lontano da farci trattenere il fiato quando vediamo che gli egizi già avevano le infradito.
Non so se mi sono ingarbugliata o se questo paragone abbia senso, nella mia testa giuro che ce l'ha.


Come al solito, parlare di qualcosa di così storicamente importante diventa complicato in un blog come il mio dove non si vuole parlare di tecnica e storia e influenze (per quello è sufficiente Google, o magari qualche sito migliore), soprattutto quando queste si rivelano più interessanti del film stesso.
Mettiamola così: Jason fa ancora parte, 30 anni abbondanti dopo, di quel giardino di personaggi che stanno nel cuore di tanti, quella maschera lì è ancora troppo presente perché possiamo passargli oltre e ignorarla.
Onorare i genitori del cinema che oggi andiamo a vedere in sala, quarto comandamento.

8 commenti:

  1. concordo con il direttore della tua banca mannaggia...comunque..:a suo tempo ci fece una paua belluina, ma eravamo ggiovani, in una soffitta con il tv in biancome nero
    scassato (quando usci' al cinema eravam troppo piccine per vederlo); non lo rivedo da un po, non ti so dire che effetto potrebbe farmi ora...

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    1. ma i suoi buoni momenti ce li ha, capisco la puracchia! Però se lo rivedi voglio l'aggiornamento:)

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  2. Credo di aver visto solo il remake, è non era tanto male, anzi, con un soggetto così era buono, è sicuramente l'originale non è da meno ;)

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    1. Ah, ma adesso arrivo anche a quello!:)

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  3. Io lo vidi da piccolo su Notte Horror di Italia1, da allora mai replicato la visione. Mai visti manco i seguiti o i remake :/
    Se vuoi un film di questo filone abbastanza particolare, ti consiglio "All boys love Mandy Lane" ;)

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    1. È in lista da un bel po', sto solo dando la precedenza ad altro. Ma grazie del consiglio!:)

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  4. Il primo Venerdì 13, come ben dici tu, e' praticamente il capostipite dello slasher moderno (così come Non aprite quella porta del torture-porn, noiosetto ma con tutti gli elementi giusti. Il remake te lo sconsiglio: pessimo.

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    1. C'è da dire che gli ho preferito di gran lunga Non aprite quella porta, ho i brividini solo a pensarci!

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