martedì 10 ottobre 2017

Una cosa divertente che non farò mai più, David Foster Wallace

Nei giorni scorsi ho riflettuto, grazie a Ridley Scott e Denis Villeneuve sull'umanità.
(Nota a margine: andate a vedere al cinema Blade Runner 2049 che è una perla)
L'ho fatto grazie ad un'analisi intensa, piena di cuore e intelligenza sopraffina.
Poi è arrivato DFW, che in nemmeno un centinaio di pagine quella stessa umanità l'ha vivisezionata, scoprendola proprio nel momento in cui questa è meno controllata (in vacanza), e l'ha presa violentemente, ferocemente, brillantemente, per il culo.


Nel 1996 Harper's Magazine ha chiesto ad una delle menti più brillanti di questi tempi di andare in crociera, godersi la vacanza e poi scriverci un articolo.

Mandare una persona con depressione conclamata in mezzo all'oceano circondato dalla bizzarra selezione di umani che frequentano il mondo delle crociere è una scelta quantomeno azzardata. Questo poteva togliersi la vita prima del tempo (sob) o fare una strage. Per nostra grande fortuna, però, il modo di DFW di sfogarsi era la scrittura. Era in una situazione per lui probabilmente fonte di disagio, e quindi ha trovato il modo di prendersene gioco, trascinando giù con essa i piccoli vizi degli uomini.

Si poteva cadere miseramente nel rischio di uno sguardo cinico e infarcito di superiorità, con un mix del genere. Prendere David Foster Wallace e buttarlo in uno spazio chiuso in mezzo a migliaia di persone, non son cose che si fanno. Wallace, però, era partito pronto. Mai per un istante il suo tono brutalmente ironico è scambiabile per superiore perchè la prima vittima della sua ironia è lui stesso. Lui che si è messo alla prova e si è lanciato in iniziative a dir poco distanti dalla sua quotidianità (il tiro al piattello, per dirne una sola, in cui si è rivelato pessimo), che si è nascosto nei corridoi per vedere quanto velocemente intervenisse il servizio di pulizia delle camere, lui che ha conosciuto il suo lato viziato e invidioso e ce l'ha raccontato senza pudore alcuno.
Ha spalancato i suoi occhi svegli su quello che lo circondava e ce lo ha trasmesso con la semplicità del primo sguardo ma la profondità di chi come primo sguardo ha quello attentissimo di chi scrive per vivere. I dettagli più piccoli, a partire dalla descrizione della nave fino ad arrivare ai costumi dei bagnanti, sono riportati fedelmente per portarci all'interno dell'esperienza. Un'esperienza all'insegna del vizio, della coccola, dell'ozio.
Un sogno incantato, o un incubo terrificante.

L'ennesima conferma di come DFW sia fatto su misura per me, con il suo sentirsi così distante da tutti noi e allo stesso tempo così uguale a tutti gli altri.
Come scriveva lui, però, pochi altri.
Basta guardare cosa è in grado di fare con un water.

8 commenti:

  1. Ti faccio i miei complimenti. DFW è una delle mie grandi paure letterarie, tanto che non ho ancora avuto il coraggio di leggere qualcosa di suo... te invece hai pure letto il suo celebre "mattone".
    Mi ero ripromesso di leggerlo a inizio anno, e ancora nulla...

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    1. Credimi, è molto meno impegnativo della fama che lo precede, Infinite Jest a parte.
      È divertentissimo! Poi certo, è anche un genio.

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  2. Uno di quei libri che mi riprometto periodicamente di leggere. Meglio che lo compri subito e lo metta sul Kindle, prima di dimenticarmene di nuovo!

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    1. Fallo fallo fallo, è una pillolina di gioia!

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  3. Ti ho assegnato un piccolo premio, spero ti faccia piacere:

    http://lastanzadigordie.blogspot.it/2017/10/blogger-recognition-award-la-stanza-di.html

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    1. Che ritardo colpevole, Marco, perdonami! Passo subito a vedere!

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  4. Mi era sfuggito questo post su un libro così divertente -e profondo- che rileggerei ancora e ancora. Quanta genialità, quanti aneddoti che ancora snocciolo (il cibo per squali?) ogni tanto. Se mai andrò in crociera sarà proprio con le stesso spirito :)

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    1. Diciamo che dopo questa lettura sarà impossibile stare in crociera senza pensare a DFW!:)

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