mercoledì 7 agosto 2019

La quinta stagione, N.K.Jemisin

Siccome il blog è l'unico posto in cui ancora non l'ho detto, piccolo aggiornamento sulla mia vita: ho preso un cane. Un grosso cane nero che sembra Sirius Black e che è buono come un angelo. Mai una pipì, mai un dispetto, non so nemmeno come abbaia. Mi ha fatto un unico danno da quando lo abbiamo preso al canile: si è portato il mio lettore ebook sul suo cuscinone. Solo che con i suoi denti da fatina me lo ha scassato, portandoselo in giro. Risultato: non ho più il mio migliore amico (il lettore! Il cane è ancora qua) e mi tocca comprarmi i libri in copia fisica spendendo patrimoni.
Ebbene, fatevi un favore. Prendete 15 euro dal vostro portafoglio e comprate La quinta stagione.
Se siete più furbi di me su Amazon ci sta tutta la trilogia in inglese, perché io son stata cretina ho preso solo il primo e adesso che non ho il seguito la mia vita ha smesso di avere significato.


Dare un'idea della trama di questo romanzo è quasi impossibile, ma cercherò di essere breve e vaga il giusto. In un mondo devastato da un clima ostile (l'Immoto) le persone vivono in città costruite col solo intento di sopravvivere. Tra gli abitanti di queste città si distinguono gli orogeni, umani che nascono con il dono di controllare la terra e gli elementi climatici. Essere orogeni, però, non è un dono. Le persone con queste capacità sono disprezzate dalla società e la loro presenza viene denunciata dalla stessa famiglia fin dalla tenera età. I bambini orogeni vengono portati al Fulcro, luogo in cui viene insegnato loro come controllare i propri poteri per essere utili alla società. Protagoniste del romanzo sono tre donne, tutte e tre orogene.

La quinta stagione è il vincitore dell'Hugo Award del 2016. Il suo seguito lo ha vinto nel 2017, il terzo volume della saga nel 2018. Non solo la Jemisin è la prima autrice afroamericana a vincerlo, ha deciso di portarselo a casa per tre anni di fila con tutti i volumi della saga. Un piccolo miracolo che l'edizione italiana, opera di Mondadori, ha deciso di celebrare con fascetta di elogi e quattro facciate (quattro) di stralci di recensioni entusiaste. Io scettica come la morte, secondo me per colpa della copertina che proprio non mi piace.
Ebbene, sono felice di dire che sono una cretina e che avevo torto marcio, perchè La quinta stagione è un romanzo strabiliante e io sono qui con un post entusiasta a cercare di dirvi perché.

Questo romanzo è un capolavoro di world building, e questo è il motivo per cui non vi voglio parlare più a fondo della trama. Il mondo in cui ha luogo, l'Immoto, è costruito con tale precisione che le nozioni si dispiegano per tutto il romanzo, fino all'ultima pagina. Non ci sono spiegoni iniziali che ci aiutino ad entrare nell'ottica di quello che leggeremo, anche se potrebbe sembrare sia così. Esattamente come se dovessimo spiegare l'Italia ad una persona straniera: conosci talmente bene quella realtà lì che non puoi dire tutto subito, ci sono dettagli e sfumature che escono per forza con il tempo e nel libro questo allargarsi della conoscenza è così coerente e ben fatto che per spiegare fatti anche molto complessi all'autrice bastano due frasi ben fatte. Non so come si faccia, a creare una realtà tutta nuova in un modo così preciso, ma la Jemisin lo ha fatto in un modo straordinario, che non perde fascino nemmeno di fronte ad un colpo di scena piuttosto prevedibile.

Forse, però, un'idea ce l'ho, su come abbia fatto: ha guardato alla nostra, di realtà. Il primo volume de La terra spezzata parla di diversità, di odio, di crescita, di fuga, di paura e di amore. Di senso di appartenenza e di senso di inadeguatezza. E lo fa parlando di tre donne, tre donne che per lo stesso motivo vengono allontanate dalla società e che devono convivere con una condizione di diversità che non possono nascondere. Lo fa descrivendo una società che le teme e quindi le detesta, le isola, le ripudia. Sono donne grazie alle quali la Jemisin parla della complessità del nucleo familiare, dell'amore materno, della paura e della solitudine. Di bambine coraggiose e adulte spaventate, di quanto siano diverse e uguali al tempo stesso.

La fantascienza di questa saga rientra in questo nuovo filone di narrativa 'ecologica' se così si può dire, anche se non ci sono riferimenti che colleghino per certo l'Immoto alla Terra. I collegamenti però sono inevitabili, e la possibilità che la nostra Madre Terra buona diventi un Padre Terra crudele che detesta i suoi figli è oggi più che mai credibile. Talmente tanto che il romanzo si è rivelato la lettura più immersiva dell'anno, e quest anno aveva rivali non da poco. Tra Nabokov, Dostoevkij, la Ginzburg e Buzzati, la Jemisin zitta zitta mi ha preso per mano e portato altrove, in una storia in cui sembra succeda poco e invece succede la vita, quella reale che si riesce a trovare anche in mezzo a pagine di fantascienza.

Un libro strepitoso, che ho finito da un paio di ore e già mi manca.

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