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mercoledì 11 aprile 2018

This is us

19:04
Io quest'anno compio 28 anni. Sono 28 anni che guardo serie.
Non sono certo campionessa di competenza, preferisco sempre i film, ma di serie tv qualcuna l'ho vista.
E lo so, lo so, che il binge watching non è mai una buona idea.
Ci si affeziona, poi si resta senza subito e si rimpiangono i bei vecchi tempi andati passati sul divano a guardare le vite di qualcun'altro.
Ce l'ho fatta, questa volta, a centellinare?
Ma manco per idea.


NON ASSICURO L'ASSENZA DI SPOILER. RACCOMANDO CAUTELA.

La storia è quella della famiglia Pearson: mamma Rebecca, papà Jack, i gemelli Kate e Kevin e il fratello adottivo Randall. Seguiamo la loro storia dal momento della nascita dei bambini fino alla loro età adulta, e incontriamo tutte le persone che entreranno a fare parte delle loro vite.

Come cominciare?
Ho detestato Mandy Moore. Non mi piace come recita, anche se in alcuni momenti l'ho rivalutata, e non mi è piaciuto il personaggio di Rebecca, che a volte avrei preso a schiaffoni.
Non me ne fregava niente della storia di Kevin. Con l'eccezione della parentesi rehab, avrebbe potuto non esserci e l'avrei notato poco.
Toby interessantissimo, voce possentona e tutto il resto, ma a volte davvero, davvero inopportuno.

Potrei elencare migliaia di altre piccole cose che non mi sono piaciute (la sposa che affida il something old allo sposo? Lo sposo che se lo dimentica??) e potremmo stare qui a parlarne in eterno.
Il punto, però, è che mi sono innamorata di una storia di vita normale.
Senza pretesa di straordinarietà, mostrandoci anzi i mille lati negativi di un'esistenza intera, This is us ci mostra, come un magnifico album di ricordi, la storia di una famiglia come mille.
Esempio, ché senza esempi non so spiegarmi: l'adozione è una cosa grande ma la fanno in molti. Fare figli è una cosa grande ma la fanno in molti. Noi che non la stiamo facendo in quel preciso momento non la conosciamo quell'emozione lì. Anche chi l'ha già vissuta, magari, non la rivive in ogni istante.
This is us fa un po' questo: prende le emozioni comuni, condivise, e le porta sullo schermo con una semplicità che le avvicina talmente tanto allo spettatore da rendere inevitabile il coinvolgimento più totale. Si tratta spesso di emozioni felici. Molto spesso no, e sono lacrime a fiumi. Ingestibili.
Mostra persone normali che però sono eccezionali agli occhi di chi le ama, e ci ricorda quindi che l'amore non è altro che questo: vedere l'altro con occhi diversi da tutti gli altri, riconoscendo meriti anche laddove gli altri non lo notano, scovando talenti nascosti sotto l'insicurezza, trovando bontà anche dietro lo sguardo più rigido.
La mia non è una famiglia affettuosa, e vedere i Pearson scalda il cuore come poche altre cose al mondo. Vestiti sistemati, visi presi tra le mani, lacrime asciugate, mani strette.
Ma soprattutto, abbracci. Tantissimi, lunghissimi.

E, ovviamente, c'è Jack, l'immenso presente - assente.
Ho pensato spesso che un personaggio così perfetto non potesse essere vero, che la sua magnificenza imperfetta non potesse essere altro che il ricordo edulcorato dalla morte. In effetti, però, forse questo lo renderebbe ancora migliore: se il ricordo che lasci di te a chi ti ha amato è così potente da risuonare in ogni stanza dopo vent'anni, allora dovevi essere straordinario davvero.
Ho pensato, in tutta la mia stravolgente ingenuità nell'ambito della genitorialità, che vorrei tanto diventare un genitore come lui, che non si prendeva mai troppo sul serio ma che prendeva sempre sul serio gli altri. Che non ha mai buttato le proprie emozioni sugli altri ma che si è sempre fatto carico di quelle altrui, che sarà anche un personaggio esagerato dalla finzione, ma che è un personaggio meraviglioso di cui ci si innamora al minuto due.
E no, non parlo del fatto che a farlo sia Milo Ventimiglia.

Sono preoccupata di come potrà essere la terza stagione ora che la fine di Jack l'abbiamo proprio vista sullo schermo (non fatemene neanche parlare), soprattutto perché quello che abbiamo visto dai flash forward non è per niente rassicurante.
Nel dubbio, preparo i fazzoletti.

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