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giovedì 12 marzo 2020

Persone normali, Sally Rooney

09:27
Se ormai sul blog ho quasi del tutto rinunciato alle recensioni singole dei film, che trovate sul mio letterboxd, non rinuncio a quelle saltuarie sui libri.
Soprattutto quelle di libri gettonatissimi che invece io detesto con tutto il mio cuore.
Avevo capito di considerare la Rooney una gran supercazzola col primo libro, Parlarne tra amici.
Il secondo non è una cazzola: è dannoso.


QUALCHE SPOILER INCAZZATO

La storia è quella di una ragazza e di un ragazzo, Marianne e Connell, e del loro rapporto, nato al liceo e proseguito all'università.
Basta, la trama è solo questa.

Nel complesso, come il precedente, è un libro che si legge alla velocità del luce, che ha una scrittura scorrevolissima e non troppo lungo.
Vorrebbe parlare di classi sociali, di problemi relazionali, dell'adolescenza, dell'incomunicabilità dei sentimenti, della crescita, del conoscere se stessi, e lo fa concentrandosi su solo due personaggi. Gli altri sono solo pedine intercambiabili che non solo non hanno alcuna rilevanza ma non hanno alcuna caratterizzazione, fatta eccezione per un paio di casi di cui parliamo dopo. Ad un certo punto nel romanzo c'è una morte e io sono riuscita a capire di chi si trattasse solo da una piccola frase legata ad un episodio (ripugnante) di qualche scena prima, altrimenti sarei ancora qui a pensare a chi fosse il povero defunto.

I problemi leggeri di questo libro sono questi, appunto: una superficialità nella costruzione dei secondari (ricordiamo sempre che, come dice Neil Gaiman, i secondari mica sanno di esserlo, diamogli un minimo di dignità), una scrittura senza infamia e senza lode, una costruzione della storia in scene, senza fluidità, che può piacere o meno e che a me non ha colpito. Se mi parli di un rapporto attraverso singole scene non se ne percepisce lo sviluppo ma solo le conseguenze di questo sviluppo, e a me non lascia nulla. Non ho tifato per la coppia nemmeno per un istante se non verso la fine presa per sfinimento. Vi prego restate insieme e dateci tregua.

I problemi pesanti sono ben altri. O meglio, è uno solo: la superficialità, che quando riguarda argomenti leggeri è solo una mancanza, quando riguarda argomenti ben più intensi diventa un danno.
Marianne, la nostra protagonista, è vittima di violenza domestica. Subisce da sempre una sistematica violenza psicologica che a volte è sfociata in quella fisica, da parte del fratello Adam. Come lo sappiamo? Perché ogni tanto, senza alcuna continuità né tra una scena e l'altra né con il resto della vicenda, vengono mostrati piccoli episodi. Insulti, pressione, sarcasmo, sputi. Marianne subisce inerme, e di questo di certo non le farò una colpa io. Nessun episodio ha un minimo di approfondimento, non si parla delle origini, non si parla di supporto, manca un briciolo di sostegno familiare (questo potrebbe anche andarmi bene, è una famiglia disfunzionale tutta, e ok), ci sono queste piccole scene di violenza buttate lì e basta. Cara la mia Sally Rooney, così non va. Non sfrutti la violenza per dare spessore al tuo personaggio. Se non lo abbiamo perdonato a Game of Thrones che per anni una serie tv strepitosa figurati se possiamo mandarlo giù a te. E se non fosse così, perché metterla, allora? Perché così approssimativa?
Ah, sì, ecco perché: per fare la scenetta romantica nella quale l'eroe salva la principessa dal mostro cattivo.
Ma, per piacere, ci vai a cagare?
Un argomento serissimo, importantissimo, che si poteva sfruttare per insegnare anche alle donne più fragili che se ne può uscire, liquidato con Connell che va a casa, urla contro il fratello violento, il fratello si rivela un piccolo triste vigliacco (davvero???) e finisce così. Ridicola. Ridicola e dannosa.

Ma passiamo al secondo grande tema trattato con i piedi dalla nostra amatissima: la depressione.
Ad un certo punto a Connell viene diagnosticata una grave depressione con importanti tendenze suicide. Si rivolge al servizio di consulenza fornito dal college, ne vediamo una seduta, e basta.
Basta davvero. Qualche pagina più avanti si dice che Marianne lo ha tanto aiutato nel suo periodo buio e basta. Finita lì. Una gravissima malattia mentale che uccide migliaia di persone ogni anno la liquidiamo così? Beh ha avuto aiuto dalla sua amichetta del cuore, ora è tutto ok.
Io queste cose me le aspetto dai romanzetti rosa che Newton Compton porta in libreria a 4,90€. Da un caso editoriale non solo mi aspetto ben più profondità, se no certe cose le lasci fuori, ma mi aspetto, ed esigo sinceramente, più responsabilità. Questo modo così infantile di trattare temi così fondamentali è inaccettabile per un libro che sta passando milioni di mani.
Forse non ho capito nulla, forse ho perso io dettagli di grandissima rilevanza. Però sto libro è una pagliacciata piena di luoghi comuni sugli adolescenti troppo superficiali per capire il mondo (tranne i nostri protagonisti, ovviamente, loro sono spesciali e diversi), sulla violenza, sulla malattia, e pure sull'amore.

E metti quella benedetta punteggiatura nei dialoghi che non sei Saramago, perdio.

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