venerdì 28 aprile 2017

Non solo horror: Hidden Figures

Disclaimer: ogni tanto questo blog diventa veicolo di messaggi personali, nei quali il parlare di un film o di un libro sono solo una scusa per dire qualcosa a qualcuno che fa parte della mia vita reale. Mi rendo conto che possa sembrare scortese, ma Hidden Figures è un film che si presta moltissimo a fare da sprono a persone che stanno vivendo momenti particolari, e ha l'aggiunta non da poco di essere anche un film bellissimo. 
Oltretutto, citando le sagge e profonde parole della sempre stimata Gigliola Cinquetti, qui comando io, questa è casa mia, quindi oggi si va di post personale.


Cara Amica mia,
lo so che quel post qua, proprio su quel film qua, è piuttosto prevedibile considerato il numero di volte in cui ti ho detto di guardarlo, ma siccome la situazione si fa più complicata ogni volta che ci vediamo, ci vuole l'artiglieria pesante: il blog. Più complicata per entrambe, tra l'altro, perché se ci si vuole bene davvero allora bisogna condividere anche quelli che in francese si chiamano periodi di merda.
Le protagoniste del film sono tre amiche, il che rende il tutto ancora più pertinente. Lavorano come computers alla NASA, cosa che le rende intellettualmente più affini a te che a me. Tutte e tre hanno particolari predisposizioni, talenti innati e capacità sopra la media, che però vengono ignorate in virtù del loro essere donne, con l'aggravante dell'essere donne di colore. La cosa paradossale è che tutte le predisposizioni delle tre signorine in questione stanno dentro al loro cervello, che come tu sai bene non ha nulla a che vedere con quello che sta fuori dalla sua bella e preziosa scatolina cranica. Al massimo al contrario, è lui che comanda quello che sta fuori, ma di certo non viceversa.
Le ragazze si chiamano Katherine, Mary e Dorothy. Fanno vite normali, con famiglia e figli, e si ritrovano vincolate in qualcosa che non fa completamente per loro (suona familiare?).
Bella eh, la NASA, bello fare i conti, bello essere d'aiuto, però...
È davanti al però che nasce il futuro, si aprono le possibilità, si scavalcano i limiti. Ecco, questi sono quello di cui dobbiamo parlare. Limiti ne abbiamo tutti, e dio solo sa quanti ne hanno le tre protagoniste. Sono nere, negli anni 60, sono donne, fanno la pipì in bagni diversi, cose del genere. Eppure, vogliono entrare in un mondo che sembra impossibile, un mondo lavorativo utopico e irraggiungibile, fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni (suona familiare anche questo?).
I tuoi, di limiti, sono di ben altra fattura, e sai bene che con questo non intendo affatto sminuirli. I tuoi sono esattamente quello che le tre non hanno. Loro sono sicure di sè, convinte di potercela fare, non dubitano mai delle loro capacità. È per questo che voglio così tanto che quando lo sconforto prende il sopravvento tu guardi questo film: perché sono una bomba di energia, prendono una scala e fanno calcoli su una lavagna francamente gigantesca con la stessa naturalezza che hai tu quando parli delle questioni che riguardano la tua vita professionale. Quando un dono è così profondamente innato, non ci sono incertezze che tengono. La strada per il futuro sarà anche costellata di incertezze e buchi nel terreno, ma la meta è cristallina, solo che ogni tanto ti vengono i dubbi sulla capacità della macchina di percorrerla, quella strada lì.
Mary, Dorothy e Katherine sono brillanti anche e soprattutto perché perfettamente conscie di esserlo. È questo che le tiene in piedi quando il sistema combatte contro la loro riuscita. È per questo che scavalcano i loro superiori, si impongono, finiscono in tribunale. Sono eccezionali e sanno di esserlo, e si prendono con la forza il futuro che gli spetta.
Non che sia sempre tutto liscio come l'olio, figuriamoci. Non lo è mai nella realtà, figuriamoci se può esserlo in un film così genuinamente onesto. Ci sono ostacoli, insicurezze, fraintendimenti. Ma a farglieli superare non c'è la solita fragorosa botta di culo (sempre in francese, perdonerai il mio essere poliglotta), è il loro carattere a tirarle fuori. Sono coraggiose e impertinenti.
Delusione? Aggiustatina degli occhiali sul naso e calcolo fatto alla perfezione tanto per ricordare a tutti chi è il genio qui dentro.
Marito che cerca di prendersi troppa autorità sulla tua vita? Prendi il titolo che aspetti e glielo sventoli sotto il naso come fosse Rossella O'Hara.
Capa fracassa-anima e anche un po' razzista? Le aggiusti il macchinario che nessuno sa manco guardare e se ci scappa le scoreggi anche in faccia.
Avranno anche creduto di non potercela fare, in qualche momento, ma sono partite come treni e nessuno le ha fermate. Il tuo, di treno, è in corsa già da un po', punta più lontano che puoi e ci andrà praticamente da solo.
Impegnate ognuna a pensare ai propri problemi, però, sono state anche la rete di supporto una dell'altra. E se tu, per anni, sei stata la mia, sappi che a tua volta puoi buttarti quando vuoi, hai le spalle sempre coperte.

10 commenti:

  1. Un bel film questo è certo, ma io ho patito un pochino la durata.

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    1. Davvero? Io ne avrei voluto ancora un po'!:)

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    2. Guarda, l'ho rivisto ieri sera e mi è pesato come la prima volta, ma, lunghezza a parte, un film veramente ben fatto; funziona tutto.

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  2. Sai che ho visto una serie (di cui prossimamente ne parlerò) in cui viene citata sia la protagonista che il film stesso? film che in ogni caso vedrò, e comunque la durata non mi spaventa mai ;)

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    1. Ma dai, cos'è?? Guarda, scorre liscio come l'olio, non mi ero nemmeno accorta fosse lungo!

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    2. E' una serie sui viaggi del tempo (Timeless), e nell'episodio Apollo 11 c'è Katherine Johnson ;)

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  3. Bellissimo questo post, che dimostra sentimenti veri. Un in bocca al lupo alla tua amica! :)

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  4. Cinema come strumento di sprono? Si può fare, anzi, si deve fare!
    Ganbatte alla tua amica! :)

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    1. e quando ci riesce è uno sprono fortissimo! Grazie:*

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