lunedì 2 maggio 2022

Gli anni '30: Boris Karloff

 Nell'ultimo post dedicato a Universal e al suo impatto sul mondo intero, non potevo che dedicarmi al signore che ha preso residenza fissa nei miei incubi: William Henry Pratt, in arte Boris Sua Signoria Karloff.

La carriera di Karloff è ben più ampia del suo solo percorso in Universal, ma siccome la Storia del cinema dell'orrore non può farsi senza un omaggio a Lui, ho pensato che questa fosse una buona fase per farlo.


bello come il sole lui


William nasce verso la fine del 1887, in Gran Bretagna. La prima parte della sua vita è caratterizzata dall'essere un diverso. I suoi genitori hanno entrambi origini o discendenze indiane, e hanno passato parte della loro vita a Bombay. Questo ha donato al Nostro una pelle più scura dei suoi connazionali e lineamenti impossibili da ignorare. Le foto della sua infanzia che si trovano online lo rendono evidente: non c'è mai bisogno di cercare quale dei giovani ritratti sarebbe diventato Boris Karloff, ce l'ha sempre avuto scritto in faccia, letteralmente. Era comodo avere la pelle scura nei primi del '900? Non lo è oggi, figuriamoci. Ha subito bullismo e discriminazione fuori dalle mura di casa, per poi rientrare e trovare il peggio: il padre era un violento. La madre si separa, ma la situazione la conduce ad una depressione che le rende complesso crescere il più piccolo dei suoi 7 figli, William. Per tutta la sua carriera, poi, Karloff finirà per dire che i suoi genitori erano morti da tempo: è più facile e meno doloroso così, che spiegare ogni volta le difficoltà dell'essere piccoli in un contesto grande e spaventoso.
Mentre i suoi fratelli seguono una rispettabile carriera diplomatica, il piccolo di casa scopre il teatro e si mette in testa che vuole fare l'attore. Sti sogni di ragazzetti, oh. Finisce oltreoceano, e dopo qualche lavoretto manuale per mantenersi comincia una carriera in teatro, e la comincia con una bugia: scopre che c'è un tale, a Seattle, un agente. Lo contatta, gli fa sapere di essere stato parte, in Inghilterra,di tutti gli spettacoli che ha visto solo da spettatore, in quella gloriosa epoca pre-Linkedin in cui ci si poteva anche prendere un po' di libertà creativa nel raccontare l'esperienza lavorativa. Inizia così la sua carriera, presso la Jean Russell Company. Lui spicca fin dalle prime review. 
In fondo di mentire ne è valsa la pena.
Il passaggio dal teatro al cinema è quasi immediato. Comincia con piccole parti in quei film "program filler", dallo scarso valore ma ottimi come trampolino di lancio.
È in questa fase che la leggenda colloca un episodio degno di un racconto romantico: Karloff è fermo alla fermata del bus, e piove che dio la manda. Passa un certo tizio, tale Lon Chaney Sr, che si mette una mano sul cuore e gli dà un passaggio. In auto chiacchierano di cinema (ah, il sogno di poter essere una mosca e assistere a queste chiacchierate...!) e Karloff ovviamente chiede consigli, è col più grande di tutti, cosa fai, non ne approfitti?
Per farla breve, Chaney gli dice di fare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessun altro aveva intenzione di fare, di trovare un ruolo diverso e di farlo bene. Sembra che sia stato preso in parola.
Il suo momento di svolta arriva quando un tale, forse lo avrete sentito nominare, Howard Hawks, gli dà un ruolo che Karloff aveva interpretato a teatro: è il 1931 e il film è The Criminal Code. L'arrivo in casa Universal dopo questo ruolo è quasi immediato e qui Karloff diventa il nuovo volto del mostro. Quello che Universal aveva provato a fare con Lugosi, fallendo, riesce invece benissimo con lui: l'erede di Lon Chaney è arrivato, ed è destinato a grandi cose. 
Gli anni '30 sono una fase gloriosa, e non poteva che essere così, perché il suo esordio con Universal è rivoluzionario. La sua Creatura, il suo Mostro di Frankenstein, è ciò che rende il film indimenticabile. Il suo Mostro non è altro che un bambino, lontano dal modo di agire e pensare di un mondo di adulti. Lui si muove traballante per il mondo, incerto sulle lunghe gambe, gesticola e comunica con il corpo, con gli occhi smarriti, con le mani agitate. E anche se oggi lo sappiamo, che i film di Whale hanno un cuore immenso e una potenza emotiva senza precedenti, all'epoca ha fatto una paura della madonna, per usare un linguaggio tecnico.
Oggi la mostruosità spaventosa di Karloff è molto più evidente, secondo me, nel sempre troppo chiacchierato La Mummia. Naturalmente è un classico tanto quanto gli altri, ma è un pochino coperto dall'ombra gigante dei suoi predecessori, quando invece è un lavoro esorbitante, in cui forse Karloff ci regala uno dei suoi momenti più alti. Il suo Imhotep fa, ancora nel 2022, paura vera. Si muove solo con lo sguardo, è magnetico e spaventoso al tempo stesso. Un fascino così non lo ha mai sfoderato prima, non gli si toglie gli occhi di dosso. 
Mi scuserete, se oggi il mio metro di giudizio con gli attori è alterato: le basi le ha poste Boris Karloff, e toccare quei picchi qui è difficile.
I suoi anni '30 sono segnati da un successo dopo l'altro, e non solo in casa Universal. All'epoca le ha fatte passare quasi tutte: con MGM, per esempio, ha fatto La maschera di Fu Manchu, che era già razzista all'epoca e che oggi giustamente lanceremmo dalle finestre, ma che è ricordato tra le sue interpretazioni migliori. 
È negli anni '40 che comincia ad annoiarsi: il ruolo del villain alla lunga gli sta un po' stretto, ha voglia di darsi ad altro. Approfitta del periodo della guerra, che per il cinema è complesso, per tornare all'amato teatro, con un'occasione ghiottissima. Nasce il grosso fenomeno Arsenico e vecchi merletti, una delle commedie teatrali più famose di sempre. Non che Karloff ci si sia lanciato senza pensieri: non faceva teatro da anni ormai, e non era mai stato a Broadway. Il successo fu tanto e tale che Warner si comprò i diritti per farne un film prima ancora che finisse la stagione teatrale. Nel film Boris non c'è: resterà per tutta la carriera un grande rimpianto.
Sempre nel decennio della guerra si affaccia nel mondo del cinema dell'orrore un altro signore di cui avremo modo di parlare nei prossimi mesi: Val Lewton. Questo signore con Boris Karloff non ci voleva lavorare: voleva un horror più sottile, elegante. Karloff lo ha guardato con quel sorrisino tenero e deve avergli detto qualcosa tipo "Se ti fai un attimo da parte ti faccio vedere come lavorano quelli bravi". I due collaborano per RKO (anche di lei parliamo poi, già nel prossimo post) con tre titoli che sono stati fondamentali: Manicomio (1946), La jena (1945) e Il vampiro dell'isola (sempre nel '45). Karloff ricorda con grande affetto questa fase, seppur non economicamente soddisfacente. Per lui è stato un periodo di grande formazione, di crescita lavorativa enorme. 
I soldi veri, per Karloff, non arrivano che negli anni '50. Negli anni '30 c'era tutto il problema degli attori giovani e sfruttati (ve lo ricordate Lugosi comunista e incazzato? Karloff stava bello nero pure lui, si è sempre esposto per le condizioni dei lavoratori pur nella sua stessa condizione di precariato.), sottopagati sempre. Negli anni '40 la guerra e tutte le conseguenze del caso. Negli anni '50, però, Karloff risorge come la divinità che è sempre stato. Un'aging horror icon che finalmente si porta a casa il grano vero. 
Continua a lavorare nel cinema dell'orrore praticamente per tutta la sua carriera, ma con il tempo ha ampliato le sue prospettive: ha lavorato in tv, avuto programmi tutti suoi in radio, partecipato ad antologie e raccolte. Era il volto del mondo intero dell'orrore, al punto che sinceramente è stato un errore paragonarlo a Chaney, che seppur fenomenale ha avuto un impatto diverso. Il nome di Boris Karloff ha travalicato i generi e i media, ha preso possesso del mondo tutto dell'intrattenimento. 
È stato il migliore dei villain e la più buona delle voci dei racconti per bambini, il più sinistro dei volti col più gentile dei sorrisi. 
Nel corso dei decenni di persone che hanno riempito schermi e cuori ne vedremo parecchie, perché ci piace avere una nostro Olimpo fatto di uomini spesso molto alti con le facce bizzarre, di persone che hanno vestito il ruolo del mostro per tutta la vita e ne hanno fatto una missione, ma mi sbilancio nel dire che nessuna, per ora, è mai più stata Boris Karloff. 
Quando parla di lui, Guillermo del Toro lo chiama il suo messia.
Se non fosse già ormai fin troppo chiaro, qua dentro quello che dice del Toro è legge: Karloff è il messia. 
Sia sempre lodato.



Le fonti di questo post:

Il sito ufficiale

Boris Karloff: The Man Behind The Monster


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