mercoledì 13 dicembre 2017

The Crown 2

Correva l'anno 2016.
Tutto il web è esploso per Stranger Things, il fenomeno di Netflix.
Sbagliando?
No, perché Stranger Things è bellissimo e la seconda stagione lo è stata ancora di più.
Questo successo intergalattico, però, ha fatto anche una cosa brutta: ha messo nell'ombra The Crown. 
La serie in questione è una splendida ricostruzione del regno di Elisabetta II, beniamina mia e del mio migliore amico, a partire dalla morte di suo padre, re Giorgio VI fino ad oggi. Il piano è di dedicare un decennio ad ogni stagione.
Ho appena finito il chiusone sulla seconda stagione e confermo: smettetela di sottovalutare The Crown che è superba.


Premetto prima che mi lanciate i sassi che ho una conoscenza veramente limtata della famiglia Windsor e solo alcuni ricordi della storia inglese dai tempi della scuola. Questo per dire che qua si giudica la serie per quello che è: un prodotto di finzione ispirato ad una storia vera. Ma che prodotto d'intrattenimento resta. Ho sentito gente sollevare polveroni inutili su dettagli quali i sottoposti che danno le spalle alla Regina, e ho desiderato solo per un momento l'estinzione della specie.

Questo perché la serie è davvero un incanto. La ricostruzione dei luoghi, degli abiti, dei gioielli ha dell'incredibile. È un sogno ad occhi aperti, con una cura per i dettagli che fa impallidire. I castelli, le residenze, perfino le scene all'aperto sono sensazionali. Elisabetta inginocchiata a tagliare le rose non perde un briciolo di autorità, nemmeno al confronto con l'Elisabetta in tenuta ufficiale con tutto l'armamentario brillante messo in bella vista.

Ah, Elisabetta.
Se la Regina è davvero come è ritratta io vorrei abbracciarla. È una creatura di ghiaccio, in questa stagione molto più che nella prima. Se l'anno scorso l'abbiamo vista imparare il nuovo ruolo strada facendo, in questa stagione non c'è più bisogno di alcun aiuto. Elisabetta è una donna adulta e molto, molto più forte di quanto chiunque avrebbe creduto. È competente e presentissima, circondata delle persone giuste e in grado di gestire ogni situazione. Ha trovato il proprio spazio non solo nel suo Regno ma nel mondo intero, guadagnadosi amore e rispetto.
Ma è nella sfera privata che Elisabetta tira fuori i lati più interessanti. Se nella prima stagione era stata la parte storica ad attrarmi di più, qui gira tutto intorno alla sfera personale. Non che la storia manchi, solo che a me è interessata meno. La relazione tra Elizabeth e Philip è instabile e problematica, e ce ne vengono mostrati anche gli aspetti più dolorosi. Ad onore del vero, sembra che questi ultimi siano molti di più rispetto ai momenti felici, che sono ritratti poco ma molto dolcemente.
Philip, lo ricordiamo, è interpretato da Matt Smith che, ricordiamo anche questo, è destinatario di un amore cieco e appassionatissimo da parte della sottoscritta. Il suo personaggio è atroce, dalla prima stagione si cova nei suoi confronti un risentimento che trascende la parete della finzione. Eppure ogni tanto ci si sofferma su uno sguardo, su una mano che si passa preoccupata tra i capelli, su una battuta, su un sorriso, e ci si ricrede un po'. Forse forse questo matrimonio complesso turba anche lui e non solo per il suo incessante senso di inferiorità. Forse forse in mezzo a battutine evitabili ed un altrettanto evitabilissimo flirtare con ogni creatura femminile che respiri c'è una persona sinceramente affezionata ad Elizabeth. Non credo lo sapremo mai. La parte fragile di me ama pensare che in lui ci sia affetto sincerissimo e solo un'incapacità di gestirlo quasi leggendaria, se fossi un briciolo più pessimista direi che l'amore qua ce lo sogniamo e abbiamo solo due persone che hanno imparato a convivere.
Dall'altro lato, l'Elizabeth della serie prova un amore enorme che traspare in ogni gesto e in ogni scelta, soprattutto in quelle più discutibili. Io, poi, che sono così fumantina, la guardavo incredula. Silenziosa, con occhi che parlavano di un dolore enorme (che brava Claire Foy, che bravissima) e una bocca invece silenziosissima. Mesi di pensieri trattenuti solo per essere tirati fuori con calma frustrante solo all'occasione giusta, foto conservate, dubbi coltivati. Il tutto nel silenzio e nel candore di una conversazione mantenuta forse un pochino fredda ma pressoché identica. Io sarei esplosa, perché manifesto il dolore nel modo più rumoroso possibile, mentre lei non ha versato una lacrima una in tutta la stagione. Io, che la guardavo, fiotti di lacrime furiose e addolorate, lei rigida come una statua di pietra. Il suo sguardo ha spesso bucato lo schermo, però, ed è stato sufficiente.
La posa, la camminata, le braccia delicatamente appoggiate alla borsa, tutto in Claire Foy è stato eccezionale.
Pare la cambieremo nella prossima stagione, e sarà per me molto triste.
Se se ne va pure Matt Smith io tentennerò. La guarderò comunque, ma tentennerò. E con questa minaccia pericolosissima so che Netflix mi ascolterà.

Insieme a regina e principe consorte, però, ci sono anche gli altri membri della famiglia.
Una su tutti Margareth.
Che bene che le voglio, povera creatura.
Folle, fumantina (ricorda qualcuno?), selvaggia, innamorata dell'amore e anche di qualche uomo, ha sofferto come un cane e non ha esitato a comunicarlo ripetutamente a tutto il mondo. Viziata, troppo sicura di sè, a volte detestabile, è stata semplicemente, per la seconda volta, la mia preferita.

Che splendore The Crown.
Giuro, sono seria quando dico che non è solo per Matt Smith.

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