mercoledì 30 ottobre 2013

La casa dalle finestre che ridono

(1976, Pupi Avati)


Avrete certamente notato che non parlo spesso dei film 'diversamente recenti'.
Siamo (e uso volutamente il plurale, perchè questo è un atteggiamento diffuso tra i più) abituati agli effetti speciali da anni 2000, alla fotografia patinata, agli attori noti dei nostri giorni, e questo, oltre a crearci una lacuna culturale, ci rende anche incapaci di comprendere e apprezzare quelli che sono i film 'di una volta'. Il che, per una persona che si definisce appassionata, è imperdonabile, quindi sto riempiendo i miei vuoti in questo periodo.

La casa dalle finestre che ridono è la storia di un paesino della campagna emiliana. Il classico paesino in cui tutti sanno tutto di tutti, ma in cui tutti tutelano i loro segreti più 'sporchi'.
Stefano è un restauratore, convocato a rimettere a nuovo un affresco di un pittore della zona, Buono Legnani. Durante i lavori, la tranquilla vita rustica si rivelerà un po' meno tranquilla di come sembrava.

Pupi Avati ci illumina creando un lavoro che fa paura. E questa è la prima cosa che uno si aspetta, lui ce la fa e siamo tutti contenti. Quello che però mi ha più di tutto sorpreso è il MODO in cui fa paura.
Fa paura quando ci sono le porte che si aprono e chiudono da sole, ma senza essere una storia di fantasmi. Fa paura quando ci sono tanti personaggi e non sai quale dei tanti sta ostacolando le ricerche di Stefano e non sai più di chi fidarti. Fa paura quando si entra in casa, in questa villa diroccata in cui il restauratore vive che sembra quasi una chiesa. Fa paura quando leggi anche il nome di Maurizio Costanzo tra gli seneggiatori.


Io devo dire la verità, sapevo del passato horrorofilo di Avati, ma l'ho sempre snobbato un casino.
'Maffigurati se perdo tempo a vedere i film di uno che si chiama Giuseppe e si fa chiamare Pupi.'
Cattiva Mari, cattiva.
Perché il caro Giuseppe detto Pupi era (è, buonanima, non è ancora morto) un maestro della tensione. Tensione che si manifesta chiaramente nel contrasto tra le scene girate negli interni, in particolare dentro la casa in cui Stefano vive, e gli esterni che invece sembrano la pubblicità della Latteria Soresina.



Il ritmo lento sembra essere simbolo di quella serena e rilassata vita campagnola che viene riprodotta così bene (e io nella Pianura Padana ci vivo, lo so bene), in un ritratto sociologico che ha dell'inquietante già di suo. Perché la gente, quando ti sente chiedere aiuto per strada (non è poi uno spoiler troppo rilevante), il più delle volte invece che uscire fa finta di non sentire. E se quello che vuoi dissotterrare tu rischia di minare il loro equilibrio e la loro tranquillità, le persone ti ostacoleranno con tutti i mezzi che hanno.

Sapete poi il mio amore per i finali a sorpresa. Più a sorpresa di questo, io proprio non so. Varrebbe la pena vedersi tutto il film anche solo per i 5 minuti finali. Una trovata incredibile.



Dopo tutti questi complimenti, devo riconoscere che la cosa che più ho amato, però, è che i dialoghi siano PERFETTI. Ho adorato l'uso di espressioni come 'Boh!', 'Fila!' e l'evergreen 'Porca vacca!'. La gente parla così, è inutile che nei film ci facciate sembrare forbiti ed educati, perchè 'Maledizione!' non lo dice nessuno.

Un sano Porca Vacca ti fa passare anche il mal di testa. Bravo Costanzo.


16 commenti:

  1. A questo punto guarda anche Zeder però!
    E tornando a La casa dalle finestre che ridono l'ho sempre trovato giustamente inquietantissimo, ma più che il finale ricordo benissimo l'inizio, con la voce del pittore che sibila "I miei colori.... sono belli, in miei colooooriii"... Brrrr!!! o__O

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    1. Sì sì, è in lista anche lui adesso! Insieme a L'Arcano Incantatore:) C'è da dire che già i titoli di testa erano da brividi, eh!

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  2. Bello, resta senza dubbio tra i migliori horror/thriller italiani di tutti gli anni '70! Anche "Zeder" inquieta parecchio, specialmente nella parte finale, vedrai vedrai... ;)

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    1. Bravi, bravi, continuate a incuriosirmi, quando fonderò il modem potrete ritenervi i principali responsabiliXD

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  3. Sicuramente uno miei cult preferiti (assieme a Zeder, naturalmente). Sarà anche per via della di ambientarlo nella bassa. Peccato che quella casa sia stata demolita, altrimenti ci avrei fatto sicuramente un pellegrinaggio (al contrario si può ancora pellegrinare nei luoghi di Zeder, se ti interessa). Il dipinto che hai incluso nel post è una delle cose per me più inquietanti: ricorda molto i tanti dipinti raffiguranti il martirio di San Sebastiano.

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    1. Avevo letto della demolizione, ed è un peccato, perché non sarebbe stato troppo lontano da casa mia, un giretto l'avrei fatto volentieri! San Sebastiano è diventato per me il simbolo dell'inquietudine, tra questo e Carrie. . .

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  4. "L'Arcano Incantatore" è un piccolo gioiellino esoterico con un Carlo Cecchi magistrale...mai respirata aria più "malsana" come nella villa in cui è girato.
    "Zeder" è un po' meno incisivo ma ha il pregio di ispirarsi a "the Monkey's Paw";proprio come fece nelle stesso anno King con il suo romanzo "Pet Sematary", ma con risultati decisamente migliori...
    E per darti il colpo finale: Lo sapevi che il "colpo di scena" de "La Casa dalle Finestre..." è la trasposizione di una vecchia leggenda metropolitana che gira nella bassa?
    Io sò vecchio, ste cose le so! ;-)

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    1. Nooo, davvero? Io che nella bassa ci vivo non l'avevo sentita, che bella chicca!:D

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    2. Mi pare che ne parlò Costanzo in una intervista. Ci sono di mezzo i bombardamenti aerei in un cimitero di un paese con relativo scoperchiamento di molte tombe e i volontari che andarono a ricomporre le salme si accorsero che quella del prete del paese....

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    3. Ma questa roba è una figata! Volo a documentarmi, menomale che ci sei tu!

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  5. Non l'ho mai visto, ci credi?devo recuperarlo presto...

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    1. Per me è una scoperta recentissima, quindi ci credo sì:) Recupera, recupera, poi fammi sapere!

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  6. Film che non riesco a rivedere. Non mi fa paura ma mi inquieta così tanto che preferisco non guardarlo.

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    1. Ahah, addirittura?:D Però ti capisco, l'incontro con le due sorelle è una delle scene più inquietanti che io ricordi!

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  7. Una volta sì che lo sapevamo fare il cinema di genere...
    La scena finale poi, quella MALEDETTA scena finale me la sogno ancora la notte!

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    1. Dopo aver visto questo film guardo al bel faccione di Pupi con occhi diversi!

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