sabato 19 novembre 2016

ABCs of Death 2

Sabato mattina, ferie.
Film.
Requisiti richiesti: poco impegno. 
Passa la selezione ABCs of Death 2.
Secondo cortometraggio, C is for Capital Punishment. 
Poco impegno, eh?


Ma facciamo un passo indietro (e se l'avete letto con la voce di Pif va tutto bene, sto riguardando Il Testimone e acquisisco modi di dire). 
Nel 2012 esce The ABCs of Death, un progetto interessantissimo: un unico film composto di ventisei cortometraggi, uno per ogni lettera dell'alfabeto, girati da ventisei registi diversi, per sviscerare il tema della morte. Era sicuramente un prodotto riuscito, da vedersi solo però in totale assenza di emicranie: qua ogni 4 minuti c'è da resettare il cervello e ricominciare da capo, ignari di cosa ci aspetta perché il titolo, giustamente, ve lo spiattellano alla fine del corto, quando ormai siete presumibilmente colpiti.

Il sequel è del 2014, e si apre con un paio di corti leggerini, un po' ironici, un po' grotteschi. Tu quindi ti accomodi, ti rilassi un po'. Poi arriva la lettera C, C is for Capital Punishment.
Presente la prima puntata della prima stagione di Black Mirror? Se l'avete vista ve la ricordate sicuro come l'oro. Ecco, è così, ma peggio.
Poi loro ci provano a tirarti su un po' il morale con E is for Equilibrium, un po' stralunato e un po' cazzone, ma poi arriva F is for Falling, con il quale ci viene ricordato che al mondo non esistono gioie durature. Manco il sollievo di un cortometraggio scemo dura a sufficienza.
Dopo un po' di sofferenza reale, allora, perché non ributtare lì qualche cosa bruttina per distrarre l'utenza? E quindi via con G is for Grandad, H is for Head Games e I is for Invincible. Non me ne è piaciuto manco uno, neanche a chiederglielo per cortesia. Il nonno è stato ripugnante, l'animazione non mi è piaciuta per niente e i figli che vogliono l'eredità mi hanno fatto ridere ma non nel senso in cui avrebbero voluto.
E poi, di nuovo, a interrompere il fluire di corti ben poco appassionanti, ecco arrivare J is for Jesus, dove un giovane uomo omosessuale viene rapito sotto ordine del padre da una coppia di bigotti religiosi che cercano di liberarlo dalla sua deviazione con un esorcismo. È dolce ma forte: l'amore è la sola legge, quella di dio se cortesemente vuole farsi da parte la porta è in fondo a destra, tante care cose.
E via di nuovo con altri corti poco stimolanti, alle lettere K, L, M, N. 
Alla O, O is for Ochlocracy, arrivano i nipponici amici a ricordarci che possiamo anche prendere le regole e sdoganarle un po'. In questo caso è toccato agli zombie che in seguito ad un apocalisse diventano la specie dominante e che devono fare giustizia, condannando a morte tutti quegli umani che hanno ucciso i ritornanti.
Q is for Questionnaire è una robina prevedibile e di poco conto, ma occhio agli stomaci sensibili perché da quel punto di vista non è male.
Le lettere P e R le possiamo lasciare stare perché non mi hanno colpito per niente, e se alla T troviamo il trash con buone intenzioni ma tremendi risultati (T is for Torture Porn), è la S la vera rivelazione. S is for Split vede un marito assistere per telefono ad un'aggressione alla moglie. Bellissimo, crudele e con finale interessante, e ormai sappiamo che a me per essere felice basta che sia fatto bene il finale.
Dopo un anonimo U is for Utopia, ecco l'episodio che mi ha fatto salire il sangue alla testa: V is for Vacation. Trama: moroso in vacanza con un amico che ha la faccia da genitale. Videochiama morosa ingenuamente rimasta a casa. Moroso rilassato, tranquilla amore che non abbiamo fatto niente, due birre e basta. Amico faccia di pene ruba il telefono a moroso per dimostrare a morosa ingenua che non è andata proprio così. Ci ho provato a capire come possa una sinapsi avergli fatto credere che fosse una buona idea. Questo atteggiamento da sbruffoncello di sto grandissimo cavolo mi fa vedere rosso, mi ha fatto perdere la testa.
W is for Wish è l'episodio che tutti hanno amato appassionatamente, a me ha lasciato un po' indifferente. Dopo di lui, però, sono arrivati Mary e Bustillo, il che forse in quanto a fattore dimenticabilità non ha giocato a suo favore. Avevano la lettera più tremenda dell'alfabeto, la X. Ne hanno tirato fuori X is for Xylophone. Ce lo dovevamo aspettare, perché loro sono quelli di quell' A l'interieur che non credo riguarderò presto: abbiamo solo qualche minuto? Tranquilli, ci basta.
Porcoggiuda se gli basta.
Y is for Youth vede un'adolescente fantasticare sulla morte dei terrificanti genitori, e nessuno si sente di biasimarla.
Si conclude la carrellata con un pugno nello stomaco: Z is for Zygote. Impressionante sia visivamente che psicologicamente, mi è sembrata una conclusione perfetta.

Quando ho visto il primo film tanti fattori hanno giocato in suo favore: la novità, l'originalità del progetto, la voglia dei registi di shockare e non passare inosservati in mezzo al numero di corti 'concorrenti'.
Questa volta, abituata al format, mi sono più concentrata sulla qualità dei singoli corti. Troppi, troppi che non mi sono piaciuti. Anzi, è peggio di così: mi hanno lasciata del tutto indifferente.
Quindi: se l'avete visto ne parliamo insieme volentieri, se non l'avete fatto la mia proposta è di cercarvi i singoli corti che ne valgono la pena, perché alcuni sono praticamente indimenticabili.

Certo, il mio poco impegno è andato a verze.
Buone ferie anche a voi.

E se siete collezionisti e volete comprarvi i film, qua il link:

I due film insieme per non farsi mancare niente


4 commenti:

  1. Mi sono ripromesso di vederlo dopo aver visto Holidays e Tales of halloween, perciò prima o poi succederà anche se devo recuperare ancora il primo ;)

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    1. Non essendo collegati la visione in ordine non è necessaria! Quando lo farai vieni a dirmi se ti è piaciuto!

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  2. Non sono ancora riuscito a vederlo tutto, ma il primo ABCs of Death mi era piaciuto molto, una idea semplice ma originale che ha dato vita a qualche perla del genere (e a qualche cazzata, ma ci sta!)

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    1. Su 26 corti qualche cazzatina la si può concedere dai:)

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