martedì 28 luglio 2015

Tratto da un racconto di Stephen King: Stand by me

(1986, Rob Reiner)

Ho pensato a lungo su quale potesse essere il film migliore da trattare individualmente perché per quanto ci ostiniamo a dirlo, non è vero che ogni film tratto dai lavori del troppo nominato Stephen King fa pietà.
Alcuni fanno piangere dall'amarezza (Mercy, Mercy, Mercy!!), altri sono minuscole caccolette in confronto alle parole del Meraviglioso, e poi ci sono quelli belli.
Che quando dico belli intendo Belli.
E sarebbe facile stare qua a elencare i motivi per cui ritengo Shining l'unico film al mondo degno di essere chiamato Perfetta Opera D'Arte, oppure ribadire l'intramontabile fascino di Carrie o Misery.
Ma lo sappiamo già.
(Non che ribadirlo faccia male, ANZI, qua siamo a favore del repetita iuvant)
Di fianco a questi colossi dell'horror, però, ci sta Stand by me. 
Che titolo bellissimo, eh?
Stammi accanto.


Non importa a quanti anni si affronti la visione di Stand by me per la prima volta. Non importa che siate stati bambini composti e beneducati o coloriti maschiacci poco puliti. Non importa nemmeno che i vostri film preferiti siano di tutt'altra pasta. E non importa neanche se pensate che il solito autore sia un mediocre essere come tanti altri.
Stand by me è la trasposizione in pellicola del racconto in cui il Nostro ci mostra tutta la sua capacità di prendere l'animo umano e riproporlo in parole. In cui dimostra che non serve essere bambini per raccontare i bambini.
Basta una buona memoria.
Perché non c'è niente di più reale e universale della voglia di avventura (di qualunque tipo essa fosse, non c'è certo bisogno di scappare di casa di nascosto per viverne, anche se lo sognavamo tutti), e del desiderio di viverla con i volti cari dei nostri amici. Quegli stessi amici che prendono il tuo grande dolore e lo stritolano sotto le mani quando ti abbracciano, o quando ti danno un pugno, o quando ti buttano giù da un ponte per impedire che il treno vi investa entrambi.
Il dolore, sì, quello che già a 13 anni senti fortissimo alla bocca dello stomaco, anche quando magari non ne puoi comprendere tutte le implicazioni ma che può comunque rovinarti il funzionamento dell'apparato digerente e il ritmo sonno-veglia.
Essendo così giovane guardo a quell'età con ancora troppo coinvolgimento, non ho il distacco necessario per analizzarla come si deve.
Anche se, in effetti, ci si stacca mai dal noi stesso bambino?
King non lo ha fatto, ma nemmeno Reiner.
Che è riuscito a rendere, in un modo incantevole, tutto lo splendore di quegli anni, quando un secondo prima ti atteggi a uomo vissuto con la sigaretta in bocca e quello dopo preghi i tuoi amici di non raccontare storie dell'orrore perché te la fai sotto.
O quando vorresti trascorrere le giornate in spensieratezza, a cantare canzoncine per insultare le mamme dei tuoi amici (questo non passerà mai di moda) e a scappare dai bulli, come ci si aspetta che tu faccia a quell'età, e invece vivi col tremendo dolore della perdita di un fratello, o con la complicata convivenza con un padre difficile.
Quando vorresti essere già adulto e nello stesso tempo non esserlo mai.


Di tutte le scene iconiche che Stand by me ci regala, quella che preferisco e che credo renda perfettamente in immagini tutto il discorsone fatto sopra è una breve scena in cui i quattro amici stanno camminando in file da due. I ragazzi dietro stanno parlando del loro futuro, dei loro genitori difficili, dei loro desideri anche lavorativi. I due salamotti che stanno davanti, invece, discutono animatamente su chi sia più forte tra Braccio di Ferro e Superman. Entrambe conversazioni che riescono ad essere perfettamente legittimate dall'età dei protagonisti. Teneramente commovente, con quel loro modo di essere così goffi e impacciati, e quel sentirsi già così maturi. E così per tutta la durata di questo sognante e incredibile film, in cui scene dolcemente comiche si alternano a quelle altrettanto dolci ma struggenti.
Quanto è struggente vedere questi ometti entrare nel nero del dolore e cercare di nuotarci in mezzo, perché è proprio qui che stanno imparando come si fa a starci a galla. In un battito di ciglia avranno già imparato a gestirlo, ma ora sono qui e devono sbattere forte le gambe, anche se dopo un po' fa male e vengono i crampi.
Non ci si sveglia un mattino improvvisamente più grandi, saggi e ragionevoli. Si cresce minuto dopo minuto, su quelle rotaie in cui un passo non è mai compiuto dalla stessa persona che ha mosso quello precedente.
E non te ne accorgi mai, che stai crescendo.
Tu vivi, e basta.
Quando ti fermi a riflettere ti accorgi che magari è cambiato il modo di vedere le cose, o che i tuoi interessi non sono più gli stessi, che è mutato persino il tuo modo di rapportarti con le altre persone. Ma quando tutto questo stravolgimento sia avvenuto, tu mica lo sai.
Tu stavi solo passeggiando sui binari.

14 commenti:

  1. Il Coming of age definitivo, un film che ti fa imbruschettare l'occhio, davvero bellissimo, come il racconto originale e ci metto dentro anche questo tuo ottimo commento ;-) Cheers!

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  2. Come si può notare dal titolo del mio blog, io amo questo racconto e questo film...Un King immenso che riesce a descrivere in maniera superba quel periodo che passa tra l'infanzia e l'adolescenza, con le sue paure, le sue insicurezze, ma anche le sue gioie e i la sua leggerezza...
    "Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni, Gesù ma chi li ha?"

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    1. Non conoscevo il tuo blog e l'ho scoperto molto volentieri, gran bel nome!
      Quando lui ci si mette(va?) a parlare dell'animo umano è superbo.

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  3. Che cosa paradossale. L'ho visto solo una volta quando ero ragazzina e non l'ho mai più guardato per paura che potesse venire meno il grande amore provato per tutti i protagonisti. Allo stesso modo è l'unico libro di King che non ho mai letto né recuperato. Boh, chissà quali follie mi muovono...

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    1. L'amore ci muove in modi assurdi, quello per King poi è come stare sulle montagne russe. Non sai mai cosa ti aspetta, nè dai suoi libri, nè dai film tratti. O capolavori o ciofeche allucinanti, quindi capisco benissimo il timore!

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  4. Splendido.
    Anche se Stagioni Diverse è uno dei pochi libri del Re che mi manca. Recupererò senz'altro.

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    1. I suoi racconti sono sempre esemplari, c'è poco da fare.

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  5. Credo che sia tra i primi 5 film della mia vita.
    Rivedendolo e scrivendone pochi mesi fa non ho retto alla commozione.
    Tu gli hai reso merito con una rece bellissima e che ha colto i punti salienti.
    Ogni volta che nella mia vita sento quel brano (dal testo poi meraviglioso) mi passa davanti tutto il film.



    (citerei anche Il Miglio Verde e soprattutto lo straordinario Le Ali della Libertà tra le grandi trasposizioni)

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    1. Niente, per colpa tua m'è tornato tutto su, ho dovuto anche cambià lo sfondo de feisbuk

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    2. ahahahahah, è un piacere riportare in vita sentimenti così piacevoli.
      E grazie!
      (la canzone è incantevole)

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  6. Uno dei film della mia infanzia, di quelli che rappresentano il viaggio meglio di tante pappine che capita di vedere adesso (quelle poche che lo vogliono rappresentare).

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