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martedì 24 novembre 2015

PPPasolini day: Salò o le 120 giornate di Sodoma

08:32

Fino a poco tempo fa, se qualcuno mi avesse sfidato a guardare Salò gli avrei risposto, citando Veronica Mars, indossando un rossetto fatto con il mio dito medio.


Poi un giorno Alessandra (DIrector's cult, qui), anche in seguito a quella polemica lì di cui però qui non si parla, ha detto che, insomma, prima o poi lo si doveva fare un giorno dedicato al Pasolini. Prima o poi significa oggi. Le mie dita non mi hanno lasciato tempo per pensare e hanno scritto, sborone, 'Io faccio Salò!'.
Le mie dita sono state severamente punite.

Sottolineo con forza la mia assoluta assenza di pretesa di recensire una cosa del genere. Non ne ho le competenze e non so quante persone al mondo effettivamente le abbiano. Chi sicuramente le aveva oggi non è qui a parlarne, per cui ci arrangiamo. Qui oggi si parla di sensazioni, più o meno a caldo.
Altra premessa dovuta: non si parlerà di Pasolini, paradossalmente. Non lo conosco se non di fama, questa è la prima volta che incontro qualcosa di suo, pertanto ogni frase che scriverò e che conterrà il suo nome sarà da riferirsi solo ed esclusivamente a Salò. (Sì, ho accettato di partecipare al day proprio per iniziare a conoscerlo.)

La trama la conoscete: nell'Italia fascista quattro signori, rappresentanti di quattro forti poteri (il Presidente, l'Eccellenza, il Duca e il Monsignore) si rintanano in una villa, opportunamente isolata, in compagnia di diversi giovani. In questa villa daranno sfogo alle loro perversioni, che non sono poche.

Vi dico immediatamente la mia opinione flash così chi non è interessato agli sproloqui può fermarsi qui: non fa per me.



E adesso, con calma, argomentiamo.

Non conoscendo, mi ripeto, Pasolini, non ho idea di quali potessero essere i suoi obiettivi, con Salò. Se voleva spingere alla riflessione, con me ci è sicuramente riuscito, ma forse non nel modo più scontato. È da quando ho finito la visione che ci penso, ma non rifletto sui contenuti del film quanto piuttosto SUL film. Cerco di spiegarmi.
Io sono una di quelle per cui l'umanità è composta per la maggiore da deficienti. Non pensiate che li guardo con superiorità, io sono una di loro. Per questo motivo ho sempre pensato che per aprire certi occhi troppo chiusi e certe menti troppo ottuse ci volesse la forza. Immagini shockanti. parole intense, contenuti impegnativi. (Dando per scontato il rispetto, chiaramente: non credo che si debba mostrare il corpo di un bambino morto in spiaggia per parlare della situazione dei profughi siriani, per me è stato shockante quell'articolo che mostrava i contenuti delle loro borse, per esempio. Il bambino che alza le mani terrorizzato di fronte ad una macchina fotografica per me è un'immagine sconvolgente. Parlo di cose di questo tipo.). Per questo tutto credevo tranne che sarei finita a fare la moralista. Perché, spoiler, è quello che sto per fare.
Conscia di questa mia opinione credevo che la potenza delle immagini di Salò mi sarebbe stata indifferente a fronte del messaggio che tramite esse si andava a lanciare. Non è stato così. Ovviamente è un film difficilissimo da guardare, anche per gli occhi più consumati dall'orrore, ma non è quello. Il problema per me è stato questo: con queste immagini prepotenti e crudeli si è andati ad affrontare temi fondamentali. Il problema è che in me non sono nate riflessioni nuove rispetto a quelle che ho sempre fatto rispetto, appunto, ai temi in questione. Non so se mi sto spiegando bene per cui faccio un esempio: uno dei temi portanti è il potere, no? Il potere e le conseguenze che ha sulle persone (sia su coloro che lo portano sia su coloro che ne sono vittime) mi hanno sempre fatto paura. L'autorità mi mette in soggezione da che ho memoria, da piccolina odiavo tutti gli uomini adulti tranne Patrick Swayze. Scappavo anche dal mio vicino di casa, e garantisco che non è colpa di alcun trauma, era proprio una brava persona. Non è che Salò mi abbia aperto gli occhi, ha solo dato un'ulteriore conferma a quelli che già erano i miei pensieri. Allora quello che mi chiedo è: mi è servito a qualcosa, vedere stupri, cene aberranti, torture, persone trasformate in pezzi di carne? Credo di no. Ma qui spunta un'altra riflessione. Una mente filofascista, una mente che magari alla questione dell'abuso di potere non ha mai pensato, può avere tratto giovamento da una visione così? Può essere stata per qualcuno una pellicola pedagogica? Qualcuno con il paraocchi, qualcuno che per natura è poco portato al pensiero più astratto, qualcuno che si è avvicinato alla pellicola sperando di vedere tante donnine nude, può avere tratto dei benefici da un film simile? Badate bene che non sono domande sarcastiche, sono riflessioni che condivido con voi. Può effettivamente essere stato il punto di svolta all'interno del cervello di qualcuno?
E se non lo è stato, la colpa a chi è da attribuirsi? A chi non l'ha saputo capire, o a Pasolini, che ha usato un linguaggio che non è fruibile ai più?

Perché quando sei un personaggio così popolare e fai un film, sai che avrà attenzione massima, e che quindi lo guarderà un buon numero di persone. Oggi meno: la sua fama lo precede, e chi si approccia alla visione sa esattamente a cosa andrà incontro. Ma chi invece non se ne rende conto? Chi sperava nel filmettino soft porn? Perché tra tutte le critiche che si leggono raga, quella sulla pornografia non sta proprio in piedi, come sottolinea giustamente Exxagon, perché se riuscite ad eccitarvi con una cosa del genere vuol dire che state male tanto quanto i signori. C'è tanto sesso, sì. Ed è ripugnante, nella sua forma peggiore. Quasi più del sesso in sè, però, a disturbarmi sono stati i baci. Ripetuti e disgustosi baci strappati a quei giovani resi corpi senz'anima; credo mi disturberanno il sonno per un bel po'.


Ogni cosa di questo film è volta ad angosciare chi lo guarda, c'è una cura per i dettagli che mi ha reso difficile vedere ogni singolo fotogramma. Dal soffermarsi un secondo di troppo sugli sguardi vuoti di chi ha perso completamente la dignità, all'inquadrare le mani dei signori, elegantemente ornate da fedi nuziali che non hanno fatto altro che dare un tocco disturbante di umanità a chi di umanità ne sembrava privo del tutto. È stata proprio questa totale assenza di umanità a rendermi il film insopportabile, più che le (efferatissime, ho dovuto distogliere lo sguardo molte più volte di quanto mi piaccia farlo) scene di violenza tanto chiacchierate. Non c'è speranza di salvezza, nè di redenzione, nessuno sarà salvo. Occhi spenti indossati da giovani privati dei vestiti (la nudità obbligata per me è terrificante, un'angoscia che non pensavo di provare), come se tutta la loro dignità fosse nascosta lì, nei taschini delle camicie. E le risate, ah quelle mi hanno fatto bollire di rabbia. E la leggerezza delle tre ex prostitute mi ha dato la nausea, sembravano dire 'Vedete, ragazzi? Fate i buoni, che il sacrificio che state facendo ora vi porterà ad essere eleganti e spensierate signore come lo siamo noi.'

Se era questo l'intento di Pasolini, allora con me ha funzionato. Se voleva suscitare in me ogni tipo possibile di sensazione negativa, il film è un capolavoro. Se invece voleva portarmi alla riflessione, invece, non ci è riuscito, per i motivi di cui sopra.
La sola cosa certa è che questo non è la mia cup of tea. Non è il cinema che amo, che mi fa brillare gli occhi, che mi solleva da un periodaccio.
Volevo scrivere 'da un periodo di merda', ma passerà un po' prima che possa dire certe parole con leggerezza.

Ovviamente non ho parlato di Pasolini solo io. Ci sono anche i miei amicy:
Directors' Cult - Mamma Roma
Non c'è Paragone - Medea
Solaris - Pasolini di Abel Ferrara
White Russian - Accattone
Combinazione casuale - Teorema

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