sabato 30 agosto 2014

The Den

(2013, Zachary Donohue)


Spoiler saltuari ma importanti.

Un film horror sulla falsa riga dei mockumentary, girato quasi interamente dalla webcam di un pc e ambientato in una chat.
Io pronta a fare la ola ballando la salsa in piedi su un tavolino in un Irish Pub di provincia.

Della serie che mi sono approcciata alla visione di questo film proprio senza aspettative.

The Den è il nome di una chat che Elizabeth deve frequentare per fare uno studio su quali sono i casi umani che interagiscono nelle videochat.
E non parliamo di Skype, parliamo di Chatroulette style, con peni giganti che cantano, ragazzi che ballano vestiti da conigli e donnoni provocantoni di rosso vestite.
Un panorama davvero desolante.
Pare normale amministrazione del web, se non fosse che un giorno su una chat Elizabeth assiste ad un omicidio che lei crede essere reale ma a cui nessuno dà peso, prendendolo per uno di quei video di scherzi deficienti di cui la rete pullula.


I primi dieci/quindici minuti sono fonte di risate a non finire, Elizabeth fa passare un po' di chat, tra le quali vi raccomando di prestare attenzione al vichingo barbuto in bikini rosso che si dimena accarezzandosi sensualmente la barba.
Da subito però incontra questo bizzarro utente senza webcam, che interagisce solo scrivendo. La vicenda misteriosa inizia subito, il che per me in casi come questo è un pregio enorme. Poi la prima volta che l'utente si fa vedere è per farsi vedere mentre muore, e poi pian piano muoiono tutti, e io mi chiedo questa Elizabeth come abbia fatto a non ammazzarsi per i sensi di colpa. Una volta sola dice 'Mi dispiace' ed è quando ormai è troppo tardi per tutti.

Non fraintendete il mio tono ironico, non è che mi sia dispiaciuto, anzi.
Potrebbe anche essere un bel film, se non fosse per alcuni piccoli dettagli che mi hanno fatto pensare che la distrazione degli sceneggiatori sia come quella che avevo io durante le verifiche di matematica e che mi faceva prendere 4 ogni volta.
Per esempio: amica viene invitata a casa di Elizabeth (per chat, obv), arriva davanti alla porta e Elizabeth, anzichè andarle ad aprire e scrive in chat che la porta è aperta. Ora, è ovvio che a scriverle non è Elizabeth ma le persone cattive che uccidono gli utenti. Noi lo sappiamo, ma Amica no. E allora perché non si insospettisce? Ma vi pare logico che uno ti scrive 'è aperto' per messaggio anziché venirti ad aprire? Questa non fa proprio una piega, fa una piccola smorfia ed entra. Come niente fosse.
Ed è così per tutto il film. Le persone non si parlano praticamente MAI di persona. E' una forzatura troppo grande, troppo. Non è nemmeno sorretta dalla scusa dei rapporti a distanza o che, niente. Questi stanno a 5 minuti uno dall'altro e parlano per videochat.
Ecco, è questo che mi ha scocciato di più. Non è che ogni volta ci si vede, per carità, per scambiare due parole. Però una telefonata, un messaggio, whatsapp. Perché la videochat?
Una forzatura anche in scene assolutamente non necessaria, come quando le due amiche si sentono per decidere se vino o birra. In videochat.


A parte ciò, è comunque un'idea interessante, il punto di vista della webcam è una specie di mockumentary a rovescio se vogliamo e tutto sommato funziona. Mi piace come idea, mi è piaciuta come realizzazione e devo dire la verità, sono anche una delle poche che ha apprezzato anche il finale.
La vicenda non si conclude con il solito assassino che chissà perché ammazza le sue vittime, e vedere qualcosa di diverso, sebbene reso in modo un po' slasso nel finale, a me non è dispiaciuto. Soprattutto non l'ho trovo troppo assurdo, basta scavare un attimo in più nella zona brutta di internet per capire che non è così assurdo pensare che delle persone paghino per degli snuff.
E sinceramente, quella scena finale, col bimbo che apre la porta e chiama 'Papà', e l'uomo che chiude velocemente la pagina come se fosse banalmente su un sito porno, mi ha messo una bella amarezza.

Non raggiungiamo i picchi del mio amato episodio di V/H/S, The sick thing that happened to Emily when she was younger, ma una visione la vale, magari non al pc, perché vi garantisco che vedere la freccetta muoversi sullo schermo e voi non lo state toccando vi farà pensare di avere il computer posseduto da un servo di satana.


Per concludere, il mio pensiero va al povero Max, che dopo essere stato friendzonato per tutto il film fa pure una fine impietosa e crudele.
Ciao, Max, sempre nel cuore.

4 commenti:

  1. la videochat è effettivamente forzata, però è l'espediente usato per mostrare le cose a noi spettatori, quindi vabbè, si può accettare...
    nel complesso pure io mi sono divertito, anche se a me la parte finale non ha convinto un granché....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, in generale serve a mostrarci tutto, ma alcune scene proprio le avrei picchiate, se possibile!:D

      Elimina
  2. Come realizzazione era molto particolare (per quanto forzato, sì...) e non mi era dispiaciuto. La trama, vabbé, in ritardo di anni, niente da far gridare al miracolo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma infatti non è dispiaciuto nemmeno a me in linea di massima, l'ho trovato interessante!

      Elimina

Facebook

Disclaimer

La cameretta non rappresenta testata giornalistica in quanto viene aggiornata senza nessuna periodicità. La padrona di casa non è responsabile di quanto pubblicato dai lettori nei commenti ma si impegna a cancellare tutti i commenti che verranno ritenuti offensivi o lesivi dell'immagine di terzi. (spam e commenti di natura razzista o omofoba) Tutte le immagini presenti nel blog provengono dal Web, sono quindi considerate pubblico dominio, ma se una o più delle immagini fossero legate a diritti d'autore, contattatemi e provvederò a rimuoverle, anche se sono molto carine.

Twitter

Instagram

Google+