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domenica 14 febbraio 2016

La spina del diavolo

16:41
OCCHIO PERCHÈ DICO UN PO' TROPPE  COSE

Sto per dire una cosa impopolare: a me San Valentino piace.
Niente baciperugina nè peluche nè rose da queste parti (anche se un mazzo di tulipani sarebbe sempre gradito. Uno oppure trecentosessantacinque, uno al dì come le compresse), non sono il genere di cose che mi fa felice.
Però sono contenta che esista un giorno all'anno in cui ci si può fermare a ridare al volersi bene quell'importanza che a volte la routine fa sfumare. Poche balle, non è vero che si dovrebbe festeggiare l'amore ogni giorno, ci sono il lavoro, le preoccupazioni, gli impegni, che a volte fanno sì che diamo per scontate le cose più belle.
E quindi sono felice che sia San Valentino, così da avere un giorno per prendere tra le mani il viso di chi amo e sentirmi il cuore battere forte come il primo giorno.
Quindi ciao, Guillermo Del Toro, grande amore mio. Mi sei mancato
Come nessun altro hai saputo trovare il modo di entrarmi nell'anima, creando Opere che per qualcuno sono semplici film e che invece io vedo come lettere tanto intense dirette proprio a me, pronte a colpirmi lì, in quell'angolino di cuore a cui nessun altro regista è mai riuscito a parlare così chiaramente.


Siamo sempre nel periodo della guerra civile, e siamo sempre bambini, come in quel Labirinto del Fauno che ha trasformato la mia anima in quella di una persona un pochino migliore. Questa volta, insieme a Carlos, viviamo in un orfanotrofio, gestito da due brave persone, che cercano di tutelarci dall'orrore che sta appena fuori. Stavolta, però, c'è anche un fantasma.

Ogni volta che vedo un film c'è sempre una sequenza che mi fa pensare che nel post dovrei dire una certa cosa piuttosto che un'altra. Questa volta è successo quando i ragazzini sono riusciti ad incastrare Jacinto. Ci viene fatto credere che il Male Vero sia la guerra, cornice che guida il film indirizzando le azioni degli adulti, ma la Crudeltà in realtà risponde al nome di Jacinto. Se per un po' abbiamo creduto che ogni sua azione fosse guidata da una ragione (denaro, denaro e ancora denaro, ma anche un po' di amarezza, un passato complesso, vedetela come volete, ma con queste ragioni si poteva anche spiegare l'omicidio di Santi), ad un certo punto l'uomo si avvicina ad uno dei bambini, restituendogli un 'anello' che il (più o meno) piccolo aveva regalato a Conchita, promessa sposa di Jacinto, ragazza per cui il ragazzino aveva una cotta. Gli fa intendere, così, senza possibilità di dubbio, che lei è morta. Gli spezza il cuore, volontariamente. Gli fa del male con tutta l'intenzione di farlo, per il solo gusto di vederlo soffrire.
E questo è infimo, è viscido, ed è uno di quei momenti di cui parlo quando intendo che Del Toro mi annienta.


Onestamente, però, come si riesce ad isolare una singola scena? Ancora una volta mi sono trovata in balia delle favole di Del Toro, completamente, dall'inizio alla fine. Perché c'era la guerra, sì, e la guerra è inimmaginabile. Però qui ragazzi i problemi grossi erano il fantasma e il bullo. La guerra è servita a noi e agli adulti per dare un senso alle decisioni, ma la nostra concentrazione e quelle di Carlos e i suoi amici stavano tutte sui loro problemi, solo all'apparenza più piccoli. E come al solito la cornice viene presto abbandonata nelle mani di chi se ne può occupare; noi abbiamo altro a cui pensare. Cerco di non fare confronti con quel Labirinto già citato, ma è difficile.
Quello che cambia, però, è che la mia Ophelia era sola. Era circondata di adulti che avevano altro da fare, e solo la sua incantevole mente l'aveva potuta aiutare. Carlos, invece, aveva alle spalle un muro di cinta fatto di scomposti e disordinati orfani, senza niente da perdere ma con tanto da difendere.
Una vita intera, la loro, da proteggere, insieme.
E quindi, come quei freaks di tanti anni fa, anche loro, insospettabili e per niente minacciosi si sono presi una potente rivincita, che si è conclusa con uno spaventoso abbraccio. E io, tra i singhiozzi, in piedi sul divano, ad incitare i miei piccini a picchiare più forte, perché il nemico era uno solo e loro erano tanti, forgiati da un'amicizia di quelle che nascono solo quando si è disgraziati insieme.
E non è vero che, come diceva Jacinto (lui sì, solo per davvero) che nessuno avrebbe mai cercato i poveri piccoli orfanelli.
Si sarebbero cercati l'un l'altro fino alla morte, protetti e difesi insieme, pronti a vendicarsi in ogni secondo.
Come per Santi.

sabato 6 febbraio 2016

La Cueva

16:01
VI ROVINO IL FILM. LETTORI AVVISATI...


Cara, cara Bego,
io sono te, e tu sei me.
Una rognosa piattola con un bassissimo livello di tolleranza.
Ti ho vista e ti ho amata.
Ti ho vista avere paura di volare, e ti avrei abbracciata, perché devi sapere che a me manca il respiro solo a guardare l'inceneritore di Brescia perché è alto ed azzurro, pensa un po'.
Ti ho vista arrivare a Formentera e anziché lanciarti in banalotto (seppur sempre gradevole) divertimento da spiaggia ti ho vista lanciarti con i tuoi amici all'avventura, in un campeggio abusivissimo e isolato. Le mie avventure rispondono al nome di Airbnb, ma insomma, è lo spirito a valere.
Ti ho visto, che tu in quelle grotte mica ci volevi andare. E io, come te, pensavo a che idea del cazzo fosse entrare in una grotta sconosciuta sperando che le cose finissero bene. Non succede mai.
Certo, hai una compagnia terrificante, Bego, amici infimi e con uno scarsissimo quoziente intellettivo, ma non è questo il punto del nostro disquisire.
Sei stata la più rompicoglioni del film, ma sei stata realissima. Basta con i finti eroi, con l'ostentazione di un sangue freddo che avranno sì e no cinque persone al mondo.
Se ci perdessimo in una grotta e stessimo morendo, la maggior parte di noi persone reali farebbe quello che hai fatto tu: si accoccolerebbe per terra a piangere tutte le proprie lacrime sperando nella Divina Assistenza. Ci lasceremmo morire, salvo poi supplicare pietà nel momento in cui la morte si avvicina davvero. E per questo ti ho voluto bene, e ho sofferto tanto con te. Per te. Per quella scena un po' forzata, forse, ma che non escludo sia possibile. Stavano morendo di fame e parlavano di te come se fossi già carne da macello. E invece eri lì e li sentivi parlare di mangiarti. Anche il destino (o il culo, se vogliamo parlare di cose in cui credo davvero, ché il destino è una cagata cosmica e lo sappiamo entrambe) ti si è rigirato contro.
Ho sofferto con te e con la tua Celia, e anche un po' per quella faccia di merda dell'amico vostro pelato. Ti stava mangiando una gamba, ma ha chiesto di non essere ripreso proprio in quel momento. Come se l'oscurità togliesse realtà a quello che stava accadendo: se non lo vedi non è reale.
Ho voluto bene anche a lei, Celia, silenziosa e senza pretese per tutto il film, da bravo personaggio che doveva contrapporsi a te, per poi tirare fuori un misero e fallimentare tentativo di rivalsa.
E allora via, inseguimenti nelle grotte, minacce di morte, insulti.
Tra esseri umani che avevano invece un bisogno estremo di collaborare.
Meno male che sei morta prima, Bego.
Meno male che non hai visto la bassezza dell'animo umano, quella che tiriamo fuori solo quando salvarci la pelle diventa più importante di qualsiasi altra cosa, della legge statale e di quella morale. Conserva l'immagine dei tuoi amici fuori dalla grotta, cinque pirla dall'ironia un po' infantile e dall'ubriacatura facile.
Quello che c'è dentro quella cueva non ti sarebbe piaciuto.

giovedì 1 ottobre 2015

Ballata dell'odio e dell'amore

14:25
(2010, Alex De La Iglesia)

Dopo un'estate da dimenticare, un periodo di lontananza importante dal blog (quasi più mentale che effettiva), con cosa potrei ricominciare?
Vediamo...un capolavoro? Un cult? Una trashata? Un film di merda così ci risentiamo tutti a nostro agio?
Ma no!
Perché non rimettere le dita sulla tastiera parlando di un film che ha spaccato le opinioni a metà, così da causare liti e lanci di sassi nei commenti, perché non iniziare subito dando motivo alle persone di defollare immediatamente?
Esatto, perché?

Perché non sono riuscita a resistere ad un nome così splendido.
Perché con questo video qui il mio adoratissimo Claudio Di Biagio mi aveva conquistata.
Lui apre la sua recensione spiegando come il film o ti conquisti completamente o non ti riesca a convincere del tutto.
E io, che avrei disperatamente voluto che Balada triste de trompeta mi facesse innamorare, rientro nella seconda categoria. Un po' perché con un titolo così non puoi deludermi, le parole sono troppo importanti. Un po' perché le immagini sono di una bellezza commovente, con tutto quel grigiore.

Ma prima è il caso di raccontarvi di cosa parliamo.
Javier, ultimo di una generazione di pagliacci, segue le orme del padre e intraprende la strada del pagliaccio triste. Non ha alternative, non è mai stato bambino e non ha idea di come si faccia ad essere allegri. Finisce a lavorare in un circo come tanti, la cui attrazione principale è Sergio, il pagliaccio felice. Felice solo in scena, però, fuori dal suo lavoro è un ubriacone violento e prepotente. Proprio con questo esemplare della feccia umana Javier divide l'amore, quello per la trapezista Natalia.
Non finisce bene per nessuno, e come potrebbe?


Avrei tanto voluto restare estasiata davanti allo schermo, perché mi ero presa una cotta per il titolo, il 'mood', il volto dei personaggi, la storia...
invece MEH.
Cerchiamo di essere chiari: quando leggo recensioni estasiate di persone molto ma molto più competenti e capaci di analisi di me ci credo sempre. Questa volta idem, ho visto molta gente esaltare il lavoro di De La Iglesia, in modo anche molto ben argomentato e mi sono arresa al fatto che questa volta la colpa è mia e mia soltanto. Se leggo 'Questo film mi ha fatto schifo/è un capolavoro punto e basta.' prendo la tua opinione e le dedico lo scopo che viene dato ai giornali vecchi. Non me ne faccio niente. Quando invece un'opinione è ben costruita, supportata da tesi intoccabili e in cui credo, allora alzo le mani.

Penso sinceramente che questo film sia lo splendore che certi esaltano. Lo credo sinceramente. Solo che io non l'ho capito.
Non è che non abbia capito il film, dai. La storia è semplice, tutto sommato.
Ho colto i sentimenti strazianti, uno per uno. Ho apprezzato che il vero cattivo qui non fosse quello che ci aspettiamo noi, quanto piuttosto la sua bionda mogliettina (e non è uno spoiler), ho apprezzato che si trattasse anche il tema delle donne vittime di violenza che per un motivo piuttosto che un altro non riescono a rinunciare al loro aguzzino.
Può essere che il mio problema sia il riuscire a restare concentrata in un film in cui si mescolano sentimenti così disperati ad un aspetto così grottesco. Aspetto che, lo ripeto nel caso vi sia scappato, ho trovato bellissimo.

Solo che davvero, non mi sono commossa.
Forse sono un mostro.
Non lo so, eppure piango sempre quando vedo l'episodio in cui Rachel molla Ross perché lui è andato con quell'altra dopo che LEI gli aveva chiesto una pausa. Sta stronza maledetta senza cuore.
L'amore mi commuove sempre, soprattutto quello disperato, combattuto, quello che ti marcisce dentro. (Ma no, non mi piace Romeo e Giuletta, mi dispiace.) In questo caso, però, nonostante si rientrasse perfettamente nella categoria di quel tipo di amore lì, io impassibile davanti allo schermo a vedere questo pover'uomo deformarsi il volto per lei.


È solo che io certi tipi di analisi, così profonde con i paroloni complessi, non li so fare. Non sono brava a leggere i sottotesti, a capire le intenzioni degli autori e dei registi, mi accorgo a malapena se un attore abbaia o invece è bravo. Un film mi emoziona oppure no, motivo per cui tengo 'solo' un blog e non sono invece una critica affermata.
Forse semplicemente Balada triste de trompeta è un film troppo intelligente per me.
Ipotesi da tenere sempre bene a mente quando dico che un film mi ha fatto schifo.


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