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venerdì 29 maggio 2020

Racconto di una maratona MCU

16:37
Mi rendo conto che possa suonare incredibile a chi legge questo blog da tempo, ma l'idea è venuta a me. Ho proposto a Erre, il mio paziente compagno, di vederci tutti i film del Marvel Cinematic Universe. Lui ovviamente li aveva già visti tutti, a me mancava qualcosina e ho approfittato del lockdown.
E quindi eccomi qua, a raccontare un po' com'è andata.
Spoiler: pensavo peggio.
Altro spoiler: il post sarà pieno raso satollo di spoiler.


Non so bene come strutturare questo post perché ho (come sempre) tante cose da dire. Non posso fare review dei singoli film o stiamo qua fino a domani, ma temo comunque sarà lunga. Prendetevi del vino, un negroni, non so. Sarà più un flusso di coscienza. (troppo ambizioso? vero, scusate)

Le origin story sono le mie preferite. Dai vecchi tempi (sembra preistoria, adesso) in cui Sam Raimi e Tobey Maguire portavano sullo schermo il loro Spiderman le storie della nascita di un supereroe mi divertono più di ogni altra cosa che riguardi l'argomento. La fase 1 dell'MCU, quindi, è la mia preferita. Non solo perché si conclude con l'Avengers di Joss Whedon, che è ancora uno di quelli che mi piace di più, ma perché ci mostra quelli che ormai sono i protagonisti della mitologia moderna in un modo più umano, semplice e genuinamente simpatico.
Con l'eccezione di Tony Stark, ovviamente.
Mi dovete perdonare, io sono consapevole di essere pesante, e riconosco anche che il suo sia l'arco narrativo più interessante (per scelta loro, però, io avrei un milione di volte puntato su altri), ma ho un'ostilità per lui che arriva ancora prima dei suoi film. Non solo perché eat the rich è un po' il motto di un'esistenza, non solo perché ho una naturale antipatia per i supereroi il cui potere è il denaro, ma soprattutto perché il suo film si basa su un presupposto così sbagliato e che mi fa così arrabbiare che a volte devo ricordarmi che è solo finzione. Ammettendo che il povero giovane Tony fosse così ingenuo da non sapere l'uso che veniva fatto delle sue armi, ammettendo che esistano delle mani giuste e sbagliate nelle quali potevano finire, ammettendo anche che lui davvero dopo la paraculata che si raccontava (e ci raccontava ad inizio film) per stare con la coscienza a posto si sia redento, anche ammettendo tutto ciò, il film sarebbe dovuto finire al minuto quindici più o meno. Perché se devo accettare tutta questa retorica del menga non mi puoi mettere la peggior scena del mcu e aspettarti che io non me la leghi al dito: Tony, il classista arrogante e cafone, che si salva perché un pover'uomo, la cui famiglia è stata sterminata proprio con l'uso delle fantasmagoriche armi Stark, decide di sacrificarsi per lui, perché ha visto in lui l'intelligenza e le doti che lo hanno reso il supereroe che sappiamo oggi essere. Lo posso dire in francese? Ma vaffanculo.
Dimostrato come sempre la squisita personcina che sono, passiamo alle cose belle: i nazi che prendono le botte brutte. Non è difficile capire quale sia la mia origin story preferita: Capitan America è la rappresentazione di quello che io dovrei odiare, l'ideale americano, ma per qualche motivo, che, sono sincera, esula anche un pochino dai nazi che le prendono, la sua storia mi è piaciuta più di tutte. Per il contesto guerra portato in un cinecomic e soprattutto per l'unica storia d'amore dell'intero universo Marvel che mi abbia emozionato. Non ho visto le serie tv della Marvel, ma potete stare certi che guarderò Agent Carter nella speranza che alla mia adorata Peggy sia stata data una sorte felice. Non come a quel cretino di Cap che poi si è limonato sua nipote, quello non glielo posso perdonare. Per poi tornare indietro da Peggy, di nuovo, ma che horror.
Ah, ecco, c'è un'altra cosa che non posso perdonare! Il trattamento riservato al mio amatissimo Bruce Banner. Ho un debole per i personaggi tormentati. Lui è il più intelligente, riservato, distrutto dalla sua sorte, così carino e gentile, e mi piace così tanto che abbia la faccia di Mark Ruffalo! Mi stringe il cuore. Poi è successo Thor Ragnarok, che a Casa Redrumia si è a lungo chiamato Natale ad Asgard. Con una seconda visione ammetterò di avere rivalutato qualcosa. Waititi mi piace, ma è come se questo film non fosse roba sua. Manca qualcosa, non so se sia sentimento o passione. Da quel momento Hulk è diventato una macchietta. Per amore suo mi ero letta anche Planet Hulk, su indirizzo di Erre che è quello che sa cose sui fumetti, che è la storia da cui parte di Ragnarok arriva, ed è una storia pesantissima e cruda, che nulla ha a che vedere con sta roba con lo zio del tuono. Non mi darò mai pace.
Prima di arrivare a Ragnarok, però, c'è altro di cui parlare.
Che l'Avengers numero uno sia ancora uno dei miei preferiti è fuori discussione. Ho visto però per la prima volta Age of Ultron, che non solo conferma quanto Tony sia un povero deficiente, ma che conferma anche che se un Avengers lo gira Joss Whedon si vede, e a me piace. Devo ammettere a questo punto una generica indifferenza per il personaggio di Thor, anche se penso sia sotto gli occhi di tutti che Chris Hemsworth è nato per fare commedia. Ci prova a fare l'attore drammatico ogni tanto, e a me non dispiace, ma quanto mi piace quando fa il pirlone, lo adoro. E in fondo sono una ragazza basic, se in un film c'è Tom Hiddleston io lo guardo. Quindi i film di Thor danno comunque un significativo contributo alla società.
La fase due è quella che segna la comparsa dei Guardiani della galassia. I loro film sono i preferiti di Erre, per me hanno un principale difetto: hanno aperto la strada all'idiozia. Lo so che sono antipatica quando dico così, ma non mi piacciono quasi mai le cose che vogliono far ridere (vedi opinione su Ragnarok) e sebbene trovi che i loro film siano, effettivamente, divertentissimi, hanno avuto un effetto devastante su quello che è venuto dopo, instupidendo tutto quanto.
Io, che bravamo una back story violentissima su Vedova Nera, per esempio, mi sono ritrovata Ant Man. E qui voglio chiarire una cosa: a me sto film con le formiche stupidissimo ha fatto più ridere dei Guardiani e googlandolo ho capito perché: l'ha scritto Edgar Wright. E sulla Redrumia Wright è venerato in ogni modo, ogni luogo, ogni lago. Però mi stanco velocemente delle cose che fanno ridere, e in un universo così vasto avrei voluto anche altro.
La comicità che piace a me, perché mi fa tenerezza e mi ci affeziono alla velocità della luce, è quella di Spiderman. Questo post è forse una lettera d'amore a Tom Holland? Può darsi. Gli voglio bene come se lo conoscessi a sto pischello, mi piace tantissimo.
Potrebbe anche essere una lettera d'amore alla faccia strabiliante di Benedict Cumberbatch. Dottor Strange è una di quelle persone che risveglia in me gli stessi istinti di Tony Stark, perché si apre agli altri e a quello che non conosce alla prima occasione di bisogno e la me infantile lo avrebbe lasciato a marcire nelle stradine polverose dell'estremo oriente e tanti cari saluti.
A questo punto però, nella mia mente che evidentemente ancora non conosce bene certi processi, iniziano a sorgere delle domande. Principalmente sulle scelte: come viene scelto a chi assegnare una storia intera? Che l'endgame fosse piuttosto chiaro da subito è evidente, col tesseract che fa la sua comparsa insieme a Cap, ed è chiaro a tutti il lavoraccio di collage con Capitan Marvel che hanno fatto in Endgame. Ma come hanno scelto a chi dedicare film singoli? Come si è deciso di inserire nuove facce quando alcune di quelle vecchie erano state trattate a pezze in faccia? Perché Capitan Marvel non è arrivata prima? Perché nessun approfondimento su Vedova Nera o Scarlett Witch che, lo ricordo, ha un potere della madonna? Su queste si poteva fare un lavorone, mica solo la scenetta con le donne che si spostano tutte insieme durante la battaglia di Endgame. Carol Denvers la vediamo ad una certa che, mentre vola, prende un aereo e lo lancia via come se stesse buttando una cicca nel cestino della spazzatura, ma diamo pure tre film al miliardario armaiolo e delle belle tutine di latex a loro, che tanto è questo che ci interessa, no?
Poi, beh, c'è Black Panther. Ho sempre palesato il mio odio per lui dal momento in cui ho visto il suo film, e rivedendoli tutti insieme la questione si è rafforzata. Dunque, alle donne fenomenali poteri cosmici inesplorati, ai neri il contentino di un film (orrendo ma acclamatissimo, perché se lo dicono da soli che sono stati bravi a coinvolgere tutte le minoranze!) tutto per loro e per il resto ruoli secondari irrilevanti. Non lo so se funziona così eh raga. T'Challa è un insostenibile sovranista, relegato nel suo Wakanda che è il più meglio e chissenefrega se nel resto del mondo succede l'inferno. Lui interviene solo per tutelare i cazzi suoi e vendicare suo padre e allora guarda se questo è il tuo intervento restatene pure nel tuo, a posto così. Pagliaccio fino alla fine, fino alla battaglia di Endgame. 
Di sicuro tanti bambini hanno avuto finalmente la rappresentazione che meritavano e tante bambine hanno avuto in Carol, o Natasha, quello che prima mancava, ma la strada da fare è ancora taaaaanta.
Dopo di lui, però, c'è stato Infinity War, che è stato un po' una svolta. Il primo film MCU a finire male. Malissimo. Il primo film in cui i supereroi perdono. Non ce lo aspettavamo, siamo rimasti tutti un po' di sasso, la sala era ammutolita. Certo è che se proprio voglio fare la polemichella (e quando mai mi tiro indietro) si è presa una bella strada paracula: muore metà dell'umanità, ma non i 4 avengers originali. Forse in fondo non poteva che essere così, non potevano che essere lasciati loro 4 a fare i conti con quello che era successo.
Quindi gli Avengers perdono, e a noi resta il sequel di Ant Man. Io, ormai indispettita dalle scelte aziendali, vado su wikipedia e mi leggo un paio di cose. Kevin Feige aveva pensato il progetto Marvel con una schedule precisa: ogni anno un film su un nuovo eroe e uno su un vecchio nome. Appurato che la scelta gli è scappata di mano più o meno al quarto film, ma questo non risponde alle mie domande. Potrei andare a cercarmi interviste e notizie, ma per un po' voglio un detox dai tizi con le tutine.
Infine, ieri sera abbiamo rivisto Avengers: Endgame. 
Lo dobbiamo ammettere, dai: è un pasticciaccio. Non mi piace quasi niente in termini, passatemelo, 'oggettivi'. Non mi piace come è scritto, non mi piace come è montato. La faccenda Capitan Marvel me la sono proprio presa sul personale da tanto che mi è stata antipatica.
Però avrebbe potuto essere tranquillamente l'ultimo film, perché è un bel raccoglitore che strizza l'occhio a tutto quello che è stato e che col tempo il mondo ha amato, perché lo sa benissimo di fare il polpettonone epico ma lo fa bene. Gioca con l'emotività il giusto, conclude l'arco di Tony e di Cap nell'unico modo possibile (almeno per i film, so che per i fumetti il discorso è ben più ampio), fa sorridere e tutto sommato gli si vuol bene.

Lo so che sembra che non mi sia piaciuto niente, ma non è così: l'universo cinematografico Marvel è intrattenimento puro, una grossa famigliona di tutine a cui ci si affeziona facilmente e che avrebbe ancora più da dire di quanto non faccia già.
Il mio giudizio è solo falsato dal fatto che il più bel cinecomic di sempre lo ha fatto il regista della mia vita, e contro Hellboy non c'è universo cinematografico che regga.



giovedì 24 gennaio 2019

Stagione degli Oscar 2018: Black Panther

18:06
Da secoli non faccio recensioni di film singoli. Però ho pensato che almeno per gli Oscar potevamo fare due chiacchiere insieme sui nominati, in particolare quest anno che le nominations sono state così controverse.
Ora, ribadiamo l'ovvio: sono forse gli Oscar la principale conferma della qualità di un prodotto?
No, certo che no.
Ma sono divertenti ed è come giocare al fantacalcio.
Iniziamo quindi con Black Panther, candidato a 7 premi: miglior film, miglior canzone, miglior scenografia, costumi, colonna sonora originale, sound editing e sound mixing.

Recensione in breve per chi non avrà voglia del post lungo e polemico: nello stesso giorno ho guardato anche Gli Incredibili 2 e mi è piaciuto dieci volte tanto.


Trama molto in breve: nell'utopica nazione del Wakanda il re è morto. Sarà il figlio T'Challa a prendere il suo posto, e dovrà dimostrare di esserne all'altezza, anche se questo dovesse signiicare andare contro quello che suo padre aveva fatto prima di lui.

Premesse paraculine: non so niente niente niente del fumetto, e per una volta ho colto leggermente impreparato anche Erre, che di solito mi spiega le cose quando parliamo di cinecomics. La seconda è che spero di non essere offensiva, perché se il film ha citato o omaggiato elementi tradizionali di una o più culture africane io non lo so e non l'ho colto, e spero di non essere maldestra nel criticarlo.
Criticarlo, sì, perché dopo averlo visto vorrei prendere gli Oscar di quest anno e buttarli nell'indifferenziato, anche se siamo solo alle nominations.

Abbiamo visto finalmente le persone nere rappresentate. Abbiamo visto il continente che il cinema più snobba finalmente ritratto e protagonista, se pur con una nazione fittizia, abbiamo finalmente guardato qualcosa di diverso. Non poteva, perdio, essere anche qualcosa di bello?
Non sarà premiando questa roba ai premi più famosi che combatteremo il whitewashing. Non che lo creda possibile di portarsi a casa qualcosa, ma è frustrante vedere succedere ancora cose così.

Protagonista indiscusso del film è il Wakanda. Nazione utopica ipertecnologica e magnifica, ritratta splendidamente. In effetti, è quasi la sola cosa che mi sia piaciuta, insieme alla bellezza quasi dolorosa di Lupita Nyong'o e dei due protagonisti maschili. Mi è piaciuto anche che i poteri della Pantera siano removibili e reinstallabili come un'app del cellulare.
Apprezzabilissima la motivazione dell'antagonista, anzi un ottimo pretesto per parlare di temi fondamentali senza pesare come mattonate in faccia.
E poi c'è Martin Freeman, e lui è sempre la mia cosa preferita in ogni prodotto in cui metta la faccia.

Ma il film si apre con lo spiegone. E a me lo spiegone iniziale già predispone male. Mi sa di pigrizia di sceneggiatura. E sì, vale anche per La compagnia dell'anello. 
E lo spiegone è in italiano. Ora, i film a me piace sempre vederli in sala, quando posso. E da me le offerte in lingua originale sono limitatissime, quasi assenti, quindi vedere un film al cinema significa vederlo in italiano. E porco cane Black Panther in italiano è un insulto al caro vecchio doppiaggio italiano che i cinefili veri ci tengono sempre a definire uno dei migliori al mondo. Ha reso la situazione talmente imbarazzante che sono certa se lo rivedessi in inglese forse cambierei idea. Ed è la seconda volta che mi succede una cosa del genere e mi dispiace profondamente. Non rinuncerei mai all'esperienza in sala, ma io sono scoppiata a ridere più volte, e non nel modo in cui forse il film sperava di farmelo fare in scene indigeribili come quella delle ciabatte.
Cosa è andato storto?
Perché qua non è una questione economica. Qua qualcuno ci ha speso una montagna di soldi, e il risultato è un'aberrazione. Nessuno da salvare. Angela Bassett ridotta ad una attrice di soap latine. Che peccato, davvero.

Quando arriva il momento in cui la gente poi inizia a menarsi io e Erre diamo il meglio, di solito. Qui zero. L'inseguimento a Busan sembra uscito dritto dritto da Fast and Furious Tokyo Drift, e a saperlo prima mi sarei guardata quello che almeno mi diverte sempre tanto. Per tutto il resto del film piattume totale fino alla battaglia finale, in cui per smuovere la noia si è dovuto ricorrere ai rinoceronti che fanno sempre una bella impressione.

Ma la candidatura che non posso accettare, quella che davvero pesa sul mio cuore come un macigno, è quella per i costumi, dove porco di un cane porchissimo avrebbe dovuto esserci Suspiria e invece ci sta sto coso con la roba che pare uscita da Desigual. E parla una che ama l'estetica etnica, ma qua di etnico ci sono solo gli insulti che ho creato con la mia testa quando ho visto le nominations.

Per favore, un supereroe nero è importante. Ci sono migliaia di bambini nel mondo che vorrebbero qualcuno a cui guardare per immedesimarsi che sia del loro stesso colore, conta davvero tanto.
Fategli vedere Gli incredibili, chè lì almeno ci sta Siberius.

lunedì 21 maggio 2018

Non-Geek Guide: Deadpool 2

14:24
Ieri ho visto Mad Max: Fury Road per la prima volta. Serve che vi dica cos'è? Il mio post sarebbe tutto scritto a versi tipo: ooooooo ppppuuummm sbbbaaaaaaammm e emoji delle bombe.
Oggi, quindi, parliamo di un cretino con la tuta rossa.

Temo che questa cosa ormai abbia bisogno di un suo nome e di diventare una rubrica a tutti gli effetti: una riunione di tutti i post in cui parlo di cose della cultura geek con uno sguardo che più esterno e ignorante non si può.
Questa rubrica è tutta per voi, amici e amiche che venite trascinati in sala a guardare di gente con le tutine, navette spaziali e ragnatele lanciate dai polsi.
Se voglio che il moroso guardi con me Dogman devo fare la mia parte, e questa settimana la mia parte è stata Deadpool 2.


Io lo dico prima della trama così ci togliamo il pensiero: a me Deadpool piace da matti, non so cosa farci. Non mi riconosco nemmeno.

Il tutino in questione è Ryan Reynolds.
Nei primi minuti del film gli succede una cosa tremenda, inimmaginabile, e quello che noi vediamo sullo schermo è quello che succede nella sua vita dopo il fattaccio.

Trama che non dice assolutamente nulla, ora che la rileggo, ma va bene così, perché di questo film non vi dovete rovinare NIENTE.
Niente trailer, niente recensioni (ehm), niente foto dal set. Statene lontani ed entrate al cinema vergini di informazioni. L'espressione che viene sulla faccia di tutti a due minuti dall'inizio è impagabile.

Perché Deadpool è diverso dagli altri e soprattutto perché voi, compagni della squadra Non-Geek, non avete niente da temere?
Perché fa spaccare dal ridere.

Mi piacerebbe avere migliori proprietà di linguaggio per esprimere un concetto così semplice, ma non ce n'è per nessuno: Deadpool fa fare proprio quelle risate grasse da tenersi la pancia, e ad un certo punto del film l'infilata di cagate esilaranti è tanta e tale che non si riesce nemmeno più a ridere, si guarda allibiti lo schermo cercando di capire fino a che punto Reynolds e tutta la squadra possono spingersi nel prendere così selvaggiamente per il culo tutto quello che è arrivato prima di loro.
Intendo TUTTO, arrivare fino alla fine per credere.

Io, i miei DVD di Truffaut presi in biblioteca per guardarli con gli speciali, la mia borsa hipster del New Yorker e la mia bici da uomo possiamo prendere il nostro snobismo e infilarcelo nel borsello da galera (wink wink), perché non se ne esce indenni. Nemmeno l'ironia scoreggiona nella quale inevitabilmente a volte Pool finisce ci possono fare storcere il naso. Ci sono le parolacce, i genitali, la pipì e le chiappe, il pacchetto American Pie al completo.
Eppure funziona, perché le sue vittime non sono gli spettatori, che quando vanno a vedere un film di Deadpool sanno esattamente cosa aspettarsi e non sono presi per i fondelli, ma il mondo intero dei supereroi, nelle loro versioni cartacee e cinematografiche, nei loro strafalcioni e nel loro crederci sempre un pelo troppo. Non si salva nessuno.

Deadpool 2 ha fallito completamente nel trovare in me il minimo coinvolgimento emotivo: non mi sono emozionata per nulla per la tragedia iniziale (per il finale un pochino sì, bisogna riconoscerlo), e con me è un miracolo perché piango sempre.
Ha lasciato fuori la testa e il gusto per i film impegnati e impegnativi, ha dimenticato di prendermi il cuore, ma la pancia, e quel divertimento crasso che mi dimentico spesso quanto bene mi faccia, se li è presi e maciullati.

E siccome oggi sono così easy e giovane e guardo i film di supereroi, il modo per definire sto film è uno solo.
Che figata.



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