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sabato 31 dicembre 2016

Cari figli che non so se avrò mai

17:30
Questo post è un'ipotetica lettera a Voi. Se mai lo troverete, sarà perchè questo blog, con cui mi diletto, sarà stato lasciato online, affinchè voi possiate prendervi gioco di vostra madre.
Spero siate bellissimi e in salute, ma soprattutto spero di non aver dovuto litigare troppo con vostro padre per i vostri nomi, che oggi, allo scadere del 2016, sono belli che decisi.
Spero siate indipendenti nelle opinioni e nel pensiero, anche dai vostri genitori. Vorrei che sviluppaste passioni intense e durature, che vi accompagnino nel corso della Vita. Spero, più di ogni altra cosa, che queste passioni abbiamo a che fare con l'arte. Che sia pittorica, o che siano i libri a rubarvi l'anima, o ancora che il Cinema sia la vostra terapia, o che la musica sia vostra amica, spero che abbiate modo di farvi arricchire dalle creazioni della mente umana.
Vi sarà utile tutte le volte che crederete di avere perso la fiducia nelle persone, e anche in quelle occasioni in cui sentirete che la vostra emotività si è indurita un po'.

Noel, il bambino che vorrei.

Il mio sogno è di generare un giorno luminosi eredi che ameranno quello che amo io, con la stessa inensità con cui lo faccio io, ma quando sogno troppo forte mi devo forzare di ricordare che i figli sono esseri umani interi e separati e che sviluppano una loro identità. Se così non fosse, oggi starei leggendo Harmony ascoltando i Pooh, come vostra nonna.
Però continuo a sognare, e mi immagino spessissimo a leggere per voi.
Sì, ma leggere cosa?
Harry Potter, che domande. Sarete seppelliti di letture di Harry, dal primo giorno della vostra vita, questo è insindacabile. Ma poichè di non solo Harry è fatta la narrativa per ragazzi, penso spesso a quale Roald Dahl vi leggerei per primo, e inevitabilmente finisco per pensare a Gli Sporcelli. Matilda seguirà a ruota. Dahl sarà fonte di gioie infinite, con tutte le sue idee magiche, i suoi adulti cattivi e i suoi salvatori. Sarà sempre divertente, e voglio che sappiate che leggere è sì arricchente e importante e cosruttivo, ma che prima di tutto è bello. Voglio che capiate subito che è importante parlare bene, sia per fare bella figura ed essere corretti, ma anche perchè con le parole si può giocare, ed è sempre un gioco buffissimo. Sarete quindi sottoposti, fin da piccolissimi, a due signori che con le parole si sono fatti grasse risate: Roberto Piumini e Gianni Rodari. 
Voglio che crediate che la magia sta nella bellezza, e quindi, ovviamente, Neil Gaiman. 
Voglio sperare che amiate i classici per ragazzi tanto quanto li ho amati io, ma soprattutto spero che amerete i romanzi d'avventura più di quanto abbia fatto io da ragazzina: vi voglio selvaggi e intraprendenti, con curiosità sconfinata verso il mondo, reale o di fantasia che sia. E allora per Natale sotto l'albero avrete un Lo Hobbit, una Storia Infinita o un Harold Fry, che in teoria è un libro per adulti ma in pratica a noi della teoria frega poco.
Prima o poi, infine, sarà il momento di iniziare a leggere i fumetti, bambini miei. E allora, sempre incartato come un regalo,prima o poi riceverete quel volumone bellissimo di Bone, che è dolce, avventuroso, pieno di sentimenti buonissimi e cattivi stupidissimi.

Certo, la televisione non sarà sempre spenta, anzi: molto probabilmente sarete voi a dover dire a vostra madre di smettere di guardare film. Sarebbe bellissimo, però, se voi vi sedeste con me, accettando che non sarà grazie a vostra madre se conoscerete i cartoni Disney, che molto semplicemente non ama troppo. Sulla nostra tele scorreranno i film Ghibli a ripetizione, come un mantra, perchè voglio che vi appassionate al disegno alla svelta, così poi divetate bravi come la zia Elena. Ma anche Paranorman e Monster House o Coraline. E anche Dragon Trainer, per un motivo: quel drago lì è un micione e voi dovete capire alla svelta che gatti>>>>>>>cani. Per non mettere pressioni all'attuale fidanzato di mamma devo dire che non so se guarderete tanti film di supereroi, ma una cosa è certa: farete prestissimo la conoscenza di Hellboy, e se da lui imparerete le parolacce io non avrò niente in contrario. Poichè desidero anche che sappiate da subito che prendersi sul serio non è cosa buona, poi, i Guardiani della galassia saranno vostri amici da subito.
Per canticchiare con mamma sarete presto avviati all'apprendimento di fondamentali brani da The Nightmare Before Christmas.
E poi saranno le commedie: La storia fantastica e di nuovo quella Infinita, per dirne due, ma anche gli amatissimi Sfortunati eventi. E l'avventura: Guerre stellari e il primo Pirati dei Caraibi Super8.
E l'horror?
Arriva, arriva. Gremlins, per cominciare.

Nei miei sogni sarete perfetti e intelligentissimi, con gusti ancora migliori dei miei. Sappiate però concedervi sempre il piacere per il brutto, per le cose che non dovreste amare e che invece amate lo stesso, e strafogatevi di patatine nel mentre. Non c'è niente di più appagante. E le vostre passioni non fossero compatibili con le mie, andrà bene comunque. Sapervi svegli la notte presi dall'entusiasmo per qualcosa che amate (a patto che non sia la droca. Non drogatevi bambini) sarà sufficiente a rendermi felice. Sapere che avrete sempre un motivo di gioia, di emozione sincera, di entusiasmo contagioso, sarà di incredibile aiuto per quelle volte in cui la vita sarà meno gioiosa. Lasciatevi andare e amate con forza ma sinceramente, senza imporvi cose che non vi vanno nè privandovi di ciò che vi fa palpitare il cuore.
Perchè sì, è vero che un film o un libro, o una canzone addirittura, fanno stare meglio le persone. È per quello che continuiamo a farne. Ne abbiamo bisogno.

A chi è giunto fino alla fine di questo chilometrico post auguro un nuovo anno che scorra liscio come l'olio, senza scivoloni nè ostacoli a fare lo sgambetto. Qualora ci fossero comunque, auguro a tutti di avere un gruppo di sostegno simile a quello che è stato Internet quando è morta Carrie Fisher e siamo rimasti tutti senza Principessa. Compatto e potentissimo.

giovedì 29 dicembre 2016

Best Scenes Ever

14:55
Quando la blogosfera chiama, MRR risponde.
Questa chiamata alle armi chiedeva di parlare delle nostre scene preferite.
È stata dura, ci sono stati pianti, separazioni dolorose e risentimenti. Presto ci saranno pentimenti. Queste però sono le scene che mi trovo più spesso a riguardare, in ordine rigorosamente casuale.



1) Sweet Transvestite - The Rocky Horror Picture Show




In questa scena TUTTO È PERFETTO.
L'arrivo maestoso di Tim, il suo trucco, l'espressione da babba della Sarandon, la canzone (pazzesca) e la voce di Curry sono un mix mortale. Una bomba, il mio personalissimo culto, con l'uscita di scena più esemplare di sempre, da applausi a piene mani, di quelli con le mani a coppa che fanno un gran macello.

2) Protezione di Hogwarts - Harry Potter e i Doni della Morte parte II



La mia scena della vita della saga intera è quella che ha luogo nella Stamberga Strillante, nel terzo volume, il momento in cui Sirius e Remus si rivedono. Nei film, però, la protezione della scuola vince su tutti gli altri momenti: migliaia di ragazzini bloccati in un castello, fino a quel momento il luogo più sicuro sulla Terra, e stanno per ricevere un attacco tremendo. La guerra arriva e i pochi adulti presenti fanno quanto è in loro potere per proteggere i loro ragazzi e quella straordinaria scuola che è molto più che un semplice castello. La musica, i ragazzi agitati e in fuga, i quadri anche, la McGranitt in piena forma, la discesa in campo delle statue (al cinema è stata straordinaria da vedere), e infine tutti lì, nel cortile, genitori, professori e alunni più grandi, bacchette al cielo a fare quanto è in loro potere per proteggere la casa loro e nostra. I dissennatori che si allontanano, quasi a dare un momento di tregua, e la magia che diventa visibile, diventando scudo reale contro il male. Da pelle d'oca lunga ore.

3) Le gemelle - Shining



Scegliere un solo momento di Shining è quasi ridicolo. Ma se penso al momento che più mi ha messo alla prova direi che poche scene battono le gemelle. L'inseguimento del triciclo, il respiro di Danny che cresce agitato, le bambine fatte a pezzi...a me dà sempre, sempre, sempre i brividi.

4) Finale - Requiem for a dream

Pochi film mi hanno turbata quanto quella Opera d'Arte che è Requiem for a dream. Splendido, eh, c'è poco da dire. Quel finale lì me lo ricordo ancora come una delle cose più forti a cui abbia mai costretto i miei occhi. E vi chiederete 'E allora perchè la metti qui?' Eh, perchè è favolosa.

5) Inizio - Halloween, La notte delle streghe


Io non so niente di tecnica, ne abbiamo parlato spesso. Se John Carpenter sia oggettivamente bravo, quindi, è un giudizio che lascio a voi. A patto, però, che diate il vostro giudizio dopo avere visto l'inizio di Halloween. Quella salita lì sulle scale me la ricorderò per sempre.

6) L'uomo pallido - Il labirinto del fauno


Se dovessi scegliere una scena, una sola, uscita dalle mani di GDT, non potrebbe essere altro che questa. I colori, Ophelia che non ha paura di niente e quando vede gli occhi sul vassoio se li scruta senza fare una piega e ovviamente la creatura: pallida, immobile, terrificante. È una summa di tutto ciò che dobbiamo conoscere di Del Toro.

7) Il funerale di Royal - I Tenenbaum



Secondo me ho qualcosa che non va tanto bene nella testa, perchè in sta lista ci sono scene che mi hanno fatto piangere come un'asina.

8) The show must go on - Moulin Rouge


Non permetto a nessuno di toccarmi questa canzone. È la canzone della mia vita, la colonna sonora di un'esistenza intera. Se sento una cover, cambio, non sono capace di sentirle e basta. Tranne questa. Vedi sopra, a me piacciono le cose che fanno piangere, e dio solo sa quanto piango ogni volta che vedo un teatro intero, Satin compresa, cercare di farsi forza di fronte all'imminente scomparsa della sua stella più luminosa cantando la canzone più bella che sia mai stata incisa.

9) Finale - Rosemary's Baby



Ditemi che esiste un horror con un finale più disturbante di questo e avrete mia eterna riconsocenza,

10) La scena del treno - La città incantata


Prendete tutto quello che di bello lo Studio Ghibli può fare e concentratelo in una scena: il risultato è la scena del treno de La città incantata.

So che di qui a dieci minuti mi verranno in mente almeno altre trenta scene. Prevedo molti edit in questo post.
Qui gli altri partecipanti:

Bollalmanacco

Director's Cult

SOLARIS

Non c'è paragone

A fish-flavoured apple

Pietro Saba World

giovedì 27 ottobre 2016

I film che farei vedere per Halloween ai miei amici se solo me lo permettessero

18:09
Io esco con un gruppo ristretto di persone. Quando si è così pochi si smette di essere solo amici, queste persone sono la mia famiglia. I brutti ceffi in questione rispondono ai nomi di: Riccardo, il sempre citato amorone, Elena, la mia partner in crime e decennale migliore amica, Alessandro, il complice di una vita (vorrei davvero potervelo mostrare mentre veste i panni di Virginia Raffaele), Tobia, l'amico scemo, Alessio, l'amico silenzioso, Irene, la di lui sorella e nostra amica. Nessuno, a parte chi scrive, che guardi gli stessi film che piacciono a me, quindi scelgo di portarli con me in una carrellata di cose che si avvicinano all'orrore come lo intendo io a me, ma senza entrare con le mani nelle budella delle persone. Va beh che Alessandro è un farmacista, ma se sta male anche lui siamo fregati tutti.

Inizia la serata, magari abbiamo appena mangiato una pizza, ci immagino come al solito a casa di Alessandro che dispone di a) grande televisore b) camino c) divani di una comodità illegale. Voglio partire con qualcosa di noto, magari per canticchiare davanti alla tv. Ci vuole lui: The Nightmare Before Christmas. 


Sarà anche ufficialmente un film di Natale, ma nel mio regno fatato, la Redrumia, lo proiettiamo dal giorno di Halloween fino a Natale con cadenza settimanale. E, a dispetto del mio snobismo verso i doppiaggi, questo si guarda in italiano perché Renatone Zero lo si ama con passione ardente. Alessandro, mio fedelissimo compagno di indimenticabili duetti, sarà di fianco a me a sostenermi nel canto. Mani sul cuore a cantare con voce struggente di bambini nella neve che giocano così, nessuno è solo e poi non c'è mai tristezza qui.


Alla fine, ancora col fiatone per la cantata a squarciagola, ci vogliono ancora un po' di risate: Shaun of the dead. 


Io lo so che i cinefili seri quando tirano fuori le horror comedy partono con L'armata delle tenebre, e c'hanno ragione c'hanno, ma sapete che non è la mia preferita, perché da quando ho conosciuto Shaun, niente è più stato lo stesso. Ci sono anche i Queen, e io e le personcine in mia compagnia abbiamo una storica passione per i Queen. Ci sono prove audio a testimonianza di ciò, e il solo pensiero che queste prove diventino di pubblico dominio mi tiene sveglia la notte. Oltretutto, le risate che mi ha fatto fare sono state le più sincere. Genuinamente divertentissimo.
A Erre piacerebbe di sicuro, ma ho il dubbio l'abbia visto, e credo piacerebbe anche a Tobia, ma confido si sia addormentato a metà del primo film.

Non si può ridere per sempre, però. Cerchiamo di andare dalle parti di qualcosina di serio ma di non impegnativo: Crimson Peak.


Abbiamo avuto mostri, scheletri e zombie, ora tocca ai miei preferiti, i fantasmi.
Appurato che in un modo o in un altro Del Toro in questa carrellata ci sarebbe entrato a costo di infilarcelo dentro a spintoni, voglio farlo con i fantasmi, con Tom Hiddleston acciocché io e la Elena, sue discrete ammiratrici, abbiamo anche qualcosa d'altro da ammirare oltre all'indiscutibile bellezza del film. Scenari e colori incantevoli, splendide case vittoriane abbandonate, amori dolori, Crimson Peak ha tutto quello che serve per piacermi, punto e basta. E merita di essere visto anche da loro. Avrei messo il Fauno, eh, ma mi hanno promesso che lo vedremo insieme un giorno di questi. (The North Remembers).

Siccome lasciare fuori Sam mi spezzava il cuore, inseriamoci un Raimi: Drag me to hell.


Divertente e disgustoso, pagherei ORO per fotografare le loro facce in un paio di scene e soprattutto nel finale. La faccia che Erre ha fatto quando l'ha visto è stata impagabile. Piccole gioie del cinema.
Per l'esperimento 'Voglio vedere come reagiscono al finale' avrei scelto Musaranas, ma non voglio che smettano di rivolgermi la parola, un po' ci tengo. Lo so che ho detto che non voglio che entrino nelle budella delle persone, e infatti scelgo livelli di tensione minimi, ma è pur sempre Halloween.

Io mal tollero quasi tutti i cartoni animati, Alessandro li ama, perché noi opposti sempre. Per venirci incontro il modo è solo uno: Paranorman.



Eh, questo è amore. Voglio a Norman un bene dell'anima e voglio che gliene voglia (letto tre volte al contrario allo specchio e la voglia esce a voi, in faccia) tutto il mondo. Simpatico da morire.

E ora li immagino tutti sereni, perché ho scelto solo cose che non fanno paura, quasi tutte divertenti, leggerine, una cosa lieve. Però una cosinaina per lasciarli dormire un po' peggio non ce la vuoi mettere, in conclusione di serata? Non vuoi spaventarli neanche un po', sti cristiani? Neanche una cosina con i mostri di quelle che saltelli un bel po' sul divano?
E allora The Descent sia.



E sogni d'oro a tutti. 
<3

giovedì 31 dicembre 2015

Bilanci un po' emo - 2015

17:24
Di solito faccio anche io i gigapost di fine anno. Non le classifiche che vedete altrove, perché trovo ce ne siano già troppe e scritte da persone con capacità critica e analitica notevolmente superiori rispetto a quelle della salsiccia cinefila che sono io.
In questi giorni sono molto felice, quindi voglio condividerlo con voi, che avete sempre condiviso con me le vostre passioni. 
(Ma non ho intenzione di parlare solo di film usciti quest anno, quanto piuttosto di quelli che ho visto io, durante quest anno)

Ho trovato lavoro, a settembre. Banalmente, faccio la barista. Quello che è straordinario è che amo questo lavoro, amo l'ambiente in cui sono inserita (si tratta di una cooperativa sociale, che ha aperto queste realtà di bar, gelateria, pasticceria e rivenditori equosolidali, è un luogo con dei VALORI), amo le basiche mansioni che svolgo, amo essere chiamata per nome dai clienti e sentirmi dire che vogliono 'il solito', mi sento a casa e non credevo fosse possibile. In questo momento idilliaco, la notizia: assunta a tempo indeterminato.
Se siete qui da un po' l'avete letto in diversi post, è stato un percorso travagliato quello che mi ha condotta qui. E ora che ci sono, qui, piango la notte dalla gioia e dal sollievo.
Le cose non sono ancora perfette (lo sono mai?) ma sto facendo passi avanti.

Da questa frase spunta la mia riflessione: sto come sta il cinema horror. È stata difficile, e un po' lo è ancora, eppure stiamo migliorando.
A volte le belle notizie sono temporanee (sembrava che Saw potesse portare qualcosa di buono, il primo capitolo era intrigante, poi ci ha fatto cadere le braccia), a volte spuntano novità che ti fanno venir voglia di ballare sotto la pioggia (Honeymoon) e  volte ancora accade quello che sembrava impossibile (Babadook al cinema).
A volte casa mia (l'Italia, è una metafora dai, comprendete le mie ricercate figure retoriche) mi ha fatto imbufalire, come tutte le volte in cui ha osannato il passato senza cercare di andare avanti.
Io il passato lo amo, quasi lo divinizzo, ma non di solo Fulci si può campare, sebbene sarebbe (????) un gran bel campare. Serve qualcosa di nuovo, qualcosa che ci faccia guardare al domani con speranza ed entusiasmo. È per questo che non mi sento di demolire progetti come Evil Things, sebbene fallimentari. Ci abbiamo provato, è andata male. Riproviamoci. Ci abbiamo riporvato con quel gran bel progetto di Dylan Dog - Vittima degli eventi, ed è andata bene, ma potevamo migliorare ancora.
E infatti è arrivato Psychomentary, che mi ha fatto quasi venire voglia di abbracciare il pc. La presenza di Zuccon nel cuore degli appassionati poi è viva e vegeta, sono cretina io che ancora non ho recuperato.

Sono un po' orgogliosa di me per essermi spinta un po' più in là del mio confine, sia nella vita privata che cinematograficamente. Quello di Salò rimarrà uno dei post più controversi del blog, ma sono felice di essermi fatta coraggio. Non solo quella volta, però, perché il 2015 per me è stato anche l'anno di The last house on the left per il quale secondo me merito una pacca sulla spalla. E quest anno abbiamo salutato Wes, che si merita innumerevoli pacche sulle spalle. Ho affrontato le mie paure più grandi guardandomi Il signore del male, e non è che lo rimpianga, eh, ma è stata la prova che mi ha dimostrato che per i demoniaci ancora non sono pronta, nessuna intenzione di rivedere quel tale di Friedkin risulta al momento pervenuta.
Sempre del 2015 è stata la visione di Sauna, film lontaniiiiiiiissimo dai miei canoni ma che si è rivelato ben più intrigante del previsto. Sono stata in Spagna con quella gioia di Musaranas, sono stata nel passato e ho recuperato Scream, mi sono goduta un film ambientato in Iran (A girl walks home alone at night) e grazie a Only lovers left alive sono caduta anche io nella trappola per donne che risponde al nome di Tom Hiddleston.

Questo 2015, insomma, lo concludo con il sorriso. L'ho perso ogni tanto per la strada, ma ritrovarlo è sempre il piacere più grande. Arrivo spesso a questo punto dell'anno con l'entusiasmo e la curiosità per le cose che verranno.
Completamente fuori dalle mie consuetudini, attendo non uno ma ben TRE film con gente in calzamaglia. Suicide squad uber alles, e checché ne dicano i veri conoscitori della materia, a me questo Joker piace. Mi piace qualsiasi strato Jared Leto vada a mettere sul suo bel faccino. E poi, le avete viste le prime immagini di Doctor Strange? Non me ne frega assolutamente niente del personaggio che non conoscevo prima di due minuti e mezzo fa, ma Cumberbatch è un figo da confusione ormonale, si necessita visione in sala a dimensioni gigantesche. E infine, e qui sconvolgerò il povero cuore sensibile del mio moroso sostenendo pubblicamente che non vedo l'ora di vedere Deadpool. Il suo supereroe del cuore, me ne parla con toni entusiastici più o meno da quando siamo insieme e credo che le nostre ironie potrebbero trovarsi bene insieme. Dato come è finita con Star Wars, posso fidarmi di Riccardo, anche stavolta.
L'anno prossimo poi arriva The Witch, per il quale mi rendo conto di essere stata un po' insistente su Twitter, ma io ho sopportato di vedere spade laser in mano ai coniglietti Duracell senza fiatare, merito lo stesso trattamento. L'avete visto il trailer? Gongolo come una 15enne media davanti a 50 sfumature di nero, a proposito del quale propongo un incontro tra blogger per andarlo a vedere insieme,a rompere i coglioni in sala come fanno gli altri quando noi vogliamo vedere in religioso silenzio cose interessanti.
E a proposito di nuove uscite, cosa mi sapete dire di quel Lights Out? C'entra quel corto spettacolarmente grottesco di cui si parlava in rete e che a me era tanto piaciuto? Perché guardate che a far crescere un'altra scimmia è un attimo, eh.
Ad aggiungersi a tutte quelle che questo postdi Lucia ha creato proprio oggi.

Se è vero che ogni sorriso, però, è accompagnato da una sensazione dolcemara, come imparato da The Final Girls, il mio entusiasmo è smorzato da tutto quello che mi sono persa e ho lasciato indietro.
Per fortuna che per rimediare arriva il 2016.
E che sia pieno di meraviglie (cinematografiche e non) per tutti.

venerdì 25 dicembre 2015

L'OST della mia vita.

18:13
Ogni tanto faccio prendere alla cameretta una boccata d'aria, cambiando il tema principale per finire a parlarvi dei miserabili fattacci miei. Approfitto quindi dell'aria dolceamara che si respira in questo periodo per ripercorrere un po' la mia (lunghiiiiiiiiiiisssssiiiima) vita in canzoni.
Se in questo spazio parlo di cinema e poco altro, nella vita 'reale' il mio argomento preferito è la musica, soprattutto considerato che è la passione che mi lega ad alcune delle persone più importanti della mia vita.
(Ho paura che sarà un post di quelli luuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuunghi)

Primi ricordi
Il perculo nei miei confronti da parte della mia famiglia scorre selvaggio da quando ho memoria. I primissimi episodi vedono mia madre canticchiare questa canzone per mostrare ad amici e parenti quanto fosse brava la sua scimmietta ammaestrata a ballare:
(Queen - Living on my own)


Se avete letto questo post qui sapete che sono venuta su a pane e Dirty Dancing, film che mi accompagna da 25 anni grazie alla passione di mia madre. Tra tutte le (bellissime) canzoni che ci sono nel film, una in particolare è per me simbolica, ancora oggi la ascolto con le palpitazioni:
(Eric Carmen - Hungry Eyes)



Per quanti di voi ancora non lo sapessero, io sono cremonese. Vivo nella radiosa nebbiosa Pianura Padana, e c'è un gruppo famoso in tutta Italia che qui nelle mie zone viene adorato con fede simil-religiosa: i Nomadi. Il mio primo concerto dal vivo è stato loro, sulle spalle del mio gigantesco cugino, alla bellezza di anni 5. Oggi le canzoni che amo di più sono Ofelia e La canzone della bambina portoghese, ma quando ero piccina la mia preferita era per forza di cose la preferita di mio padre: Il pilota di Hiroshima.


[P.S. malinconica: di questo concerto avevo una videocassetta che veniva trasmessa con regolarità settimanale in casa mia, dovrebbe essere uno degli ultimi concerti dei Nomadi con Augusto Daolio. I miei l'avevano visto e poi si erano comprati il video. Per me il gruppo è morto con lui, ascoltarli con un'altra voce mi è impossibile.]


Un po' dopo l'infanzia 

Se pensate che la qui presente me sia stata indenne al periodo boyband la risposta è NO ovviamente e per me la parola boyband ha solo un significato: i Backstreet boys. Amante folle di Nick Carter quale ero ascoltavo solo loro e sebbene tutti stiate pensando ad Everybodyyyyy yeah rock your bodyyyyy yeah eccetera, sappiate che la canzone #1 dei signori qui sopra è un'altra, Larger than life.



La fase boyband non si è certo conclusa con loro. Forse dovrei vergognarmene, e invece no. Perché sono arrivati i Blue e ragazzi quanto stavo male, roba che le directioners se vogliono levarsi per favore, le principianti vanno in fondo a destra. Una malattia, numero massimo di foto e poster raggiunto in camera CENTODICIASSETTE e vorrei che fosse solo un eufemismo. Vittima del mio amore era Lee Ryan, lo ricordo ancora con l'affetto che si prova verso il preferito tra gli ex morosi. Io e la mia migliore amica del tempo (ciao Kià, non vergognarti, vieni qua a ricordare il nostro passato, facciamoci due risate) praticamente non parlavamo d'altro, e meno male che lei amava Duncan, perché non credo saremmo potute stare entrambe sullo stesso pianeta se avessimo amato lo stesso. Il primo concerto a cui sono andata di proposito è stato il loro, lacrime e singhiozzi, momenti d'oro. Potrei linkarvele tutte e voi sareste autorizzati ad immaginarvi una quindicenne con i calori che piange in camera sua, ma sceglierò quella che è stata responsabile di parecchi miei prosciugamenti. Pregasi notare la zarraggine potente della copertina dell'album.
Elements


(Altri grandi amori: Alive, How's a man supposed to change, When Summer's Gone, Breathe Easy rmx, No Goodbyes)

In modo del tutto inaspettato, è in questo periodo che è nato il mio amore per i Pink Floyd. Non ridete, non lo so neanche io cosa ci azzeccano con i Blue. Ho trovato un giorno una cassetta di vecchia musica di mio padre e sono rimasta folgorata da Another brick in the wall, con incredibile originalità. Oggi, però, la canzone su cui mi commuovo più di frequente, un gigantesco orgasmo uditivo a cui non riesco ad abituarmi, è quel capolavoro qui:



Periodo superiori, che chiameremo 'Era Sofonisba' in onore della mia super scuola

Nel periodo delle superiori ho sperimentato molto, fino a che sono giunta a quella conclusione che vale ancora oggi come mio principale metodo di approccio musicale: io vado per colpi di fulmine. Ascolto una canzone una volta, se faccio 'Ah! Interessante!' allora di solito son fregata, parte la mania.
Nel tempo, queste canzoni e di conseguenza questi gruppi sono stati la mia mania:

Panic! At the disco - I write sins not tragedies (ai tempi si scrivevano col punto esclamativo, non lo scriverò mai senza)


(Amatissime da moi anche Lying is the most fun a girl can have without taking her clothes off, Always e Let's kill tonight. La voce di Brendon Urie ancora oggi non mi è indifferente)

Blink 182 - Adam's song


Ditemi che al liceo non avete ascoltato i Blink o i Sum 41 e non vi crederò MAI.
MAI.

Fall Out Boy - This ain't a scene it's an arms race
Ma di cosa stiamo parlando, esageratissimi. Mai dimenticati, sono ancora il gruppo che metto su quando faccio ginnastica. Carica immensa, mine notevoli, un ultimo album che non è bello quanto Infinity on High ma insomma.


(Non scherziamo, i FoB si ascoltano tutti, ma in particolare: Chicago, Dance Dance, The take over the break's over e, OVVIAMENTE Thnks fr th mmrs, quest'ultima possibilmente urlando come se non vi importasse di conservare le corde vocali)

Michael Jackson - Dirty Diana
Il Re. Uber alles. Figura controversa quanto volete, non indago sui fatti che vanno oltre la sua musica, ché quella è sufficiente a darmi quello che mi serve. E' morto il giorno in cui avrei dovuto fare la seconda prova dell'esame di maturità, quel giorno andare a scuola è stato ancora più difficile.


(Ascolto regolarmente: Ghost, Billie Jean, Scream, The way you make me feel, In the closet)

Come ogni persone della mia età ho amato i 30 Seconds to Mars, per cui è obbligatorio per me condividere con voi Lei:


Ma, fossi in voi, ascolterei anche The Kill. Ricordo con lacrime dalle risate quella volta che io la mia amica Elena (attualmente la persona con cui parlo principalmente di musica e di un'altra tonnellate di altre cose che però sono off topic) abbiamo sospirato convinte che Jared ci dicesse 'Marry me' e invece era 'Bury me'. Sono attimi di vita che restano.

Per un periodo limitato mi sono piaciuti anche i Linkin Park, nel periodo di Meteora per intenderci, ma oggi non li sopporto e ascolto una sola loro canzone, questa:


Da brava adolescente che si credeva ribelle, poi, non potevo lasciare fuori i System of a down, da urlare contro la porta dopo un litigio con i genitori.


Da tenere poi sempre a mente che Serj Tankian si ascolta anche da solista e in particolare si gioca a star dietro alle parole di Empty Walls.

Sono poi andata un po' per fasi, Articolo 31, The Kooks, The OffspringsIncubus, Oasis, Pink, Lana Del Rey...

L'età dell'anzianità (aka oggi)

Da un simile passato non poteva che uscire un minestrone. Vale ancora la sacra regola per cui ti ascolto - mi colpisci subito - mi viene una fissa.

I Flogging Molly
Gruppo preferito del mio moroso, ho negato di amarli fino alla morte, per non ammettere che in realtà quello di cui mi ero innamorata era lui.
Il problema è che loro sono musicisti incredibili, dal vivo (mi sono dovuta fare 3 giorni in Germania per riuscire a sentirli, ma sono valsi ogni chilometro) sono straordinari, coinvolgenti, ubriachi e divertenti.
Sentite che roba.


(Da questo concerto è stato tratto un album. ASCOLTATELO)

The Black Keys
Sento già i miei amici dire 'Baaaaaaaaaaaastaaaaaaaaaaaaaaa' perché per MESI gli ho rotto il rompibile canticchiando Howling for you. Canzone divertentissima, eh, ma li amo soprattutto per questa:


Voci di corridoio dicono che dal vivo non siano grandiosi, ma io sono in fase di negazione. Molto molto molto carino anche l'album di uno di loro che ha fatto l'egoista solista - Dan Auerbach, io ascolterei fossi in voi Trouble Weighs a ton.

Ed Sheeran
Ascoltatemi: lo so che è associato alle peggio bimbominchia, lo so. Ma date una chances a Sheeran perché è uno degli entertainer più talentuosi del momento. No no, spegnete Spotify che le sue canzoni in versione studio non rendono. Lui va visto in live. Sempre in quel festival che mi sono fatta in Crucchilandia ho goduto della magia che il gingerino sa fare: lui da solo sul palco quasi spoglio, una chitarra, un loop, e una voce di quelle sexy in modo imbarazzante. Vi dò un esempio:


Mumford and sons
Mamma i Mumford. Compito per domani: mollare tutto e ascoltare tutto, album a scelta ma consigliato Babel. Canzoni da alzarsi in piedi sulla sedia e battere le mani. Hanno un banjo e non hanno paura di usarlo. E COME lo usano, signori.
Canzone da ascoltare sempre:


Ascoltate il testo, e provate a cantarla senza sentirvi Tyrion Lannister, avanti.

Paolo Nutini
Due parole: brau e bèl.


Passenger
Ci hanno talmente frantumato l'anima con Let her go che ci siamo dimenticati di che incanto di canzone sia. Talmente incantevole da far venir voglia di conoscere Passenger, che ha una modalità di ascolto che segue regole precise: si ascolta SEMPRE guardando i video, di una bellezza rara, con delle candele accese e un po' di malinconia. Dal vivo emozionante ed emozionato come pochi, un gioiello che ancora si sorprende del suo meritatissimo successo e del fatto che le persone lo amino.
Holes, la canzone che vi faccio ascoltare, è un moderno inno alla gioia, è la speranza, la critica al vittimismo, il tutto nascosto in un brano frizzante che pare uno spumantino da farci lo spritz.


Canzoni miste che per qualche motivo mi colpiscono dritto sullo sterno

Closer, Kings of Leon


The Wolves, Bon Iver


The blower's daughter, Damien Rice


Like real people do, Hozier


Writing's on the wall, Sam Smith


Alessandro Mannarino, Statte zitta


Poi se volete parliamo dei Gogol Bordello, dei Dropkick Murphys, di James Bay e del suo omonimo Taylor, degli Oasis, di chi volete!
Ne parliamo? Eh? Eh?
Mi dite chi ascoltate così mi innamoro di musica nuova in modo da potervi tediare con nuovi post musicali? Eh?

EH?

venerdì 20 novembre 2015

200esimo post: La storia di Andrea

12:32
Qualcuno di voi saprà che scrivo storie per bambini e ragazzi, per cui oggi volevo andare un po' OT e farvi leggere, se lo vorrete, il primo capitolo di un racconto che per me conta come l'aria, ma che no, non si chiamerà 'La storia di Andrea'. Lo voglio regalare al mio blog, che ha avuto la pazienza di sopportare altri 199 post di sproloqui. Spero che pubblicarlo qui sia per me uno stimolo a regalargli molto più impegno. Il cuore no, quello ce l'ha già tutto. Spero anche che vorrete dirmi cosa ne pensate!

EDIT: Non chiedetemi info sul perché sia così malgiusto. Ho provato a risolvere ma Blogger fa quello che gli pare, io alzo le mani.


Andrea Neri aveva deciso che sarebbe scappato di casa. Eccome se l'avrebbe fatto. Fissava con lo sguardo pieno di determinazione la porta dietro cui sua madre – altrimenti nota come L'Arpia – lo aveva appena chiuso, in punizione. La fissava da un sacco di tempo, come se avesse il potere di farla scomparire oppure, cosa che gli avrebbe dato molta più soddisfazione, mandarla in frantumi.
Certo, era la porta della sua cameretta e non quella dell'inferno, ma questo dettaglio era assolutamente irrilevante in confronto al cocente imbarazzo di vedersi mettere in punizione alla bellezza di 12 anni. Come se avesse fatto chissà quale enorme danno, poi. Quel vaso in fondo apparteneva alla povera defunta zia Dina, e non piaceva a nessuno.
Deve leggere, lui! Ha bisogno dei suoi libri, lui! A chi importa se camminando prima o poi darà fuoco alla casa, l'importante sarà che almeno lui abbia i LIBRI!” si sentiva strillare furiosamente la madre, il suono ovattato dal filtro della porta chiusa.
Due settimane di punizione! Due settimane per un vaso! Come se l'avessi fatto apposta. Vuole farmi impazzire, L'Arpia, lo so.” continuava a pensare, camminando istericamente su e giù per la camera. “Devo andarmene di qui.”
Una fuga però non si improvvisa dal nulla e Andrea lo sapeva. Bisogna organizzarsi per bene.
Aveva giusto due settimane libere davanti a sé.

L'Arpia, in realtà, non era così tremenda. Era sicuramente apprensiva, sempre convinta com'era che tutti i mali del mondo si sarebbero incontrati sopra la testa del suo bambino. Ed era severa, quasi sempre. Ciò che agli occhi del suo primogenito la rendeva la creatura terribile che lui descriveva era proprio l'età del figlio in questione.
Andrea infatti stava iniziando a cogliere la vastità del mondo che stava fuori dal suo territorio conosciuto, come se non fosse sempre stato lì ma fosse piuttosto comparso senza preavviso. Ora che lo notava con tanta chiarezza il suo desiderio di conoscenza era diventato incontenibile e ogni limite imposto da L'Arpia appariva ai suoi occhi un crimine contro l'umanità.
Certo, questa apprensione era comprensibile. Erano passati due anni dalla morte di Chiara, ma la mamma ancora non era scesa a patti con l'ingiustizia di vedersi strappata la sua figlia più piccola. Come se l'orrore della prima perdita dovesse necessariamente replicarsi con la prematura dipartita anche di Andrea. Da mamma giusta e tranquilla quale era, quindi, si era trasformata in Arpia.
Il riferimento mitologico non è certo casuale. Andrea andava pazzo per la mitologia, ma pazzo per davvero. Quando era piccolo suo papà (che ancora non aveva nomignoli leggendari, anche se il figlio non escludeva di affibbiargliene uno a breve) gli leggeva una storia ogni sera, e anche ora che i due non vivevano più insieme la mitologia era uno dei loro principali argomenti di conversazione. Avrebbe potuto stare chino sulle pagine di un libro oppure incollato alla tv a guardare documentari sulle sue adorate leggende per ore senza minimamente accorgersi del tempo che scorreva.
In particolare, nutriva una sincera adorazione per gli dei nordici. Non per mancare di rispetto alle dignitosissime divinità greche o romane, dotate anche loro di una discreta dose di fascino, ma gli dei del Nord hanno un'epicità tutta loro. Si sarebbe comprato un cane pur di poterlo chiamare Fenrir. E lui non sopportava gli animali, quindi questo dovrebbe dircela lunga sulla sua passione. Mica come il suo banalissimo nome, scelto in onore dell'attore preferito della mamma.
Avrebbero potuto trascorrere molto velocemente queste due settimane, se solo lui le avesse spese coricato sul divano con un libro sospeso sopra al naso. Ma ormai era questione di principio: non si punisce un dodicenne per un incidente domestico, e che cavolo!
Se la mamma non lo capisce con le buone, devo per forza fare qualcosa.” rifletteva Andrea, in fase di organizzazione del suo piano di fuga, “eppure mi sembrava una donna ragionevole, proprio non riesco a capire.”

Si potrebbe dire senza pericolo di offenderlo che Andrea aveva un aspetto piuttosto buffo, soprattutto in questo momento di scarso controllo. Non appena apriva bocca sorprendeva chiunque grazie alla sua notevole proprietà di linguaggio, che appariva ancora più notevole se si considera che il ragazzino dimostrava al massimo nove anni. A chiunque sottolineasse questa caratteristica veniva riservata la medesima risposta: “Ho alle spalle sei anni di onorato servizio come lettore appassionato. Le parole si imparano.”
Era basso, davvero basso, con la testa leggermente troppo grande e troppo tonda, decorata da un paio di imbarazzanti occhialetti rossi.
Andiamo, nessuno porta gli occhiali rossi alle scuole medie, ma nessuna argomentazione pareva convincere L'Arpia, che non ne voleva sapere di sborsare altri soldi per la sua vista almeno per i prossimi 3 anni.
In questo preciso momento, poi, era fuori di sé per l'umiliante reclusione e si sentiva un po' in colpa per quel vaso. In casa Neri si sentivano troppe assenze, e secondo la mamma gli oggetti erano il modo più immediato per colmarle. Non che Andrea fosse d'accordo, ma pare che i figli non abbiano un gran potere decisionale quando si parla di arredamento.
Insomma, in preda a stati d'animo poco piacevoli il giovane stava seduto sul bordo del letto, con il pigiama ancora sporco della crema di nocciole con cui aveva fatto colazione (e che si era rovesciato addosso perché, ehm, stava leggendo), le guance violacee dalla rabbia e i capelli arancioni arruffati.
Un disastro.
Odino non avrebbe mai permesso ad una futile umana di ridurlo in condizioni che così poco si convengono ad un uomo della sua levatura. Quindi nemmeno Andrea era disposto a lasciare questo trattamento impunito. Una fuga sarebbe stata la soluzione. Mica voleva lasciare sola sua madre per sempre, eh. Il suo intento non era nemmeno spaventarla, non era così crudele. Sperava solo di riuscire a dimostrarle di essere diventato un uomo in grado di badare perfettamente a se stesso, e un uomo adulto non può essere messo in punizione.
Quello che Andrea stava escogitando, quindi, era un piano piuttosto complicato: uscire di nascosto, cercando di portare con sé quanti più soldi possibile, cercare un luogo in cui stabilirsi e infine trovare un lavoro. A questo punto avrebbe contattato sua madre, per mostrarle quale radioso futuro si stava costruendo tutto da solo.
Sembra lineare, così, ma le difficoltà erano notevoli.
Innanzitutto uscire non sarebbe stato così immediato: quando tua mamma è una sarta che lavora in casa, le tue possibilità di libero movimento si riducono drasticamente. Portare soldi con sé era il problema minore, paradossalmente. Quando L'Arpia dimenticava gli occhiali da vista a casa chiedeva a lui di comporre il codice della carta di credito al supermercato, bastava prenderle la carta in un momento di distrazione. L'ostacolo principale era trovare casa e lavoro. Pare che in una società barbara come la nostra, non fosse permesso ad un dodicenne maturo come lui di firmare contratti. Non importano il quoziente intellettivo o il buonsenso, si continua a giudicare le persone dall'anno di nascita, cosa che ad Andrea pareva retrograda e superficiale.

Certo com'era di trovare una soluzione ad ogni problema, non si era reso conto dell'assurdità del piano nel suo complesso, il pensiero che un dodicenne non potrebbe mai vivere indipendentemente dalla sua famiglia non lo aveva nemmeno sfiorato. Stava quindi studiando il piano in ogni minimo dettaglio: il giorno stabilito per la fuga era il 19 luglio. Data scelta accuratamente, dato che il 19 luglio era non solo il suo compleanno, ma era anche un giovedì, il giorno di Thor. Avrebbe decisamente avuto bisogno della protezione del dio del tuono, mica di uno a caso.
Il caso, ma solo il caso, voleva anche che il giovedì fosse anche il giorno in cui L'Arpia andava dal fisioterapista, per quelle sue spalle così intirizzite dal lavoro.
Di fronte a lei Andrea cercava di mettere in gioco tutte le sue migliori capacità recitative, per farle credere che tutto fosse tranquillo e che lui nemmeno fosse più arrabbiato per la punizione, che comunque rimaneva ingiusta. Questa messinscena non gli stava nemmeno costando troppa fatica, da quando Chiara era morta la mamma sembrava sempre vivere su un altro pianeta e si accorgeva dell'umore del figlio solo quando questo era influenzato da qualcosa di molto rumoroso. Un vecchio vaso che si rompe, per esempio.
Questa distrazione non sarebbe nemmeno dispiaciuta ad Andrea, se non fosse che aveva il potere di scomparire per magia quando lui combinava qualcosa. Ogni danno, ogni rumore improvviso, ogni starnuto di troppo venivano prontamente ripresi, ma da tanto tempo ormai non si faceva più caso ai sorrisi.

Il giorno della partenza si stava avvicinando, e Andrea stava rifinendo gli ultimi dettagli. Innanzitutto, grazie ad alcuni tutorial su Youtube aveva imparato a rifarsi il letto, così che L'Arpia potesse tenersi alla larga dalla sua cameretta. Era importante che non notasse il bagaglio che Andrea stava preparando, o lo avrebbe lanciato fuori dalla finestra. Il bagaglio, non il figlio. Il problema della sistemazione era stato momentaneamente accantonato, perché il nostro fuggitivo era giunto alla conclusione che per qualche giorno se la sarebbe potuta benissimo cavare con la vecchia tenda da campeggio che suo padre aveva lasciato in soffitta. Ancora non la sapeva montare, ma era certo che Youtube gli avrebbe fornito un tutorial anche per quello. Sulla scrivania, ben nascosta tra il Dizionario degli animali nordici e le Leggende di Asgard, stava la lista delle cose da mettere nello zaino, che suonava più o meno così:
Carta igienica
Carta di credito
Crackers
Vestiti
Spada di Frodo
Cartina della provincia di Reggio Emilia
Torcia
Panno per pulire gli occhiali
Deodorante
Patatine alla paprika
Beowulf, edizione a fumetti

Quello che lo preoccupava maggiormente era la ricerca di un lavoro. La soluzione che per ora aveva accreditato come migliore era quella che lo vedeva sfruttare la connessione internet di qualche biblioteca per cercare lavoro come consulente esperto di dèi, con specializzazione in tutto ciò che riguarda il Nord, il freddo e i vichinghi. Effettivamente non aveva mai sentito di nessuno che svolgesse questa professione, ma niente gli impediva di essere il primo.
A parte questo particolare, ogni dettaglio era ormai definito e a prova di bomba, L'Arpia non lo avrebbe mai scoperto e tutto sarebbe filato liscio come l'olio.
Voglio proprio vedere se dopo avrà ancora il coraggio di mettere i vasi sul bordo dei mobili e poi dare la colpa a me se si rompono. Mai vista una madre che si lamenta di un figlio che legge! Dovrebbe essere orgogliosa!” si ripeteva come una specie di mantra l'avventuroso Andrea, che aveva bisogno di una pacca di incoraggiamento prima del grande passo.

Perché definire Andrea avventuroso era un po' un azzardo. Non fraintendiamoci, amava moltissimo la natura: gli piaceva leggere a piedi scalzi sull'erba all'ombra di grossi alberi, con i quali ogni tanto conversava fingendo che fossero Barbalbero, sognava di visitare terre sconfinate e lo faceva guardando infiniti documentari sugli animali della Nuova Zelanda. Il problema era che era troppo attaccato alla comodità del suo letto spazioso, e che rinunciare al suo Nintendo DS sarebbe stata la vera sfida di questa fuga. L'Arpia aveva cercato di iscriverlo agli scout, ma la risposta di Andrea era stata:
Posso portare il computer?”
Insomma, le difficoltà di questo viaggio erano molte più di quelle che apparivano ad una prima visione, ma Andrea sembrava abbastanza motivato da poterle affrontare tutte quante.

Certo, sperava che almeno giovedì 15 settembre non piovesse!
E invece, appena spalancate le finestre la mattina del giorno X, a salutarlo trovò certi nuvoloni che pareva di essere in pieno inverno.
Questo non era previsto. Come ho fatto a non pensarci?”
Innervosito e teso per la giornata che lo aspettava, scese a fare colazione sovrappensiero e con aria indispettita. Seduto a tavola, allungò un braccio e rovesciò tutto il succo di frutta sul tavolo e, come di norma, la voce della mamma partì immediatamente con un tono di voce decisamente non adeguato alle otto di mattina:
Ma insomma, sei sveglio o stai dormendo in piedi? Fila a cambiare la tovaglia!”
Sbattendo nervosamente i piedi nelle ciabatte, obbedì, riflettendo su quanto sollievo gli dava il pensiero che quello fosse l'ultimo ordine che avrebbe ricevuto per molto tempo.
La seduta della mamma dal fisioterapista era fissata per le 10, per cui aveva ancora un paio d'ore per finire di riempire lo zaino, rifarsi il letto e riuscire a guardare la nuova puntata del suo telefilm preferito.
Stavano giusto partendo i titoli di coda del telefilm quando L'Arpia chiamò il figlio:
Andrea, io esco! Dopo la terapia mi fermerò a consegnare dei vestiti, farò tardi. Se hai fame hai in forno un trancio di pizza avanzato da ieri, fattelo riscaldare, ma stai attento! Ciao!”
Va bene mamma, ciao!” basico, non lasciava indizi.
Ah, Andrea!”
Dimmi, mà.”
Buon compleanno!”
Ugh. Se ne era dimenticato. Non poteva permettersi di impietosirsi, non oggi, per cui liquidò la conversazione con un sincero ma freddo “Grazie!”.

Se ne stava seduto sull'ultimo gradino delle scale, in attesa di sentire la porta chiudersi e l'auto partire per poi raccogliere le sue cose ed uscire a sua volta.
SBAM. Porta chiusa.
CLICK, CLICK.
Click?
Ha chiuso la porta a chiave? Ma perché ha chiuso la porta a chiave? Mi ha chiuso in casa? E io ora come esco?”
Allarmato, corse giù dalle scale, rischiando un paio di volte di caracollare giù, per controllare se la porta fosse proprio chiusa.
E lo era.
Il panico iniziale si trasformò rapidamente in rabbia verso se stesso: convinto com'era di avere controllato in dettaglio ogni evenienza e ogni particolare del suo viaggio si era completamente dimenticato di guardare le previsioni del tempo e non aveva considerato che, essendo stato messo in castigo, con ogni probabilità sarebbe anche stato chiuso in casa.
Poco male” si ritrovò a pensare “le dimostrerò che non sarà certo un mazzo di chiavi a cambiare i miei programmi!”
Mentre elogiava mentalmente il proprio sangue freddo scese a controllare le finestre del piano terra. Avrebbe potuto tranquillamente sgattaiolare fuori da ognuna, la possibilità di iniziare la vita da campeggiatore con un braccio rotto si poteva escludere. Non era ancora da escludere, invece, il rischio che a rompersi fosse il contenuto dello zaino, molto più importante dell'avere il braccio perfettamente dritto. La soluzione gli giunse dal ricordo di un vecchio cartone animato: posizionato lo zaino in un cestino e legato il suddetto cestino ad una corda, lo avrebbe lentamente calato giù. L'altezza della finestra da terra era sinceramente ridicola, ma non avrebbe mai permesso che la sua copia di Beowulf si macchiasse con l'olio delle patatine, era meglio essere prudenti. Lo avrebbe coperto con un vecchio impermeabile di papà per non farlo bagnare, e infine sarebbe saltato dalla finestra. Per quanto riguarda l'imprevisto meteorologico, invece, c'era poco che Andrea potesse fare. Quello stesso impermeabile lo avrebbe poi indossato lui per proteggersi.
Conclusi tutti i controlli del caso, allacciate per bene le scarpe da trekking, recuperato il trancio di pizza avanzato e calato il cestino dalla finestra, saltò giù.



martedì 20 ottobre 2015

Se fossi (in grado di fare) il regista

17:34
Mai mai mai che nella vita abbia sognato di fare la regista.
I film ho sempre preferito guardarli, non mi è mai nemmeno passato per l'anticamera del cervello di provare a girarne uno mio. Sarà perché la credo una cosa difficilissima, sarà perché a certi Grandi Nomi non voglio essere accostata nemmeno per sbaglio, io la regista non la voglio fare.
Però.
Quando Kris Kelvin del blog Solaris ha proposto a noi soliti ciccioni del cinema per chiederci di parlare di quali film avremmo voluto girare noi io ci sono stata principalmente perché ha fatto una premessa molto interessante: non elencare i film preferiti (perché qua siamo seri e vincere facile bonciboncibonbonbon non ci interessa) ma piuttosto parlare di quelli che per un motivo o per un altro avremmo voluto dirigere, anche coerentemente con i nostri interessi e le nostre capacità.

Ho aderito anche perché pensavo fosse facile.
E invece non lo è, high five alla mia ingenuità.
Ci proviamo, come sempre.

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban.


Lo so, scusatemi tanto. Mi dispiace proprio continuare a riempirvi l'anima con sto cavolo di Harry Potter, e lo capisco se avete pensato ad un insulto. Siate gentili, non ditemelo. Il punto è che se avessi solo cinque film da poter girare uno deve necessariamente Harry Potter per consentirmi di respirare correttamente. E se proprio devo sceglierne uno, deve essere il terzo. Sarebbe forse più saggio scegliere il sesto, in modo da eliminare dalla faccia della Terra quella feccia che ora viene distribuita, ma qua comanda il cuore. 
Se avessi la possibilità di farne un film, lo farei per cercare con ogni mia cellula di dare a qualcuno le stesse emozioni che il libro ha dato a me. Vorrei far volare la mente delle persone, senza alcun bisogno di ippogrifi, nonostante questi siano senz'altro creature assai gradite. Vorrei che fosse un film pieno di cuore, in cui la tecnica conta meno di zero in confronto alle sincere lacrime di commozione. E l'avrei voluto oscuro, cupo, come l'aria che ad Hogwarts si respirava in quegli anni e che nei film non sempre è passata. Erano anni bizzarri, da un lato la felicità e la tornata serenità, il cattivo non c'è più. Dall'altro però, come dopo una grande guerra, non sei mai sereno, perché dopo averla vissuta la paura che ricominci è troppo grande. Il brutto è che qui ricomincia davvero.
La Rowling ci era riuscita benissimo, a raccontarci quest'aria.
E si, va bene, anche Cuaron.
Ma io ci sarei riuscita meglio, tiè.
E poi in questo film c'è la scena di Malfoy che fa 'Dissennatore, dissennatore! Uuuuuh' e la mia cotta infantile potrebbe non essere passata del tutto.

Il mio vicino Totoro.


Perché io scrivo. E scrivo per bambini.
Ogni volta che mi viene in mente qualcosa, una frase, un'immagine, una storia, io vorrei che avesse sui bambini l'effetto che Totoro ha su di me. Non impegna la mente, ma scalda il cuore. Scelgo quindi Totoro perché, tra i Grandi Capolavori Ghibli (non è nemmeno il mio preferito, eh) è quello che mi fa invidia. 
Invidio la mente che ha pensato a questa favola così dolce, così semplice eppure piena. Non ti alzi da tavola sazio, quando guardi Totoro. Non è come Nausicaa, che ti fa tanto pensare, o il mio adoratissimo che proprio lo abbraccerei Spirited Away, è proprio che ti prende la testa, te la stacca dal corpo e quando te la rende è tutto più leggero, e gradevole, e dolcissimo.
E una sensazione così bella avrei voluto davvero suscitarla io.
Per cui rosico.
(No, non è vero, non si rosica col Maestro, si ama.)

Il seme della follia.


Perché sarei un cavolo di GENIO.

E poi perché girare un finale così implica avere delle capacità fuori dal normale. 
Che è sempre un modo per dire che sarei un cavolo di GENIO.

La casa.


Secondo me quella piccola manica di cretini si è divertita un sacco. Avrei voluto davvero essere lì a dirigerli.
E io ce lo vedo, Raimi, a ridere e a prenderci tutti per il culo immaginando le nostre sconvolte facce di fronte al suo lavoro. Ce lo vedo, e avrei voluto essere lui in quel momento. Avrei voluto essere lui anche mentre appendeva quell'iconico poster strappato a mò di enorme Ciaone a Craven.
Ma soprattutto, ve lo immaginate come sarebbe stato passare dei giorni 24h su 24 con Campbell? 
E poi, pensate che bella roba, anni dopo buttano fuori un remake, che io in quanto regista del primo posso produrre perché ho i soldi che mi escono dai pori quando mi schiaccio i brufoli, ed è anche un BEL FILM! 
Incredibile.

L'esorcista.


  1. Ogni singolo film che è venuto dopo ha dovuto confrontarsi con sto robo qua. Tutti ne sono usciti perdenti, camminando diretti lungo il cammino dell'oblio che lui, dio incontrastato delle possessioni, guarda dall'alto con sufficienza e mezza aria di disgusto. Ecco, una roba così avrei voluto girarla io, perchè avrei avuto un ego esagerato e me la tirerei TANTISSIMO e avrei ogni diritto per farlo. Bacerei la mia immagine allo specchio, sistemandomi i capelli con fare finto trasandato. E guai a chi dice niente, perché io ho fatto vomitare purea di piselli ad una bambina. Voi le verdure ai vostri figli manco gliele fate mangiare.  
  2. Magari se l'avessi girato io oggi non mi farebbe la paura bastarda che mi fa.

Più rileggo il post più vorrei aggiungere film, cambiare qualcosa, eccetera, ma il mio cuore mi impedisce di toglierne qualcuno di questi. In ogni caso, fatti questi cinque sarei già una regista della madonna e quindi mi starebbe anche bene fermarmi qui.

Qui gli altri post degli aspiranti registi, io li ho letti e direi che saremmo una cricca d'oro:

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