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giovedì 10 dicembre 2020

I 200 di Rue Morgue: Full Circle (The Haunting of Julia)

14:05

 Prosegue il mio viaggio attraverso i consigli di Rue Morgue. Dopo la storia dell'uomo falena, di cui abbiamo parlato qui, stavolta mi sono fatta comprare dal "The Haunting". Se qualcosa o qualcuno è haunted da qualcosa o qualcuno io mi ci lancio dentro di testa.




Il film è del '77, diretto da Richard Loncraine, che non conoscevo, ed è tratto da un romanzo di Peter Straub che non ho letto. Che premesse sfavillanti per parlare di un film. Non solo non conoscevo il regista, ma questo film era proprio passato alla larga dai miei (seppur miopi) radar. Parla di una madre che subisce il più temuto dei lutti e che in seguito alla tragedia si separa dal marito e prende casa da sola. Figuriamoci se le cose potevano andarle bene.


Cercherò di non fare impietosi confronti con Rosemary's baby oltre a questo primo paragrafo, che faccio giusto per mettere in ordine i pensieri. Tra il film di Loncraine e quello di Polanski le similitudini ci sono e sono parecchie, delle quali Mia Farrow come protagonista è proprio l'ultima. Si parla in entrambi i casi di una madre disperata, condotta sull'orlo della follia e che inizia a dubitare di se stessa, vessata da un marito ripugnante e che deve cercare da sola risposte alle sue domande. In entrambi, poi, il finale è molto bello e da un certo punto di vista molto simile.

Detto ciò, è forse ingiusto da parte mia paragonare un film che è sì interessante e piacevole ad uno dei miei preferiti della storia del mondo. The Haunting of Julia non può essere messo a confronto con la raffinatezza del film che lo ha preceduto, ma ha comunque qualcosa da dire.

Si apre con una scena che temo farà piangere di angoscia ogni genitore dall'altra parte dello schermo: è una mattina qualunque e la figlia di Julia sta facendo colazione, quando qualcosa le va di traverso e la soffoca. La madre, colta di sorpresa, non fa la cosa giusta per aiutarla e la ragazzina muore. Ha angustiato anche me che genitore ancora non sono, perché è molto veloce. Vediamo la famiglia serena solo per qualche istante prima che si consumi la tragedia e in pochi istanti è tutto finito, vite rovinate. 

Julia quindi decide che la cosa giusta per lei sia finalmente liberarsi di un marito con il quale le cose non andavano più bene da tempo. E qui arriviamo all'orrore vero e attualissimo del film: il marito. Julia già deve gestire un lutto grosso come il mondo, non ha bisogno di un uomo incapace di accettare che lei, in quanto libera cittadina, abbia deciso di lasciarlo. Non solo non lo accetta, ma cerca in ogni modo di farla passare per una donna instabile, incapace di prendersi cura di se stessa, malata. La storia più vecchia del mondo: la donna è pazza. L'uomo che invece commette reati e violenze per "riaverla" è perfettamente in possesso di tutte le proprie capacità. Non le viene legittimata la possibilità di prendere in autonomia una decisione per il proprio benessere, la sua volontà viene sminuita, la sua dignità calpestata. Magnus (che nome da zarrogante bastardo) lo avrei ammazzato con queste mani piccole e rovinate che mi ritrovo.

In questo c'è un'ulteriore aggravante: il fantasma. Questa povera donna deve gestire: una figlia morta, un marito da galera e un fantasma in casa, che capirete da voi non aiuta la sua causa. Deve dimostrare di essere perfettamente in grado di badare a se stessa ma allo stesso tempo dimostrare che non si è inventata nulla e che non è solo tutto frutto della sua mente disturbata: in casa c'è qualcuno, qualcuno di ben poco amichevole. 

Il resto della storia è una storia di fantasmi piuttosto canonica, con la consueta ricerca di informazioni che porta a scoperte spiacevoli sul passato, a conoscere persone poco propense alla collaborazione e alla fine infelice di quelle che la collaborazione l'avrebbero data volentieri. Non mi stupisce che sia tratto da un libro di Straub, in effetti, e lo dico in modo positivo. Le ghost stories sono sempre le mie preferite e le sue sono classiche, senza tempo. (Mi sono già procurata il libro? Forse. Me lo leggo dopo quello del mothman.)


Il finale è bellissimo. Qualcuno storcerà il naso al suono di 'Niente di nuovo!' ma da queste parti troviamo la novità un po' sopravvalutata. Una madre che è stata privata del senso del suo ruolo che pian piano accetta di ritrovarlo anche in modi poco convenzionali, che cerca così di mettere una pezza sopra al buco che ha nel petto, che accetta quello che la vita le ha messo davanti. Ammetterò che è una scelta, quella di concludere le storie così, che mi emoziona sempre.

Julia è una donna tormentata, inquieta, instabile solo per colpa del dolore non per mancanza di lucidità. La sua storia è molto dolorosa e il film le rende la giustizia che merita. 

Che belle, sempre, le storie di fantasmi.



martedì 9 ottobre 2012

Rosemary's Baby (Nastro rosso a New York), Roman Polanski

08:43

Titolo originale: Rosemary's baby

Anno: 1968

Durata: 136 min.

Caro Roman, m'hai messa in difficoltà.

Partiamo dalla trama, celeberrima. Rosemary (Mia Farrow) e suo marito Guy Woodhouse (John Cassavetes) comprano casa a New York. Questa abitazione ha ospitato inquilini tristemente noti per aver commesso crimini indicibili, ma che importa, compriamola. I vicini di casa sono il signor e la signora Castevet, una coppia di nonnini che più adorabili non si può. Questi si affezionano da subito e in modo piuttosto insistente ai Woodhouse. (Ai giorni nostri si viene arrestati per questo e si chiama stalking.)
 
 

Qualche tempo dopo il trasferimento Rosemary rimane incinta. Tutti vivono con gioia questo momento, anche se la gravidanza presenterà qualche problema. La futura madre sospetta che questi malesseri siano causati dai Castevet e dal medico che sempre loro le hanno consigliato, il dottor Sapirsten.
 
 
 

Ecco, la mia opinione è che non ho un'opinione. 'Rcamiseria.

Ho visto questo film qualche giorno fa, e ci ho pensato parecchio. Di sicuro non mi ha lasciata indifferente, ecco, ma da qui a dire che mi è piaciuto..

Quindi mi è piaciuto, ma non mi è piaciuto. Che mal di testa.

Splendida Mia Farrow. E ancora più splendida per essere riuscita a sciogliersi il cappio al collo di un ruolo così celebre e invadente. Si vede proprio la sofferenza scritta sul viso. Bravissima.

Oscar '69 per l'attrice non protagonista a Ruth Gordon per il ruolo di Minnie Castevet. E Golden Globe nello stesso anno per lo stesso ruolo. Devo dirlo anche io che è stata brava? Mai nessuno ha portato così bene le bandane alla Nina Zilli.
 
 
 
 

Per tutte le due ore e rotti sai esattamente cosa sta succedendo, ma vedi che le cose non vanno come dovrebbero, e ti girano le scatole. Suspence hitchcockiana fino al midollo, tu sai cosa succede, ma la protagonista no, e vorresti urlarglielo contro lo schermo. Povero il mio pc.

Il tema è interessante. Cosa si può sacrificare pur di ottenere la notorietà e il successo? Ma per approfondire bisognerebbe aprire un dibattito etico-morale che non è il mio mestiere. Per quanto riguarda il cinema però, posso dire che i film horror che hanno un tema così serio di fondo a me garbano assai. Però questo non mi ha conquistata completamente, e mi sento un po' un bastian contrario, dato che tutti amano follemente Rosemary's baby. Io no.

È un bel film, storicissimo, inquietante a tratti, con bravi attori e bella colonna sonora. Sicuramente ha fatto la storia, e sicuramente è stato fonte di ispirazione per anni, e lo è ancora. Però non mi ha convinta completamente.

Poi arriviamo ad un finale che per me vale completamente il film. Sopporti volentieri 2 ore e 11 di film per un finale del genere. Senza fare anticipazioni, è psicologicamente disturbante. Dà proprio fastidio alla vista, fa arrabbiare. Ed è indiscutibilmente GIUSTO. Non poteva andare diversamente. Quindi perchè abbiano deciso di farne dei sequel per me è un mistero. È bello così, che finisce ma non finisce, che non ti dice come andranno le cose ma lo sai comunque.

Ah, nella scena finale del film c'è un cinese che fa le foto. Il film è estremamente realista.

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