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lunedì 11 gennaio 2016

Mi metto in pari: Bone Tomahawk

17:45
È iniziato il countdown.
Arriva Tarantino.

Bisogna essere pronti, accoglierlo come merita, dobbiamo abbracciarci e farci forza, per non scaricare quel torrent malefico che circola. Non lo faremo, perché siamo gente per bene. Però soffriamo.
Venite qua, stringiamoci.

Cosa posso fare, nell'attesa?
Stephen Fry mi sta leggendo Harry Potter, vado a lavorare, guardo Macbeth.
Ma non basta.
Mi devo avvicinare al territorio, per soddisfare questa fame che ancora per qualche giorno mi disturberà il sonno.
Da qui, la voglia di recuperare Bone Tomahawk.
Se non altro, c'è Kurt.


Premessa: l'unica cosa che so del cinema western è che non so niente del cinema western.
Sto pensando al recupero di qualche gigaclassico ora che Leone si trova su Netflix, ma non garantisco che me ne sentirete parlare da queste parti.

Bone Tomahawk parla di quattro compari che partono in missione per salvare la moglie di uno di loro da un clan di indiani cannibali che l'ha rapita.
Va bene se la riassumiamo così? Perché lo dovete vedere a prescindere da qualsiasi cosa io possa scrivere in questo ignorantissimo post.
Se il film contiene citazioni speciali o caratteristiche comuni al genere io, per i motivi di cui sopra, non le ho colte. Il mio giudizio è basato su una visione vergine.
Vi dirò di più: il film a cui mi verrebbe da accostarlo è Il signore degli anelli.
Dai, anche stavolta il defollow ve l'ho servito su un piatto d'argento.

Si parte in un luogo tranquillo (non ameno come la Contea, ve lo concedo), e una serie di eventi di apparente poca importanza portano all'inizio di un'avventura.
Se di là avevamo la scomparsa di Bilbo con conseguente ritrovamento dell'Anello, qui abbiamo uno sceriffo che ferisce un presunto criminale e la pseudo dottoressa del luogo che lo deve curare, con conseguente rapimento di tutti i soggetti coinvolti.
Inizia un viaggio, in entrambi i casi, e se per un momento sembra che la destinazione sia la cosa più importante, ci vorrà poco prima di capire che in realtà è la strada a conquistare. Lenti fino all'esaurimento nervoso entrambi, il primo per prenderti di peso e trasportarti (con incredibile successo) altrove, il secondo per farti diventare 'amica' dei quattro. È lungo la strada che li conosciamo realmente, che impariamo ad apprezzarli, che prendiamo per mano Chicory e iniziamo a volergli quel bene forte che si vuole solo ai personaggi così reali.
E la questione della lettura nella vasca da bagno? I feel you, old man.
Come nell'incredibile lavoro di Tolkien, poi, (e badate bene che non li sto paragonando, va bene che questo è bello e c'è Kurt Russell, ma quello là è un mastodontico capolavoro di quelli da farti sudare freddo) è la Compagnia la vera protagonista. Non in quanto insieme di persone, ma in quanto legame che nasce tra chi vive certi sentimenti insieme.


E pensi: 'Oh, cavolo, interessante, elegante sto film, chissà dove mi porta.'
Spoiler, vi porta in un lago di sangue.
Dalla raffinatezza del panciotto di Kurt e dalla bellezza degli abiti di queste donne del West, si arriva al gore estremo (una scena in particolare che se, come me, starete mangiando i vostri biscottini di soia durante la visione, ve li farà posare), capace di mettere a dura prova anche chi credeva di avere già visto le peggio cose (non io, le peggio cose sono ancora lontane da me).
Oddio, io speravo che dopo Salò sarebbe stato per me tutto in discesa, e invece no.

Mi copro ancora gli occhi inorridita come una signorina.

martedì 11 agosto 2015

Notte Horror 2015: Buio Omega

22:15
Ho sempre saputo che prima o poi avrei guardato Buio Omega, per una ragione assolutamente inutile come quelle che solitamente caratterizzano la mia motivazione: lo splendido, incantevole, musicalissimo titolo.
Potrei intitolare così una raccolta di poesie, se ne scrivessi.
O un negozio di libri usati.
O un'auto d'epoca.

Potrei continuare per ore, ma forse è il caso di raccontarvi che l'incontro tra me e il film del buon Joe D'Amato è avvenuto grazie alla mia iniziativa preferita tra quelle dei cinebloggers, la mitica Notte Horror.

Insomma, in Buio Omega ho fatto la conoscenza di Francesco, imbalsamatore per passione (ma che razza di passione è, poi? ma che orrore) che decide di usare le sue conoscenze per conservare anche il corpo della sua amata defunta Anna, la quale ha lasciato il mondo dei vivi perchè colpita da un rito voodoo messo in piedi dalla governante non lucidissima di Francesco, Iris.

Mixiamo il vecchio e l'attuale.
Qualche giorno fa Mika, in relazione alle frasi omofobe scritte sui poster del suo concerto, ha scritto su Twitter che "L'amore fa quello che vuole."
Nel caso del tenerissimo cantante, significa innamorarsi di chi cavolo gli pare, uomo o donna o alieno che sia, come dovrebbe essere suo diritto se vivessimo in un paese civile.
In Buio Omega questo concetto è applicabile in un senso molto più malato e marcio. Talmente marcio da far spuntare la puzza di malsano dalla ventola del pc. In questo caso forse modificherei la frase in "l'amore ti fa fare quello che vuole".


Perché per quanto possa risultare poco credibile data la mia sintesi del film, si tratta in realtà di una storia d'amore.
Messa nelle mani del sopracitato Joe D'Amato, quindi già dobbiamo ringraziare che non sia infarcita di sesso come se piovesse.
Dobbiamo però dimenticare il romanticismo, la dolcezza, le tenerezze. Qua ci toccano la follia, gli omicidi, le imbalsamazioni. Qua ci tocca una donna che pur di avere accanto a sè l'uomo di cui è innamorata, è disposta a divenirgli complice nel crimine, se non addirittura ad incoraggiarlo. Con una freddezza e una capacità di calcolo che fanno temere che in realtà questa donna non sia folle come sembrava ci fosse stata presentata, ma perfettamente in sè, pur se crudele e inumana.
Questo circolo di terribile amore non si conclude però con quello che Iris prova per Francesco, ma prosegue con quello di Francesco per Anna, che in tutto ciò era l'unica che non faceva niente di male. Questo se possibile è l'amore più malato, che impedisce a colui che rimane di accettare la dipartita dell'amata, al punto da non riuscire nemmeno a liberarsi del corpo imbalsamato di lei.

Quindi è questo che siamo, per te, Joe?
Dei corpi?
Quegli stessi corpi che, svuotati di ogni contenuto, così tanto ti hanno fruttato con la pornografia?
E' il nostro corpo che ci caratterizza per quello che siamo?


Con ogni probabilità questa è una polemica sterile senza il minimo fondamento, ma per me è importante riportarvi ogni riflessione che un film mi fa fare.
E Buio Omega me ne ha fatte fare parecchie, nel suo riflettere in modo così inusuale sull'amore e su ciò che siamo disposti a fare per esso. Certo, non starò qui a dirvi che il film effettivamente ha dei difetti grossi quanto la vasca dei lamatini dell'Acquario di Genova, perchè sono evidenti anche ad un occhio poco esperto come il mio. Principalmente è recitato dalla squadra di cuccioli del Canile del paese di fianco al mio.
Mi sento di passarci su perché è stata una visione intrigante, piena di fascino e con una colonna sonora che se per favore il signor Elfmann (che pure mi piace, eh, sia chiaro) volesse spostarsi là porta è di là, grazie.
E soprattutto è una visione per stomaci preparati.
Da tantissimo tempo non vedevo film violenti o particolarmente gore, ma in pratica con un'ora e mezza di Joe D'Amato mi sono abbondantemente rimessa in pari.

Anzi, credo di essere a posto in quanto a sangue per i prossimi mesi.

martedì 8 luglio 2014

A l'interieur

15:29
(2007, Alexandre Bustillo e Julien Maury)





Ci sono tante belle cose che si possono fare invece di vedere un film.
Se siete incinte, o avete intenzione di esserlo a breve, per esempio, io questo film lo eviterei per lasciar spazio nel cervello allo studio dell'uso del Chupa Chups nelle civiltà precolombiane.

Questo perchè A l'interieur è CATTIVO CATTIVO CATTIVO.
CATTIVO.
CATTIVO.
BRUTTO E CATTIVO.

No, brutto no, affatto.
Ma Bruttoecattivo tutto attaccato sì.

La signora che vedete nella miniatura del video qui sopra si chiama Sarah. Mentre aspetta il suo primo figlio ha un brutto incidente in macchina, in cui lei e il piccolo che porta in grembo restano illesi. Muore invece il papà del bambino.
Qualche mese dopo, precisamente la sera prima del giorno previsto per il parto, una strana donna suona il campanello di casa di Sarah, e quello che vuole non è solo fare una telefonata.

Toccare le donne incinte è pericolosissimo, un tema che va trattato con pinze dorate e guanti d'argento.
I due registi francesi lo trattano con un paio di forbici insanguinate e un casino di sadismo.
Ma ce la fanno, funziona.
Portano a casa un filmone di quelli difficili da dimenticare.

Devo riconoscere che Sarah non è un personaggio per cui sono impazzita da subito. All'inizio la vediamo soffrire molto una perdita terribile, e poco altro ci è mostrato di lei, a parte che ha una madre degenere e cretina che dopo che la figlia ha perso il compagno da soli 4 mesi le chiede se si fa il capo. Ma insomma, a parte ciò, poco altro vediamo.
Forse è voluto, perchè nel film quello che ci interessa non è tanto Sarah nella sua complessità di donna e blablabla, ma Sarah-mamma che tira fuori un bel paio di coglioncini quando l'incolumità del figlio è messa a repentaglio. Potrebbe anche essere una donna con poca personalità, ma in questo contesto non ce ne frega assolutamente niente. E' una donna che prende a pugni lo specchio per farci uno spuntone con cui colpire l'altra donna, l'assalitrice, ovvero il personaggio che da solo avrebbe potuto reggere il film.

Di lei, la cattivona, non sappiamo niente. Non ha nemmeno un nome. Eppure è terrificante.
Arriva di soppiatto, guarda dalle finestre, poi sparisce, poi spunta dietro di te, e una volta entrata in casa è impossibile fermarla dall'ottenere quello che vuole.
Personaggione di quelli potentissimi, di cui vediamo chiaramente il volto per la prima volta solo illuminato dal fuoco della sigaretta (in una scena gigantissima, spettacolare, me la sono fatta sotto).
Questa squinzia qui fa una paura maledetta, perché è un pazza isterica.
Davvero, non per dire.
Non ha organizzato un piano preciso per andare a prendersi da Sarah quello che vuole, ha alzato le chiappe ed è andata a prenderselo. Guidata solo dai sentimenti è entrata in casa e l'ha presa a forbiciate e si è pure lasciata andare a sfoghi isterici da donna con la stizza premestruo quando non ci è riuscita.
Il che la rende molto più pericolosa.

Giocano un po' a guardie e ladri in giro per la casa, perlopiù in bagno, c'è tanto di quel sangue da cominciare a fare un po' di impressione anche a me che di solito resto quasi indifferente, ci sono un bel po' di morti, ma fino alla fine ci sono loro due a sfidarsi, entrambe decise a non cedere, guidate da quello che dovrebbe essere il migliore dei sentimenti, il più forte.

Unica pecca sono state secondo me le scene del feto che non ho capito che effetto volessero dare, che sensazione volessero dare allo spettatore.
Se lo scopo era farci dire 'Oh mioddio no povero bimbo' credo abbiamo proprio sbagliato film e pubblico.
Se non è questo, non capisco quale possa essere.

A parte questa piccolezza, film incredibile, con due attrici da applausi e inchini.

Poi però si arriva alla fine.
LO SO che non poteva che finire così e che qui non stiamo guardando l'ultimo film di Barbie.
Però con quella scena finale, miei simpatici amici francesi, vi siete appena digievoluti da Bruttiecattivi a MALEDETTI BASTARDI SCHIFOSI.

Fate dei gran bei film, però.
Cià.

sabato 29 settembre 2012

Martyrs, Pascal Laugier

09:33

Titolo originale: id

Anno: 2008

Durata: 97 min.

Me tocca fà la recensione seria.

Premetto che io mi accingevo a guardare questo film con un odio di partenza verso i torture porn. E già immagino: 'Ma che, è un film come Saw?' No, decisamente no. È però vero che parliamo di un film con un livello di violenza come non ho mai visti prima. Mi ha costretta a girare la testa, più volte. Soprattutto perchè non è solo violenza fisica come si può vedere nei vari Hostel, ma è unita ad una tale sofferenza mentale che è inimmaginabile, nelle nostre vite 'normali'. E meno male.

Tenuta prigioniera per due anni e sottoposta a orribili sevizie, Lucie riesce a scappare. Viene portata in una clinica, dove stringe un legame fortissimo con Anna, una ragazzina della sua età. 15 anni dopo, ritrova la famiglia che le aveva fatto del male, e ora si vuole vendicare.
 
 
 
 

Sfido chiunque a restare indifferente a questo film. È un unione di dolore fisico indescrivibile, grandi quesiti etici che 2000 anni di catechismo cattolico non hanno risolto, violenza psicologica distruttiva, sincero valore di un'amicizia che supera ogni cosa, studio del modo in cui la mente umana affronta la sofferenza..è pazzesco. Ma andiamo con ordine.

Inizia il film, e vedi questa ragazzina, Lucie, così sofferente, così turbata, così problematica, che non puoi fare altro che domandarti che cosa cavolo le abbiano fatto per ridurla così e provi una pena indicibile, e una gran rabbia, per quello che l'uomo può fare. Poi arriva l'amica, Anne, l'affetto, l'umanità, il calore umano, e pervade un senso di speranza. Ok, ha avuto un passato tremendo, ma sta cominciando ad aprirsi al mondo, può avere un futuro radioso. E invece no, chiaramente. Ma tra loro due, nel bene e nel male rimane questo legame che è commovente. Se da un lato la figura di Lucie è così complessa e disperata, dall'altro Anna è generosa, umana, compassionevole. Due interpretazioni tra le migliori che io abbia mai visto, assolutamente strepitose. (Anna è interpretata da Morjana Alaoui, Lucie da Mylène Jampanoi.) Dopo 15 anni di serenità viene rintracciata la famiglia che ha causato tanto dolore, e tutto riemerge, tutto il trauma subito risale in superficie e quando sei così ferito non puoi che lasciarti sopraffare. Quindi scatta l'empatia. La vendetta è sbagliata, ma come si può biasimarla?
 
 
 
 

Lucie commette un atto terribile, per liberarsi di tutto quello che ha dentro, ma non si può provare altro che ancora pena, per lei e quello che ha subito. Il film prosegue, e si succedono dolore, stupore, incomprensione, frustrazione, altra rabbia, disgusto, dubbio, inquietudine, rassegnazione. Durante la visione non c'è un attimo di tregua, è un susseguirsi di grandi emozioni che dura solo un'ora e mezza. (E per fortuna, di più non avrei potuto sopportare.)

Vorrei poter dire che c'è un crescendo, che si arriva gradualmente alla parte violenta, ma non è così, è paralizzante da subito. Niente introduzioni, niente sviolinate, niente presentazioni. Cinque minuti e sei già sconvolto. Ma solo perchè non sai cosa succede dopo, ancora peggio. Non ci sono perdite di tempo, è crudele anche il modo in cui si vive da subito questa situazione assurda, anche attraverso i ricordi di Lucie. La cosa migliore, poi, è che i dialoghi non sono mai troppi. Sono esattamente quello che immagino direi io in una situazione del genere. (Spergiuri vari.)
 
 
 
 

Arriva un punto, poi, in cui Anna scopre cosa era successo all'amica durante la sua prigionia, e in quel momento pensi che sia finita. Ma no, altro vortice. Tutto questo circolare di emozioni che nella seconda parte del film si concentra sulla domanda. 'Cosa c'è dopo la morte?' ma soprattutto: 'Cosa è disposto a fare l'uomo per saperlo?'

Il tutto conduce a un finale assolutamente azzeccatissimo, anche se, ammettiamolo, un po' paraculo.

97 minuti di film che non conducono a nulla, ma è giusto che sia così.

Non so se dormirò bene, stanotte.


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