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giovedì 15 maggio 2014

The Sacrament

17:29
(2014, Ti West)


I primi rumors davano questo film per cacchina.
Non cacca potente, ma insomma pare che West se lo potesse risparmiare.
Ma lui su Twitter continuava a rittuittare elogi e dichiarazioni d'amore. (E vorrei ben vedere)
Una si confonde, così.
Ma ti aspettavo qui io, Ti, con il cuore pieno di speranza, le tasche piene di sassi, la faccia di schiaffi e gli occhi pieni di te.

Perché tu, balordo infame che sei, hai preso bene la mira e hai sparato la tua freccia esattamente dove sapevi mi avresti fatto più male. Un mockumentary. E so che tutti li odiano e blablabla ma sono ancora il mio guilty pleasure. E la storia del terrificante suicidio di massa di Jonestown. Una di quelle storie da cui la mia curiosità non è affatto attratta, nono.
E quindi, eccoci qui.
L'ho guardato.

Per godermelo non ho nemmeno preso appunti come mio solito.
Voi blogger per favore non commentate questa cosa. Sì, prendo appunti mentre guardo i film. La mia memoria a breve termine fa pietà, devo scrivermi le cose.

Incontriamo Jake e Sam, membri della troupe televisiva di VICE. Accompagnano Patrick in una di quelle famose comunità hippie a cercare la sorella Caroline, ex tossicodipendente che nella comunità ha trovato la sua oasi di serenità.

Parliamo della comunità Eden (che sonora presi per i fondelli, eh?) guidata spiritualmente da questa figura mitica e amatissima del Padre, l'uomo che ne ha resa possibile la costruzione.
Chi è il Padre? Una specie di Lele Mora.
Uno si aspetta chissà quale figura affascinante e carismatica, invece ne esce questo signore:


Sono davvero dispiaciuta, per questo film.
Poteva distruggere le pareti della mia casa, Ti, ne aveva tutta la facoltà e soprattutto ne ha la capacità.
Perché è bravo davvero. Due film come The Innkeepers e The house of the devil non ti vengono così bene per una serie di fortunati eventi. Ti vengono così perché sei un maledetto regista elegante e capace.
Con questo materiale (parliamo di CENTINAIA di morti suicidi) mi aspettavo fulmini e saette, esplorazioni da incubo nell'animo di quelle persone che si sono lasciate bruciare le cellule cerebrali in nome di una loro supposta fede religiosa, mi aspettavo di vedere in che modo un uomo dice a CENTINAIA di persone 'Bevete!' e queste bevono cianuro e si ammazzano.
Non c'è ALCUNA esplorazione.
ALCUN approfondimento.
Vengono raccontate le cose che succedono, come se fosse NORMALE che un ciccione con degli occhiali osceni possa rinchiudere le persone in una comunità impedendogli la fuga.
Volevo vederlo, questo lavaggio de cervello.
Ho visto dei gran discorsi su figli, amore, famiglia.
Ma non mi basta.
Lo so che le persone disperate si attaccano ad ogni barlume di speranza perchè gli sembra l'unico modo per sopravvivere.
Credetemi, lo so.
Ma questo è troppo.
Troppo superficiale, troppo lasciato all'immaginazione dello spettatore.
Volevo un horrorone psicologico di quelli che ti fanno tremare anche il midollo osseo, volevo che il film si spingesse oltre, che osasse, che mostrasse quello che tutti pensiamo avvenga in quelle comunità ma che viene sempre e solo pensato e mai mostrato. Da uno come lui la comfort zone non posso tollerarla. Voglio la sfida, la freschezza, la bella scrittura, i character indimenticabili.
I nomi di questi ho dovuto Googlarli.


Non fraintendetemi, non è un FDC.
Parlo così rancorosa perchè le mie aspettative toccavano le stelle. Smaniavo nell'attesa di questo film.
Che in fondo oggettivamente non è così brutto, se si escludono la lentezza (no, non la solita splendida lentezza di Ti West che ti fa piangere alla fine di The Innkeepers, qui parlo di lentezza vera) e la tecnica.
Ricordate quando qualche riga su (quindi lo ricordate per forza a meno che abbiate gli stessi miei problemi di memoria a breve termine) ho detto che i mockumentary sono il mio piacere proibito?
Ecco, io lo confermo, però ecchecazzo.
Cosa la tieni accesa a fare la camera MENTRE CORRI verso l'elicottero?
O mentre un ciccione che sembra Lele Mora tiene in ostaggio il tuo amico?
Capisco il dovere dello scoop, cosa che mi fa fare ciao con la manina a Angela Vidal di Rec che avesse potuto si sarebbe fatta seppellire con il suo amico a riprenderla, ma mi stavano cascando le braccia.
La camera accesa sulla macchina che li porta all'elicottero.
Non riprende più il cameraman ma riprende l'altro perché 'pensavo volessi che fosse tutto registrato'.
Eddai, no. Finitela. Ve la spacco in testa quella camera.

Quello che mi viene da pensare è che quello che Roth sia una specie di re Mida al contrario, che tutto quello che tocca lo trasforma in merda.


Se a qualcuno interessasse la reale vicenda di Jonestown, vi linko un documentario qui.

giovedì 13 febbraio 2014

I 5 film che un regista deve vedere prima di girare un film horror

10:56
A me le idee per questi post vengono in doccia.
Perchè in doccia io non canto, quindi ho tempo di pensare.
Anche stavolta, come nel primo post ideato mentre mi lavavo, si tratta di un argomento aperto, che possiamo incrementare con i vostri commenti e le vostre idee, che sono sempre benaccette e molto gradite.
Noterete l'assenza di Carpenter e Kubrik. Voluta, non preoccupatevi. Ho solo immaginato che una persona con la voglia di fare un film horror quantomeno La Cosa l'avesse visto.
Iniziamo!

1 - Un film a scelta, ma se li guardate tutti è tanto di guadagnato, di Ti West o Lucky McKee.






Dovete avere ben chiaro in mente il vostro obiettivo, cari registi novelli. Fare un buon film o la notorietà improvvisa? Siccome questo elenco è pensato per persone serie e non per manici di successo, la seconda opzione non è contemplata. The woman, o The house of the devil, i due esempi che vi ho messo sopra, sono quasi sconosciuti alla maggior parte delle persone che incontrate al cinema al sabato a vedere il nuovo film di Verdone. Eppure sono due film che fanno ben sperare per il futuro del genere. Azzardiamo a dire che sono semi capolavori?
Azzardiamo.
Ricordati, futuro regista, che carry on smiling and the world will smile with you*, tanto per fare una vergognosa citazione. Ma il succo è che se fai un buon lavoro prima o poi qualcuno si accorgerà del tuo talento.
E se non se ne accorgeranno le masse fa niente, se ne accorgeranno i blogger, e pare chiaro che i suddetti hanno certamente più rilevanza ai fini del giudizio.


2 - Hostel, di Eli Roth, 2005.


Ecco invece il sunto di tutto quello che NON dovete fare.
Non avete bisogno di grandi nomi (soprattutto non di Tarantino, non rischiate di fargli fare brutta figura) per farvi pubblicità, non vi servono tette vaganti e personaggi stupidi, non vi serve la violenza a tutti i costi, non vi servono i bambini malefici. Ma soprattutto, non vi servono queste cose tutte insieme. Scegliete il vostro obiettivo.
Volete i soldi?
Via ai nomi famosi in locandina e alle tette.
Volete i personaggi stupidi?
No, non li volete.
Volete la violenza?
Concentratevi su quella, ma fatelo bene. Con uno scopo.
I bambini malefici non sono male, in genere, ma devono essere diversi da quelli di Hostel.
Ma TUTTO INSIEME no, per nessuna ragione al mondo.

3 - E tu vivrai nel terrore: L'Aldilà, di Lucio Fulci, 1981.





Scontato, vero?
Ma un film di Fulci a scelta tra quelli della Trilogia della morte è imprescindibile, per due motivi soprattutto.
Il primo è che saper scrivere non è una conditio sine qua non. Chiariamo subito prima che fraintendiate e non sia mai. L'Aldilà è un film caotico, con una trama appena appena accennata, tanto bastava per tenere in piedi un film. E neppure gli attori erano tutti eccelsi, ecco. Ricordo ai gentili ascoltatori che quello che viene magnato dalle tarantole adesso conduce Elisir. Eppure, quanta paura fa. Con quei giochi di immagini, di colori scuri, poi chiari, e l'atmosfera, questo fare solo ed esclusivamente quello che al regista andava. Oltre le convenzioni, le abitudini del cinema italiano anni 80, Fulci aveva una passione e la rovesciava tutta in film così imcomprensibili, come se la conoscenza completa non ci fosse mai concessa. Perché la paura è un sentimento irrazionale, e come tale va presa e gestita, senza mettere tutti i tasselli a posto.
Il secondo motivo è che tutti quanti, io compresa, dovremmo volere più bene alla nostra Italia, che forse non vive un momento splendido, ma che ci ha regalato la grandezza, nel suo essere così bella e nel fare film horror che Hollywood levati.

4 - Session 9, di Brad Anderson, 2001.





Se siete al vostro primo lavoro è probabile che disponiate di ben poca pecunia. Ma guai al primo che sento che dice che questo è un problema. Session 9 è un gioiello low cost, ma gli esempi sono infiniti. Per non essere affatto scontata potrei anche raccontarvi di come ha fatto Raimi a girare La Casa con un paio di dollari in tasca e un paio di amici cretini. O di come Oren Peli ha sbattuto le porte di casa sua e ha girato un film discutibile, ma che ha avuto un successo incredibile. Oppure ancora del giorno in cui Neil Marshall ha trovato l'idea per The descent e ha creato uno dei film migliori degli ultimi anni.
I soldi non fanno la felicità.
Nemmeno quella dei cinefili.

5 - Il cigno nero, di Darren Aronofsky, 2010.





Io non so nemmeno scattare una fotografia senza farla mossa. Ma se avete in mente di fare un film dovreste avere una certa manualità con macchinari di sorta. Se cercate un uomo da cui copiare il modo di gestire le immagini, quello è sicuramente Darren Aronofsky, che in particolare in quest splendore di film distruggi-anima, gioca con lo spettatore, con la macchina, in una costante danza tra cò che è buono e ciò che non lo è. Riflessi nello specchio, il doppio visto in ogni suo aspetto. Nel contesto di un film praticamente perfetto, per scrittura e interpretazioni, una regia che sfiora il sublime è la ciliegina sulla torta, quel qualcosa in più che eleva Darren al ruolo di genio e me all'adorazione più totale.



*



mercoledì 29 gennaio 2014

V/H/S

12:55
(2012, registi vari)



Io non so come uscirne da questa cosa che i found footage mi piacciono da impazzire.
Lo so che è sbagliato, avete ragione. Sto cercando di smettere, ma è difficile.
Se poi ti prende la Ti West fever con la scusa che tra 'solo' 4 mesi esce il suo nuovo film, me lo spiegate come fa una ragazza debole come me a non guardare V/H/S?
Appunto.

Episodio cornice: Tape 56, di Adam Wingard


Alcuni vandali vengono assoldati per entrare in casa di un anziano signore a recuperare una videocassetta. Sul posto scoprono che il signore è morto e iniziano a vedere alcune videocassette per trovare quella giusta.
Come 'episodio cornice' fa schifo.
Pardon, argomentiamo.
L'idea è buona e funzionale. Ci introduce l'argomento 'vhs' in modo non forzato, perchè poi i vari episodi che vedremo sono il contenuto delle varie vhs. Peccato che poi sia fatto male.
La cosa che ho detestato più d tutte, e che coinvolge anche alcuni degli episodi, è che evidentemente i registi credono di essere gli unici in grado di maneggiare macchine da presa senza tremori da Parkinson. Mi spiace, non è così. Anche le macchinette da profani possono avere movimenti abbastanza fluidi, non c'è bisogno che mi facciate venire la nausea per dare un senso di realtà.
Troppo caotico e poco chiaro, nemmeno i dialoghi sono a posto, e non penso che ci sia bisogno di spaccare la televisione per attirare l'attenzione.

Episodio 1: Amateur Night, di David Bruckner


Tre amici conoscono due ragazze in un locale e decidono di portarsele a casa. E a letto. Non finisce come speravano.
Personaggi idioti al limite dell'inumano, per un episodio che parte anche divertente, perché questi tre sono davvero davvero sfigati, e che si conclude davvero bene, in modo forse non originalissimo, ma che con la sola interpretazione della ragazza dall'aria poco lucida che vedete qui sopra riesce a essere inquietante ma anche triste e tenero, in una certa maniera.
Certo, la sua amica era di sicuro meno lucida di lei.

Episodio 2: Second Honeymoon, di Ti West


Un lui e una lei vanno in vacanza, ma pare che qualcuno li segua.
Ti hanno pagato poco, vero, Ti?
Episodio bruttino, ma tu nel 2011 avevi da fare con The Innkeepers, non avevi tempo da dedicare a questa cosa, io ti capisco, lo so.
Non fa niente.
Il mock più insensato di tutti, camera accesa SEMPRE. Per nessun motivo. Avrei apprezzato che ci fosse solo la camera del 'seguitore', per esempio, avrebbe avuto senso, forse. Visto poi come si conclude la vicenda (colpo di scena sì, ma nemmeno troppo grosso), l'ho trovato davvero inutile. Soprattutto visto che non mi dai una spiegazione UNA CHE SIA UNA.
C'erano soluzioni molto meno drastiche, mica c'era bisogno di fare tutto sto casino.
Peccato.

Episodio 3: Tuesday the 17th, di Glenn McQuaid


Quattro amici vanno in campeggio, per poi scoprire che proprio quel posto è la dimora di un assassino. Citazionista fino al plagio, ma solo per le caratteristiche iniziali.
Anche qui, videocamera inutile, sviluppo poco divertente o stimolante, un episodio che passa inosservato, non dà fastidio, sicuramente non è bello.
Per salvare il salvabile, l'assassino che non si può riprendere non è una brutta idea.
Per il resto, dimenticabilissimo.

Episodio 4: The Sick Thing That Happened To Emily When She Was Younger, di Joe Swanberg


Emily ha da qualche giorno dei fastidi. Prima un gonfiore al braccio senza apparente ragione, poi rumori sospetti in casa. Di queste preoccupazioni parla con il suo ragazzo su Skype.
PER-FET-TO.
Tutto l'episodio è visto dalle conversazioni Skype della coppia (geniale! geniale! geniale!), in un rapido crescendo di tensione fino allo shockante e amaro finale. Scritto bene, interpretato bene (Emily è adorabilmente brava, tanto complicato e tenero il personaggio quanto pacata e intelligente lei nella resa), riesce a toccare diversi argomenti in poco tempo senza risultare incasinato o esagerato.
Bello davvero, un pochinino doloroso alla fine.

10/31/98, di Radio Silence


This is Halloween, this is Halloween.
Essendo Halloween (mica cito Jack per niente, io) alcuni amici vanno in cerca di una festa, e ne trovano una.
Oddio, non proprio.
Anche questo ultimo episodio non è male, ricorda molto alcune leggende metropolitane che non vi dico perché ho lo spoiler facile di questi giorni. Devo dire che la mia concentrazione alla fine è andata scemando, quindi forse non me lo sono goduta come merita. Ho trovato alcune cose un pochino senza senso, o comunque non particolarmente chiare, ma nel complesso si gode bene, sembra un po' più ragionato di altri e questo è sicuramente un complimento.

Alla fine della fiera, V/H/S non è affatto male, se si fa una media simil-matematica una bella sufficienza se la porta a casa.
E di questi tempi è una cosa più unica che rara.




mercoledì 14 agosto 2013

The House of the Devil

12:40
(2009, Ti West)



La riflessione che mi è sorta spontanea a fine film è la seguente: Ti è nato nel 1980, quindi quando è uscito questo film aveva 29 anni.

Avete idea di cosa altro può produrre il suo cervellino da qui alla pensione?

Sam è una studentessa universitaria che, come tutti i suoi colleghi ha sempre bisogno di denaro extra. Per questo motivo, quando legge un volantino 'Baby sitter needed' non esita a telefonare. Cosa importa poi se il tipo non si presenta all'appuntamento che avevano fissato e la riempie di bugie? Per 400 dollari si può sopportare.
Eppure, la sua amica Megan l'aveva messa in guardia. . .

Parlando di The Innkeepers vi avevo elencato i motivi per cui avreste sicuramente amato il film. Questa volta, invece, voglio dirvi cosa accadrà durante la visione.

Fase 1: Premere il tasto play. Sembra scontato, ma è la cosa fondamentale. Se, come me, avete visto prima il film del 2011, inizierete la visione con delle aspettative quantomeno altissime. Tranquilli, nessuno resterà deluso. (Quanto è bello iniziare un film con quel fremito di entusiasmo, con la golosità di pregustarsi qualcosa di qualità e con la curiosità che è data solo dall'ammirazione per quel dato regista?)

Fase 2: Conoscere Sam e Megan. Che amerete tanto quanto avete amato Claire, forse anche un po' di più. Sam è quella pacata, educata, matura, che si fida fin troppo delle persone, quasi ingenua. E con degli outfit adorabili, concedetemelo. Megan è quella divertentissima, dico davvero. Quella goffa, che si intasca le caramelle da casa degli sconosciuti, ma che allo stesso tempo è anche più previdente e preoccupata per l'amica. Le darebbe lei i soldi, pur di non lasciarla sola in quella casa.



Fase 3: Titubare. La situazione è strana, molto. Il signor Ulman fissa immediatamente un appuntamento a Sam poi le dà buca, la assume come baby sitter quando invece deve fare la badante. Comincerete a sentire il tarlo del dubbio e insieme a Megan vi ritroverete a cercare di distogliere Sam dalla stupida idea di restare in quella casa, anche se Ulman è un nonnino così carino che mi ricorda il mio prof di latino delle superiori, e non sono ironica perché era tenero davvero.



Fase 4: Ma non succede niente! Siete soli nella casa con Sam. Quella testarda ha deciso di rimanere davvero. Ma in fondo la capite, si tratta solo di poche ore. Insomma, vi siete preoccupati per niente. L'anziana signora dorme pacifica chiusa nella sua stanza, e la ragazza può godersi un'enorme casa vuota, il suo walkman e la pizza ai peperoni.

Fase 5: Eppure. . . qualcosa non convince. Megan non risponde al telefono, ma soprattutto, a noi è dato vedere qualcosa che Sam non sa. La tensione comincia a salire, ogni rumore sembra peggio di quello che è, i sensi sono all'erta, i nostri e i suoi, perché la tranquillità è andata definitivamente a farsi benedire. Continua a non succedere praticamente niente, ed è proprio quel niente che uccide i nostri nervi.



Fase 6: La Paura. Non dirò altro, per evitare spiacevoli spoiler, ma preparatevi perché Ti è un bastardone. Un'ora e un quarto per arrivare a questo punto, che è agghiacciante. E triste, e spaventoso, e grintoso, poi di nuovo triste e poi vi lascia così: =O


Sei fasi per finire un film che è un Capolavoro. Che è esattamente quel tipo di film che vorrei vedere ogni volta che scelgo un titolo. West è bravo, bravo, bravo. Con quella faccetta simil-hipster che si ritrova e la cuffietta forever non scommetteresti su di lui manco una lira. Invece finisci The House of the Devil e pensi che un tipo così deve proprio amare molto quello che fa. E infatti lo fa da dio.


P.S.: Grazie, Erre!

domenica 10 marzo 2013

The Innkeepers, Ti West

11:21

Titolo originale: The Innkeepers

Anno: 2011

Durata: 100 min.

Trailer:





'Ti West il nuovo Carpenter'

'The Innkeepers è il film più importante degli ultimi anni'

'Ecco come si fa la vera Paura'

Googlate il titolo del film, questo è quello che esce.

E io penso 'Wagadè! Che filmone deve essere!'

Lo vedo e..

AVEVANO RAGIONE.

Una cavolo di tantissima ragione.
 
 

Praticamente, gli albergatori del titolo sono Luke e Claire. L'albergo in cui lavorano è all'ultimo weekend di attività, e loro devono occuparsene nell'ultimo periodo. Nell'hotel non ci sono solo loro, ma a fargli compagnia troviamo gli ultimi ospiti e un fantasma.

Ho letto tonnellate di recensioni, la blogosfera ne è piena. Quindi questa non sarà una delle tante, perchè non voglio recensirlo. Voglio solo dirvi perchè sono certa che questo film vi piacerà.
 

  • Se amate il vintage, ricordate che questo film è di Ti West. Si respira un'atmosfera che vi piacerà da impazzirci. La carta da parati vi scioglierà.
  • Se vi intrippano le ghost story, questa fantasmina si chiama Madeline O'Malley. E io sfido chiunque di voi a trovare un nome che sia più da fantasma di questo.
  • Se siete fan dei film adrenalici, lo ringrazierete perchè vi insegnerà quanto viscida, infida e paurosa può essere la lentezza.
  • Se ammirate gli uomini con la voce grave, questo diventerà il vostro film preferito.
  • Se vi piacciono i film che ti lasciano dentro qualcosa su cui riflettere, qui avrete da strulicare bene (strulicare = far lavorare il cervello fino alla fuoriuscita del classico fumo da sforzo). In questo caso, il film vi mette di fronte alla triste realtà su come sono le persone. Tutti bravi quando si gioca e si finge, ma quando le paure diventano reali, tutti che scappano. E scapperei pur'io, sia chiaro.
  • Se siete appassionati della Sposa Cadavere. . No, non posso fare questi paragoni dai.
  • Se guardavate Summerland, scoprirete che oltre a serie tv scadenti, Sara Paxton è davvero brava.
  • Se siete i classici nerd occhialuti attacati al pc (e ai porno) proverete un'empatia pazzesca per Luke, per la sua cotta per la gnocca e per la sua paura.
  • Se siete bionde con la nomea delle svampite, vi innamorerete di Claire, della noia, della voglia di cercare qualcosa sa fare, della grande difficoltà di infilare un sacco nei cassonetti e dell'essere grandi fan di qualcuno che poi ti snobba.




Certo, se guardate il film superficialmente, probabilmente vi annoierà, e lo spegnerete.

Guardatelo bene, e vi scoprirete a titubare prima di aprire le porte.

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