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lunedì 16 novembre 2015

American Horror Story Hotel (Ep. 6 - Room 33)

12:48
Lavoro in un bar, miei amati, non so se ve l'avevo detto. Stamattina entra un cliente di quelli abituali, che conosce la mia passione per un certo tipo di cinema, e se ne esce così: "È inutile guardare i film horror, basta aprire il giornale."
Eh, no, però. Non sono d'accordo. Non mi si può privare dell'unico orrore da cui so per certo di avere scampo.
Per questo su blog non voglio parlare di Parigi. Beirut, di nessuna città piangente. Non ho soluzione, non ho via d'uscita da quello. Voglio parlare solo di orrori da cui mi stacco con facilità estrema, anche se sulle prime mi viene paura al pensiero di dover andare a fare la pipì da sola e allora parlo apposta a voce alta con mio fratello così mi calmo. La paura vera non la so gestire. Guardo le persone che amo, ci parlo, le stringo, ringrazio di averle ancora qui con me. Poi tremo di nascosto al pensiero di perderle, perché vivo in un mondo in cui ogni giorno ho un po' più paura del giorno prima.
Mi dispiace soltanto per tutto il dolore.

E allora, siccome ho paura, e siccome mi dispiace, mi concedo un po' di quella fibrillazione che ti danno i brividi finti. E allora, American Horror Story.

Anche questa settimana le cose in questione invece che iniziare a sistemarsi e a diminuire di numero sono cresciute. Di nuovo. Mi pare di non riuscire nemmeno più a capire quante cose ci sono in ballo. Proviamo a fare ordine:


  • Liz Taylor: la scorsa settimana l'abbiamo vista venire al mondo, questa volta la vediamo innamorata, in modo assolutamente inaspettato. Di Tristan, sta povera scema. Ma è innamorata sul serio, perché gli ha regalato i suoi libri preferiti. Se anche voi siete feticisti della narrativa, sapete quanto arduo sia condividere. Deve amarlo davvero, sto modello belloccio che però non sia mai a chiamarlo gay. Lui è ETERO, va bene? Più lo dite forte più è vero. Insomma, si amano, ma Tristan è l'amante della Contessa, e in quanto tale verrà punito per il tradimento, dopo una scena francamente commovente in cui Liz si apre con lei, in una resa totale, ai sentimenti e alla sua dipendenza dalla Contessa. Mi si è spezzato il cuore, lo sapevo che volere così bene a O'Hare sarebbe stato nocivo. Gli voglio ancora più bene, nonostante la ben poco goduriosa visione delle sue coscette striminzite.
  • Holden e Mommy: non ti voglio più bene, Chloe. Ora, io non sono madre, però comprendo che ci possano essere delle preferenze. Non lo sopporto (sono la figlia non favorita, comprendetemi), ma lo comprendo. Ma non si può neanche guardare con quello sguardo gelido la propria bambina che sta vivendo un periodo così confuso. Famiglia a pezzi, padre che sta bene ma non benissimo, fratello scomparso o forse no...sta creatura non ha nessuno a cui appoggiarsi e mi fa una tenerezza infinita. 
  • Contessa e soldi: non è che mi sia molto chiaro a cosa le servano effettivamente, i soldi che intende spulciare al marito che è gay però ama le donne. Qua abbiamo un problema con la sessualità delle persone o se non altro c'è un concetto di apertura mentale tale da superare persino la mia, di cui mi sono sempre fatta vanto. Nessuno che abbia un'idea chiara su cosa ama o no. Nemmeno uno che dica beatamente di essere bisessuale per esempio, no no, tutti vanno con tutti e nessuno è gay. Avanti così. Non paghi di tutto ciò, le diamo un figlio. Ignorato fino ad oggi, nella camera 33 vive una piccola creatura mostruosa dal gradevolissimo nome dal sapore molto british - Bartoholomew. Mi aspetto grandi cose da te, piccolino.
  • Ramona, Donovan e Kathy Bates: Ramona inumana, talmente accecata dal dolore che potrebbe far fuori la qualunque pur di ferire la Contessa. Donovan e la sua mammina più clementi, ma non dubito che i bimbi moriranno comunque, Holden compreso immagino. Chi la tiene poi la Sevigny. 
Ignorata la Paulson, che non ho mica tanto capito alla fine della fiera a cosa serva. Non fraintendetemi, è bellissimabravissimaamatissima, ma devo inserirla di più nel contesto. Il caso dei dieci comandamenti è un attimino in stand by, cosa che comprendo perché se parli di millemila cose ogni volta devi fare 3 ore e 20 di episodio, io non c'ho tempo poi. 
Mi disturba un po' di più che siano stati messi in coda anche i bimbi vampiri, non vedo l'ora di vedere la strage!
Ditemi che anche voi, come Vincenzo, avete in mente piani e possibili risoluzioni, facciamo i complottisti insieme. 

venerdì 6 novembre 2015

American Horror Story Hotel (Ep. 04-05)

17:15
Siete sempre distratti, voi.
Non l'avete visto che la scorsa settimana non si è parlato di AHS?
Non agitatevi, dai, ne parliamo adesso. Di DUE episodi insieme, è come se vi stessi facendo un regalo di Natale in anticipo, vah che bene che vi voglio.

Finalmente è successo qualcosa alla Sevigny! Ti aspettavo, my dear, ero qui che fremevo nell'attesa di vederti fare qualcosa di sbagliato, e che quel qualcosa fosse legato al piccolo col morbillo era cristallino.
(Mi ripeto che non si sa mai: se non vaccinate i vostri bambini siete dei primati. Ciao.)
Così come era chiaro che questo qualcosa sarebbe stato causato dal tuo Holden, il tuo amatissimo Holden.
Solo che, autori? Scarlett dove me l'avete lasciata mentre la sconsiderata madre mandava a quel paese la sua umanità per stare vicino al figlio perduto, per poi distruggere un'altra famiglia dato che ormai diventar vampiri pare essere diventata una moda? Siamo finiti in Twilight?
Qui ti volevo, Chloe, e qui sei arrivata.
Un abbraccione.

Il mio tono è ironico, ma in realtà questa stagione mi piace sempre di più, episodio dopo episodio. I signori che ci regalano AHS ci hanno abituato a tonnellate di carne al fuoco e non si smentiscono nemmeno stavolta, sovrapponendo varie sottotrame che diventano di volta in volta più articolate, nessun gesto rimane senza conseguenze. Combini un disastro presa dalla fretta del voler risolvere una situazione tragica (bambino morente per genitori coglioni) e questo crea altre situazioni spiacevoli. Da cosa nasce cosa, la vicenda non resta mai lineare, come un albero parte da un unico tronco che però si sviluppa in numerosi rami separati tra loro, che a loro volta si dirameranno in rami più piccoli. Non vedo l'ora di scoprire quali sono le radici di questa pianta, le origini, ciò che dà linfa e risoluzione a questa stagione che mi sta prendendo come non mi succedeva da un po'.

NON VEDEVO L'ORA che si desse il giusto spazio a quello splendore di Liz Taylor. Vorrei mi seguiste su Twitter, per vedere quanto dopo ogni puntata io debba ribadire che Denis O'Hare è un figo pazzesco ed è il mio preferito, lo amo tanto, amo quell'eyeliner egizio e quei vestiti lunghissimi, ma soprattutto ho amato fino agli applausi quel 'It's Paco Rabanne!'. Ho peraltro amato moltissimo il suo discorso sullo scoprirsi transessuale, sull'uscire in corridoio finalmente negli abiti giusti e nel sentirsi nudo, perché stava mostrando al mondo per la prima volta il vero sè stesso. È così che ci si sente, no, quando ci si espone completamente? Nudi, fragili.
Trovo che il modo di trattare le tematiche LGBT di quelli di American Horror Story sia sempre incredibilmente appropriato e interessante.

Il detective mi risulta ancora un po' ostico, non riesco a comprendere se c'è o ci fa, e quello che mi dispiace è che nemmeno mi importa, a differenza di quella Sally che rimane un grosso mistero ma molto, molto più interessante. Continuo ad essere curiosa a proposito della questione del killer dei 10 comandamenti e a proprosito di come la faranno concludere, ma lui proprio non mi intriga.

Come ha smesso di intrigarmi La Contessa, che era perfetta finché faceva la poser trash queen, statica e 'maestosa', ma da quando ha iniziato a parlarmi me ne frega sempre meno. La questione del denaro è stata appena accennata e poi mollata lì, vedremo come si riprenderà.

Molto carina la scena della cena dei serial killer, anche se credo avrebbero potuto trarne un po' di più. Rimane il fatto che Peter con sta voce mi si sta arrampicando su per una braga (non so se si dice in tutta Italia, in Cremonese vuol dire che mi sta rompendo le scatoline) e che mi si presentasse il signor March in persona giuro che mi farei ammazzare ma solo dopo averlo privato delle corde vocali.

Complessivamente, signori, questa mi pare una Signora Stagione. Darren Criss è stata una comparsata adorabile, chissà che in qualche modo torni.
Sento un po' la mancanza della Roberts, però, voi che dite?
Della Farmiga no, anche se conto di passare a salutarla quanto prima in The Final Girls.

Vi sta piacendo sta stagione, sì? E come potrebbe essere altrimenti?

venerdì 23 ottobre 2015

American Horror Story Hotel (Ep. 3 - Mommy)

11:46
In ritardo di un giorno causa gita ad Expo con le mie persone preferite, torniamo a parlare della nostra causa di gioia e dannazione.

Oggi un po' più dannazione.
Per la prima volta dall'inizio della stagione sono state più le cose che non mi sono piaciute che il contrario.
Mi intriga la questione del caso da risolvere, i comandamenti (che compaiono anche nei titoli di testa), la connessione che chiaramente c'è tra l'Hotel e il lavoro del detective. Le è dato uno spazio decisamente ridotto, però, una scena per puntata tanto per ricordarci che stiamo andando in quella direzione lì. La vorrei un po' più articolata, per cui confido che miglioreremo nel corso degli episodi.
Però sto detective amici miei, che pigna nel sedere. Non mi ricordo nemmeno il nome, per dire quanto mi ha colpito. Non riesco bene a comprendere se è un personaggio volutamente mediocre o se ci hanno provato a dargli intensità e invece non gli è riuscito. Prima vuole arrestare la Sally (sempre grandiosa, ve lo dirò ogni volta che la Paulson è la mia preferita), poi siccome lei (che evidentemente ha capito sto detective meglio di me) gli infila la mano nelle mutande lui ci ripensa, poi arriva la Sevigny che lo vuole mollare e lui 'no amore resta sto diventando matto vedo la gente morta, e poi non mi mollare perché ti amo un casino'. Non lo so, con lui mi serve tempo, ma so già che l'attore non mi piace.

Il caso di questo bambino col morbillo cosa è stato? Un intervallo? Si allargherà in qualcosa di più importante? Chi lo sa, nel dubbio ribadisco che i miei figli verranno vaccinati anche contro l'otite, vaccinate i bambini e non rompete il cazzo con affermazioni grilline prive di fondamento scientifico. (Perdonate il francese, certi argomenti tirano fuori il peggio)
Restando in ambito infanzia, all'altezza della terza puntata tutti hanno visto Holden. E mò? Come andiamo avanti con sto vampirello?
DI certo, parlando di figli, questo episodio è stato abbastanza doloroso. Per la Bates, che sta combattendo contro il mulino a vento dell'odio di suo figlio, che gli impedisce di ascoltarla, di provare anche solo a sentire quello che ha da dire. La odia punto, ma finisce per redimersi quando si rende conto che senza di lei non ha un cavolo di niente, scena fondamentale nel nostro percorso di comprensione di quale gigantesca merda questo Donovan sia. Visione parziale, eh, magari nel corso del tempo scopriremo che aveva ragione lui e che lei davvero è stata un incubo di madre e che lui alla fine si è redento perché è un angelo di omino, ma al momento lo odio, nonostante siamo chiaramente di fronte ad uno dei volti più belli che io abbia mai visto.
Abbiamo poi, appunto, la questione della famiglia del piccolo Holden, del dolore così chiaramente espresso di una madre che ha perso il figlio prediletto, l'amore più grande che potesse provare. Il tempo non ha lenito alcunché, alla Sevigny. Ormai la famiglia è in pezzi, per motivi che al momento non riesco bene a figurarmi. Ma io non ho mai perduto un figlio, per cui su questioni così delicate non mi esprimo troppo a lungo. La famiglia è in pezzi, dicevamo, ma Holden è 'vivo', lo hanno visto tutti quanti, per cui vedremo come si concluderà. Quel che è certo è che non lo vedranno mai crescere, avere una vita da adulto, creare la sua famiglia. Ma sono almeno curiosa di sapere se se lo porteranno a casa.

Naomi Campbell non mi piace. Non mi è mai piaciuta come personaggio famoso, non l'ho mai trovata una delle donne più belle del mondo e per concludere come attrice mi piace ancora meno. Discorso chiuso, archiviamola. Ma poi questa si lava la faccia con i capelli sciolti, di cosa stiamo parlando. Speravo ce ne fossimo liberati ora e per sempre, invece no, bloccata al Cortez pure lei. Ma perché? Cosa ce ne facciamo? Dove la mettiamo ora questa?
Chiarito il fatto (detto proprio palese da Sally, mica me lo sono sognata) che quelli rimangono lì perché hanno qualcosa in sospeso (enorme e gradita citazione di un grandissimo e fondamentale classico del cinema di fantasmi, Casper), cosa avrà mai avuto questa in sospeso in sto Hotel che ci è stata manco 72 ore? Temo, con mio enorme disappunto, che lo scopriremo.

La Contessa mi sta perdendo un po' di quel fascino trash che aveva avuto nelle prime puntate, e credo che la colpa sia da attribuirsi un po' al fatto che ultimamente parla un po' troppo, e sto trucchetto del portarsi a letto chiunque per trasformarlo alla lunga un po' stanca. Almeno stavolta abbiamo tirato in ballo i big money, vero grande motore dell'universo conosciuto.

Spero di uscirne più entusiasta la settimana prossima!

venerdì 16 ottobre 2015

American Horror Story Hotel (Ep. 2 - Chutes and Ladders)

10:19
LO DICO ORA MA VALE PER TUTTA LA SERIE, CI SARANNO SPOILER CHE SE FOSSI IN VOI EVITEREI.


HABEMUS FINN WITTROCK!

Dandy è tornato, accolto da cori festanti e manifestazioni di amore mai terminato da parte della folla femminile che ancora lo ricorda come il personaggio bomba di Freak Show.

Torniamo al Cortez per il secondo episodio, che aspettavo con ansia dopo che il primo mi aveva colpito come un schiaffetto di quelli dati per ridicolizzare al suono di 'Pensavi sarei stato una merda, eh?'
È andata bene anche questa settimana, intanto per il ritorno in scena del sopracitato Wittrock, che nella scorsa stagione aveva vinto il premio di mio personaggio preferito, e che questa volta non sembra essere da meno. Modello strafatto e provocatorio che viene scelto dalla nostra amica Gaga per essere trasformato in vampiro. Ecco, con questo episodio si è chiarito che parliamo proprio di vampiri quelli veri, non delle macchiette che gli vogliono assomigliare, nè magari pazzi miliardari cannibali. No no, son proprio vampiri, ce lo hanno detto più o meno a chiare lettere e a noi sta bene così.  Spero che la sua 'evoluzione' non si concluda qui.

Restiamo su Gaga e parliamone con calma, visto che è così chiacchierata. Il suo ingresso nel cast, accolto da polemicone varie ed eventuali come il peggior festival di Sanremo, a me aveva lasciato piuttosto indifferente. Appurato che la musica che fa non rientra propriamente in quello che definirei il mio genere, lei come personaggio non mi è mai dispiaciuta. Provocatoria fino all'eccesso, ma non è che mi disturbasse come quella povera cretina di Miley Cyrus che davvero non la posso vedere.
Qui continua a fare quello che le riesce meglio.
È perfettamente statuaria (che sia alta 1 e 20 è un dettaglio, cercate di capire le mie scelte lessicali che ho il vocabolario di una 12enne), con la schiena tutta bloccata e il collo di traverso per sembrare più alta, incredibilmente scenica in tutto quello che fa, riesce quasi a sembrar bella. Il fatto che non cambi mai espressione in questo caso è tanto perfetto quanto lo era la faccia di quel bamboccione di Ben Affleck in Gone Girl. Parla poco e dice solo cose molto 'liriche' (di nuovo, considerate la pochezza di vocabolario) tipo 'Lo facciamo per la caccia.'.
Questo richiede il ruolo e a lei viene da dio, non sono sicura di voler sapere se le viene così bene perché ha capito esattamente cosa fare o se è perché abbaia anziché recitare, ma nemmeno mi interessa saperlo, per ora.
Poi immagino che siamo tutti d'accordo nel dire che è lei la moglie di quel sano di mente di March, giusto?


Detto ciò, come prosegue la vicenda?
Mah, è sempre tutto un gran bordello. La carne al fuoco non è tanta, è TANTISSIMA. Intanto abbiamo il nostro amico poliziotto che ora vive al Cortez, incrocia qualcosa di identico al figlio scomparso e lo segue disperato senza nemmeno riflettere sul fatto che dopo anni il figlio sarebbe se non altro dovuto essere un po' più alto. Ma io in effetti non ho idea di cosa una perdita del genere faccia alla testa di un uomo per cui non dirò altro.
Il vero colpo da gran bastardi è stato mostrare il giovane Holden (perdonatemi) alla sorella. Sarà che (maledetta Rowling ovunque tu sia) sono particolarmente sensibile al tema dei gemelli che perdono la propria metà, quando ho visto lo sguardo della bimba guardare il proprio riflesso non cresciuto nella piccola bara di vetro mi sono sentita morire. E chiaramente la madre non le crede. Ma vorrei bene vedere, non è stata lei a rincorrere un ricordo per il corridoio di un hotel.
Questa sottotrama mi intriga particolarmente, questa dei bambini rapiti e traformati in vampiri è interessante.

Sono ancora confusa sulla mia Bates, invece. E anche sulla Hypodermic Sally, che non ho capito cosa siano, quale delle due sia viva o meno (beh, no, spè, la Paulson è morta di certo), cosa ci facciano ancora lì e soprattutto, vista la recente rottura, che fine faranno fare a Matt Bomer. La cosa certa è che quelle due lì sono due bestione di bravura e le amo appassionatamente, quei denti frantumati mi hanno fatto venir voglia di nutrirmi solo a minestrina e smoothies per non rovinare quelli che mi porto in giro io.
E sì, continuo ad amare O'Hare. Ha una gestualità incredibile e ne vado pazza.


È presto per dirlo, dopo solo due episodi, e la mia cotta al momento mi impedisce di essere lucida, ma secondo me abbiamo di fronte una di quelle stagioni GROSSE.
Vi sta piacendo? Ne parliamo? Ci disperiamo insieme fino alla settimana prossima?



giovedì 8 ottobre 2015

American Horror Story: Hotel (Ep. 01 - Check In)

18:07

Grandissimo regalo di compleanno che la FX mi ha fatto quest'anno: il ritorno di AHS, proprio il giorno in cui compio il quarto di secolo.
Lacrime di gioia, commozione e grandi abbracci precedono la visione del primo episodio, che non poteva che chiamarsi Check In, data l'ambientazione.

(Ve lo ricordate vero che io con le serie tv ho parametri di giudizio completamente diversi rispetto ai film, vero? Che sono molto più magnanima, che con loro cerco solo intrattenimento puro e semplice? Tenetelo a mente lungo tutta la durata di questa ''''''rubrica''''')

Con che aspettative parto? GIGANTI.
Lo so che mi hanno spesso delusa e sconfortata, quelli di American Horror Story, ma se vuoi veramente bene a qualcuno gli perdoni anche gli errori, grazie allo splendore di quell'Asylum che ancora mi brilla nel cuore.

Sono al minuto 17 di visione e già avrei voluto fermarmi almeno 6 o 7 volte per fare un commento a caldo su quanto questo episodio mi sia piaciuto, mi trattengo il tanto che basta per concludere quest ora e darvi un giudizio complessivo, ma sappiate che farlo è dura.
Ci risentiamo a fine visione.

È colpo di fulmine amici blogger, non c'è speranza.

Intanto, di cosa si parla per questa stagione.
Siamo in un hotel, e fin qui era chiaro a tutti. L'hotel in questione si chiama Cortez, così possiamo dare un nome alle cose di cui parliamo. Al Cortez (che è bello bellissimo stupendo) succedono un sacco (e intendo proprio UN SACCO) di cose assurde. E dicendo assurde do per assodato che voi comprendiate orribili tremende sconvolgenti da incubo.
Tutto qui.
Ah no, c'è un detective che ci va a vivere dentro.

Com'è andato questo check in?
È andato BENE.
Dopo i primi minuti, che peccano di un minimo di eccesso di grandangolo di cui però a me in fondo importa poco più di niente, già volevo ballare la salsa e dedicarla alla mia coppia del cuore, Murphy e Falchuk. Si inizia con una rapida visione della città, moderna e rumorosa, che si conclude nel momento in cui due biondissime turiste varcano la soglia del Cortez, che niente ha che vedere con la città in cui si trova, nè con l'epoca in cui la serie è ambientata (i giorni nostri). Il Cortez è anacronistico, vintage, silenzioso. Ed è rosso. ROSSO. Mi sono sentita a casa, guardate l'immagine sopra e ditemi che non ci sta benissimo con il mio blog, siamo fatti per amarci io e AHS. Ti trascina in un'altra epoca, in un'altra dimensione, e io ci sto comodissima.

È sempre bellissimo, alla prima puntata di una stagione del nostro amatissimo telefilm, vedere cosa saranno stavolta i soliti volti noti. La Bates, paladina del mio cuore, è finita di nuovo a fare la mamma preoccupata per il figlio difficile, ma non sento il peso della ripetitività con la stagione precedente, per ora. Mi è dispiaciuto vedere la Sevigny relegata al ruolo di mogliettina del poliziotto, ma conto in una sua riscossa con le puntate, l'avevo amata alla follia in Asylum. Sarah Paulson CIAO, mi sta conquistando ogni stagione di più. Potrei ammettere o forse no che avevo a malapena riconosciuto Denis O'Hare, ma anche questo ci importa poco perché, insomma, LIZ TAYLOR. È già il mio preferito della stagione, non c'è guerra. Attendo la Roberts che nel frattempo sto adorando in Scream Queens, se volete poi facciamo due chiacchiere anche su quello. Diamo anche un caloroso benvenuto a Matt Boner che è un piacere per lo sguardo. Per quanto riguarda Gaga sono combattuta, mi aveva stuzzicato parecchio l'idea della sua presenza, e il suo personaggio ad ora mi piace, è il motivo per cui mi piace che mi urta un po'. È chiaro che abbiamo di fronte il personaggio che sarebbe stato di Jessica amoremio Lange, per cui Gaga non se l'è cavata male ma Jessica non si tocca e mi dispiace che non ci sia.


Per ora sono molto intrigata. Ci ho visto Shining, Saw, magari anche molta altra bella gente. La carne buttata al fuoco è parecchia, abbastanza da tenermi viva la voglia di proseguire, cosa che per me vale tantissimo perché abbandono serie tv come principale attività sportiva.
VI PREGO non deludetemi stavolta perché potrei soffrire come mai prima.

Ci aggiorniamo la prossima settimana, you dumb swedish meatball.
Non vedo l'ora.

lunedì 13 luglio 2015

Tratto da un racconto di Stephen King - I mainstream (parte I)

13:58
C'è una specie di legge non scritta che aleggia nell'aria che dice che l'omino bizzarro del Maine può piacervi oppure no, ma uno di questi film lo avete necessariamente visto. Che vi piaccia l'horror o meno.
(Anche perché definire il signor King solo un autore di genere è altamente ingiusto e irrispettoso.)

It, 1990, Tommy Lee Wallace


Vediamo se indovino cosa è successo nelle vostre vite?
Grossomodo intorno agli 8-10 anni avete visto It. Tutti. E tutti giù a ridere, MA NON FA PAURA! Ahahah, tutti i bambini dell'universo che guardano It e dicono che non hanno avuto paura.
Conseguenza, a 30 anni tutti che hanno paura dei pagliacci.
Ah, ma It non faceva paura.
Effettivamente, rivisto oggi, magari con qualche annetto in più sul groppone, paura non la fa.
Ma, francamente, chissenefrega.
Sarà un prodottino mediocre (e va bene, va bene, lo è), sarà una mezza pippetta nei confronti del romanzone da cui è tratto (e lo è, di nuovo), ma è IT! E' l'infanzia, le guerre tra bande rivali, una riunione di sfigatelli ante Glee Club, è divertente. Ad un occhio oggettivo, cosa che il mio non è, potrebbe anche fare piuttosto pena rivisto adesso, va riconosciuto. E' anche lungo come la Quaresima per cui se non gli volete bene evitate di buttarvici perché potreste vederlo come tempo perso.
Ma è IT, quello lì è il mio amatissimo e straordinario Tim Curry, il resto non ha importanza. 192 minuti da re assoluto della scena, anche quando non era presente.
Rimane e rimarrà sempre un cult assoluto, nonostante i milioni di difetti tra cui non ultimo il fatto che il sopracitato Pennywise sia l'unico in grado di recitare. Occupa un posto nel cuore che è ben preciso e tutto suo. Il solo fatto che si stia pensando e lavorando ad un remake mi spezza il cuore. Lo so che con ogni probabilità ne uscirà un lavoro migliore, ma dall'alto della mia maturità mi ci oppongo a prescindere.
Tanto Tim Curry non lo supera nessuno, STACCE.

The mist, 2007, Frank Marabont


Scheletri è la mia raccolta preferita di racconti di King. Forse anche il suo libro che amo di più (forse, perché come cavolo si fa a scegliere?).
La nebbia è, appunto, uno dei racconti da Scheletri.
Si parla di un tot di persone che restano chiuse in un supermercato perché lì fuori si è sviluppata una densa e fittissima nebbia che pare essere popolata da creature niente affatto amichevoli.
Ascoltate una cretina e fate come vi dico: se non avete visto The mist vedetelo adesso. Anche se avete letto il racconto, e pensate che il film non possa darvi niente di più, regalatevi la visione di questo film davvero molto bello, perchè il suo finale (se non ve l'hanno spoilerato in precedenza, in quel caso non vale) vi lascerà in pezzi.
Un monster movie interessante, che riesce ad esserlo anche per me che non sono troppo fan del sottogenere. Forse perché i monster che stanno fuori hanno quasi il ruolo del pretesto in confronto ai monster che stanno dentro. Ma togliamo pure il quasi. Umanità in pericolo, per cui la sopravvivenza viene prima di qualsiasi altra cosa. Molto, molto comprensibile, ma tremendo. Alcuni dei momenti più angoscianti della pellicola sono proprio dati dagli atteggiamenti delle persone. Tenete sotto controllo la signora Carmody, segnatevi il nome.
Tremendo, dicevamo. Ma rimane comunque niente in confronto al finalone. Finalone che, come una ciliegina su quella torta avvelenata dal terrore che ci pervade, ci conduce verso una totale e disarmante disperazione.
Un film incredibile.

Misery non deve morire, 1990, Rob Reiner


Anno Domini 2013.
Viene diffusa la notizia che tale Kathy Bates farà parte del cast della nota serie tv American Horror Story.
Il popolo accoglie la notizia con feste in piazza, manifestazioni di giubilo, parate con carri festosi e lancio di coriandoli colorati agli angoli delle strade.
O almeno, nella mia mente è andata proprio così.
Perché Kathy è, e sarà sempre, quella folle sconsiderata di Annie.
Annie che ancora oggi mi fa una paura pazzesca.
Passo indietro per quelle due anime che non sanno chi Annie sia.
Annie (poi il suo nome non lo scriviamo più) è un'infermiera che salva da un incidente stradale il famoso scrittore Paul Sheldon. Mentre gli presta assistenza, scopre che quel folle vuole far morire, nel suo ultimo romanzo, Misery, che altri non è che l'eroina del cuore di Annie. Lei non prende la notizia proprio bene, per cui prova a fargli cambiare idea.
Se non avete visto Misery siete proprio sul blog sbagliato.
Se già il romanzo è una specie di miscela tossica di tensione e scene molto interessanti anche belle toste, il film è quasi (quasi) su un livello superiore. Reiner ha scelto di eliminare quasi (QUASI) completamente la violenza fisica e visibile ed ha fatto un gran bene, perché è talmente efficace lo sguardo della meravigliosa Bates che non serviva altro. Potrei quasi dire che il film si reggerebbe in piedi anche se fosse orribile e avesse come carta vincente solo quegli occhi.
Perchè la follia spaventa. Perché quando una persona fa un gesto sbagliato, ci si appella alla logica. Si spiega cosa sarebbe stato giusto fare. Ma la logica va del tutto in panne quando siamo di fronte ad uno squilibrio. E lei è talmente brava, talmente verosimile, talmente intensa, che lascia spiazzati. Non puoi spiegarle che non si tengono ostaggio gli scrittori, è ovvio per noi che Misery è solo un personaggio fittizio. E' logico. Non per lei.
Il suo passare dall'affabilità (quello lì è il suo scrittore preferito! E sta male! Si prenderà cura di lui.) al tono minaccioso quasi a passo di danza è da applausi.
Come lo è tutto il film.

(No, i film più famosi non sono tutti qui. Stay tuned!)

lunedì 29 settembre 2014

Aspettando AHS Freak Show: Freaks

16:58
(1932, Tod Browning)


Il 7 ottobre è il mio compleanno.
Il giorno dopo c'è la premiere di American Horror Story: Freak Show.

E da queste parti non crediamo alle coincidenze.

Io non ve lo dico nemmeno quanto sto in fissa per questa nuova stagione.
'Na malattia.

Il C I R C O.
Se non facessero un buon lavoro non li perdonerei mai. (Anche se, sinceramente, non mi hanno mai completamente delusa)
Mi hanno già conquistata.
Sono bastati 20 teaser trailer.
Che trovate qui.

Siccome bisogna arrivare preparati, tutti i miei post fino a quel giorno felice saranno sul circo.
O meglio, sugli horror che ruotano intorno al circo.
Il che rappresenta la fusione tra due delle cose che mi affascinano di più al mondo.
Quando si tratta di circo io non capisco più niente. Ritorno bambina in un secondo. Mi attrae in maniera assoluta, dai costumi, ai talenti, agli animali (discorso controverso, lo so), ogni cosa. Un mondo così lontano dal mio, che sono così sedentaria e tradizionalista e assolutamente imbranatissima a fare qualsiasi cosa comprenda l'agilità del corpo, che non può che esercitare su di me un fascino magnetico.
E chiaramente sì, il Circo de los horrores me lo sono persa.

Da quale film potevo iniziare, se non dal re magno, dal capostipite, dal dio incontrastato, dal sovrano amatissimo di tutti gli horror circensi?

Protagonista di Freaks è Hans, persona affetta da nanismo che si innamora perdutamente della trapezista Cleopatra, la quale invece è intenzionata a sfruttarlo solo per il patrimonio da lui ereditato.

Una volta terminato il film, la prima cosa che mi è venuto spontaneo fare è stata cercare delle informazioni sugli attori. Ho letto che Hans e Frida erano fratelli, che Josephine Joseph (la persona per metà di genere femminile e metà maschile) si è sempre dichiarata (dichiaratA in quanto personA, non saprei che genere attribuirgli per parlarne) ermafrodita, ma che non esistono prove a conferma di questa affermazione, ho letto che l'uomo bruco era molto colto.
Ma tra tutte queste informazioni francamente poco importanti, quella che più mi ha colpito è una, ed è in comune per tutti i freak. 
Quelli del film sono i loro veri nomi.
Le gemelle siamesi si chiamano davvero Daisy e Violet. Josephine Joseph è il nome con cui l'ermafrodita si faceva chiamare abitualmente. Il ragazzo senza gambe era davvero Johnny e
Schlitzie interpretava se stesso.
E tutti loro, tutti, lavoravano realmente nei freakshow.

E la consapevolezza di quello che avevo appena visto mi ha preso come uno schiaffo in viso.
Non abbiamo visto un film.
Per quanto si parli di finzione, per quanto la trama sia stata inventata per crearci una storia, noi abbiamo visto persone REALI riportare su uno schermo quella che davvero era la loro vita.
Perché DAVVERO queste persone venivano guardate nei circhi, puntate a dito, davvero suscitavano reazioni di orrore e disgusto.
Perché DAVVERO esistevano i freakshow.


Sapete, è facile parlarne oggi.
Abbiamo una consapevolezza diversa, una cultura diversa, una società diversa.
Ci piace definirci evoluti, saggi, aperti.
Oggi la chiameremmo disabilità.
Ma comunque continuiamo ad utilizzare un termine che rende automaticamente queste persone diverse. Ancora oggi le mamme che scelgono di portare avanti una gravidanza una volta conosciuta una disabilità nel feto vengono guardate dalle altre come 'Che brava donna, ma come farà? Ma che vita gli darà?'.
Hans e Frida erano fratelli. Figli di una stessa madre che ha dovuto crescere più figli disabili nello stesso momento. Figli di un tempo in cui l'aborto non era possibile, e avere figli con dei problemi non era una scelta.
Oggi lo è, eccome.
E sia chiaro che con questo non mi dichiaro antiabortista, anzi.
Sto solo riflettendo a 'voce alta' su quello che siamo oggi rispetto a quello che eravamo 80 anni fa.

Mi fermo poi a pensare ad un altro aspetto.
Io ho la fortuna di essere nata in salute, senza malattie che mi deformassero.
E già così il pensiero di espormi in un film, o anche solo il pensiero di partecipare ad una trasmissione televisiva, o anche solo di parlare a voce troppo alta in un locale e far girare le persone, mi angoscia.
Questione di carattere, certo.
Ma, proprio per il mio carattere, mi chiedo: cosa ha spinto queste persone a partecipare ad un progetto come quello di Freaks?
Ok, erano tutti abituati per via delle loro partecipazioni ai vari circhi, ma cosa ti porta a esporti così?
Erano consapevoli della volontà di critica sociale del regista?
Volevano mandare un messaggio?
O, semplicemente, sognavano una carriera come attori?
Alcuni di loro, il già citato Schlitzie, per esempio, pare avessero anche un grave ritardo mentale.
Quindi mi chiedo: com'è successo? Come si sono trovati tutti lì?
Perché una persona con una problematica tanto grave è stata sottoposta a questo?
Ho mille domande, davvero.
Magari sono stati tutti trattati con i guanti, badate bene che la mia non vuole essere un'accusa.


Ma la cosa che rende questo film GRANDE, lo sapete qual'è?
Che i freaks possono essere cattivi.
Browning non si nasconde dietro un misero velo di compassione, e soprattutto non nasconde loro. (Ma nemmeno li espone come fenomeni da baraccone, appunto, ci sono e basta)
Gli esseri umani, di qualsiasi colore, forma, genere, possono essere persone meravigliose, generose, pure di cuore.
Oppure possono essere crudeli, vendicative, opportuniste.
Oppure, cosa molto più probabile, possono essere piene di sfumature appartenenti all'una o all'altra caratteristica.
Perché siamo PERSONE.
E quando questo termine diventerà l'unica etichetta di cui ci vestiremo, allora avremo raggiunto l'apertura mentale di cui già ora ci stiamo facendo vanto.
Tod Browning, invece, l'aveva capito 80 anni fa.

E ci ha sbattuto in faccia un film fortissimo (e chissà quanto lo era prima dei tagli violenti della censura) per farcelo capire, senza paura delle conseguenze.
Se ancora oggi il personaggio di colore è sempre il primo a morire nei film, pensate a quanto ha scioccato il mondo quest'uomo più o meno quando sono nati i nostri nonni.

Infine, tornando ad American Horror Story, ho capito finalmente dove hanno preso l'ispirazione per Pepper, che, guarda caso, ritroveremo in Freak Show.






giovedì 10 ottobre 2013

Maripensiero: American Horror Story

15:27
American Horror Story Coven è iniziato.
L'attesa è finita e noi anime lasciate in pena possiamo finalmente ricominciare a godere di quello che sembra essere il miracolo della coppia Murhphy-Falchuk.
La campagna pre-terza stagione è stata straordinaria, con alcuni tra i migliori trailer visti finora, e questo non ha aiutato gli impazienti. Se poi ci aggiungiamo l'ingresso nel cast di Kathy Bates, ciao. Ma ci siamo, rituffiamoci in una delle serie tv migliori di sempre.



Prima però, parliamo delle due stagioni che l'hanno preceduta.

Murder House



Nella prima stagione facciamo la conoscenza della famiglia Harmon: mamma Vivien, marito fedifrago maledetto Ben e figliola Violet, che si trasferiscono in una (straordinariamente bella) casa nuova, luogo di numerosi delitti e morti misteriose. Ne consegue che quando vi si trasferiscono loro, non è che la vita scorra proprio liscia come la seta.

Quindi, fantasmi come se piovessero. Gioia per gli occhi di una Mari che, come vi ho già raccontato millemila volte, ha una vera predilezione per il genere. Ma non sono i fantasmi il fulcro della vicenda, per quando siano belli rilevanti, presentissimi e angoscianti quanto basta. La vicenda ruota intorno ai conflitti umani, personali e interpersonali. Un matrimonio sull'orlo del fallimento, le colpe individuali e la responsabilità dell'altro, per di più con una figlia adolescente abbastanza grande da capire ma non ancora adulta in grado di capire DEL TUTTO. Ci sono quindi persone fragili, già provate dai propri sentimenti che poi si trovano pure la casa infestata. Un piacere.



Poi chiaramente la questione si evolve, perchè pare che questi fantasmi siano molto più 'interattivi' della norma, e se avete visto questa prima stagione sapete esattamente quanto interattivo può essere un fantasma soprattutto se indossa una tutina di lattice, per intenderci.
A questo punto la serie perde un pochino in atmosfera, è come se si fosse fatta l'abitudine ai fantasmi, e comunque la storia comincia a prendere una piega che rende gli ultimi episodi un po' inferiori ai primi, assolutamente incredibili. (Per capirci, è la storia dei gemelli quella che non ho mandato giù, ma immagino l'abbiate capito).

Complessivamente una serie da non perdere, ma aspettate di vedere la seconda.

Asylum



 La casa infestata degli Harmon lascia il posto a Briarcliff, manicomio criminale diretto da suor Jude. In un solo luogo troveremo assassini, pazzi, posseduti, omini verdi, preti ambiziosi, scienziati nazisti, giornaliste lesbiche. . .
Un'accozzaglia?
Ecco, qui sta il 'miracolo' di American Horror Story Coven. C'è una TONNELLATA di carne al fuoco, ma mai che venga un minimo di mal di testa, mai che qualcosa sia lasciato al caso, mai che qualcosa venga lasciato lì nel dimenticatoio. Torna tutto, tutto si sistema e vissero per semre felici e contenti. (See, vi piacerebbe!)



Quello che rende la seconda stagione una serie che sta proprio nella grazia di Dio (ragazzi, sto migliorando decisamente con i giochi di parole, sì!), però, non è l'accozzaglia, quanto piuttosto l'incredibile, straordinaria, e metteteci tutti gli aggettivi positivi che conoscete, caratterizzazione dei personaggi.
Ragazzi, ce ne fosse uno scritto male, uno. Manco per pietà, tutti una meraviglia. Interessantissimi, pieni di complicazioni, tutti analizzati fino in mondo, tutti messi alla prova dal luogo infernale in cui stanno, è fenomenale.
Tutto ciò è fenomenale.



Se poi ci mettiamo che sono tutti resi incredibilmente da un cast allucinante, capitanato dalla solita fantastica Jessica Large che regala un tocco di grazia a tutte e due le stagioni ma che nella seconda veramenente è illuminata dalla misericordia divina (restando sempre in tema).

E poi la colonna sonora (quella canzoncina in francese continuerà a rovinarmi il sonno), i continui risvolti della vicenda, l'interpretazione di Lily Rabe e quella di Joseph Fiennes. (Ahahahahaahahah, dai che scherzo, non fate quelle facce! Gli hanno appioppato il ruolo PERFETTO!)

Asylum è uno splendore. Una gioia per i nostri occhi stanchi.

Coven
 Vi faccio sapere.

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