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lunedì 25 settembre 2017

Vampires! - I vampiri visti dalla Gente Intelligente

09:45
I registi brillanti sono parecchi, checchè se ne dica sulla crisi del cinema e cose del genere. Di fronte a queste menti illuminate io mi sento sempre una bambina alle prime armi, ma non mi sarei mai perdonata un mese di post senza nominare i Signori del Cinema.




JOHN CARPENTER - Vampires



Non potevo che iniziare dal titolo che dà il nome a questa rassegna. Carpenter è uno di quei registi di cui non parlo mai per soggezione, ho il sospetto servano titoli di studio che non ho conseguito. Vampires è ovviamente lontano dai titoli che mi mettono così in castigo, e se dicessi che mi è piaciuto userei una delle mie solite iperbole. È uno di quei film in cui i vampiri non hanno niente di sessuale nè tantomeno sensuale, non sono eleganti, non sono bellissimi. Sono mostri. In quanto tali, vengono cacciati da alcuni acchiappamostri (tra cui uno dei quindici fratelli Baldwin, tutti identici). Not my cup of tea, decisamente, ma andava visto perché JC vuole così, e noi gli si obbedisce.

NEIL JORDAN (che nel mio cuore sta al pari degli altri Grandi di questo post, insindacabile)

Byzantium



Facciamo che ignorate la scritta dell'immagine qui su? Twilight for grown-ups anche no. È una definizione limitante e anche scorretta. Non che io voglia rientrare nelle categorie di chi urla allo scandalo con Twilight, non cadiamo in facilonerie inutili, è solo che Byzantium è proprio un'altra cosa. Jordan è tornato ai vampiri raccontandoci di due donne, opposte e legatissime. Non sappiamo da subito che rapporto le leghi, sappiamo solo che sono le due perfette facce della stessa medaglia. Clara, il vampiro interpretato da Gemma Arterton, è spudorata e senza paura, vende il suo corpo per mantenersi e sta proteggendo Eleanor da qualcosa che non ci è chiaro fino alla fine.
La Ronan è Eleanor, l'esatto opposto. Tormentata dal segreto della sua condizione, scrive in continuazione la sua storia e la dona al vento, quasi sperando di essere scoperta e forse punita. Vivono insieme in un mondo che non le conosce e sarà proprio l'ingresso di una terza figura tra di loro a far crollare il loro debole castello di carte.
Il film di Jordan parla di sangue, morte, violenza e prostituzione, non ha paura di niente e nessuno come Clara, eppure è allo stesso tempo etereo, sensibile, profondissimo, proprio come la sua Eleanor. Un regista che mangia senza problemi in testa ai suoi contemporanei e due prime donne spettacolari, non ci servebbe altro.
Jordan, però, ha deciso di chiamare a sè anche Caleb Landry Jones e niente, puntando sul fattore Brutti che Piacciono alla Mari mi ha legata a sè per sempre.

Intervista col vampiro


Prima di quella meraviglia di Byzantium, però, Jordan ha preso un libro di Anne Rice e ne ha fatto un film. Uscito un anno dopo il Dracula di Bram Stoker di Coppola, al suo confronto pare un film minimalista. Laddove uno è talmente pieno da essere quasi ridondante, l'altro è leeeeeeento e delicato. Sono stati scelti due attori dal viso finissimo (e che infatti a me non piacciono), che incarnano alla perfezione l'ideale del vampiro che spicca per eleganza e fascino, pieno di attrattiva per le donne. Punto di forza per me una baby Dunst adorabile e brillante, che mangia spudoratamente in testa ai suoi due comprimari dal basso del suo metro e venti scarso.
Film così sono soggettivi, riconosco che la mia opinione possa essere del tutto detestata, ma per me sto film è più bello che bravo. Estetica notevolissima, nel pieno dei miei gusti, ma il contenuto mi ha appasionata molto meno, mi sono annoiata. Byzantium ha una profondità tutta diversa, potendo scegliere prendete lui e godetene.

GEORGE ROMERO - Martin




Giù i cappelli.
Salutate George.
Martin è un giovane disturbato. È un vampiro? Chi può dirlo. Di certo lui è convinto di esserlo e si comporta di conseguenza, pur non avendo alcuna caratteristica dei vampiri convenzionali oltre alla sete di sangue.
Ve lo ricordate, vero, cosa fa Romero quando gira un film?
(L'uso del tempo presente è voluto.)
Prende i mostri e li usa per criticare con violenza chi mostro non è. Sì, stupidi umani, parlo di voi. Martin sfrutta i vampiri - reali o creati da una mente malsana - per mostrarci il bigottismo, la chiusura, il fanatismo della religiosità quando si fa estrema. Le tradizioni familiari folkloristiche, le figure mitologiche, unite ad una grande fragilità, creano il Nosferatu Martin, creduto tale anche dal cugino Cuda (sì, ho dovuto googlare come si scrivesse il nome di questo). Come è spesso accaduto, in film in cui le creature mostruose sono state usate come mezzo per lanciare un messaggio, finisce che i mostri siamo noi.
Martin porta i vampiri qui, ai giorni nostri, nella nostra desolazione, ma è anche uno di quelli che ci mostra come le superstizioni e la fragilità siano gli stessi di un centinaio di anni fa, quando i vampiri sono 'nati'.
È per questo che è così angosciante.

(Da vedere rigorosamente in inglese e da cercarsi col titolo di Martin. Se trovate Wampyr, cercate meglio. Quella versione lì la lasciamo stare).

FRANCIS FORD COPPOLA - Dracula di Bram Stoker



Con questo film nella maniera più assoluta non esistono mezze misure: o si ama appassionatamente, o lo si detesta con forza. Io, contro ogni previsione, lo amo.
A me piacciono i film dalle immagini minimal e le inquadrature giganti ma quasi vuote, con giusto un paesaggio notevole e solo pochi elementi in scena.
Dracula di Bram Stoker è lontano anni luce da tutto ciò, è quasi arrogantemente barocco, ridondante, ampolloso, e tutti quegli aggettivi simili per dire che qualcosa è tanto.
Insieme agli altri tanto, però, bisogna anche metterci il tanto bello. In mezzo alla montagna di immagini di cui ci bombarda, riesce quasi a rallentare quando si tratta dell'amore tra il Conte e Mina. È Cinema completamente fuori dai miei gusti che per qualche motivo mi ha presa e cullata con il suo vorticare frenetico e irresistibile, e mi ha ricordato che la comfort zone è inutile, un concetto ormai superato. Godiamo di quello che ci piace a prescindere da quello che sentiamo più o meno nostro.

martedì 5 settembre 2017

George Romero Day - Il giorno degli zombi

15:41
C'era una volta George Romero.
C'era, e oggi non c'è più. Ci ha salutati a luglio. Lui e la sua deliziosa faccetta andavano commemorati, e quando con gli altri blogger ci si è organizzati per questa giornata non mi sono tirata indietro.
Pausa ai vampiri, quindi, per oggi.
C'è un Maestro da omaggiare.



Il giorno degli zombi narra di un mondo completamente in rovina. Non abbiamo assistito all'apocalisse z, ne vediamo solo le conseguenze. Gli zombie sono ormai padroni del mondo e i pochi umani superstiti vivono sottoterra. Conosciamo gli abitanti di una base militare, in cui un gruppo di scienziati, con l'aiuto di alcuni militari, sta lavorando sulla possibile soluzione al problema dei ritornanti.


Per questa recensione commemorativa avrei potuto scegliere La notte dei morti viventi. Sarebbe stato facilissimo perché sarebbe stato niente più che un altarino di parole ad uno dei miei film preferiti di sempre. La cattiveria del finale de La notte, però, è stata presa, dilatata un po', aggiustata qua e là, e messa ne Il giorno degli zombi. 
Davvero, se è una brutta giornata, se non vi sentite benissimo, se avete perso la fiducia, guardate altro per l'amor di dio che non voglio avervi sulla coscienza.  Perché il terzo film del ciclo degli zombi è di un pessimismo estremo. Non pensate che vi siano segnali di miglioramento, di speranza, di happy ending. Non c'è NIENTE, NIENTE di positivo in questo film maledetto. Non un momento di respiro, di leggerezza (e quelli che ci sono, brevissimi, sono di un'amarezza spaventosa), mai uno spiraglio di luce. Il mondo è perduto e noi con lui.

I due grandi mondi ritratti nel film ne escono annientati. La scienza, che diventa ossessione, non guarda più in faccia nessuno, si fa beffe di qualsiasi etica e punta dritta all'obiettivo, regalandoci con il personaggio di Bub una delle scene più strazianti mai viste in un film sui ritornanti. Se però è chiaro che gli uomini di scienza ci vengono comunque presentati come 'i buoni' (ammesso che simile scemenza esista), per i militari davvero non c'è pietà. Sono barbari, sporchi, malvagi, egoisti fascistelli con un chiaro microcefalo, un po' troppa patata in testa per il contesto in cui sono e ben poco rispetto per il prossimo. Avesse potuto avrebbe diretto il film con ACAB scritto in fronte col sangue finto.

Estremo, di un gore notevolissimo che non lascia indifferenti, con un inizio storico e una posizione precisissima e nessuna paura di urlarla al mondo, Il giorno degli zombi mi pareva il modo migliore per salutare George Romero.

Negli ultimi 50 anni abbiamo avuto un film sugli zombi di Romero indicativamente (molto indicativamente) ogni 10 anni. Ha visto la società cambiare, non sempre in meglio, e, con lo sguardo acuto dei più intelligenti tra noi, l'ha criticata violentemente, con secchiate di sangue e viscere allo scoperto. Vederli oggi è interessante non solo perché sono film eccezionali, ma perché conosciamo la storia avendola vista da occhi esterni, quelli del futuro.
Avere la possibilità di guardare il marcio di oggi attraverso i suoi occhi sarebbe impareggiabile.
Un privilegio di cui siamo stati privati.
C'è una sola fortuna, in tutto ciò.
Gli uomini non cambiano mai.






I miei amici che insieme a me oggi ricordano quello che GR ci ha lasciato:

Delicatamente Perfido - La notte dei morti viventi

White Russian - La terra dei morti viventi

Non c'è paragone - La città verrà distrutta all'alba

Combinazione casuale - Martin

Una mela al gusto pesce - Bruiser

Pietro Saba World - Monkey Shines - Esperimento nel terrore

The Obsidian Mirror - George of the dead

Bollalmanacco - La metà oscura

lunedì 23 dicembre 2013

Zombi

12:03
(1978, George Romero)
 


Guardate questo signore, che faccia adorabile che ha.
Gli lascereste i vostri figli, vero? Come ad un nonno adorabile e affettuoso.
Ecco, vorrei farvi ricredere perché, parlando per modi di dire, l'abito non fa il monaco.
O la fisionomia non fa la bontà d'animo, vedetela come volete.
Perchè sapete, pare che gli piacciano le cose spaventose.

Una volta , infatti, mi ha raccontato una storia.
Una storia in cui il mondo così come lo conosciamo non esiste più. Mi ha parlato di morti che ricominciano a camminare e si nutrono della carne dei vivi. E mi ha parlato del tentativo disperato di quattro persone di sopravvivere quanto gli è possibile in questo casino.

Su Romero (che per chi non lo sapesse, è il signore della foto) si potrebbero scrivere enciclopedie, trattati, saggi, e comunque non sarebbe sufficiente. Il cinema horror così come lo conosciamo deve buona parte del suo essere alla mente geniale nascosta dietro a tutti quegli zombie.
Zombie che sono qui espressi nella loro forma migliore e originaria. Sono lenti, poco furbi, guidati solo dalla fame. Non è che spaventano, perchè li vedi arrivare un quarto d'ora prima. Fanno paura, perché con tutta la capacità, la forza di volontà e il coraggio che i pochi superstiti possono dimostrare, la situazione è tale che è cristallino che il mondo è giunto al capolinea.

 
Questo è il valore aggiunto che distingue Zombi da qualsiasi altro film, non solo di zombie, ma in generale. Non c'è speranza, non c'è futuro, ma nemmeno ci sono accenni al passato, perchè pensare a quello che si è perso potrebbe essere troppo doloroso, ma soprattutto perchè non c'è spazio per la nostalgia, bisogna pensare solo a sopravvivere.
Per questo il personaggio che amo di più è quello di Roger. Più di tutti lui è pieno di entusiasmo, si diverte quasi. Se solo si fermasse a pensare un secondo perderebbe ogni briciola di voglia di vivere, ma è costretto a godersi ogni minuscolo successo, perché è questa 'allegria' che gli dà lo spirito di continuare a combattere.

Certo, poi troviamo scene in cui tutti staccano il cervello per un momento, godendosi il centro commerciale in cui si sono rinchiusi. Scene che, nel loro essere gioiose, rappresentano probabilmente il momento più drammatico. Persone apparentemente qualsiasi che 'giocano' con i vestiti, per poi tornare ad affrontare la fine del mondo.
Perché se c'è un film in cui il termine 'apocalisse' suona appropriato è proprio questo, e nessuno quanto lui. Non si parla mai di come uscirne, di come raggiungere altri superstiti. Si convive col fatto che questo è il termine di tutto, e si cerca di andare avanti finchè si può, toccando livelli di dramma che porterebbero alle lacrime anche i sassi.



Simulazioni di una quotidianità che non tornerà, ma che si cerca di far rivivere per non impazzire completamente che conducono al crescendo finale, che è lasciato incerto ma che in realtà poi così incerto non è. Di sicuro, è crudele. La natura umana svelata nella sua vera essenza. Non dico di più.
Così come è crudele il fatto che non sappiamo da dove abbia origine tutto ciò. Che poi rappresenta la vita meglio di ogni altra 'metafora' di qualsiasi altro film.
A volte le cose succedono, e basta.

Quello che mi chiedo, guardando pellicole come queste è: i film a noi contemporanei invecchieranno mai così bene? O diventeranno tutti aceto?

Ah, poi volevo dire una cosa su Savini, che secondo me ha capito tutto, mica come noi che non sappiamo nulla. Perché gli zombie devono essere sempre decompostissimi? Se uno è appena morto mica cade a pezzi. Quindi, ci sono sì alcuni ritornanti messi male, qualcuno ha solo una brutta cera, altri son bluastri, ma mica tutti. Alcuni son bellini.





P.S.: Buon Natale, ragazzi!

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