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martedì 5 settembre 2017

George Romero Day - Il giorno degli zombi

15:41
C'era una volta George Romero.
C'era, e oggi non c'è più. Ci ha salutati a luglio. Lui e la sua deliziosa faccetta andavano commemorati, e quando con gli altri blogger ci si è organizzati per questa giornata non mi sono tirata indietro.
Pausa ai vampiri, quindi, per oggi.
C'è un Maestro da omaggiare.



Il giorno degli zombi narra di un mondo completamente in rovina. Non abbiamo assistito all'apocalisse z, ne vediamo solo le conseguenze. Gli zombie sono ormai padroni del mondo e i pochi umani superstiti vivono sottoterra. Conosciamo gli abitanti di una base militare, in cui un gruppo di scienziati, con l'aiuto di alcuni militari, sta lavorando sulla possibile soluzione al problema dei ritornanti.


Per questa recensione commemorativa avrei potuto scegliere La notte dei morti viventi. Sarebbe stato facilissimo perché sarebbe stato niente più che un altarino di parole ad uno dei miei film preferiti di sempre. La cattiveria del finale de La notte, però, è stata presa, dilatata un po', aggiustata qua e là, e messa ne Il giorno degli zombi. 
Davvero, se è una brutta giornata, se non vi sentite benissimo, se avete perso la fiducia, guardate altro per l'amor di dio che non voglio avervi sulla coscienza.  Perché il terzo film del ciclo degli zombi è di un pessimismo estremo. Non pensate che vi siano segnali di miglioramento, di speranza, di happy ending. Non c'è NIENTE, NIENTE di positivo in questo film maledetto. Non un momento di respiro, di leggerezza (e quelli che ci sono, brevissimi, sono di un'amarezza spaventosa), mai uno spiraglio di luce. Il mondo è perduto e noi con lui.

I due grandi mondi ritratti nel film ne escono annientati. La scienza, che diventa ossessione, non guarda più in faccia nessuno, si fa beffe di qualsiasi etica e punta dritta all'obiettivo, regalandoci con il personaggio di Bub una delle scene più strazianti mai viste in un film sui ritornanti. Se però è chiaro che gli uomini di scienza ci vengono comunque presentati come 'i buoni' (ammesso che simile scemenza esista), per i militari davvero non c'è pietà. Sono barbari, sporchi, malvagi, egoisti fascistelli con un chiaro microcefalo, un po' troppa patata in testa per il contesto in cui sono e ben poco rispetto per il prossimo. Avesse potuto avrebbe diretto il film con ACAB scritto in fronte col sangue finto.

Estremo, di un gore notevolissimo che non lascia indifferenti, con un inizio storico e una posizione precisissima e nessuna paura di urlarla al mondo, Il giorno degli zombi mi pareva il modo migliore per salutare George Romero.

Negli ultimi 50 anni abbiamo avuto un film sugli zombi di Romero indicativamente (molto indicativamente) ogni 10 anni. Ha visto la società cambiare, non sempre in meglio, e, con lo sguardo acuto dei più intelligenti tra noi, l'ha criticata violentemente, con secchiate di sangue e viscere allo scoperto. Vederli oggi è interessante non solo perché sono film eccezionali, ma perché conosciamo la storia avendola vista da occhi esterni, quelli del futuro.
Avere la possibilità di guardare il marcio di oggi attraverso i suoi occhi sarebbe impareggiabile.
Un privilegio di cui siamo stati privati.
C'è una sola fortuna, in tutto ciò.
Gli uomini non cambiano mai.






I miei amici che insieme a me oggi ricordano quello che GR ci ha lasciato:

Delicatamente Perfido - La notte dei morti viventi

White Russian - La terra dei morti viventi

Non c'è paragone - La città verrà distrutta all'alba

Combinazione casuale - Martin

Una mela al gusto pesce - Bruiser

Pietro Saba World - Monkey Shines - Esperimento nel terrore

The Obsidian Mirror - George of the dead

Bollalmanacco - La metà oscura

lunedì 23 dicembre 2013

Zombi

12:03
(1978, George Romero)
 


Guardate questo signore, che faccia adorabile che ha.
Gli lascereste i vostri figli, vero? Come ad un nonno adorabile e affettuoso.
Ecco, vorrei farvi ricredere perché, parlando per modi di dire, l'abito non fa il monaco.
O la fisionomia non fa la bontà d'animo, vedetela come volete.
Perchè sapete, pare che gli piacciano le cose spaventose.

Una volta , infatti, mi ha raccontato una storia.
Una storia in cui il mondo così come lo conosciamo non esiste più. Mi ha parlato di morti che ricominciano a camminare e si nutrono della carne dei vivi. E mi ha parlato del tentativo disperato di quattro persone di sopravvivere quanto gli è possibile in questo casino.

Su Romero (che per chi non lo sapesse, è il signore della foto) si potrebbero scrivere enciclopedie, trattati, saggi, e comunque non sarebbe sufficiente. Il cinema horror così come lo conosciamo deve buona parte del suo essere alla mente geniale nascosta dietro a tutti quegli zombie.
Zombie che sono qui espressi nella loro forma migliore e originaria. Sono lenti, poco furbi, guidati solo dalla fame. Non è che spaventano, perchè li vedi arrivare un quarto d'ora prima. Fanno paura, perché con tutta la capacità, la forza di volontà e il coraggio che i pochi superstiti possono dimostrare, la situazione è tale che è cristallino che il mondo è giunto al capolinea.

 
Questo è il valore aggiunto che distingue Zombi da qualsiasi altro film, non solo di zombie, ma in generale. Non c'è speranza, non c'è futuro, ma nemmeno ci sono accenni al passato, perchè pensare a quello che si è perso potrebbe essere troppo doloroso, ma soprattutto perchè non c'è spazio per la nostalgia, bisogna pensare solo a sopravvivere.
Per questo il personaggio che amo di più è quello di Roger. Più di tutti lui è pieno di entusiasmo, si diverte quasi. Se solo si fermasse a pensare un secondo perderebbe ogni briciola di voglia di vivere, ma è costretto a godersi ogni minuscolo successo, perché è questa 'allegria' che gli dà lo spirito di continuare a combattere.

Certo, poi troviamo scene in cui tutti staccano il cervello per un momento, godendosi il centro commerciale in cui si sono rinchiusi. Scene che, nel loro essere gioiose, rappresentano probabilmente il momento più drammatico. Persone apparentemente qualsiasi che 'giocano' con i vestiti, per poi tornare ad affrontare la fine del mondo.
Perché se c'è un film in cui il termine 'apocalisse' suona appropriato è proprio questo, e nessuno quanto lui. Non si parla mai di come uscirne, di come raggiungere altri superstiti. Si convive col fatto che questo è il termine di tutto, e si cerca di andare avanti finchè si può, toccando livelli di dramma che porterebbero alle lacrime anche i sassi.



Simulazioni di una quotidianità che non tornerà, ma che si cerca di far rivivere per non impazzire completamente che conducono al crescendo finale, che è lasciato incerto ma che in realtà poi così incerto non è. Di sicuro, è crudele. La natura umana svelata nella sua vera essenza. Non dico di più.
Così come è crudele il fatto che non sappiamo da dove abbia origine tutto ciò. Che poi rappresenta la vita meglio di ogni altra 'metafora' di qualsiasi altro film.
A volte le cose succedono, e basta.

Quello che mi chiedo, guardando pellicole come queste è: i film a noi contemporanei invecchieranno mai così bene? O diventeranno tutti aceto?

Ah, poi volevo dire una cosa su Savini, che secondo me ha capito tutto, mica come noi che non sappiamo nulla. Perché gli zombie devono essere sempre decompostissimi? Se uno è appena morto mica cade a pezzi. Quindi, ci sono sì alcuni ritornanti messi male, qualcuno ha solo una brutta cera, altri son bluastri, ma mica tutti. Alcuni son bellini.





P.S.: Buon Natale, ragazzi!

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