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venerdì 12 gennaio 2018

Star Wars: Cronaca di una maratona

07:21
Farò un veloce recap per chi capita da queste parti per caso.
Intanto: ciao!
Mi chiamo Mari, e per anni, letteralmente, ho preso in giro il mio povero fidanzato Erre per la sua passione viscerale per la saga di Star Wars. 
Questo fino a poche settimane fa, quando ho visto Gli ultimi Jedi e tutti i miei più sacri ideali (niente fantascienza, niente alieni, astronavi neanche a parlarne) si sono sciolti nei litri di lacrime che ho versato.
È nato un amore.



Erre è uno di quelli che con sta roba ci è letteralmente cresciuto, l'ho sentito recitare a memoria buona parte dei film e ho preso discrete gomitate nelle costole ogni volta che doveva dirmi: «Attenta a questa cosa, che poi torna!», oppure «Guarda questi due, tienili a mente!».
Io, invece, conoscevo la storia abbastanza bene grazie ai suoi riassuntoni appassionati, ma la mia competenza finiva lì.
Il primo gennaio, quindi, questa coppia insolita si è accasciata sul divano, assumento una forma semiliquida, e ha acceso La minaccia fantasma.
Non riesco a ricordare cosa è successo tra un film e l'altro, perché non c'è stato altro. La testa e il cuore sono finiti completamente nello spazio e ci sono rimasti, perché ad oggi ogni tanto ripenso a C3PO e sorrido tra me e me.
Siamo tutti concordi, credo, nel dire che Episodio I è un filmettino mediocre. Noi ci lamentiamo tanto di questa nuova trilogia ma pensate a quelli che dopo la fine magistrale della Sacra Trilogia si sono trovati questa roba.
Son traumi.
Oggi, però, e soprattutto con il filtro dell'amore grande che stavo provando, la visione è calata liscia come l'olio. Un po' perché ho (ri)visto la nascita di C3PO che, se non l'aveste capito, è la mia cosina preferita al mondo, brutto scemone logorroico tontissimo patatone. Un po' perché Ewan McGregor è sempre uno dei miei preferiti e lo guardo sempre volentieri. Un po' perché, ehm, abbiamo mandato avanti la gara di sgusci. Insomma, è stato un riscaldamento per quello che ci aspettava, e con il senno di poi vedere il piccolo Anakin è stato bellissimo e commovente.
L'attacco dei cloni segna quella che, a mio parere nemmeno troppo umile, è la vera disgrazia della trilogia nuova: la scelta di Hayden Christensen come Anakin Skywalker. La storia di uno dei più grandi e affascinanti villain della storia del cinema ridotta ad una macchietta soapoperistica per colpa della scelta di casting più infelice che si ricordi. Ma come gli sarà venuto in mente? Ma non ci sarà stato un povero cristo lievemente migliore? Christensen, che farà sicuramente piacere alle 13enni ormonali, è piatto come l'encefalogramma di uno stormtrooper. Non ha un grammo di fascino neanche a chiedergli di fingerlo, non funziona da nessun punto di vista se non, forse, il fatto di essere portatore di geni assolutamente interessanti che, mescolati a quelli della Portman, avrebbero dato vita ai due fratelli Skywalker più belli mai visti.
Su Jar Jar non esprimerò pubbliche opinioni per evitare nuovi litigi con il mio moroso che lo odia, dico solo che prendersela con uno perché è goffo mi pare ingiusto e anche un'offesa che io e la mia goffaggine potremmo prendere sul personale. È come dare a Vittorio Emanuele III tutta la colpa della Seconda Guerra Mondiale. Avrà anche dato un contributo fondamentale, ma i nemici da fare fuori erano altri, scusate tanto.
#freeJarJar
Durante La vendetta dei Sith ho pianto, bisogna dirlo. La resa definitiva di Anakin al Lato Oscuro è stata dolorosissima, il finale mi ha lasciata in pezzi e il solo pensiero che Obi Wan abbia dovuto vivere tutta la vita con dei sensi di colpa stratosferici mi ha lasciata in una valle di dolore e sofferenza. Ewan McGregor è bravissimo e anche se questa trilogia non è perfetta (e chi lo è?) mi ha preso il cuore e me lo ha lanciato lontanissimo tra le galassie in modo che io non potessi recuperarlo mai più. La prima volta che ho visto la miniLeia, poi, mi sono emozionatona. Sapete ormai che la Principessa è il mio personaggio del cuore, vederla piccina e vederla presa da chi poteva amarla tanto mi ha scaldato il cuore e reso tanto contenta.

INTERMEZZO ROGUE ONE

Ci siamo buttati nell'ordine cronologico non per una bizzarra forma di masochismo, ma solo perché volevo tanto rivedere Rogue One, perché al cinema mi potrei (o non potrei) essere addormentata.
Ho fatto male a volerlo rivedere, perché sto film è di una brutalità senza fine.
Di tutti e sei, però, è quello che più ricalca la cosa che mi ha fatto così tanto innamorare de Gli ultimi Jedi. È un film di sacrifici e di ideali potentissimi che infondono coraggio. Un gruppetto bizzarro di persone contro il Male Assoluto, rischiando la cosa più preziosa di tutte, per il bene degli altri.
Ma quanto posso avere pianto.
E lo sapevo che sarebbe finita così, perché avevo già visto Episodio IV, lo sapevo perché ho chiaro in testa lo sguardo di Erre dopo averlo visto la prima volta, eppure sono rimasta fregata. E il Cinema fa anche questo, gioca con i nostri sentimenti e le nostre illusioni, ci fa ogni volta sperare che finisca in modo diverso e poi ci riduce in polpette.
Sentimentalismi a parte, Rogue One è un film splendido, un vero film di guerra in cui non si fanno sconti a nessuno, senza buonismi nè pillole addolcite. Si combatte, si muore, si uccide. Un cast illuminato dalla luce divina, una storia bellissima e dolorosa e scene d'azione indimenticabili.

Guardare la Sacra Trilogia è stato bellissimo.
Lancio un messaggio di speranza alle persone che, come me, temevano la palla di pietra di tre e dico tre film su combattimenti con le spade laser e le astronavi. Mettetevi il cuore in pace perché ci sono.
MA, prima di ciò c'è un divertimento fortissimo. Si ride come dei dannati e davvero non mi capacito di come si possa criticare la leggerezza dei film nuovi quando in quelli vecchi c'è la coppia del secolo. No, non parlo di Han Solo e Chewbecca, perdonatemi. Parlo di R2-D2 e C3PO, ovviamente. Ogni momento di loro insieme è stato una gioia, ho riso come una pazza. C3PO a pezzi in spalla a Chewbecca che continua a parlare è una meraviglia, R2-D2 preso a calci è pazzesco e insieme sono la più spumeggiante delle coppie.
Deve esserci qualcosa in particolare che mi fa tanto ridere nella comunicazione unilaterale. Han che parla con Chewbecca e quello che fa solo versi, R2-D2 che risponde all'altro pollo solo con i suoi rumorini...non so che dire, mi spacco dalle risate. Mi basta poco, pare.
Del momento dell'allenamento di Luke con Yoda non so che dire. Anche lì, potrei aver riso più del previsto. È così che mi ha fregata, mi sa. Mi ha fatto un ridere che lo so solo io, poi appena mi sono distratta un momento TAC! Lacrime a cascata.
Yoda è stato incredibile. Per quanto sia shockante vederlo così concio dopo averlo visto nella Trilogia Nuova, io lo adoro. Una specie di Furby con i minivestitininini da Jedi, non ce la potevo fare.
Ho osato per una volta dire una cosa del genere a Erre. Mi ha squadrata come se fossi una squilibrata e mi ha sibilato: «Scherzi? Yoda è FORTISSIMO!»
Aveva ragione, ovviamente, e ho imparato a non sottovalutarlo più pur mantenendo un infinito amore per i minivestitininini da Jedi che sono una robina bellissima.

E poi, insieme al resto, c'è Lei: Leia.
Mi ha colpita dal primo istante.
Qualche tempo fa ho sentito una persona gioire perché essendo Doctor Who finalmente una donna, le bambine quando ci giocano possono anche fare il Dottore e non più solo la companion di turno.
Leia c'è sempre stata, ad ispirare le bambine di tutto il mondo. Presa schiava per il suo corpo, sottovalutata, ignorata, sfruttata, ha sputato in testa a tutti diventando la regina indiscussa della saga. È potente, senza paura, inarrestabile. Ma anche più saggia di tutti, materna, affettuosa, coraggiosa. È un incanto vedere un personaggio femminile così.
È anche importantissimo vederla in un contesto così ritenuto maschile come la fantascienza. Lei non solo c'è, ma comanda, e rimette tutti al proprio posto.

L'aggravarsi della situazione reso evidente dal deperimento del pelo di Chewbecca

Io, invece, sono stata rimessa a posto dal finale della trilogia.
Era l'unica parte che non conoscevo, perché Erre non me l'aveva mai raccontata.
Non me lo aspettavo, non lo sapevo, non potevo immaginare.
Potevo arrivarci dal titolo dell'episodio, invece no. Sono stata ignara fino all'ultimo momento, non ho mai saputo cosa avesse abbattuto l'Impero e adesso che lo so non penso ad altro e non mi riprendo più.
È stato un viaggio tra le stelle magnifico, di quelli che ti costringono a ricordarti dove sei quando alzi lo schermo dopo i titoli di coda.
Ma io sulla Terra non ci resto a lungo.
Non vedo l'ora di tornare.

venerdì 16 dicembre 2016

Non solo horror: Star Wars - Una nuova speranza

14:53
Sottotitolo: un post di incoraggiamento per fidanzate rassegnate

Un breve recap per chi passa di qui per la prima volta: Riccardo è l'anima pia che ha buon cuore di sopportarmi. Dalle mie parti lo chiamiamo moroso. I film piacciono parecchio anche a lui, ma una cosa regna incontrastata nel suo giovane cuore: Star Wars. Se voglio che lui mi accompagni a vedere le cose che piacciono a me, io devo andare a vedere quelle che piacciono a lui, e quindi giovedì ero in sala a vedere Rogue One. 
Magari di quello diciamo due parole dopo, ma il succo è che anche stavolta, come era stato per Episodio VII, esco dalla sala promettendomi (e promettendogli) di vedere Una nuova speranza. 
Perché farlo, vi chiederete non a torto, se la fantascienza e il fantasy non sono affatto i tuoi generi? Perchè Star Wars ha, ai miei occhi, un potere pazzesco: la sua popolarità è trasversale e imprevedibile, in sala si trovano persone di ogni età (ed è tenerissimo vedere papà o nonni che portano i bambini nel proprio mondo, mi fa una tenerezza incredibile e lo trovo di una bellezza rara), di ogni genere, di ogni tipo. Dal classico nerd pieno di stereotipi al direttore di banca, dal muratore alla organizzatrice di eventi. Uomini e donne indifferentemente di qualsiasi età. L'amore che una saga del genere può suscitare è universale, è un costruttore di immaginari e fantasia, e se anche il film mi dovesse fare pena e compassione, questo potere supererebbe il concetto di gusto personale, per finire a fare la Storia.
E quindi eccoci qua.


L'universo è diviso tra l'Impero, forza del Male che ha il controllo, e i Ribelli, il cui ruolo è facilmente intuibile. Su questo sfondo si muove Luke Skywalker, un giovane rimasto solo al mondo che un giorno, trovando un messaggio da parte di una donna in pericolo, parirà per salvarla insieme ad Obi Wan Kenobi, un vecchio Jedi.

In queste poche e fraintendibili righe ho riassunto un film che è una perfetta macchina per soldi. Non vedetela come una frase negativa, non vuole esserlo, anzi. Tutto in Star Wars funziona alla perfezione per colpire drittissimo e lasciare folle di fan adoranti. Dalle prime scene, infatti, l'empatia è quasi totalizzante. Prima, però, il colpo di furbizia: i droidi. I due robottini (non fustigatemi, dai, son robot) che ci vengono presentati dalle prime scene e che ci accompagneranno per tutta la saga si rivelano (a grandissima sorpresa per me) due personaggi splendidi, ironici e leggeri, che sgrassano un po' un'atmosfera che altrimenti sarebbe risultata troppo seriosa. Quindi, partiamo già intrattenuti da questi due omini e finiamo per essere nostro malgrado più coinvolti di quanto ci piacerebbe ammettere. Questa ironia, però, non si limita ai due droidi: tutto il film ha momenti di leggerezza, soprattutto con l'arrivo di Han Solo e Chewbecca. Non solo così ti tieni incastonati i bambini, ma anche conquisti quelle come me, che non amano sparatorie spaziali nè spade laser.
Accanto alle risate, poi, arriva l'epicità, elemento necessario per fissare ben bene il film nelle giovani menti. La colonna sonora, iconica, quasi mitologica, è presentissima, le scene silenziose sono davvero poche. Oltretutto, si usa abbondantemente quell'escamotage (che io amo, eh, non vedetelo come una critica) del riproporre in giro per il film, con toni e volumi sempre diversi e adeguati alla situazione, il brano principale, scatenando furiosamente i feels.
Poi, ovviamente, entrano in gioco quelle dinamiche che a me colpiscono meno ma di cui riconosco senza dubbio alcuno il valore: l'azione, le sparatorie, gli inseguimenti, i voli, i combattimenti. A me dicono poco, non sono la cosa che mi spinge ad amare o meno un film. Però la capisco benissimo, e la testimonio ogni giorno quando ne parlo con Riccardo, la sensazione per cui quando sei piccolo tutto appare magico, e incredibile, e appassionante. Lo capisco che un bambino (ma anche un adulto) messo di fronte a Guerre Stellari abbia uno sguardo talmente stupito, curioso, desideroso divedere sempre più e, lentamente, inesorabilmente, innamorato.
Poi cresci, diventi un professionista, un padre di famiglia, generi luminosi eredi. E trent'anni dopo, esce un nuovo Star Wars, tu ritorni il bambino che eri. Guardi il tuo, di bambino, e desideri passare a lui quella passione grande che ti porti dietro da una vita. E allora lo porti in sala, a guardare le solite spade laser e i soliti ipovedenti stormtrooper, e speri che si innamori come te.
E fai piangere come una fontana la povera Mari, che finisce per fare chilometrici post sul suo blog.


Come vi dicevo, due brevi parole su Rogue One, con un'anticipazione.
Ho dormito 3/4 del tempo, quindi del film non credo di poter dire alcunchè, ma con mia somma fortuna ho potuto assistere al momento in cui Darth Vader ha fatto la sua ricomparsa, con la voce originale. L'espressione di Riccardo è stata IMPAGABILE.
È per questo che Star Wars è, a prescindere dai gusti soggettivi, un capolavoro: quello che ha fatto, e che continua a fare, alla mente di chi ci è cresciuto è insostituibile. L'emozione è reale, l'entusiasmo è dilagante e contagioso, i sentimenti in gioco sono gli stessi di quando si avevano 6 anni, è una passione che non conosce raffreddamento.
È il Cinema nel suo punto più alto.




Un paio di link:
Il post de i400calci, che riunendo diverse voci mostra quanto è vero quello che ho detto. Ognuno parla del proprio rapporto personale con il film e la saga in generale, e sono tutti racconti pieni di tenerezza e amore sconfinato.
Il link al DVD della Sacra Trilogia.



lunedì 22 agosto 2016

Di case, motoseghe e libri dei morti

16:47
Ero qui, appollaiata nel mio sconforto, senza la voglia di aprire Blogger perché non avevo niente da farci. Contemporaneamente, una serie di fortunati eventi porta me ed R ad avere molto tempo libero da spendere a non fare altro che guardare film, su film, su film.
Risultato: maratona Evil Dead, film e serie.
Risultato #2: post.

Che La casa sia uno dei film pilastro della mi vita ormai lo sapete. Tutto quel sangue mi aveva fatto venir voglia di aprire un blog che avesse quantomeno lo stesso colore. A volte lo vorrei più minimal o professionale, ma poi mi ricordo che quei 3 pirla là, quelli grazie ai quali ci siamo tutti ricordati che fare film può anche divertire un casino, avevano fatto colare del sangue sull'obiettivo della macchina da presa, sento di volerli continuare ad omaggiare così.


Non che in La casa ci sia alcunché di divertente, anzi. Ci sono morti, posseduti, violenza, sangue come se piovesse (e pioverà, nel remake di Alvarez). Però piano coi giudizi: ok che ci sono i demoni e la gente indemoniata, ma mica siamo Friedkin noi. Niente metafore, niente profondità di intenti, niente studi sull'anima e la religiosità e la vita degli adolescenti che entrano nella pubertà. Questi qua hanno solo voluto farci una paura incredibile e ciao, tante grazie. Ed è facile oggi, quando vediamo un film a scelta dalla saga di Saw e vediamo i tendini fatti al pc, dire che un film degli anni 80 non fa nè paura nè impressione, ché tanto siamo abituati meglio. Questi avevano meno di 30 anni, poco più di una quindicina di dollari e hanno creato una casa dalla quale trent'anni dopo ancora non vogliamo uscire, e paghiamo pure, per restarci, investendo in una nuova serie tv, dei vostri occhietti abituati agli effettacci francamente ci importa molto meno di un bel cazzo di niente.
Perché La casa, il primo, paura la fa. E diventa così popolare, così importante e così amato perché la passione trasuda insieme alle gocce di sangue. I tre pirla di cui sopra, dove con tre intendo Raimi Campbell e Tapert, pirla non lo erano per niente. Io me li immagino dei cazzoni incredibili, o forse è il mio cuore che li vorrebbe così, ma non erano stupidi per niente. Mi piace immaginarli seduti nell'altalena sotto il portico, con una cannetta, a cercare di capire come realizzare quella scena che hanno chiaramente in mente pur non avendo un centesimo, pieni di entusiasmo e poco altro, perché è solo quella voglia lì che ti fa alzare le chiappe per fare qualcosa.




La casa funziona, e quindi ci meritiamo un sequel. LORO si sono meritati il sequel, con più soldi e possibilità, ma con gli stessi cervelli cazzoni da soddisfare. Risultato: un film che sembra quasi un remake benestante. Sembra, dico bene. Perché per quanto la trama sia imbarazzantemente simile, qua succede una cosa diversa: si ride. Ma intendo che si ride davvero. I tre non si sono dimenticati certo che sognavano un horror, e quindi si danza di nuovo tra sangue e frattaglie, Qua ci si amputa la mano, non so se mi spiego. L'epicità è a livelli importanti, quando si passa davanti a La casa 2 ci si deve togliere il cappello in segno di rispetto.
Bruce smette di essere il tenero Ashley, fidanzatino devoto e amico leale, per trasformarsi in Ash, quello che è chiaramente il preferito di tutti.
La trasformazione è definitiva in L'armata delle tenebre, l'opera in cui la serietà e la volontà di terrore del primo sono ufficialmente mandate in vacca. Ora, per parlarci chiaro: non mi fa impazzire questo terzo episodio. Quell'aria da cult indimenticabile mi piace anche, ma ho riso meno di quanto avrei voluto. Certo, farmi paura è molto più facile che farmi ridere, e le commedie in generale non mi piacciono. Se voglio una horror comedy vado da Simon Pegg e passa la paura. Mi dispiace, non volevo sminuire il film importante e famoso, è solo che mi è piaciuto meno degli altri.

Questo faceva prevedere brutte cose verso la serie.
E invece, Djesoo, che roba incredibile. Già dal trailer subodoravo lo splendore, ma poi entrarci è stato un viaggio magnifico.
Primo episodio: il ritorno di Ash. Ce lo ricordavamo sbruffoncello, morto di patata e portatore sano di arroganza. Si conferma tale, al cubo. Se questo non fosse sufficiente a far riaffiorare in noi le farfalle nello stomaco, ecco che un nuovo elemento si aggiunge alla lista di cose che rendono Ash l'ideale compagno di birre: una brutale e straordinaria autoironia.
Nella serie Ash indossa la pancera, porta una dentiera, presumibilmente quei capelli sono pure tinti, sfrutta la disabilità per farsi donne banalmente nei locali, non prende sul serio nemmeno la morte. È una goduria per gli occhi. Ma non posso fermarmi qui, perché se il trio lescano non si è dato una regolata non vedo perché dovrei io.
Se il ritorno di Ash non vi fosse sufficiente, se Ash invecchiato - ma ugualmente cazzone - non bastasse a soddisfare la vostra impellente necessità di epicità, ecco che arrivano le novità tecnologiche: il fucile, quel boomstick che ha del mitologico, spunta volante dal pavimento della roulotte premendo un pulsante e la mano di legno viene sostituita da una robotica che sfrutta sempre adeguatamente la sua capacità di alzare il dito medio. La motosega non è stata certo dimenticata, solo che stavolta, almeno una volta per episodio, viene infilata sul moncherino al volo, possibilmente al rallenty.

È la fiera del TROPPO, ma è un troppo di quelli gustosissimi, di quelli con sangue che continua a scorrere a fiumi e la voglia di non smettere mai. Nemmeno quando Ash si rivela più umano del previsto, con i suoi nuovi bizzarri amici (per una volta non è solo!), nemmeno quando, in uno straripare di old feels, torniamo nella Casa, proprio lei (va beh, non lei lei, ma è lei, no?), con la sua altalena che sbatte e i boschi molesti.


Mi sono sempre immaginata seduta in un bar con loro tre, a sentirmi raccontare la stessa vecchia storia di come sia stato Sam a distruggere la caviglia di Bruce investendolo in bici, come una nipote che amorevole ascolta i nonni ripercorrere con nostalgia gli anni della gioventù.
La mia, di gioventù, è stata bella anche grazie a loro.

sabato 22 agosto 2015

Scream

12:48
(1996, Wes Craven)

Situazione:
io e Moroso vogliamo guardare un film.
Io ci metto sempre ORE a decidere, ma stavolta un miracolo ha compiuto la sua azione e mi ha fatto scegliere in tempo record Scream, che imperdonabilmente ancora non avevo visto.
(Non sono un despota che sceglie sempre i film da vedere, sia chiaro, ma per colpa sua mi ero sorbita Guida galattica per autostoppisti, era il mio turno.)

Background:
io sono una rompicoglioni snobbetta di sto cazzo.
Scusate il francese.
Io esulto in sala quando vedo il trailer di Diaz, io protesto anche contro chi protesta, voglio fare la raffinata cinefila con gusti altolocati (che poi uno dei film della mia vita sia Dirty Dancing non conta ai fini del giudizio), rifiuto con decisi scuotimenti di capo i patinati filmettini mainstream al grido sussurrato di 'ma che ne sanno questi di come è fatto un bel film', e similia.
Questo potrebbe, ma non ne sono certa, giustificare il fatto che il bagnino della piscina in cui lavoro mi chiami, in modo molto originale e ricercato 'no ogm'.
Devo essere adorabile.








Moroso è uno di quelli che va al cinema a vedere Transformers (MAI sarà perdonato per siffatto affronto) però Jurassic World no perché non vuole finanziare queste becere azioni commerciali (ma a casa se lo guarda perché la coerenza sempre), ama la fantascienza in ogni sua forma, dei cinecomics non parliamone neanche, ma solo Marvel perché la DC cacca brutta.
Poi in realtà ha visto molti più cult fondamentali della sottoscritta, e soprattutto si ricorda sempre il nome di Al Pacino non come me che ogni volta è 'AAAAAAAAAahhhh, come cavolo si chiaaaamaaaaaaaa'.
Però gli è piaciuto Io sono leggenda, è una cosa di cui tenere conto.

Il film:
Scream è uno smoothie pieno di tutti i film horror girati prima del 1996. Non manca nessuno all'appello, dai più popolari e noti anche ai non amanti del genere, a più ricercate citazioni di rape and revenge che non sono proprio un prodotto fruibilissimo per ogni persona. Questo ha portato Moroso a lanciarmi sguardi complici ogni 5 minuti, del tipo: 'Ah, Michael Myers, eh, quello lì, l'amico tuo!' In realtà ci sono talmente tante strizzate d'occhio, ma talmente tante, che io nemmeno le avevo colte tutte. Fatevi un giro su Exxagon.
Quando butti millemila ingredienti nel robot da cucina hai due possibiltà: o ti esce uno schifo con i grumi che devi buttare tutto via e dimenticare il fallimento, o viene cremoso, buono, dolce.
La differenza sta nelle capacità, e nella furbizia.
Se usi ingredienti a caso è ovvio che ti viene uno schifo, se ti viene bene è tutta questione di culo. Devi avere la mano allenata, essere un po' tagliato con la materia, ed essere furbo.
E Craven è stato di una furbizia da Nobel, riuscendo a tirare su una pellicola in grado di colpire entrambi i casi umani spiegati sopra, con tutte le loro differenze.
Ha affascinato l'amante dell'horror, con i suoi occhi abituati al sangue e alle pugnalate, tanto quanto ha colpito il nerd, che, parole sue, l'ha trovato un film da non sottovalutare.
Scelta terminologica che trovo particolarmente adeguata, perchè Scream, con quella sua patinatura e i faccini belli, potrebbe essere facilmente scambiato per un filmettino di quelli che tutti perculano.
E INVECE NO.


Niente è casuale, ogni singola battuta, inquadratura, sguardo sono ben studiati per rimandare ad altro. Si prende un filone cinematografico intero e lo si shakera per dargli nuova consistenza.
E a chi lo fai fare il killer?
Ad un goffo imbranato, non uno dei 'soliti' folli o inumani, qua abbiamo uno smilzo che inciampa, scivola, cade se gli fai lo sgambetto e viene preso a botte per due ore. Nessuno muore senza combattere, questo povero Ghostface ne ha prese di tutti i colori.
Ed è stato anche divertente, esattamente nella dimensione in cui Craven voleva fosse, senza togliere niente al fattore paura che, incredibilmente, Scream fa.
Altra osservazione di Moroso che condivido completamente.
Come condivido il suo pensiero quando elogia i primi minuti di film.
Ma chi non li elogia, quelli sono la prova provata della qualità del lavoro che stiamo per vedere. 
Un esemplare momento di Cinema, uno di quegli inizi che vorrei sempre.
Uno di quei FILM che vorrei sempre.


 Ah, forse avrei dovuto raccontarvi la trama.
O forse no.

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