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lunedì 22 agosto 2016

Di case, motoseghe e libri dei morti

16:47
Ero qui, appollaiata nel mio sconforto, senza la voglia di aprire Blogger perché non avevo niente da farci. Contemporaneamente, una serie di fortunati eventi porta me ed R ad avere molto tempo libero da spendere a non fare altro che guardare film, su film, su film.
Risultato: maratona Evil Dead, film e serie.
Risultato #2: post.

Che La casa sia uno dei film pilastro della mi vita ormai lo sapete. Tutto quel sangue mi aveva fatto venir voglia di aprire un blog che avesse quantomeno lo stesso colore. A volte lo vorrei più minimal o professionale, ma poi mi ricordo che quei 3 pirla là, quelli grazie ai quali ci siamo tutti ricordati che fare film può anche divertire un casino, avevano fatto colare del sangue sull'obiettivo della macchina da presa, sento di volerli continuare ad omaggiare così.


Non che in La casa ci sia alcunché di divertente, anzi. Ci sono morti, posseduti, violenza, sangue come se piovesse (e pioverà, nel remake di Alvarez). Però piano coi giudizi: ok che ci sono i demoni e la gente indemoniata, ma mica siamo Friedkin noi. Niente metafore, niente profondità di intenti, niente studi sull'anima e la religiosità e la vita degli adolescenti che entrano nella pubertà. Questi qua hanno solo voluto farci una paura incredibile e ciao, tante grazie. Ed è facile oggi, quando vediamo un film a scelta dalla saga di Saw e vediamo i tendini fatti al pc, dire che un film degli anni 80 non fa nè paura nè impressione, ché tanto siamo abituati meglio. Questi avevano meno di 30 anni, poco più di una quindicina di dollari e hanno creato una casa dalla quale trent'anni dopo ancora non vogliamo uscire, e paghiamo pure, per restarci, investendo in una nuova serie tv, dei vostri occhietti abituati agli effettacci francamente ci importa molto meno di un bel cazzo di niente.
Perché La casa, il primo, paura la fa. E diventa così popolare, così importante e così amato perché la passione trasuda insieme alle gocce di sangue. I tre pirla di cui sopra, dove con tre intendo Raimi Campbell e Tapert, pirla non lo erano per niente. Io me li immagino dei cazzoni incredibili, o forse è il mio cuore che li vorrebbe così, ma non erano stupidi per niente. Mi piace immaginarli seduti nell'altalena sotto il portico, con una cannetta, a cercare di capire come realizzare quella scena che hanno chiaramente in mente pur non avendo un centesimo, pieni di entusiasmo e poco altro, perché è solo quella voglia lì che ti fa alzare le chiappe per fare qualcosa.




La casa funziona, e quindi ci meritiamo un sequel. LORO si sono meritati il sequel, con più soldi e possibilità, ma con gli stessi cervelli cazzoni da soddisfare. Risultato: un film che sembra quasi un remake benestante. Sembra, dico bene. Perché per quanto la trama sia imbarazzantemente simile, qua succede una cosa diversa: si ride. Ma intendo che si ride davvero. I tre non si sono dimenticati certo che sognavano un horror, e quindi si danza di nuovo tra sangue e frattaglie, Qua ci si amputa la mano, non so se mi spiego. L'epicità è a livelli importanti, quando si passa davanti a La casa 2 ci si deve togliere il cappello in segno di rispetto.
Bruce smette di essere il tenero Ashley, fidanzatino devoto e amico leale, per trasformarsi in Ash, quello che è chiaramente il preferito di tutti.
La trasformazione è definitiva in L'armata delle tenebre, l'opera in cui la serietà e la volontà di terrore del primo sono ufficialmente mandate in vacca. Ora, per parlarci chiaro: non mi fa impazzire questo terzo episodio. Quell'aria da cult indimenticabile mi piace anche, ma ho riso meno di quanto avrei voluto. Certo, farmi paura è molto più facile che farmi ridere, e le commedie in generale non mi piacciono. Se voglio una horror comedy vado da Simon Pegg e passa la paura. Mi dispiace, non volevo sminuire il film importante e famoso, è solo che mi è piaciuto meno degli altri.

Questo faceva prevedere brutte cose verso la serie.
E invece, Djesoo, che roba incredibile. Già dal trailer subodoravo lo splendore, ma poi entrarci è stato un viaggio magnifico.
Primo episodio: il ritorno di Ash. Ce lo ricordavamo sbruffoncello, morto di patata e portatore sano di arroganza. Si conferma tale, al cubo. Se questo non fosse sufficiente a far riaffiorare in noi le farfalle nello stomaco, ecco che un nuovo elemento si aggiunge alla lista di cose che rendono Ash l'ideale compagno di birre: una brutale e straordinaria autoironia.
Nella serie Ash indossa la pancera, porta una dentiera, presumibilmente quei capelli sono pure tinti, sfrutta la disabilità per farsi donne banalmente nei locali, non prende sul serio nemmeno la morte. È una goduria per gli occhi. Ma non posso fermarmi qui, perché se il trio lescano non si è dato una regolata non vedo perché dovrei io.
Se il ritorno di Ash non vi fosse sufficiente, se Ash invecchiato - ma ugualmente cazzone - non bastasse a soddisfare la vostra impellente necessità di epicità, ecco che arrivano le novità tecnologiche: il fucile, quel boomstick che ha del mitologico, spunta volante dal pavimento della roulotte premendo un pulsante e la mano di legno viene sostituita da una robotica che sfrutta sempre adeguatamente la sua capacità di alzare il dito medio. La motosega non è stata certo dimenticata, solo che stavolta, almeno una volta per episodio, viene infilata sul moncherino al volo, possibilmente al rallenty.

È la fiera del TROPPO, ma è un troppo di quelli gustosissimi, di quelli con sangue che continua a scorrere a fiumi e la voglia di non smettere mai. Nemmeno quando Ash si rivela più umano del previsto, con i suoi nuovi bizzarri amici (per una volta non è solo!), nemmeno quando, in uno straripare di old feels, torniamo nella Casa, proprio lei (va beh, non lei lei, ma è lei, no?), con la sua altalena che sbatte e i boschi molesti.


Mi sono sempre immaginata seduta in un bar con loro tre, a sentirmi raccontare la stessa vecchia storia di come sia stato Sam a distruggere la caviglia di Bruce investendolo in bici, come una nipote che amorevole ascolta i nonni ripercorrere con nostalgia gli anni della gioventù.
La mia, di gioventù, è stata bella anche grazie a loro.

domenica 29 dicembre 2013

I film più chiacchierati dell'anno che non ho recensito proprio perchè erano troppo chiacchierati

14:25
Il 2013 sta andando, amici, time to say goodbye.
Siccome, come avrete notato, su MRR non ci sono quasi mai classifiche di fine anno o similia, ho deciso di chiudere il mio anno raccontandovi la mia opinione sui film che hanno generato più rumore sulla blogosfera.
Non ci saranno tuttituttitutti i film dell'anno, e nemmeno tutti quelli più chiacchierati, semplicemente perchè il mio 2013 è stato all'insegna del 'recupero i grandi classici che finora non ho guardato'. Ho quindi snobbato senza ritegno le uscite in sala, perchè, onestamente, quest anno sono stati davvero pochi i film che mi hanno fatto venir voglia di spendere soldini al cinema.
Annata vintage quindi, per me, che si è rivelata formativa, interessante, curiosa, diversa.
Con questa piccola carrellata vi auguro un 2014 felice, stimolante e divertente e con tanti bei film da vedere. (Il nuovo film di Ti West, il nuovo film di Ti West, il nuovo film di Ti West!!)

The Bay.



Colpire gli Stati Uniti nel loro giorno speciale con un'epidemia a base di bestiacce che ti divorano da dentro e Oren Peli. La cosa più incredibile di tutto ciò è che nonostante queste premesse il film funziona, funziona davvero. Nel senso che dopo averlo visto per almeno un paio di settimane ogni singolo scarafaggio diventa un mostro inaffrontabile, come mia mamma quando la sveglio di notte per uccidere il suddetto scarafaggio. Finalmente qualcuno ridà gloria ai mockumentary, diventati così mainstream, ma pur sempre uno dei miei primi amori.

Django Unchained.  (divagazione dovuta, perchè amici, è Quentin)



POSSIAMO PER PIACERE DARE UN OSCAR A DI CAPRIO? Non il Tarantino della vita, ma una sparatoria così figa l'ho vista poche volte. E al 'Ciao piccola peste' sono svenuta con lei. Tenerone di un Quentin che non sei altro!

The ABCs of death.



26 corti di 4 minuti l'uno per mostrare 26 modi per morire. Il progetto sulla carta è davvero interessante, peccato che in pratica con quel poco tempo a disposizione i registi sono costretti a puntare sull'effetto shock o sul disgusto, in quella che sembra essere una gara a chi sfrutta meglio il tempo. Il mio amore grande Ti non delude e shocka davvero, il maledetto. I giapponesi hanno qualche problema grosso nella testa e io una visitina gliela consiglierei. Ah, non ho capito benissimo C for Cycle, se qualcuno me lo vuole spiegare, prego! 
(Si ringrazia very much col corazon Erica del Bollalmanacco che mi ha indirizzato verso i torrenti a cui attingere!)

The Conjuring – L'evocazione.



La più sfigata delle abitazioni d'America diventa la nuova dimora dei Perron che poracci dovranno combattere insieme ai Warren (Sì, quelli di Amytiville, sempre loro) per scacciare fantasmi/demoni/entità/streghe. Un mucchio di gente. Bambola immancabile (dimmi, One, la mamma ti ha nascosto i giocattoli quando eri piccolo? Perché stai così in fissa?) ma soprattutto: NON MI HAI DETTO COSA HA VISTO LORRAINE NEGLI OCCHI DEL POSSEDUTO.
Però sei sempre bravo, mannaggia a te.

La notte del giudizio.



La premessa è credibile come Silvio che annuncia il ritiro dalla politica, ma il risultato è un home invasion quasi da cardiopalma, che riesce a inquietare con giochi d'atmosfera ben fatti e con personaggi (la squadra dei giovani 'assalitori') che si divertono e fanno bene quello che serve. Interessanti anche le piccole sottotrame emotivo-morali, ma secondo me le persone erano troppo spaventate per badarci realmente.

John dies at the end. 



La carissima Beatrix Kiddo di Cinquecentofilminsieme quando ha parlato di questo film l'ha definito 'un luna park dell'assurdo incredibile'. Mai definizione fu più perfetta, perchè Coscarelli aveva a disposizione poco più di un'ora e mezza ed è riuscito a metterci: una droga chiamata SALSA DI SOIA (è un genio, sì?), dei baffi volanti, gente che parla attraverso gli hot dog, mostri fatti di carne surgelata, creature che chissà cosa sono, Marconi che fa scoppiare il mostro di carne attraverso il telefono, gli alieni, una tipa che è alta e bionda, anzi no, è bassa e mora. Questo non è un film, è una visione mistica. E John è il mio personaggio dell'anno, ma non vi dico se muore davvero o meno. 

Evil dead. Ah, no, di quello ne ho parlato. Tutti qui.


Carrie, ti aspetto al varco, e ti conviene stare attenta, perchè lo sguardo di Satana sarà il mio.

domenica 19 maggio 2013

La Casa, Fede Alvarez

09:50

Titolo originale: Evil dead

Anno: 2013

Durata: 91

Trailer:



Lo sentite l'Halleluia di Handel risuonare nell'aere?

Se non lo sentite, sentitelo.





Mi sento come il dottor Frankenstin che strilla che SI. PUò. FARE.

Ho convinto Erre (graziegrazieamoreseiunameravigliagrazietiamounsacco) a portarmi a vedere Evil Dead.

E sì, ci sono riuscita solo DOPO la fine della Festa del Cinema, quindi me lo sono anche pagata a prezzo intero.
Ma va benissimo, gli avrei anche dato 10 euro, mi bastava riuscire a entrare finalmente in quella caspita di sala a coprirmi gli occhi davanti alla quantità (che sono quasi certa sia illegale in almeno 4 paesi del Sud-Est asiatico) di sangue che sapevo mi avrebbe fatto compagnia per quell'ora e mezza.

Lo so che la trama la sapete tutti quanti perchè maledetti ci siete andati prima di me, ma eccola comunque.



Mia è una tossicodipendente che nel suo processo di disintossicazione trascorre un fine settimana con il fratello e alcuni amici. Giunti sul posto, guidati da uno strano odore, scendono nella cantina dell'abitazione, dove troveranno uno strano libro da cui uno degli amici legge un brano. Purtroppo, questo brano risveglierà qualcosa di non proprio ospitale. . .

Avevo letto le recensioni di vari 'colleghi' blogger, quindi sono entrata in sala sapendo esattamente a cosa sarei andata incontro: un film buono, per qualcuno molto buono, non all'altezza dell'originale ma era chiaro da principio che l'originale era materiale irraggiungibile, graziealpiffero.
Non ne sono uscita delusa, da questo punto di vista.
Le stesse sensazioni che avete avuto voi, le ho avuto anche io, ed ecco i motivi.



Mi è piaciuto il fatto che per tutta la durata si sia strizzato l'occhio al vecchio (in senso strettamente anagrafico, non offenderti piccino che per me sei giovanissimo) film senza però eccedere. Sembrava che Alvarez dicesse: 'Vedi? Ti cito, ti ricordo, ti amo, ma devo tagliare il cordone ombelicale e fare qualcosa di diverso!'
Apprezzato.
Insomma, io i remake non li tollero. Quindi se proprio me lo devi fare perchè se non lo fai rischi la prematura dipartita, almeno dimostrami che il film che stai 'rifacendo' ti piace molto. E la sensazione che ho avuto è che la passione si sentisse.

L'introduzione della questione droga è stata una mossa intelligente. Perchè non so se avete visto (ma sicuramente sì, devo smettere di sottovalutare il genere umano) 'Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino', ma le scene di astinenza si prestano che è un piacere a tutta la serie di fraintendimenti iniziali astinenza/possessione. Così come si presta a riflessioni più profonde del tipo 'la droga è come un demone che si impossessa di te e della tua vita' ecc ecc, che però io non faccio.

E gnente, siamo arrivati al punto in cui l'amico quello antipatico (ma mai quanto la squinzia bionda santo il cielo) legge le formule sul libro e risveglia il demone. Da qui partono tante di quelle scene splatter, ma tante, che non c'era un attimo di respiro, o chiudevi gli occhi tutto il film o te le sorbivi tutte quante. Scelta obbligata, la seconda.

Pare chiaro che sono quelle, ciò in cui si è investito. Ed è stato un buon investimento, perchè la loro porca figura la fanno e danno al film un tono assai più cattivo del film di Raimi (anche se le dita negli occhi a Scott restano imbattute).

E il finale, TUTTO QUEL SANGUE. Sam, in un'altra vita apri una fabbrica di sangue finto, o producitelo da solo adesso e caccialo in tutti i film che produci, così ci fai ancora più soldi. Nel caso, assumimi.

Un'altra cosa che ho notato è stato il fatto che molte recensioni che ho letto descrivono La casa come un film molto serio e serioso, ma io un paio di grasse risate me le sono fatte eh. Manca completamente quell'atmosfera quasi demenziale della prima trilogia (L'armata delle tenebre manco sfiorata, per dire) ed è cosa buona e giusta perchè sono prodotti diversi, ma. . . Eric è scivolato sulla lingua che Olivia si era appena tagliata! È disgustosamente ridicolissimo!

Non faccio altri esempi per evitare lo spoiler, ma insomma, ci siamo capiti.



Siamo arrivati al punto in cui dico cosa non mi è piaciuto.

Quando ho letto che tra gli sceneggiatori c'era Diablo Cody mi sono un po' cascate le braccia perchè da lei mi aspetto battute pungenti, sarcasmo, frasi brillanti, che qui non ho trovato. Anzi, per quanto mi riguarda credo che avrebbero anche potuto starsene zitti tutto il tempo.

E siamo tutti d'accordo che la questione della mamma pazza era tranquillamente evitabile vero?

Quello che mi dispiace è che alla fine il film non faceva paura. Faceva disgustare (se solo ripenso ad una delle scene finali sento tutte le cellule del mio polso che urlano disperate), faceva fare qualche sano saltello sulla sedia, ma non faceva Paura.


Ma se io un giorno dovessi mettermi a girare un remake (e non accadrà), che guardacaso sarebbe anche il mio primo film, e mi uscisse come è uscito ad Alvarez questo Evil Dead, io sarei MOLTO fiera di me.





(Amisci, offtopic. Mi potete spiegare il motivo per cui il mio pc è da almeno un mese che non mi fa aprire il blog di Mr Ford?)


venerdì 12 aprile 2013

Amare il cinema horror: how to

10:39

DEVO, anche stavolta, fare una premessa.

L'idea per questo post mi è venuta in doccia. Quando sono uscita l'ho scritto, ma una volta finito mi ha dato l'impressione di essere un po' snob, tipo 'Io cc'ho la cultura.'
Ecco, volevo chiarire che la cultura io non ccell'ho. Ho ancora milioni di film da vedere e libri da leggere, e idee da farmi e cose da imparare. Ma l'idea mi piaceva, e soprattutto spero che il post lo leggano la mia amica Sme ed Erre, che così seguono il programma e poi mi accompagnano a vedere Evil Dead al cinema il mese prossimo:)

Ho sviluppato una teoria.

Io, Mari, inquilina di questa camera rossa, ho elaborato la mia prima, personale, presuntuosissima, teoria su come una persona può avvicinarsi al mondo del cinema horror.
Un giorno pubblicherò grandi saggi ed encicliche, su questa teoria.
E soprattutto, tutte le aggiunte/modifiche che vorrete fare sono ben accette, poi sull'enciclica mettiamo tutti i nomi e dividiamo i proventi.

Insomma, questo post è dedicato a tutte le persone che vorrebbero tanto guardarsi 'Sinister', ma poi arrivano al cinema e vanno a vedere tutt'altro perchè gli piglia la strizza.

Alcune persone hanno avuto la fortuna (?) di avere genitori appassionati al genere, e quindi di sentire certi titoli fin dall'infanzia. Il grande amore di mio padre, per esempio, era La mosca. Capite bene che ce l'ho nel DNA, la passione.

Tra tutti i generi cinematografici di cui il mondo ci ha fatto regalo (la poesia, la poesia), però, forse l'horror è il più complesso da capire.
Mi spiego meglio: una buona commedia si apprezza sempre. Così come un buon film drammatico, un bel musical o un appassionante poliziesco.
Tante volte, però, si guarda un film horror che ha la stoffa del capolavoro ma, molto semplicemente, non lo si capisce.
Non per stupidità o che, ci mancherebbe altro, non mi permetterei mai. È solo approccio sbagliato. Prendete The Innkeepers, o Session 9, o Bed time. Gli esempi sarebbero infiniti. Sono film che si prestano facilmente ad essere scambiati per lenti e noiosi, eppure son dei gioielli.

Ecco allora la mia proposta.

La prima cosa da fare, secondo me, è abituarsi ai due elementi fondamentali del genere: gli spaventi e il sangue. Detto così sembra scontatissimo, ma sono due begli impedimenti, eh.
Anche se è chiaro che non ci si adatterà mai del tutto.

Io mi spavento che è una meraviglia. E certe scene particolarmente crude ancora non le reggo. Io dico solo scena delle pinzone in testa in Martyrs. Mammamammamamma le gocce fredde lungo la schiena.

Quindi, iniziate il vostro percorso con una bella maratona di Paranormal Activity.

'Ma a te non faceva schifo?'

Certo che fa schifo, è oggettivamente uno dei peggiori prodotti degli ultimi anni.
(Ultimi secoli? Della storia? Ok, ve lo concedo)
Ma bisogna riconoscere che con una persona che non ha mai guardato niente di spaventoso in vita sua questi film funzionano. Tutto ciò che hanno da offrire è una gran bella saltata sulle sedie, con conseguente tonificazione dei glutei. E probabile notte insonne, se siete proprio vergini di horror.

Detto ciò, vi garantisco che una volta visto il primo, vedere gli altri sarà una passeggiata.
Però guardateli tutti, davvero, in modo da avere messo definitivamente alla prova la vostra capacità di strillare e di coprirvi gli occhi con le mani.

Alternativa: la serie dei Piccoli brividi.

Chi è che ride? Sono seria.

Affrontata la questione 'spavento', arriva la questione 'sangue'.
Che è decisamente più complessa.
Se uno qualsiasi di voi ha problemi anche con le analisi del sangue, va beh, la cosa non fa decisamente per voi. Però credo che nessuno si veda volentieri squartamenti, frattaglie e altre finezze. Bisogna un po' farci l'occhio, ecco.

Per questo, io inizierei con i film slasher.
Per intenderci, i film in cui un omino, tendenzialmente dalle caratteristiche fisiche assai prestanti, ammazza un gruppo di persone.

Quindi, popcorn alla mano e Michael Myers nel lettore dvd. (Myers è sostituibile con Freddy Krueger, Leatherface, Creepers, Jason, e infiliamoci anche Chuck)
Perchè proprio loro, vi chiederete? Se non ve lo chiedete, ve lo dico comunque. Si parla di uccisioni, quindi volente o nolente sangue ce n'è. Ma non siamo ancora al livello delle torture che troverete più avanti. E, oltretutto, sono quasi tutti film datati, quindi tenete presente che la tecnologia degli anni 80 non permetteva troppo. Il giusto per iniziare.
In compenso, le grandi saghe che ho nominato prima sanno essere davvero divertenti.

A questo punto, quelli di voi che si sentiranno pronti potranno cimentarsi con saghe un po' più recenti: Saw ed Hostel.
Anche in questo caso, la qualità lascia molto a desiderare, ma si sale di livello per quanto riguarda la violenza e la quantità di torture.

(ma se guardate Hostel, premuratevi che non ci siano i vostri genitori in giro, la cosa potrebbe farsi imbarazzante)

In generale, a questo punto, siete pronti per tutti gli horror commerciali. Quelli che trovate al cinema, nei siti di streaming, al noleggio. Non sono sempre male, non sono quasi mai capolavori. Esempi? I recentissimi La madre o Sinister, i vari remake o i film di Shyamalan, The descent, Il mai nato, The ring. Non solo sarete pronti a guardarli, ma comincerete chiaramente a notare la differenza tra la cacca e la qualità.

(Ma vi anticipo che Shyamalan è la cacca.)

Adesso arriva la parte figa. La parte che vi farà pensare che aver visto tutti i film citati sopra sia valsa la pena, per comprendere la meraviglia che i film dell'ultima tappa sono.
Perchè il succo della mia teoria è che per apprezzare il bello bisogna imparare a conoscere il brutto.

È banale dite?

E allora com'è che nelle sale italiane ancora c'è quasi solo la cacca?

Tornando alla meraviglia, adesso potete sbizzarrirvi.
Ma io vi farei partire dal passato. Carpenter, Cronenberg (solo il Cronenberg del passato, mi raccomando, che oggi non ci siamo), Fulci, Romero, Raimi, i GRANDI.

Volete fare un esperimento? Guardate La cosa ad inizio 'programma' e poi alla fine. Vi sembrerà di aver visto due film diversi.

Guardateli, amateli.
Ve lo prometto io, che li amerete.

Fatto ciò, tornate al presente, perchè non tutto è perduto.
West, Zampaglione, Muschietti (Lo so che la maggior parte di voi Mama non l'ha amato, ma lui sicuramente ci sa fare.)

Direte: 'Lamiseria, mi ci vuole un anno!'
Eh va beh, le cose belle bisogna conquistarsele.



mercoledì 12 settembre 2012

La Casa, Sam Raimi.

13:52

Titolo originale: The evil dead

Anno: 1982 (ma le riprese iniziano nel 1979)

Durata. 82 minuti

Il film si apre con il più classico dei clichè da film horror: 5 ragazzi che partono per un weekend fuori porta. La prima impressione non è quindi delle più felici, ci si aspetta uno slasher di bassa qualità. Ma questo film è qualcosa di ben diverso.
 

 
 
Di fatto la trama è piuttosto semplice: due dei ragazzi scendono nella cantina della casa, dove trovano un libro, il Necronomicon (Libro dei morti) e un registratore con un nastro. Ascoltando la registrazione scoprono che in quella casa viveva un archeologo esperto di cabala sumerica, che nel nastro recita a voce alta una delle formule scritte sul Libro dei morti e così facendo riporta in vita degli spiriti demoniaci che inizieranno a 'infastidire' i ragazzi.

Di fianco a una trama così lineare, però, troviamo un susseguirsi di idee geniali, accompagnate da attori quasi sempre credibili, scene d'azione surreali ma divertentissime, sangue a fiumi e anche una bella componente emotiva.

Entriamo nello specifico?

Prima chicca: il poster de 'Le colline hanno gli occhi' di Wes Craven appeso in cantina. Raimi stesso dirà, nei commenti al film, che quel poster potrebbe essere visto come un messaggio direttamente per Craven, qualcosa del tipo: 'Credevi di aver fatto un bel film di paura? Guarda che paura posso fare io...'. Superbo.

 
 

Altro punto a favore del film è il fatto che sia quasi del tutto privo di perdite di tempo. I ragazzi trovano il libro a 10 minuti dall'inizio del film, quindi l'orrore inizia subito. Dura poco, ma è intenso.

Perchè parlavo di componente emotiva? Posso rispondere senza fare spoiler. Nel film gli spiriti (o le forze del male, che dir si voglia) non si vedono mai, ma prendono possesso dei ragazzi stessi. Entra in gioco una dinamica interessantissima, perchè chi resta 'sano' deve combattere e uccidere i propri amici, andare contro al proprio affetto per salvarsi. È straziante, a pensarci nella realtà, ma nel film è un valore aggiunto non indifferente, e a me peraltro ha anche fatto ridere un sacco.

Non hanno lesinato in scene d'azione, il film ne è pieno e sono tutte fuori dal comune. Persone pugnalate ai piedi con una matita, dita negli occhi..gli effetti speciali saranno anche vintage, ma quanto è divertente! Il sangue è onnipresente, a secchiate, ma non è mai fuori posto, è ironico.

Una particolare menzione va a Tom Sullivan, che si è occupato, oltre che degli effetti speciali, anche del trucco, che è a mio parere fantastico. Non so come una persona sola possa occuparsi di tutto, quindi davvero i miei complimenti.




 Va sottolineato che l'intera produzione del film è low budget, la troupe era formata da 4 persone e gli attori sono 5. Dove non arrivavano da soli, chiedevano la collaborazione di fratelli e sorelle, diverse scene sono state girate a casa del regista e numerosi oggetti di scena appartenevano alla troupe. Questo dà un tono familiare al film, quasi intimo, che mi piace moltissimo. In questo caso vale la regola del 'minima spesa massima resa', poco ma sicuro.

Devo trovare un lato negativo del film? Bruce Campbell, alias Ashley. All'inizio del film ancora ancora era guardabile, ma è stato un declino inesorabile. Assolutamente poco credibile, le sue reazioni agli avvenimenti della casa erano surreali. Credo abbia versato una sola lacrima per tutto il film (peraltro creata grazie alle cipolle, giuro.). Personalmente avrei vomitato tutto il tempo, come minimo, e pianto come se non ci fosse un domani.

Quindi, la mia opinione è che questo film sia atipico, divertente al limite del comico, un cult.. Da vedere.

Anche se..perchè cavolo i ragazzi sono scesi in cantina?

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