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domenica 5 aprile 2015

Il signore del male

18:46
(1987, John Carpenter)

Signori, ho trovato un lavoro.
Stare a casa disoccupata mi stava logorando su tanti di quei piani che fatico anche solo a spiegarlo.
Mi meritavo un premio.
Ed esiste un premio migliore di un bel film?
Spoiler: no.

E poiché non parlerò de Il seme della follia nemmeno sotto tortura almeno fino a quando non avrò 15 lauree in cinemaregiasceneggiatura, direi che è giunto il momento per me di mettere da parte il mio terrore per i film demoniaci e vedere, in vergognoso ritardo, Prince of Darkness. 


[Ve lo dico subito che così ci leviamo un bel pensiero. Se pensate che io sappia anche solo cosa vuol dire fisica quantistica avete proprio capito Roma per Toma. Io amo la storia, la letteratura, tutto ciò che è astratto. Le materie scientifiche mi annoiano solo se ci penso. Mi dispiace. So che questo potrebbe essere una limitazione nella visione del film, lo riconosco. Terrò Wikipedia aperta, che volete che vi dica. Ma tanto con ogni probabilità non capirò nemmeno cosa dice Wiki.]

In un'antica chiesa di Los Angeles viene ritrovata la sede di una segreta setta religiosa, che custodiva un misterioso liquido verde, che pare essere l'essenza del Maligno. Il sacerdote responsabile del ritrovamento si rivolge ad un professore di fisica e ai suoi studenti per risolvere il mistero.

Oh, eccoci qua.
Sediamoci e parliamo di fede/scienza. Ce l'avete un tè? Io ho fatto la torta al cioccolato, così intanto facciamo merenda.

Io sono atea, ma non sono una di quelle atee ostili nei confronti dei credenti. Io ho molto rispetto delle persone con una sincera religiosità, sono sempre contenta di ascoltare il loro punto di vista e condividere con loro il mio.
Per questo motivo, la prima cosa che mi ha tanto colpito de Il signore del male è che vediamo i due mondi apparentemente 'antagonisti' incontrarsi per loro stessa volontà. E' il sacerdote che sceglie di comunicare le proprie perplessità al professore anzichè al proprio superiore. Qualcosa nel suo mondo lo sta mettendo in difficoltà, per cui sceglie di aprire la sua mente - che rimane comunque ferma nel proprio credo - alla scienza. Così come il professore e gli studenti sono costretti ad un certo punto a riconoscere che l'entità dei fenomeni che stanno colpendo la chiesa esula dal loro campo di competenza.
Questo mi affascina molto, e non fa altro che aumentare la mia già presentissima stima nei confronti di Big J.
Ogni personaggio è interessante, intelligente, aperto all'altro ma non incoerente.
Persone che vorrei incontrare nella vita reale.


Chiaro, parliamo di un film.
Un film girato con qualcosa come i 5€ della paghetta.
Un pochino si vede, dai. Un pochino.
Ma, francamente, ce ne frega?
No che non ce ne frega, perché con 5€ noi ci compriamo un pacchetto di sigarette (voi, perché io non sono scema e non fumo), lui, che c'è un motivo se è una specie di divinità greca, ci ha girato un film che inizia sottovoce, e poi esplode.
La sensazione è quella di una tavola preparata: si inizia a cucinare pian piano, poi si apparecchia, con calma e in ordine. Poi si inizia a sentire il profumo del cibo che è quasi pronto e infine sbam! Piatti in tavola, portata dopo portata, rumore di posate, l'acqua versata, e infine, gran finale per cui c'è sempre spazio anche nello stomaco più pieno, il dolce.
E così Il signore del male. Inizia con 10 minuti di titoli di testa, angoscianti e infiniti, nei quali assistiamo alla preparazione della mattanza. Quello che dovrebbe essere il momento in cui sentiamo il profumino del cibo è quello in cui il demonio si libera, prende possesso della prima vittima, ed entriamo nel vivo del film.

A questo punto affrontiamo la questione paura. Perché si parla di un film demoniaco. Di un film demoniaco della miseria. Quindi, come ha potuto una persona terrorizzata dal suddetto filone averlo visto?
Paura me ne ha sinceramente fatta. Mi ha lasciato quella patina di angoscia sulla pelle, quella che potrai anche farti mille docce (se hai il coraggio di andare in bagno da sola) ma la senti ancora lì. Per tutta la durata sono stata incollata allo schermo, ma questo era prevedibile.
Certo, quel finale lì mica me lo aspettavo.
Infatti ho fatto un triplo carpiato rovesciato imbalsamato che credo di avere tolto un paio di doghe al letto.
Eppure, dopo lo spavento iniziale, era l'unico finale possibile. Io non ci sarei mai arrivata di testa mia, ma una volta che il sior Genio me lo ha presentato, era in effetti l'unica cosa da fare. Che è il motivo per cui lui è, appunto, il sior Genio e io la siora Cretina.


Mi pare di avere capito che lo si ama o lo si odia, sto principe delle tenebre.
Io, personalmente, l'ho amato.

(Certo, se ne volete un'opinione più seria e molto meglio argomentata, vi rimando alla recensione di Obsidian Mirror)

venerdì 13 giugno 2014

Halloween - La notte delle streghe

17:05
(1978, John Carpenter)


'Lui non è un uomo.'

Ritorno al blog, proprio di venerdì 13, con questa frase.
Che da sola racconta meglio di ogni altra un film di cui onestamente mi vergogno un po' a parlare.

Notte di Halloween 1963: Michael Myers, un bambino di 6 anni, uccide a pugnalate la sorella che gli faceva da baby-sitter.
Vigilia di Halloween 1978: Michael, ricoverato per anni in manicomio, riesce ad evadere e torna a casa, e sembra che il suo obiettivo sia uccidere altre baby-sitter.

Quanto è sottile la differenza tra l'essere umani dall'essere animali?
Noi diamo per scontata la nostra superiorità, facendoci vezzo del nostro uso della ragione, della nostra proprietà di linguaggio e della nostra capacità di ponderare le decisioni.
Un animale è istintivo, se ha fame mangia, se ha sete beve. Semplice ed essenziale.
Ma se il bisogno dell'animale fosse uccidere?


Ad una visione superficiale, Michael Myers, senza ombra di dubbio il più affascinante di tutti i serial killer della storia della cinematografia tutta, potrebbe sembrare solo questo: un animale, guidato dall'istinto.
Se si prova ad andare più a fondo, Michael Myers è ancora peggio. E' ad un livello ulteriore, ancora inesplorato.
Lui non parla, non comunica. Persino gli animali emettono suoni per comunicare tra di loro.
(Tranne i lombrichi, credo. Comunicano i lombrichi?)
Non dice mai una sola parola. Non la dice durante il film e sappiamo dai racconti del medico che non ha MAI detta una in anni di ricovero.
Ma soprattutto, non ha un volto. Non ha espressioni, e nel nostro comune linguaggio non verbale è praticamente come dire che non ha emozioni. Certo, la faccia ce l'ha, sotto la maschera, ma il fatto che ci sia impedito di vederla è un segnale fortissimo.
Nonché un'idea geniale.
La maschera che Myers indossa è una banalissima maschera umana dipinta di bianco. Senza il rossore delle gote, le sopracciglia, il colorito delle labbra. Una mano di bianco e un volto normale diventa spaventoso. E' la prima cosa che mostriamo, il volto, la prima che ci identifica, quasi più del nome.
Tolta l'umanità al volto, fatta di colori, peli, piccoli o grandi segni, cosa resta?
Michael Myers.
E questo chi cavolo è?
COSA è?

Il Male, a detta del dottore.
E definizione più precisa non può essere data.
'Era come svuotato' - continua il dottor Loomis - 'Non capiva, non aveva coscienza, non sentiva nè gioia nè dolore'
Onestamente, è sconvolgente. Le scene in cui Loomis parla di Michael sono da pelle d'oca, più delle scene d'omicidio. Sono il momento in cui si capisce che per L'Ombra della Strega non ci sarà mai redenzione.
Ma la paura vera si prova a cinque minuti dall'inizio del film, quando, dopo lo storico, indimenticabile e ormai mitico inizio, i genitori di Michael tornano a casa e lo trovano sulla porta di casa, col suo costumino di Halloween, il coltello insanguinato in mano, e gli sfilano la maschera, e lui se ne sta lì, col faccino da bambino di sei anni, a fissare in camera, e io che me ne sto lì, davanti allo schermo, che deglutisco con un brivido ghiacciato sulla schiena.


E in tutto ciò, quello che aveva Carpenter erano pochi spicci, attori quasi tutti di seconda scelta e una maschera del Capitano Kirk di Star Trek.
E dopo anni ancora i brividi.
E le lacrime di amore che colano copiosamente lungo le guance.







giovedì 17 aprile 2014

The Ward

12:40
(2010, John Carpenter)


Immaginate di invitare i vostri amici una sera a cena.
Magari una sera speciale, come il vostro compleanno.
Passate ore a cucinare, a preparare tutto alla perfezione, e i risultati sono grandiosi.
I piatti sono buonissimi, hanno un successo incredibile e i vostri amici vi eleggono ufficialmente chef della cumpa, ormai siete segnati e vi toccherà cucinare per ogni singola occasione futura.
E' una soddisfazione, per carità, ma da quel momento tutti quanti si aspetteranno che dalle vostre manine fatate escano dei manicaretti straordinari, anche se magari voi avete lo scazzo e volete cucinare solo i sofficini.

E' un po' una palla, vero?
Le aspettative sono rognose.
Perché magari una cosa vi viene pure buona, ma se non è buona come quel risotto zafferano e gamberetti che avete fatto per Santo Stefano del 1998 allora non è buona abbastanza.


Pensate quindi a quella povera bestia che ha girato Il seme della follia.
Non andrà mai più bene niente, se non raggiungerà quei livelli.
Poi lui ce lo mette a tutti nel sedere quando gira Cigarette burns, ma quello è un altro discorso.

Insomma, dopo 10 anni di meritato riposo, Big J torna a narrarci una storia, quella di Kristen, una giovane che dopo aver dato fuoco ad una casa viene ricoverata in un ospedale psichiatrico, da cui ogni tot spariscono delle ospiti ma pare che nessuno ci badi troppo.
La ricetta prevede Carpenter+ospedale psichiatrico.
Dite quello che volete ma io già godo.


A fine visione la mia goduria è un pochino calata, perché quello che abbiamo tra le mani è un film tutto fuorchè perfetto. La trama (ma soprattutto il finale) sa di già visto, la sceneggiatura non è sto granchè e nemmeno l'atmosfera è delle migliori.
MA.
E' tutto sommato un buon film, si fa guardare tranquillamente, non annoia, presenta personaggi magari poco sviluppati ma con spunti interessanti e a me quel salone lì con le colonne ricorda l'Overlook quindi gli voglio un bene grande.
In più, voi che ne parlate male, che sparate cacca su uno dei Grandi solo per un film buono-ma-non-perfetto, avete il diritto di farlo solo se sapete fare delle inquadrature così, altrimenti tutti zitti ad imparare.

La Gloria non si tocca, non sarà un filmetto a rovinare l'immagine di chi ha cambiato irrimediabilmente la storia e la qualità del cinema horror.
E poi alla fine ho preso uno spavento di quelli atomici.




(Big J, parlo a te. So che sei un uomo e di queste cose non te ne curi - giustamente - ma la prossima volta che vuoi ritrarre le chiappe di una bionda in doccia ricordati di farle togliere le ciglia finte che se no si rovinano. Tanto lo so che non le guardi gli occhi, mandrillone.)

giovedì 12 settembre 2013

Un anno di MRR: La cosa

09:25
Un anno di MRR: La cosa
(1982, John Carpenter)



Se oggi il mio blog compie un anno, se ho straparlato di film, attori, registi e altri compagni di merende, se ogni volta che vedo un trailer comincio a fremere dall'entusiasmo, se ai titoli di testa gongolo dalla fretta e a quelli di coda inizio a parlare tutta fomentata, la colpa è tutta di John Carpenter.
Chiariamo: il mio film preferito è sempre Shining, e il mio film del cuore è sempre La Casa.
Ma tutto questo amore, questo interesse, questa fame di conoscenza e anche questo po' di snobismo cinematografico che mi porto dietro nascono perché, fin da quando ero piccolissima, La Cosa mi ossessiona.
Mio padre ne parlava continuamente, alimentando la mia soggezione e la mia curiosità proibendomi di vederlo, sostenendo sempre che nessun altro film al mondo lo aveva spaventato tanto quanto questo. E la mia prima reazione, quando sono stata in grado di parlare (giorno glorioso, quello) è stata: "Ma come cavolo può far paura un film che si chiama La Cosa? Ma La Cosa, cosa, poi?".
La Cosa nient'altro è che una specie di blob indefinito, brutto e mostruoso che prende possesso degli esseri viventi. Cani, persone, norvegesi. E generalmente prende possesso di uno e fa fuori gli altri. 
Bon, tutto qui.
Certo, se dai in mano a Nostro Signore Big J una questione del genere, lui te ne tira fuori un film che fa Paura. IL film horror, quello a cui gli amanti del genere guardano con amore folle e a cui gli altri registi guardano con rassegnazione, 'tanto non potrò mai fare di meglio'. È vero, belli, mettetevi l'anima in pace. Perché quando si guarda La Cosa si entra in un vortice. Siete in un posto isolato, dove fa un freddo maledetto, costretti a mettere la vostra vita in mano ai vostri compagni. Non importa se vi piacciono, siete voi e loro, a migliaia di chilometri da casa. La fiducia è essenziale. Vi dovete coprire le spalle a vicenda, farvi compagnia, aiutarvi e difendervi l'un l'altro. 
Già quindi siete in una condizione di cacca, se mi è permesso dirlo. Poi niente, andate a trovare i dirimpettai norvegesi e BAM, tutti morti. Adesso cominciate ad avere un po' d'ansia, vero? Chi mai li avrà ammazzati, se lì ci siete solo voi e loro, e voi non siete stati? 
(Parentesi sui norvegesi. Qualcuno di voi si era effettivamente domandato cosa fosse successo loro? No, giusto? Bene, questo è tutto quello che ho da dire sul prequel.)
E sarà ansia per tutto il resto del tempo, perchè si combatte contro un nemico invisibile, contro non-si-sa-bene-cosa e questo è molto, molto, destabilizzante anche se siete Kurt Russell (Donne, lo so che avreste voluto esserci voi al Polo con Kurt, invece c'era La Cosa, tutte le fortune a lei).
Quello che ha reso questo film il Grande Cult che è diventato è proprio il fatto che man mano vengono a mancare tutte le sicurezze, non sai chi sarà il prossimo, giri l'angolo e non sai cosa trovi, non sai se la persona che stai guardando negli occhi è in sé o meno. Il tutto che culmina in una scena che è una delle più tese della storia del mondo: il test. Il sangue infettato dalla cosa reagisce al calore (ed ecco perché se ne sta nel villaggio di Babbo Natale) e quindi si mette alla prova il sangue di tutti. Ogni volta che iniziava la prova, mi saliva la tachicardia. Quanto deve essere spaventoso trovarsi nella stessa stanza con un essere mostruoso, e realizzare che quello stesso mostro potresti essere TU? 
John, con questo lavoro non solo hai regalato a milioni di persone un Capolavoro di genere, hai regalato a me una grande passione. La più bella tra le passioni, tra l'altro, perché il Cinema è infinito. Non se ne conosce mai abbastanza, non se ne vede mai abbastanza. Finito un Film come questo, non ci si sente realizzati, no. Si sente che si vorrebbe vederlo ancora, e ancora, e ancora, perché mille visioni non bastano a rendere merito al talento vero, e mille visioni non bastano a capire ogni sfumatura, ogni dettaglio, ogni piccolezza, ogni cosa che nel complesso ha reso il film grande. In un'ora e mezza di immagini hai dato una svolta alla Storia del Cinema e alla storia della Mari, perché senza il cinema horror probabilmente sarei una persona diversa, meno appassionata, meno entusiasta. E senza La Cosa io i film horror manco li avrei mai visti.
E non avrei creato questo spazietto, che è l'unico al mondo dove sento di poter essere veramente io, senza maschere dovute alle convenzioni e senza celare il mio cinismo, a volte eccessivo nel 'mondo reale', e nemmeno il mio lato più smelenso. 
La mia cameretta compie un anno, ha avuto i suoi momenti di down e le sue grandi soddisfazioni e le voglio bene come se fosse una persona fisica. E a proposito di persone fisiche, volevo sapeste, cari cinebloggers, che siete diventati la mia principale fonte di consultazione. La vostra opinione su un film mi influenza più delle recensioni dei grandi critici, o delle riviste più famose. So chi ha più o meno i miei stessi gusti, o chi li ha diversi ma li argomenta tanto bene da essere incontestabile. Ho tantissimo da imparare da tutti e la cosa mi riempe di entusiasmo per il futuro. Perché, come dicevo prima, il Cinema è infinito, e c'è sempre da imparare.


P.S. La mia assenza prolungata da qui e dai vostri blog è dovuta al fatto che mi si è rotto il vecchio modem. Sono in attesa di quello nuovo, spero non si faccia attendere troppo. Torno presto!

P.P.S. Questo post è stato pubblicato da Erre, che ringrazio con tutto il cuore perché ci tenevo molto. Avvisa il tuo amico, quello che parte e va là vicino, che se un husky arriva di corsa a casa sua e ha dei comportamenti molto aggressivi ed è inseguito da un elicottero che cerca di sparargli, non è un buon segno.

venerdì 12 aprile 2013

Amare il cinema horror: how to

10:39

DEVO, anche stavolta, fare una premessa.

L'idea per questo post mi è venuta in doccia. Quando sono uscita l'ho scritto, ma una volta finito mi ha dato l'impressione di essere un po' snob, tipo 'Io cc'ho la cultura.'
Ecco, volevo chiarire che la cultura io non ccell'ho. Ho ancora milioni di film da vedere e libri da leggere, e idee da farmi e cose da imparare. Ma l'idea mi piaceva, e soprattutto spero che il post lo leggano la mia amica Sme ed Erre, che così seguono il programma e poi mi accompagnano a vedere Evil Dead al cinema il mese prossimo:)

Ho sviluppato una teoria.

Io, Mari, inquilina di questa camera rossa, ho elaborato la mia prima, personale, presuntuosissima, teoria su come una persona può avvicinarsi al mondo del cinema horror.
Un giorno pubblicherò grandi saggi ed encicliche, su questa teoria.
E soprattutto, tutte le aggiunte/modifiche che vorrete fare sono ben accette, poi sull'enciclica mettiamo tutti i nomi e dividiamo i proventi.

Insomma, questo post è dedicato a tutte le persone che vorrebbero tanto guardarsi 'Sinister', ma poi arrivano al cinema e vanno a vedere tutt'altro perchè gli piglia la strizza.

Alcune persone hanno avuto la fortuna (?) di avere genitori appassionati al genere, e quindi di sentire certi titoli fin dall'infanzia. Il grande amore di mio padre, per esempio, era La mosca. Capite bene che ce l'ho nel DNA, la passione.

Tra tutti i generi cinematografici di cui il mondo ci ha fatto regalo (la poesia, la poesia), però, forse l'horror è il più complesso da capire.
Mi spiego meglio: una buona commedia si apprezza sempre. Così come un buon film drammatico, un bel musical o un appassionante poliziesco.
Tante volte, però, si guarda un film horror che ha la stoffa del capolavoro ma, molto semplicemente, non lo si capisce.
Non per stupidità o che, ci mancherebbe altro, non mi permetterei mai. È solo approccio sbagliato. Prendete The Innkeepers, o Session 9, o Bed time. Gli esempi sarebbero infiniti. Sono film che si prestano facilmente ad essere scambiati per lenti e noiosi, eppure son dei gioielli.

Ecco allora la mia proposta.

La prima cosa da fare, secondo me, è abituarsi ai due elementi fondamentali del genere: gli spaventi e il sangue. Detto così sembra scontatissimo, ma sono due begli impedimenti, eh.
Anche se è chiaro che non ci si adatterà mai del tutto.

Io mi spavento che è una meraviglia. E certe scene particolarmente crude ancora non le reggo. Io dico solo scena delle pinzone in testa in Martyrs. Mammamammamamma le gocce fredde lungo la schiena.

Quindi, iniziate il vostro percorso con una bella maratona di Paranormal Activity.

'Ma a te non faceva schifo?'

Certo che fa schifo, è oggettivamente uno dei peggiori prodotti degli ultimi anni.
(Ultimi secoli? Della storia? Ok, ve lo concedo)
Ma bisogna riconoscere che con una persona che non ha mai guardato niente di spaventoso in vita sua questi film funzionano. Tutto ciò che hanno da offrire è una gran bella saltata sulle sedie, con conseguente tonificazione dei glutei. E probabile notte insonne, se siete proprio vergini di horror.

Detto ciò, vi garantisco che una volta visto il primo, vedere gli altri sarà una passeggiata.
Però guardateli tutti, davvero, in modo da avere messo definitivamente alla prova la vostra capacità di strillare e di coprirvi gli occhi con le mani.

Alternativa: la serie dei Piccoli brividi.

Chi è che ride? Sono seria.

Affrontata la questione 'spavento', arriva la questione 'sangue'.
Che è decisamente più complessa.
Se uno qualsiasi di voi ha problemi anche con le analisi del sangue, va beh, la cosa non fa decisamente per voi. Però credo che nessuno si veda volentieri squartamenti, frattaglie e altre finezze. Bisogna un po' farci l'occhio, ecco.

Per questo, io inizierei con i film slasher.
Per intenderci, i film in cui un omino, tendenzialmente dalle caratteristiche fisiche assai prestanti, ammazza un gruppo di persone.

Quindi, popcorn alla mano e Michael Myers nel lettore dvd. (Myers è sostituibile con Freddy Krueger, Leatherface, Creepers, Jason, e infiliamoci anche Chuck)
Perchè proprio loro, vi chiederete? Se non ve lo chiedete, ve lo dico comunque. Si parla di uccisioni, quindi volente o nolente sangue ce n'è. Ma non siamo ancora al livello delle torture che troverete più avanti. E, oltretutto, sono quasi tutti film datati, quindi tenete presente che la tecnologia degli anni 80 non permetteva troppo. Il giusto per iniziare.
In compenso, le grandi saghe che ho nominato prima sanno essere davvero divertenti.

A questo punto, quelli di voi che si sentiranno pronti potranno cimentarsi con saghe un po' più recenti: Saw ed Hostel.
Anche in questo caso, la qualità lascia molto a desiderare, ma si sale di livello per quanto riguarda la violenza e la quantità di torture.

(ma se guardate Hostel, premuratevi che non ci siano i vostri genitori in giro, la cosa potrebbe farsi imbarazzante)

In generale, a questo punto, siete pronti per tutti gli horror commerciali. Quelli che trovate al cinema, nei siti di streaming, al noleggio. Non sono sempre male, non sono quasi mai capolavori. Esempi? I recentissimi La madre o Sinister, i vari remake o i film di Shyamalan, The descent, Il mai nato, The ring. Non solo sarete pronti a guardarli, ma comincerete chiaramente a notare la differenza tra la cacca e la qualità.

(Ma vi anticipo che Shyamalan è la cacca.)

Adesso arriva la parte figa. La parte che vi farà pensare che aver visto tutti i film citati sopra sia valsa la pena, per comprendere la meraviglia che i film dell'ultima tappa sono.
Perchè il succo della mia teoria è che per apprezzare il bello bisogna imparare a conoscere il brutto.

È banale dite?

E allora com'è che nelle sale italiane ancora c'è quasi solo la cacca?

Tornando alla meraviglia, adesso potete sbizzarrirvi.
Ma io vi farei partire dal passato. Carpenter, Cronenberg (solo il Cronenberg del passato, mi raccomando, che oggi non ci siamo), Fulci, Romero, Raimi, i GRANDI.

Volete fare un esperimento? Guardate La cosa ad inizio 'programma' e poi alla fine. Vi sembrerà di aver visto due film diversi.

Guardateli, amateli.
Ve lo prometto io, che li amerete.

Fatto ciò, tornate al presente, perchè non tutto è perduto.
West, Zampaglione, Muschietti (Lo so che la maggior parte di voi Mama non l'ha amato, ma lui sicuramente ci sa fare.)

Direte: 'Lamiseria, mi ci vuole un anno!'
Eh va beh, le cose belle bisogna conquistarsele.



mercoledì 13 febbraio 2013

Masters of Horror: Incubo mortale

14:04

(Prima stagione, ottavo episodio)

Titolo originale: Cigarette burns

Regia: John Carpenter

Anno: 2005

Trailer:



Se una persona si accinge a leggere un blog in cui parlo di cinema horror, ci sono ottime probabilità che sappia il significato di 'Masters of horror'. Per chi invece non ne sapesse nulla, tiro fuori la Mari maestrina e ne parlo un po'.

'Masters of horror' è un'iniziativa nata dalla mente mica tanto stupida di Mick Garris. Il signor Garris ha avuto l'idea di prendere i migliori registi di genere in circolazione, dargli in mano 1,8 milioni di dollari e dirgli: 'Girami un mediometraggio di 60 minuti a Vancouver. Per il resto, fai quello che ti pare.' Ne sono uscite due stagioni di film, da 13 episodi ciascuno, trasmessi dalla televisione americana.

Se devo parlarne, e figuriamoci se sto zitta, devo partire dal migliore. Dal Maestro.

 
Cari amici non appasionati di film de paura, se esiste un Master degno di tale nome, quello è John Carpenter. Quel regista a cui gli altri guardano con timore reverenziale (e vorrei ben vedere), quello a ci si stende il tappeto rosso dell'ammirazione quando ci si accinge alla visione di un suo lavoro. Big J.
Insomma, prendi il Sommo Regista, dagli totale libertà di gestione e lui ti tira fuori 'Cigarette Burns'.
Trattasi della vicenda di Kirby Sweetman gestore di un cinema che per rimpolpare gli introiti si occupa anche di ricercare materiale raro per collezionisti esigenti. Uno di questi collezionisti è il signor Bellinger, che assumerà Kirby per la ricerca di 'La fin absolue du monde'. Non un film qualsiasi, ma il film maledetto per eccellenza, proiettato solo una volta e poi fatto distruggere, perchè la sua visione causò attacchi di violenza inaudita tra gli spettatori. La ricerca però porterà il protagonista a confrontarsi con molto più che un semplice film.
 
 
 
La tematica, che già il Nostro aveva sfruttato per Il seme della follia, attizza. Le leggende sui film maledetti incuriosiscono, fanno molta presa.
È proprio la curiosità l'arma con cui Carpenter tiene gli spettatori per tutta la visione di 'Incubo mortale' (Devo dire qualcosa sul titolo italiano? Non ce n'è bisogno, vero?). Dal primo momento non fai che pensare a cosa cavolo potrà mostrare di così tremendo 'La fin absolue du monde' che Miike non abbia ancora mostrato. Va a finire che non riesci a scollare gli occhi dallo schermo, il crescendo di tensione si fa sentire, ma tu sei talmente impegnato a capire che cosa piffero succede che te ne accorgi solo dopo.
Il tutto con una dose di sangue non eccessiva. A parte alcune scene che, davvero, una risata te la strappano. Ma ci sta, smorziamo un attimo il clima che si sta facendo impegnativo.
 
 
Dialoghi bellissimi, attori credibili (Bellinger è Udo OcchiImpressionanti Kier, magnifico), musica adeguata (a opera del figlio di Big J, Cody), fotografia minimalista, un metacinema non troppo sottile, una cura per i dettagli e per le location che dimostrano, per l'ennesima volta, che quando uno è Bravo non ha bisogno di nulla. Non gli serve sfornare un film all'anno come pagnotte. Quando si smette di parlare di lui, ecco che Carpenter torna, e lascia tutti senza fiato.
L'unica cosa che non gli perdono è di aver chiamato il protagonista come un Pokèmon.





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