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domenica 5 gennaio 2014

Maripensiero: Le mamme al cinema

16:23
Io non sono mamma.
E nemmeno papà, ma tant'è.
Premessa dovutissima, perchè tutto quello che sto per scrivere viene da una persona che quell'amore lì, che voi genitori decantate, ancora non l'ha provato e nemmeno ha intenzione di provarlo, per ora.

Però ieri ho guardato Wolf Children e, aldilà della completa e totale meraviglia che mi ha lasciato dentro, la cosa principale che ho notato è il ruolo di una donna che a causa della vita che non sempre è simpatica, si è tirata su le maniche, anche letteralmente e ha tirato su due figli che possiamo definire 'difficili'.

Sono rimasta così affascinata da avere l'ispirazione per questo post, perché le mamme sono la figura più controversa, complessa e articolata da rendere senza scadere nel qualunquismo e nei luoghi comuni.

Le mammerda

Dici mammerda e pensi a Margareth White. No, non quella che vedrete al cinema tra qualche giorno, che lì di merda c'è solo l'interpretazione. Stiamo parlando della mamma di Carrie, del film di Brian DePalma, ovviamente. Mamma che con il suo fanatismo religioso inquietante, con la sua scarsa sanità mentale, con le sue manie, tarpa le ali ad una figlia già fragile. Il suo nascondersi dietro le porte, il suo rinchiudere la figlia nello sgabuzzino, hanno tolto a noi qualche ora di sonno e a Carrie qualche ora di VITA. Una Piper White inavvicinabile, per la peggiore tra le madri mai rese sullo schermo. E se muore male, gli sta solo bene.



Altro membro onorario della categoria è la mamma di Frank Zito, il Maniac del film omonimo. Per colpa di sta disgraziata e delle violenze che perpetuava sul suo bellissimo bambino quest ultimo è cresciuto non perfettamente sano e assassino. Alla faccia del trauma infantile. Sulla falsa riga della signora Zito mettiamo la mamma di Kyle di American Horror Story Coven. Pure lei non finisce bene, quindi, mammerde, è ora di finirla. Tanto morite tutte.







Le mamme di quasi tutti i film horror
Questo esemplare di mammifero si contraddistingue per i seguenti atteggiamenti: urla disperate, pianti a dirotto, esclamazioni significative quali 'La mia bambiiinaaaaa!' e similia.
Sono generalmente innocue, una volta ritrovato il loro bambino (e si ritrova quasi sempre) tutto si sistema e loro si zittiscono.
Fino a quando il bambino in questione ricomincerà a parlare con i morti, e allora giù di urla di nuovo.





Le mamme che preferiresti non avere
Quelle morte, per esempio.


O le assassine.





Le mamme che preferiresti avere
Ricollegandomi a quanto detto su, la mamma che tutti meriterebbero è lei:




Hana, studentessa che lascia tutto per crescere due piccoli uomini lupo,che sono sì la cosa più ADORABILE mai portata sullo schermo, ma che sono anche pieni di problemi a causa della loro diversità. Lei molla tutto per loro, li accetta completamente e li ama per quelli che sono, sinceramente. Sa qual'è la cosa da fare e la decisione da prendere, anche se è molto difficile e ti si spezza il cuore. E sorride, sempre.

O lei:





La splendida Mia Farrow (che col suo essere splendida magari ti dà pure qualche gene buono e vieni fuori figa pure tu) in Rosemary's Baby. Madre esemplare, che si lascia guidare dal suo istinto, che combatte incredibilmente per tutelare il figlio ma che, soprattutto, una volta fatto il danno sceglie di restare con lui. Pazzesca.

O ancora lei:




il cui scopo nella vita è uccidere lo stronzo che ha fatto fuori la figlia. Ed è di un'epicità tale che sfido chiunque a non volere una mamma così.  




Le mamme umane
Qui ci sono due sottogruppi.
Appartengono alla prima categoria le mamme che si trovano a vivere con problematiche leggere e quotidiane. E qui ne approfitto per parlare di una cosa per me inusuale.
Ma voi lo guardavate 'Una mamma imperfetta' su Rai2?
Per una volta la tv italiana offre una sit-com brillante, ben scritta ma soprattutto ben interpretata, e divertente, sulla quotidianità di una mamma alle prese con la vita quotidiana ma soprattutto alle prese con la convivenza con se stessa, dotata di insicurezze, paranoie, sensi di colpa, e tanta ironia.






L'ultima categoria è quella delle mamme umane che hanno problemi ENORMI.
Tilda Swinton, per esempio, in quel film grandioso che è We need to talk about Kevin.




Un figlio incredibilmente problematico, una tragedia, e una donna che da sola si trova a dover gestire tutto quanto. Chi lo sa cosa ti passa per il cuore in quei momenti? Cosa ti dà la forza di alzarti dal letto la mattina? La Swinton gioca con un range di sentimenti vastissimo, e ce ne fosse uno che fa male. All'inquadratura finale l'unica cosa che si può pensare è: 'Cosa avrebbe potuto fare? E' suo figlio.'


E sta qui il centro di tutto, l'amore di una madre per i figli, che il Cinema ha spesso celebrato, raccontato, documentato, spesso in modo assolutamente incredibile.
Certo, come le raccontava Hitchcock, le mamme...




 





giovedì 10 ottobre 2013

Maripensiero: American Horror Story

15:27
American Horror Story Coven è iniziato.
L'attesa è finita e noi anime lasciate in pena possiamo finalmente ricominciare a godere di quello che sembra essere il miracolo della coppia Murhphy-Falchuk.
La campagna pre-terza stagione è stata straordinaria, con alcuni tra i migliori trailer visti finora, e questo non ha aiutato gli impazienti. Se poi ci aggiungiamo l'ingresso nel cast di Kathy Bates, ciao. Ma ci siamo, rituffiamoci in una delle serie tv migliori di sempre.



Prima però, parliamo delle due stagioni che l'hanno preceduta.

Murder House



Nella prima stagione facciamo la conoscenza della famiglia Harmon: mamma Vivien, marito fedifrago maledetto Ben e figliola Violet, che si trasferiscono in una (straordinariamente bella) casa nuova, luogo di numerosi delitti e morti misteriose. Ne consegue che quando vi si trasferiscono loro, non è che la vita scorra proprio liscia come la seta.

Quindi, fantasmi come se piovessero. Gioia per gli occhi di una Mari che, come vi ho già raccontato millemila volte, ha una vera predilezione per il genere. Ma non sono i fantasmi il fulcro della vicenda, per quando siano belli rilevanti, presentissimi e angoscianti quanto basta. La vicenda ruota intorno ai conflitti umani, personali e interpersonali. Un matrimonio sull'orlo del fallimento, le colpe individuali e la responsabilità dell'altro, per di più con una figlia adolescente abbastanza grande da capire ma non ancora adulta in grado di capire DEL TUTTO. Ci sono quindi persone fragili, già provate dai propri sentimenti che poi si trovano pure la casa infestata. Un piacere.



Poi chiaramente la questione si evolve, perchè pare che questi fantasmi siano molto più 'interattivi' della norma, e se avete visto questa prima stagione sapete esattamente quanto interattivo può essere un fantasma soprattutto se indossa una tutina di lattice, per intenderci.
A questo punto la serie perde un pochino in atmosfera, è come se si fosse fatta l'abitudine ai fantasmi, e comunque la storia comincia a prendere una piega che rende gli ultimi episodi un po' inferiori ai primi, assolutamente incredibili. (Per capirci, è la storia dei gemelli quella che non ho mandato giù, ma immagino l'abbiate capito).

Complessivamente una serie da non perdere, ma aspettate di vedere la seconda.

Asylum



 La casa infestata degli Harmon lascia il posto a Briarcliff, manicomio criminale diretto da suor Jude. In un solo luogo troveremo assassini, pazzi, posseduti, omini verdi, preti ambiziosi, scienziati nazisti, giornaliste lesbiche. . .
Un'accozzaglia?
Ecco, qui sta il 'miracolo' di American Horror Story Coven. C'è una TONNELLATA di carne al fuoco, ma mai che venga un minimo di mal di testa, mai che qualcosa sia lasciato al caso, mai che qualcosa venga lasciato lì nel dimenticatoio. Torna tutto, tutto si sistema e vissero per semre felici e contenti. (See, vi piacerebbe!)



Quello che rende la seconda stagione una serie che sta proprio nella grazia di Dio (ragazzi, sto migliorando decisamente con i giochi di parole, sì!), però, non è l'accozzaglia, quanto piuttosto l'incredibile, straordinaria, e metteteci tutti gli aggettivi positivi che conoscete, caratterizzazione dei personaggi.
Ragazzi, ce ne fosse uno scritto male, uno. Manco per pietà, tutti una meraviglia. Interessantissimi, pieni di complicazioni, tutti analizzati fino in mondo, tutti messi alla prova dal luogo infernale in cui stanno, è fenomenale.
Tutto ciò è fenomenale.



Se poi ci mettiamo che sono tutti resi incredibilmente da un cast allucinante, capitanato dalla solita fantastica Jessica Large che regala un tocco di grazia a tutte e due le stagioni ma che nella seconda veramenente è illuminata dalla misericordia divina (restando sempre in tema).

E poi la colonna sonora (quella canzoncina in francese continuerà a rovinarmi il sonno), i continui risvolti della vicenda, l'interpretazione di Lily Rabe e quella di Joseph Fiennes. (Ahahahahaahahah, dai che scherzo, non fate quelle facce! Gli hanno appioppato il ruolo PERFETTO!)

Asylum è uno splendore. Una gioia per i nostri occhi stanchi.

Coven
 Vi faccio sapere.

domenica 28 luglio 2013

Maripensiero: Come ci si diverte da queste parti

11:00
Mi sono resa conto che in una sessantina di post vi ho parlato di cosa mi fa paura, di cosa mi angoscia, di cosa non mi piace, ma mai di cosa mi fa ridere di gusto. Intendo quelle risate per cui ti devi tenere la pancia perché se no ti fa male lo stomaco. Quindi, ecco una carrellata delle scene che mi hanno mozzato il fiato, ma stavolta dal ridere e non dallo spavento.

Sicuramente, non ci saranno tutte, perché più pensi ad una cosa meno ti viene in mente.
Noterete che mi divertono le parolacce e le botte da orbi.
Sono curiosa di sentire le vostre scene cult!

Buon divertimento!

 (The Avengers, 2012)



(Il compagno Don Camillo, 1965)


(Blues Brothers, 1980. Qui potrei linkarvi direttamente tutto il film, perché niente al mondo mi ha mai fatto ridere tanto!)





(Benvenuti a Zombieland, 2009)



(Frankenstein Junior, 1974. Stesso discorso dei Blues Brothers.)



(Le Comiche, 1990)



(Tre uomini e una gamba, 1997)



(Una notte da leoni, 2009)



(Signori, il delitto è servito, 1985)



Grande assente L'armata delle tenebre, che dovrei prima riguardare.
Adesso voglio sapere cosa fa ridere voi!

Con questo post, MRR va in ferie, ci risentiamo tra una decina di giorni!
 
 
 
 
 
 
 

mercoledì 29 maggio 2013

Maripensiero: Tratto da una storia vera

13:33

Ovvero: studio di uno dei più frequenti fenomeni di costume insito nella cultura cinematografica contemporanea, e analisi comparativa di due esempi.


Quante volte l'abbiamo letto? Alla fine di un trailer (o, peggio, all'inizio), nelle prime pagine di un romanzo, addirittura sotto videoclip musicali.
Le storie vere sono ovunque, ci circondando, si prendono gioco di noi, della nostra buona fede e delle nostre paure.
E, come spesso accade, diventano una mania.

Questo, semplicemente, perchè il mondo è pieno di orrore, e spesso è molto più facile usare la terrificante realtà che non fare uno sforzo di fantasia. Il che non sarebbe una cosa completamente sbagliata, se non fosse che la semplice espressione 'Tratto da una storia vera', è diventata una fonte di incremento dei guadagni, una mera azione commerciale al pari dei remake e dei mockumentary.

Quindi, a prescindere, NON. MI. PIACE.



Tutto inizia nel 1906, anno di nascita di quel fetentone di Ed Gein.
Ve lo presento: tale personaggio è stato uno dei più famosi serial killer americani, colpevole di 3 omicidi accertati e di almeno 6 sospettati. E non si limitava ad uccidere delle persone, no. Per i dettagli, tutti qui, che la cameretta è un luogo immacolato.

Tutta la scia dei film tratti da eventi reali ha origine dai film tratti dalla follia di questo tizio. Fortuna (o talento, maestria, grandissime capacità, chiamatela come volete) ha voluto che i principali lavori che si ispirano a lui siano Gran Film. Tanto per dire che lo stesso Psycho è a modo suo un film tratto dalla storia vera di Gein. Purtroppo non sarà sempre così.

Da quel momento in poi, apriti o cielo: tutto tratto da storie vere. Tutto. Anche le storie vere.
Fino ad arrivare al 2013, in cui ogni singola storia di fantasmi, poltergeist, lampadari che ballano, bambine possedute e armadi che si aprono è una cavolo di benedetta storia vera.
L'esempio più emblematico è sicuramente la saga di The Amityville Horror.



Ce ne sono 10, in tutto, tra sequel e remake. Tutto ha origine con la storia della famiglia DeFeo, ritrovata morta nella casa al 112 di Ocean Avenue di Amityville (There's a place off Ocean Avenue, where I used to sit and talk with you, we were both 16 and it felt so right, sleeping all day, staying up all niiiiiiiiiiight, staying up all niiiiiiiiiiiiiiiiiight*).

La casa fu messa in vendita e comprata dai coniugi Lutz, che furono i primi a dicharare stregata l'abitazione. Seguirono esorcismi, riprese televisive, e 10 film. Ad oggi, è molto accreditata la teoria secondo cui i Lutz si siano inventati tutto di sana pianta.
Considerando che il primo film è del 1979 e siamo ancora qui a parlarne, sicuramente hanno fatto un buon lavoro creativo, poco ma sicuro.

Parlare di tutti i film che riportano l'originale dicitura è pressoché missione impossibile, quindi ne ho scelti due, uno famosissimissimo al limite della decenza e uno che in Italia manco c'è arrivato.

Il Vip è, manco a dirlo, L'esorcismo di Emily Rose, film del 2005 diretto da Scott Derrickson.



La prima volta ho visto questo lavoro con gli occhi coperti e Biagio Antonacci nelle orecchie. E a me Biagio Antonacci manco piace, tanto per farvi capire. Ero in periodo no-horror post Esorcista.

Poi ho scoperto Session 9 e mi è venuta voglia di indagare più a fondo sul buon Scotty.

Emily Rose è una studentessa che, una volta trasferitasi per gli studi universitari, scopre di essere affetta da epilessia. La sua famiglia, però, ritiene che lei sia invece posseduta da un demone. Le viene praticato un esorcismo, ma la ragazza muore. L'intero film quindi ruota intorno al processo a cui è sottoposto il parroco che aveva effettuato l'esorcismo.

Sebbene il film non sia proprio una disgrazia, si può tranquillamente dire che tutto il suo successo commerciale ruoti intorno al 'Tratto da una storia vera'. Storia vera e drammatica della giovane Anneliese Michel, che vi invito a non leggere se, come me, siete sensibili a determinate tematiche.

Insomma, Derrickson ha saputo sfruttare l'origine (per quanto tragica e delicata) del suo film a suo favore, probabilmente l'ennesimo banale film di possessione non se lo sarebbe filato nessuno.

Il secondo film di cui volevo parlarvi è When the lights went out, uscito nel 2012 con la regia di Pat Holden.



Questa volta parliamo della famiglia Maynard, che si trasferisce in una nuova abitazione dove non sono soli. Storia di fantasmi, quindi, ispirata alla vicenda del monaco nero di Pontefract, noto ad oggi come il poltergeist più violento d'Europa.

Anche in questo caso, film guardabile, niente di eccezionale ma comunque non un fallimento. In questo caso, però, il famigerato 'Tratto da una storia vera' era assolutamente inutile. Se il fenomeno Emily Rose ha aperto gli occhi su una vicenda realissima, qui non è servito a niente.

Anneliese Michel è esistita, era una persona in carne ed ossa. Parlarne, raccontare la sua storia, era quasi doveroso. Il film di Derrickson ha invogliato le persone ad informarsi, cercare, voler capire. Poi uno sulle possessioni può avere la propria opinione e vederla in qualsiasi maniera. Ma lei è comunque una ragazza morta in un modo assurdo.

Fare un film di fantasmi su una storia considerata reale, è una grande presa in giro. Prendete l'esempio Amityville, no? Tanto rumore per nulla, alla fine con ogni probabilità si erano inventati tutto. E quante altre volte delle famiglie avranno contattato la stampa inventando storie di presenze ed eventi sovrannaturali per avere 5 minuti di gloria?

È necessario continuare a farci film?

Per quello basta Mistero.

*

mercoledì 24 aprile 2013

Maripensiero: Tim Curry

15:44
Non fate i fighi con me, io lo so.
Lo so che tutti voi che guardate i filmacci di paura sotto sotto avete una paura dannata dei pagliacci.
E so già anche a chi vorreste dare la colpa, brutti ingrati.
A lui.



Ma guardiamo in faccia la realtà.
L'uomo che ha rovinato la vostra infanzia è lui.



Colui che a dato a Pennywise l'unica faccia possibile.
Tim Curry.

Dopo qualche mese passato a straparlare di cinema sulla blogosfera, avrete capito più o meno quali sono gli attori che mi piacciono, quali tollero, quali odio e quali amo.
Curry è antrato sgomitando nella top dei miei amati.

Prima di tutto, It, ovviamente.
Film sottovalutatissimo dai giovanissimi (abuso di superlativi, pardon) che credono di guardare una stupidata e poi si ritrovano a 35 anni a non portare i figli al circo per non vedere i pagliacci. La sua faccia potrà anche essere coperta da tonnellate di trucco, ma riesce a lasciarti senza parole.

Qualche anno prima, però, faceva il tenero maggiordomo in Signori, il delitto è servito. Film che, non lasciatevi ingannare dalla limitata fantasia del titolo italiano, io avevo adorato. E in cui il nostro ha dato una prova di leggerezza inimitabile. E di una simpatia disarmante.

Insomma, l'avrete capito. La principale caratteristica che mi fa amare un attore è il trasformismo.
Il saper cancellare la propria personalità al punto da essere irriconoscibili. Il non aver paura di imbruttirsi (Charlize Theron in Moster, per dire, si è messa in gioco e ne ha tirato fuori il suo lavoro migliore, secondo me), il fatto di non volere a tutti costi il proprio bel faccino sullo schermo.
Per questo motivo spesso i più celebri non mi piacciono. George Clooney è SEMPRE George Clooney.
Ma Tim Curry è diverso. Ogni volta, ti aspetti qualcosa e lui puntualmente ne fa un'altra, ti sorprende, si prende quasi gioco della gente.
Tim Curry era un trasformista molto, molto prima che Johnny Depp (che per carità, guai a chi me lo tocca) indossasse i panni di Jack Sparrow.

E avrete già capito dove andrò a parare. Alla mia interpretazione preferita, e non solo di Curry, in generale. Parlo del Rocky Horror Picture Show.
Frank-N-Furter è poco ma sicuro il personaggio più folle, visionario, intelligente e divertente della storia del musical.
Se già il materiale di partenza era ottimo, Curry ha reso il tutto straordinario con la più grande faccia di tolla che si sia mai vista.
A partire dal più faigo tra gli ingressi in scena, con i tacchi che battono in ascensore.


Il tutto accompagnato da una vocalità inimitabile. E indimenticabile.

 
Sul serio, il fattore voce va considerato. Fondamentale. E la sua era PERFETTA per il ruolo. Non gli cambierei manco una virgola.
C'è un QUALCOSA in questa interpretazione, di non ben identificato, che lo colloca al di sopra. Ci sono gli attori, e poi c'è lui.
In uno spazio a parte, tutto suo, dove ci fa impazzire tutti quanti.








giovedì 7 marzo 2013

Maripensiero: I poster

11:14

Sì, io giudico un film dalla locandina.

A volte basta un bel poster a convincermi a vedere un film, altre volte c'è un bel poster a fronte di un film del cavolo, ma tant'è.

La locandina (qualcun'altro al mondo oltre a me le chiama ancora così?) è importante come un bell'impiattamento in un piatto raffinato. Mai visto Masterchef?

Ecco, a fronte di questa mia convinzione, ecco un post fotografico, (Oggi la cameretta rossa si trasforma in un fashion blogghe, faccio i post fotografici!) ovvero la carrellata delle mie locandine preferite. Pensiero che ovviamente va distinto dall'opinione che ho sul film, quella è un'altra faccenda:)

Ah, e vi ripropongo quella de 'L'ultimo esorcismo 2', perchè a me continua a far troppo ridere!
 
Fatemi sapere quali sono le vostre preferite!

Il Maripensiero, tanto per riassumere, è: fate più locandine belle così.

Ciao.









 
 






giovedì 24 gennaio 2013

Maripensiero: Cosa ci aspetta nel 2013 horror.

14:01

Update del 24 gennaio: Ho scritto questo post a fine dicembre, ma ho volutamente aspettato che iniziasse l'anno e che arrivasse quel periodo in cui solitamente smetto di sbagliare data. Tanto per ambientarmi e mettermi comoda nell'anno nuovo.

Cominciamo!

Comincio a cercare le uscite horror del 2013, perchè una si deve organizzare. Dopo essermi fatta un'idea della situazione, ecco cosa ci aspetta.



LA BRODAGLIA Già VISTA

a.k.a remake, sequel, prequel, sticazzel.



Capolista obbligato di questa sezione è, e voglio vedere le vostre espressioni di incredula sorpresa, Paranormal Activity 5. Ragazzi, ne hanno fatti 5.

'Mari, ma non sei nemmeno curiosa di sapere cosa si saranno studiati questa volta?'

No.



A giugno inizieranno poi le riprese di Non aprite quella porta 3D.

Io me lo sarei anche visto, eh. Ma baaaaaaaaaaaaaaaaaaaaasta 3D! Una motosega è sempre una motosega, in tutte le dimensioni del mondo.
 



[Rec]4. Su questo non mi esprimo fino a che non avrò visto il 3. Ma la regia è di Balaguerò da solo. Mmmmmh.



The Human Centipede 3.Ma io proprio non lo so qual'è il problema della nostra società, non lo so.



Troviamo poi: Cabin Fever: Patient Zero (un prequel, giuro, un prequel), Esp fenomeni paranormali 2, The woman in black: Angels of death, Scream 5, Jeepers Creepers 3 (chi non muore si rivede), L'ultimo esorcismo 2 (ma beccatevi il poster), V/H/s/2, The curse of Chucky..
 

Sempre i soliti originaloni, eh?


Remake che non vorrò vedere: Martyrs, Suspiria e Pet Sematary.


Menzioni Speciali: Carrie e La Casa. Qua si gioca col fuoco. La mia prima reazione a questi remake è stata molta negativa, ma la verità è che i trailer non sono affatto male. Gli do una possibilità solo perchè, se attingi da un grande, solo un grande cretino può fare un lavoro pessimo.

Nel frattempo, godetevi i trailer:
 
 

 
 




COSA NON VEDO L'ORA DI STRONCARE



Warm Bodies. L'IMBD lo classifica anche horror. Ci sarà da ridere.



Mockingbird. Siamo di fronte ad uno strano caso di macchina da presa maledetta.

                                                             *no images found*

Nightfall. Vampiri in prigione, ho detto tutto.

                                                             *no images found*                                                           

Hansel e Gretel cacciatori di streghe. Dopo Lincoln che cacciava i vampiri. .



Frankenstein's Army. Soldati nazisti che ridanno vita ai compagni morti in pieno Frankenstein style.





COSA MI FARà CORRERE AL CINEMA



La madre. Ma quanto lo aspetto, sto film, ma quanto. E ringrazio la Bolla perchè mi ha fatto scoprire il corto da cui è tratto. Spero che le mie aspettative siano ben ripagate, perchè c'è un trailer che spostati.




Stoker. C'è odore di fighezza, qui. Non so se mi piacciono di più il poster o il trailer. Ve li metto entrambi.
 
 

 


The Green Inferno. Ci sono dei cannibali e Eli Roth. Ci sarà molto sangue.
 
 


Mercy. Tratto dal racconto 'Nonna' dell'amico Stephen King. Racconto agghiacciante come solo il vecchio Steph sapeva fare. Non per dire, ma è contenuto nella stessa raccolta (Scheletri) di 'La nebbia', quella di 'The mist'.



Se le mie aspettative saranno tutte rispettate, questo sarà un gran anno.

mercoledì 26 dicembre 2012

Maripensiero: Bilbo Baggins

11:27




Ci sono personaggi che, molto semplicemente, ti entrano nel cuore. Gli si vuole bene, come a quell'anziano vicino di casa a cui alla lunga ci si affeziona, come un conoscente, di quelli con un carattere talmente bello che provare affetto nei suoi confronti è la cosa più facile del mondo.

Uno di questi è Bilbo Baggins.

Tutto nasce con la lettura del 'Signore degli anelli'. Nelle prime righe, Bilbo è descritto come ricco, bizzarro, pieno di inesauribile e sorprendente vitalità, generoso, un gentilhobbit un po' eccentrico. E già leggendo le prime pagine, si ha come la sensazione di conoscerlo di persona, entra nella testa l'immagine di questo vecchietto adorabile. Di quei vecchietti coi contropifferi, se avete presente il genere.

Quando si legge un libro come 'Il signore degli anelli' è come entrare in una dimensione alternativa. Si spalancano le porte della Terra di Mezzo, ci si entra letteralmente, c'è un'atmosfera che aleggia nell'aria. Hobbiville diventa nel mio immaginario un posto bucolico (presente, prati in fiore, casettine adorabili con i listelli di legno, animali al pascolo, abiti semplici, cesti di frutta, i ruscelli...), e i film sono riusciti a rendere quest'atmosfera in modo perfetto, con mio grande sollievo.

Questo ha contribuito tantissimo a formare questa mia immagine di Bilbo, perchè in un luogo del genere non può che vivere almeno un personaggio del genere. Il classico (e diciamocelo, un po' stereotipato) signore di una certa età che ha vissuto grandi avventure nel suo passato, che però sono misteriose, e che poi ritorna a casa, e racconta milioni di aneddoti ai giovani, e condivide le ricchezze che ha portato a casa da questa avventura.

Dietro all'immagine del nonno adorabile c'è molto di più, però. Leggi il libro e lo percepisci chiaramente. È quest'avventura di cui si parla e che però non è mai troppa. Non è che te la menano alla lunga, non te la fanno venire a noia. Giusto il minimo indispensabile per farti venire la voglia di leggere 'Lo Hobbit'.

E qui passiamo al giovane Bilbo.                       

Uno se ne sta beatamente a casa sua, a farsi i suoi con tutta la pace e la tranquillità che il luogo bucolico di cui sopra permettono. Ti piombano in casa certi signori, di cui uno palesemente sproporzionato, che oltre a farti fuori la dispensa (e già ti girano alquanto, perchè non è che si sente parlare di rimborsi per la cena) ti coinvolgono in una questione di cui francamente non te ne importa una cippa di nulla, perchè tu stai a Hobbiville, e della casa dei nani che te ne frega.

Però ti si muove qualcosa dentro. C'è questo signore molto alto che insiste che tu possiedi delle qualità. Magari non ti sei nemmeno mai posto il problema, ma questo tizio crede che tu sia importante per la loro 'missione'. Tu, che fino a mezzoretta prima ti preoccupavi del centrino della mamma. A quanto pare vali più di quello che credi, e ti lasci convincere. Parti con loro.

Alla fine dai, è il sogno di tutti. Che uno sconosciuto arrivi e ti faccia notare che sei SPECIALE. Bilbo parte e dimostra che Gandalf ci aveva visto lungo. Che poi dico, poteva fidarsi da subito. È uno stregone quello, se non lo sa lui chi è speciale o meno.

Sta di fatto che il viaggio inizia, e Thorin non si fida. Comprensibile, sei altro un metro. E anche un po' sfigatino. Il principe dei nani ha una missione che per lui conta come la sua vita, e la persona che lo aiuta gli trascina nel gruppo un hobbit. Fa un po' rabbia.

Lo stesso hobbit che poi lo accusa di avere i parassiti, intrattiene una conversazione sull'igiene alimentare con degli orchi, li rallenta, poi si perde, poi gioca agli indovinelli con un elemento poco raccomandabile..

Ne fa di ogni.

Ma nel complesso ha salvato la vita di tutti quanti, almeno due volte. Con il suo fare goffo, non troppo furbo. E tu lo vorresti abbracciare, in tronco.

Perchè diciamocelo, i veri eroi sono quelli, no? Quelli su cui non scommetteresti un portachiavi, ma che alla fine della storia ti conquistano. È troppo facile essere un figo in partenza. Prendete Thorin. Scudo di quercia un cavolo! Vuole fare il temerario e sfidare l'orcone bianco, ben conscio del fatto che quello è grande 5 volte lui. Lo sguardo fiero e tutto il resto. E poi si fa salvare dal piccoletto. Almeno alla fine l'ha ammesso.


martedì 13 novembre 2012

Maripensiero: A serbian film.

14:35
Per la prima volta scrivo un post di getto, senza brutte copie, senza ripensamenti, senza rifletterci su.
Devo premettere che io questo film non l'ho visto. Non l'ho visto e non lo guarderò MAI. Ma ne voglio parlare, perchè ho tante cose da dire.

Prima di tutto, la trama. Non la scriverò. Cliccate qui, e leggetela, ma solo se non siete persone sensibili, o anche solo persone normali.

Ho sentito parlare di questo film, ho letto le recensioni, la trama, la storia del regista, tale Sdrjan Spasojevic. Ho letto di persone inorridite, di conati di vomito e dell'esatto contrario. Persone che lo lodano come un capolavoro, come un film intelligente, una bella e intensa polemica sulla questione serba. Prima di dare la mia opinione dovrei vederlo, chiaramente, ma siccome non lo voglio fare devo spostare altrove la polemica.

La mia domanda quindi è questa: fino a che punto ci si può spingere? Fino a dove si può arrivare per colpire l'attenzione, la sensibilità, la mente degli spettatori? Esiste una vera giustificazione per produrre un film del genere?
Io credo che guardare un film sia una cosa piacevole. Ti alieni dalla realtà, per due ore vivi la vita di qualcun'altro. Ed è bello. Tante persone guardano film horror, tipo la sottoscritta, per fare un nome, proprio per questo. Guardi un film in cui vedi situazioni orribili, paurose e tutto quanto perchè sai che tanto una volta finito il film torni alla tua vita normale e serena e che tutti i mostri brutti e cattivi che hai visto sono rimasti lì, nello schermo. E da lì non usciranno.

Ma ci DEVE essere un limite. Deve esistere da qualche parte una sorta di regolamento morale che vieta di girare certe scene. Sono bigotta io? Sono bigotta io. Orgogliosamente. 

Quello che mi chiedo è: è davvero necessario? Serve fare un film del genere per denunciare una situazione problematica di uno stato problematico? Io mi rendo conto che tante volte serve scuotere gli animi per rendere le persone consapevoli.
Non lo so, sono contrariata. Il mondo ha bisogno di film di genere per comprendere? O anche solo: il mondo ha bisogno di film del genere?

Come si può giudicare un regista del genere? Una persona che ha avuto un'idea del genere. Una mente che pensa cose del genere. O anche solo gli attori che si sono prestati a girare simili parti. Lo so che detto così suono catastrofista, ommioddiochissàcherazzadifilm, eccetera. Ma mi metto nei loro panni, no? Cerco di capire quale forte motivazione ti porti a girare un ruolo che comporta certe scene. Ma soprattutto cerco di capire le persone che lodano questo film. Magari ci sono aspetti positivi che io non conosco.

Se l'avete visto, parlatemene. Sono curiosa, avida di recensioni, idee, questioni e polemiche.

Ditemi la vostra.

mercoledì 17 ottobre 2012

Maripensiero: i remake.

14:46

Cercherò di scrivere questo post respirando profondamente e cercando di trattenere le parolacce, che non sta bene.

Il Maripensiero di oggi è sui remake.

Per i pochi che non lo sapessero, un remake è il rifacimento di un'opera già esistente. Ne esistono di varie tipologie, ma il succo è quello, non ci si scappa.

Bene, ecco il sunto: mi stanno profondamente sul cazzo. (ops, m'è scappato.)

Io davvero capisco che dopo anni e anni e anni di produzione cinematografica sia difficilissimo riuscire a trovare qualcosa di nuovo, innovativo e originale. Lo riconosco. Ma per quale razza di assurdo motivo prendere le idee di ALTRI e specularci su? La risposta era insita nella domanda. Per SOLDI.

A tutti piace il denaro, per carità, io di sicuro non auspico a una vita da clochard. Ma rubare i prodotti creati da altri e nascondere il reato sotto il nome di 'remake' è una carognata! Guadagnare soldi sul lavoro altrui. Non si può vedere.

Nel mondo horror, poi, la moda dei remake è diffusissima, ne sfoderano uno all'anno (quando vogliono stare scarsi) con la leggerezza con cui sfoggerebbero degli anelli di diamanti.

Se io rubassi una maglietta di un'altra persona, non la indosserei così orgogliosamente.

E vogliamo parlare della mania tutta americana di prendere in prestito film stranieri per rifarli con i loro superbudget? Rec che diventa Quarantine, la meravigliosa trilogia Millennium americanizzata con Daniel craig, Ju-On che si trasforma in The grudge..

E il prequel/remake/casinoebasta de 'La cosa'?

La mia ira di oggi da cos'è causata? Ho appena letto quali saranno i remake che presto vedremo nelle nostre sale. Io vi riporto parte dell'elenco, a voi il giudizio.

  • Carrie.
    L'originale, tratto da un romanzo di Stephen King, è del 1976. Cult da subito, da sempre, ancora oggi dopo anni. Era necessario rifarlo? Ovviamente NO.
  • La casa.
    Partorito dal geniale Raimi nell'80, ne parlo qui--> (http://marisredroom.blogspot.it/2012/09/la-casa-sam-raimi.html) Il mio amore per questo film è sconfinato. Era perfetto così, non ci saranno degni successori.
  • Pet sematary.
    Ok, questo non lo amo, come dico qui (http://marisredroom.blogspot.it/2012/09/cimitero-vivente-mary-lambert.html). Voglio dare una possibilità al film solo perchè mi piace il romanzo, sempre di Stefano Re, bellodemamma, solo perchè il primo film faceva schifo. Ma comunque non approvo.
  • Il corvo.
    Il corvo? Stiamo scherzando? Voglio vedere chi si fa scritturare per la parte di Brandon Lee. Ci vorrebbe un gran coraggio, comunque. Quando un film ha segnato così tanto una generazione, toccarlo è quasi blasfemia.
  • Dirty dancing.
    Non è horror, ma è il film della mia infanzia. Intoccabilissimo!
  • La storia infinita.
    Giuro che è vero, vogliono rifare la storia infinita. Data prevista: 2014, l'originale era del 1984. Mi vien da piangere.
  • Gli uccelli.
    Presente il film di Hitchcock del 1963? Quello.
  • My fair lady.
    Sapete a chi vogliono dare la parte della divina Audrey? A Carey Mulligam. Cercatela su Google, e fate un paragone. #nowords.



Ne volete sentire altri? Usciranno: Robocop, Barbarella, Un lupo mannaro americano a Londra, The orphanage e Highlander.

Bello schifo.

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